CORRIERE DEL VENETO Mercoledì 18 settembre 2005
Il popolo <<ikeizzato>>
SE IL VENETO E’ MOBILE
di Fausto Pezzato
L'Ikea del «fai da te» a buon mercato e delle buone maniere fa deflagrare nei veneti la passione dei mobili, dell'arredamento creativo, che la sezione locale del popolo di navigatori e poeti aveva dovuto reprimere per secoli. Con la sua politica dei prezzi moderati, in un contesto di segno opposto, l'ipermercato svedese diventa la nostra Katrina, l'uragano che si abbatte sul traffico già caotico di Padova est, lo aspira nel suo gigantesco frullatore, lo collega al passante di Mestre, cioè all'arteria fulminata da un infarto pluridecennale, e, diffondendosi in cerchi sempre più ampi, paralizza da mane a sera mezza regione.
Invase da flussi alluvionali di automobili, autostrade e strade convergenti esibiscono tutta la loro impotenza come fiumi che non possono più contenere le ondate di piena, costringendo i viaggiatori a tracimare verso percorsi secondari, scorciatoie impossibili, protagonisti di un Pellegrinaggio del Consumo praticato con mezzi moderni in condizioni medievali.
Rispetto alla domanda minacciosa, i parcheggi offrono una risposta irrisoria. Il futuro incombe con l'apertura di nuovi ipermercati, negozi, botteghe, per appagare le frustrazioni di decine di migliaia di potenziali compratori costretti a feroci risparmi dalla crisi economica.
Si completa così, nell'attesa di un Nuovo Miracolo del Nord Est, la trasformazione del Veneto in una macchina divoratrice di ogni risorsa che non le sia congeniale, dove l'asfalto e il cemento, i capannoni e i centri commerciali, i caselli e le aree di servizio avanzano come un esercito invasore.
Campagne, tradizioni, costumi, abitudini, idiomi, tutto ciò che eravamo, che siamo stati, che forse avremmo potuto essere ancora, viene spazzato via dalle logiche di una Civiltà della Compravendita fin troppo significativa come metafora di questi tempi, un dio del materialismo con le sue chiese e i suoi fedeli: una deriva che prima di essere la conseguenza di molto discutibili scelte politiche, è il frutto di una vera e propria degenerazione culturale scolastico-televisiva.
L'Ikea è soltanto un episodio. Le nuove generazioni nate tra il Polesine e la Marca trevigiana sono state indottrinate con la filosofia dell' elettrodomestico che concede una identità solo a chi consuma, ai sudditi del mercato.
Ottieni dal denaro che spendi, possibilmente alla fiera del superfluo, il tuo status di cittadino.
Il caos che stiamo vivendo, e quello che verrà, non è l'alternativa al Veneto polentone e ignorante che nessuno rimpiange.
E’ la constatazione, amara per qualcuno, di un mutamento profondo e probabilmente irreversibile il cui esito non è prevedibile, una corsa di massa verso l'ignoto che per il momento sembra creare tragici dilemmi soltanto ai Comuni con le casse vuote e ai sindaci con i loro cilindri senza conigli.
In coda, paraurti contro paraurti, un intero popolo automontato percorre imprecando la sua Via Crucis in attesa dell'immancabile gratificazione. Soddisfatti o rimborsati.




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