Il governo centrale non appoggia il varo del dominio catalano

No del ministro dell'Industria Montilla a un dominio di due lettere (che si attribuisce agli Stati). Sì a quello di tre .cat

MADRID - E' Internet l'ennesima fonte di attrito tra governo centrale spagnolo e periferia regionalista. Il ministro dell'Industria, Commercio e Turismo, il socialista José Montilla, interrogato al Senato da Mercedes Pesquera (del Partito Popolare, all'opposizione) sulla questione del dominio di primo livello .ct, reclamato dal governo regionale della Catalogna, ha risposto che «il governo (centrale) non appoggerà il dominio .ct se l'Icann, l'organismo statunitense deputato all'assegnazione, chiederà l'avallo di Madrid». «La Catalogna - ha dichiarato Montilla -, nonostante abbia un'identità nazionale non è uno Stato, per cui dubito che l'Icann appoggi le rivendicazioni del governo catalano (l'organismo attribuisce infatti domini di due lettere solo agli Stati, ndr)».

INDIPENDENZA SU INTERNET - L'interrogazione della senatrice Pesquera fa parte di un più ampio dibattito sull'approvazione da parte di Madrid del nuovo Statuto regionale catalano. Nella Comunità Autonoma è attualmente al potere una coalizione fortemente regionalista, che ha elaborato un nuovo Statuto in cui si sancisce che la Catalogna «è una nazione». Va da sé che il governo centrale, guidato da José Luis Rodríguez Zapatero, ha bisogno dei voti di «Esquerra Republicana» (il più radicale partito nazionalista catalano) per sopravvivere. La risposta di Montilla ha soddisfatto la senatrice Pesquera, secondo la quale la messa online di un dominio .ct sancirebbe «l'indipendenza della Catalogna in Internet».

SI' A .CAT - Montilla ha comunque tenuto a precisare che il governo di Madrid non si è opposto a suo tempo alla nascita del dominio di secondo livello .cat, perché «legittima in Rete l'esistenza di una comunità culturale». L'Icann ha approvato lo scorso 16 settembre il varo di tale dominio di più di due lettere (che poteva contare su solidi precedenti in ambito culturale, come .museum per i musei) ed Esquerra Republicana ha puntualmente invitato tutti gli enti locali in cui governa ad adottarlo. Una vittoria per l'«Associació Punt Cat», battutasi per tale dominio perché «la lingua e la cultura catalane sono una presenza importante in Rete e necessitano un dominio». Sconfitta, invece, per l'«Associació add.ct», che preferiva le due lettere perché «la Catalogna ha lo stesso diritto di qualsiasi nazione a omologare a livello internazionale l'abbreviazione .ct». L'associazione «add.ct» ha voluto anche ricordare che circa un anno fa (precisamente il 25 ottobre 2004) lo stesso Montilla aveva annunciato a Barcellona che il governo centrale non avrebbe seguito la politica del precedente esecutivo (guidato dal Partito Popolare, contrario al dominio .ct) riguardo alla questione Internet. Per la cronaca, le due associazioni hanno optato per .org e .info.

LA GUERRA DEI DOMINI - Quella dei domini è solo una delle facce con cui i nazionalismi e i regionalismi in terra di Spagna «si oppongono» a Madrid e, di riflesso, al dominio .es. Scontato che tale dominio sia rifiutato dai governi basco e catalano, guidati da coalizioni nazionaliste (i loro siti adottano i domini .net), e dai partiti regionalisti o indipendentisti (come Esquerra Republicana, che sceglie .org). Ma la «guerra dei domini» colpisce gli ambiti più disparati, non ultimo lo sport: e così il Barça, la più popolare squadra di calcio e pallacanestro catalana, sceglie .com. E l'Athletic Club, squadra che schiera solo calciatori baschi, dopo aver varato la propria pagina web con dominio .es ha dovuto modificarlo in .net su pressione popolare.

Simone Bertelegni
05 ottobre 2005
Corriere della Sera