
Originariamente Scritto da
Giò91
Il vile attentato compiuto ai danni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva scosso il paese. Il popolo s'era stretto commosso e compatto attorno al suo condottiero invitto.
L'attentatore, novello Zaniboni, venne rinchiuso nelle patrie galere e processato per direttissima.
Milano, in un gelido clima iperboreo, pareva un'altra città. Piazza San Babila s'era riempita di parà della Folgore in tenuta da combattimento.
Un via vai interminabile fra la Questura di Milano e la Prefettura di Corso Monforte di poliziotti, carabinieri, pretoriani del P.E. e miliziani.
Il Presidente Eterno, vista la situazione, aveva trasferito l'intero governo nella Prefettura di Corso Monforte, attorniato dai suoi seguaci più fedeli e dai comandanti della Milizia Volontaria per la Difesa delle Libertà.
Nella notte venivano prelevati i leader del centrosinistra milanese e interrogati senza sosta. Di Pietro - dopo le sue temerarie dichiarazioni - si seppe pochi giorni dopo che era scappato con il primo volo dell'indomani a Londra, scortato da due agenti dei servizi segreti inglesi e da un oscuro funzionario CIA.
Bersani, invece, era alla Casa Bianca a riferire ad Obama il triste fallimento del tentativo rivoluzionario e golpista della sinistra italiana.
De Benedetti era stato trovato al confine italo-svizzero e ricondotto a Milano, nel carcere di San Vittore. Mario Draghi giurava fedeltà al governo in carica, ma il Ministro Plenipotenziario Giulio Tremonti - con l'arroganza di chi la sa lunga - si rivolgeva al Presidente Eterno così: "Silvio, questo è uno stronzo della cricca atlantica. Facciamo fuori lui e tutti i banchieri suoi accoliti".
Nel giro di pochi giorni di Mario Draghi non si ebbero più notizie.
La Banca d'Italia veniva nazionalizzata e la sua gestione passava nelle mani del Ministro Plenipotenziario Giulio Tremonti su delega del Conducator Silvio Berlusconi.
A Milano venne improvvisata, in seguito all'attentato fallito, una marcia di camicie verdi leghiste, che con piglio marziale sfilavano per Corso Vittorio Emanuele di fronte allo sguardo indifferente misto a perplessità degli Squadroni della Morte, corpo segreto della Milizia Volontaria per la Difesa delle Libertà, che in quei giorni di tensione presidiavano la zona. Gli Squadroni della Morte non avevano in grande simpatia i miliziani leghisti: loro, grandi nazionalisti, non potevano capire quelle rivendicazioni autonomiste che a loro sembravano tanto astruse e insensate.
In via Paolo da Cannobbio aveva stabilito il suo quartier generale il più temuto corpo dell'Esercito Italiano: gli Arditi della Libertà. Camicia nera con fascia tricolore legata al braccio destro. Sulle divise i totenkopf d'oro che brillavano nella notte.
Area funerea e visi segnati dalla battaglia. Era gente con le palle. Avevano seguito il P.E. in ogni occasione. Avrebbero difeso il regime anche in quella circostanza.
Loro erano coloro che avevano prelevato gli oppositori sovversivi. Loro erano coloro che avevano subito individuato il vile attentatore. Loro erano coloro che avevano ridotto Milano ad un bivacco di manipoli pronti a tutto pur di difendere le conquiste del regime. Loro erano coloro che nei giorni precedenti avevano represso senza pietà alcuna le sommosse organizzate dai movimenti della debosciata gioventù di sinistra.
Il tentativo rivoluzionario della sovversione colorata era fallito. La Controrivoluzione era in atto.