L’Austria incassa un punto importante: la capacità d’accoglienza dei nuovi Paesi membri
Vienna - Quattrocento anni dopo l’assedio, respinto, dei turchi, Vienna ci ha riprovato, ma questa volta con minore successo. Sola contro tutti, l’Austria ha tenuto in scacco tutti gli altri 24 partner dell’Ue fino a oltre la mezzanotte al negoziato a Lussemburgo per l’apertura delle trattative di adesione della Turchia all’Unione europea.
Il ministro degli Esteri Ursula Plassnik, su istruzione del cancelliere Wolfgang Schuessel, ha posto fine nella notte all’ostruzionismo opposto fino ad allora per tutto il tempo, aprendo così la strada a un compromesso. Vienna non raggiunge al 100 per cento il suo obiettivo negoziale ma strappa un importante risultato strategico. La formula, auspicata dalla diplomazia austriaca, della cooperazione privilegiata in alternativa alla piena adesione di Ankara, non sarà inserita nel testo che farà da base al negoziato di adesione della Turchia. Ma è riuscita a far porre l’accento sulla “capacità di accoglienza” dell’Unione. In futuro cioè, a cominciare dalla Turchia, i paesi candidati potranno essere accolti solo se il loro ingresso non contrasterà con la capacità di ricezione, finanziaria e di valori, dell’Unione Europea. Inoltre Vienna è riuscita a far scattare il semaforo verde per l’adesione della Croazia all’Ue. Richiesta questa che all’Austria stava molto a cuore essendo la Croazia un importante vicino di casa.
Il cancelliere Schuessel si è detto ieri soddisfatto del risultato: «Abbiamo raggiunto molto e mi congratulo con il ministro degli Esteri per questo eccezionale risultato negoziale», ha dichiarato dopo la riunione del Consiglio dei ministri a Vienna. «Volevamo che le trattative con la Turchia cominciassero», ha aggiunto sottolineando che per la Turchia «è importante la linea europea ma per l’Ue e per noi è importante che la Turchia si orienti verso l’Europa». Inoltre, ha sottolineato, «abbiamo ottenuto una inclusione della Croazia nelle trattative», ci siamo riusciti: «E’ importante non lasciare indietro la Croazia, e ora è integrata nel processo negoziale». Schuessel ha inoltre sottolineato che l’Austria è riuscita a far accogliere il principio della «capacità di accoglienza dell’ Ue» e che questo principio sia ora divenuto condizione essenziale per l’accettazione di nuovi candidati.
I giornali austriaci registrano il cambio di rotta della diplomazia viennese: l’Austria cede, titolano più o meno concordi La Presse e lo Standard. Critiche da più parti sul fronte politico interno. Per Socialdemocratici e Verdi il governo ha seguito una linea senza capo né coda e ha rischiato un alto prezzo nell’Ue per un risultato di modesta entità.
Per Schuessel il bilancio, ad una prima analisi, appare incerto. Da una parte, sicuramente, con il 90 per cento della popolazione contro l’adesione della Turchia, ha sicuramente riguadagnato un po’ di quella popolarità che negli ultimi tempi aveva drasticamente perso. Dall’altra però la linea dura sulla Turchia non è riuscita, come sperato a impedire il disastro del suo partito, la Oevp, alle regionali domenica scorsa in Stiria. Senza contare poi che il braccio di ferro con l’Ue, forse, non lo ha reso più simpatico agli occhi degli altri 24 stati membri, a soli 3 mesi dell’inizio del semestre di presidenza europea.
[Data pubblicazione: 05/10/2005]




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