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Originally posted by Peucezio
Ma chi è che mette in giro queste idiozie?
Di tracce semitiche (fenice e arabe) ce ne sono solo nella Sicilia occidentale. E parliamo di tracce.
Poi non nego che che elementi italici, illirici e greci abbiano avuto la loro influenza, soprattutto nelle zone costiere, ma la componente fondamentale rimane quella autoctona.
Semmai è molto più frammisto il nord, dove a un fondo etnico più antico, chiamato convenzionalmente mediterraneo, ma che caratterizzava tutta l'Europa neolitica, dalle Ebridi a Lampedusa e oltre, si sono aggiunti elementi alpini e dinarici, forse celto-leponzi i primi, sicuramente di origine danubiano-balcanica i secondi, in ogni caso non autoctoni, fino a diventare la componente prevalente.
Non capisco poi questa logica per cui gli allogeni vanno male solo fino a una certa data, prima della quale anzi è nobile lo straniero, l'invasore, purché venga da nord, beninteso.
A parte che ci sarebbe molto da dire sulla nordicità degli indoeuropei, turbe asiatiche provenienti dalle stesse steppe che hanno partorito dal loro vasto seno le orde turco-tartare e mongole e forse anche i camito-semiti (e infatti gli italiani del nord sono prevalentemente brachicefali, il che li apparenta fortemente alle razze orientali, mentre quelli del sud sono dolicocefali, dunque europei molto più puri), ma in ogni caso non può rivendicare i valori del radicamento, dell'identità e del legame con la terra chi mitizza razze nomadi che sono calate in Italia da invasori e che si sono imposte su popolazioni molto più civili solo in virtù della maggiore forza militare e brutalità. Basti pensare che gli Slavi si sono stanzializzati meno di un millennio fa e in fondo mai del tutto (sono arrivati a Vladivostok solo nel 1860) e che i Germani, o meglio, gli Anglosassoni, veri pionieri della colonizzazione mondiale e servi d'elezione dei giudei, in fondo non si sono radicati neanche ora e anzi, cercano, con successo, di distruggere il radicamento anche in tutti gli altri popoli.
E' da un po' che leggo qui dentro frasi sull'Italia Meridionale dette francamente a sproposito, ma ho taciuto, perché alla fin fine sono un ospite non leghista, anche se in sintonia con moltissime, direi la maggior parte, delle vostre posizioni. Solo che qui non si trattava di un'invettiva, che come tale avrei ignorato, ma c'era da confutare delle informazioni storiche e razziali sbagliate.
E inoltre mi pare una buona occasione per farvi riflettere, da esterno rispettoso e simpatizzante (quando non parlate del sud!), sulla contraddizione insita nel collocare la propria identità nel sangue e nel radicamento alla terra e ai luoghi e poi invece riferirla a un mondo mitizzato di indoeuropei che si spargevano per tutta Europa, Persia, India ecc., meticciando, sradicando e stravolgendo, venuti forse dalla mitica iperborea, da Atlantide, dal Mar Baltico o da chissaddove. Perché allora, invece di dichiararsi Veneti, Padano-Alpini ecc. non vi dichiarate Lapponi, Svedesi, Normanni, Baltici? Sapete che il nome "Alpe" è di origine preindopeuropea, viene dal sostrato mediterraneo?
La questione è seria e non vorrei fra sembrare che banalizzo le vostre posizioni con dell'ironia fuori luogo.
Quindi vi esorto, per quello che può valere una mia proposta di riflessione, a concentrarvi di più sui contadini, sulle tradizioni popolari, sui vostri nonni e sui ricordi dei vecchi dei vostri paesi e città, sulla storia locale, gli archivi parrocchiali, e pensare che tutto ciò è l'espressione ultima e, ahimé, sfuggente e in dissoluzione, ma preziosissima nei suoi residui e ultime vestigia, di un mondo che esiste ininterrottamente nelle vostre terre da migliaia, forse decine di migliaia di anni, che si è via via evoluto ed arricchito, ma senza che gli scossoni esterni e le turbe barbariche, da nord, da sud o de est, ne abbiamo mai davvero sfigurato e stravolto la fisionomia e che quindi è sempre in loco che bisogna ricercare, senza seguire chimere indoeuropeistiche, iperboree, baltiche, artiche o chissà che altro.
La tradizione non è un fossile, magari contraffatto, che un signore dice di aver scoperto redivivo dopo cinquemila anni e lo rivela urbi et orbi. La tradizione è continuità, è dato tramandato e quindi bisogna cercarlo, vicino, in casa, in paese: esso è parola viva in bocca agli anziani, pietra delle chiese, borghi, rocche, e terra, campi coltivati, canali, cascine. Ed è erudizione locale, storia patria, risalente magari all'età del bronzo o al neolitico, ma documentata, con vestigia, con riferimenti successivi degli autori antichi, con analisi antropometriche e, oggi, genetiche, sulla popolazione locale. Con studi profondi e analitici sui dialetti, vere vestigia della preistoria, vero sostrato della romanizzazione, sotto la superficie della quale si agitano, nella fonetica, nei costrutti, nei residui lessicali e toponimici, le favelle e lo spirito degli avi più antichi. Che non sono né longobardi, né venetici, né celti, ma sono autoctoni e si perdono nela notte dei tempi.
Peucezio, che ho avuto l'onore di incontrare nel forum della Destra, riconferma con questo post la sua elevata statura culturale.