Intervista a Gianni Alemanno (da Il Mattino di Napoli)


(Emanuele Imperiali) - Perché non inseriamo già nel maxi emendamento del Governo alla Finanziaria qualche forma di fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno, magari partendo proprio dalla cancellazione dell’Irap, che non c’è nella Finanziaria ma che comunque l’Europa ci impone di fare, cominciando dall’abolirla per le nuove imprese al Sud?
Gianni Alemanno, ministro delle Politiche Agricole e Forestali e plenipotenziario di Alleanza Nazionale, è da sempre uno dei più attenti membri del governo alle politiche meridionali. E nonostante sia in questi giorni a Mosca per incontri con il ministro dell’Agricoltura russo, coglie al volo le novità che sul terreno del Mezzogiorno vengono dall’Italia, in particolare dal meeting confindustriale di Capri.
Ministro, il presidente Montezemolo ha chiesto una sospensione della campagna elettorale per andare tutti, maggioranza e opposizione insieme, a Bruxelles a chiedere la fiscalità differenziata a vantaggio del Sud.
Magari. Io ho sempre pensato che in un momento difficile sia essenziale che maggioranza e opposizione collaborino. Certo la manifestazione di oggi (ieri per chi legge NdR.) del centro sinistra a Roma non va in questa direzione. Ma io continuo a restare convinto che un’unità politica sia indispensabile per strappare a Bruxelles qualche risultato a favore del Sud, come appunto la fiscalità di vantaggio.
Nello scontro in atto nel governo sulla previdenza integrativa il ministro Maroni le da atto che la sua richiesta di conservare la custodia delle liquidazioni alle piccole imprese per due o tre anni ha un fondamento e può essere recepita.
In seno al governo, nel decidere di rinviare la questione del Tfr, si sono incrociate due posizioni: quella, che io non condivido affatto, sia chiaro, di parificare fondi chiusi e fondi aperti e quella, di cui mi sono fatto portavoce a nome di An, che punta a migliorare il rapporto tra lavoratori, imprese e sindacati privilegiando sempre i fondi contrattuali. Sono convinto che entro ottobre questa partita si sbloccherà positivamente.
Dal presidente di Confindustria giunge una significativa apertura alla proposta di riforma elettorale del centro destra. E’ soddisfatto? Se l’aspettava?
Quello di Montezemolo mi sembra un atto di razionalità. E smentisce quanti nella Casa delle Libertà sostenevano che il leader di Confindustria fosse schierato col centro sinistra. Oggi chiunque sa che l’attuale legge elettorale non funziona. L’impuntatura di Prodi contro la riforma che abbiamo proposto è strumentale dal punto di vista politico.
Perché dice che è una impuntatura di Prodi e non una posizione unanime dell’opposizione?
Di Prodi e dei Ds. Di Prodi, perché sarebbe costretto a scegliere una lista di partito con cui candidarsi. Dei Ds perché perderebbero l’attuale egemonia che hanno nello schieramento di centro sinistra. Mentre è evidente che sia Rifondazione che le componenti centriste dell’Ulivo sarebbero più disponibili verso questa riforma, ma si autocensurano per non darci ragione.
Ministro, le “avances” di Montezemolo al centro destra e a Berlusconi sono le prime prove di un Grande Centro da costruire?
E’ una paura infondata. Oggi questo disegno non avrebbe più un fondamento politico, laddove, diversamente dalla Prima Repubblica, non ci sono più sulla scena due forze, la sinistra comunista e la destra missina, che non avevano agibilità politica. Attualmente una forza di centro che tenti di emarginare destra e sinistra è impensabile. Perché, sotto il profilo politico, al di là del sistema elettorale, il bipolarismo è ineliminabile.


fonte: www.destrasociale.org