Maurizio Blondet
06/10/2005

AFGHANISTAN - Le forze armate USA, affiancate da quelle di Londra, hanno intrapreso un vasto programma per l'addestramento delle truppe nelle loro nuove zone d'influenza: dalla Georgia al Tagikistan, dal Kirghizistan all'Ucraina all'Azerbaijan. (1)
Ora però, il programma ha subito un altolà, almeno nell'Asia centrale.
Motivo: almeno 800 soldati tagiki, kirghisi e uzbechi, addestrati ed armati di tutto punto, hanno disertato per unirsi a forze ribelli in Cecenia o ai gruppi jihadisti.
E non se ne sono andati a mani vuote, ma con le carabine M-16 made in USA, anticarro RPG, visori notturni e proiettili.



In Afghanistan è peggio. Del «nuovo» esercito afghano addestrato da americani e anche da tedeschi, inglesi e francesi, più di un quarto ha disertato (è il caso di dirlo) armi e bagagli dal 2002 ad oggi.
Lo dice un ente insospettabile, l'Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari.
Il generale afghano Zahir Azimi, portavoce del nuovo esercito nazionale, ammette: «almeno tremila soldati hanno disertato fino ad oggi».
E in Iraq?
Stesso fenomeno.
I generali USA e britannici, e anche i nostri italiani, non hanno risparmiato sforzi e denaro per addestrare il nuovo esercito iracheno.
E circa mezzo milione di giovani iracheni si sono di fatto presentati per farsi assumere nell'armata o nelle forze di sicurezza.
Ma almeno metà sono stati scartati, o hanno disertato dopo l'addestramento.
E la fedeltà di quelli che restano non è affatto garantita: spesso sono esponenti di milizie sciite o kurde leali ai loro capi etnici o tribali, non alla nazione.
Anche insorti sunniti pare abbiano infiltrato l'esercito e abbiano ricevuto armi e addestramento.



In Iraq e Afghanistan il problema è particolarmente grave, non solo perché il fatto che i soldati asiatici siano infidi mette a rischio diretto la vita dei soldati occidentali.
Il peggio è che i disertori non abbandonano semplicemente, ma cambiano bandiera, andando con la resistenza islamista ad applicare ciò che hanno appreso dagli occidentali.
La guerriglia dei talebani in Afghanistan si sta rafforzando in questo modo.
E pare accertato che si stiano fornendo di missili SAM di fabbricazione cinese e russa.
I SAM sono missili anti-aerei che si possono lanciare a spalla, e costano 2500 dollari l'uno: le varie tribù ribelli se li pagano facilmente con lo spaccio dell'oppio, l'unica vera materia prima afghana.
Ora, va ricordato che i sovietici in Afghanistan furono sconfitti perché i ribelli avevano ricevuto dalla CIA i missili Stinger, con cui abbattevano facilmente gli elicotteri armati e corazzati russi; e nell'aspro montagnoso paesaggio afghano l'elicottero è quasi l'unico mezzo di trasporto utilizzabile.



Anche il generale Jason Kamiya, uno dei più alti comandanti USA in Afghanistan, ha recentemente detto che la forza aerea resta un mezzo essenziale per combattere i ribelli.
Ma ora anche gli americani stanno perdendo circa un elicottero da trasporto al mese in Afghanistan, e ufficialmente parlano di «incidenti», «guasti» o di «atterraggi di fortuna».
Tutto il problema è aggravato dal fatto che il Pentagono ha appaltato l'addestramento delle truppe locali a ditte di «esperti» a contratto, agenzie di mercenari come la Kellogg Brown & Root (una sussidiaria della Halliburton), la Logicon (una filiale della Northrop Grumman), la Military Professional Resources e la DynCorp.
Queste ditte sono pagate in base al numero delle reclute che addestrano, dunque non hanno interesse a selezionare e a filtrare con rigore i futuri soldati.
Sono i guai del «libero mercato» applicato alla guerra.
Ogni giorno di più appare che gli strateghi da tavolino del Pentagono non abbiano i mezzi culturali per comprendere i rischi della loro avventura asiatica.
Perché l'Asia è un luogo dove la guerra da sempre si fa senza lealtà, senza alleanze, senza limiti e senza regole.
Solo chi è asiatico - o lo diventa - sa come combattere in Asia.


Maurizio Blondet




Note
1) Ramanu Maitra, «Western-trained, western-aided, enemies», Asia Times, 6 ottobre 2005.



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