L’ESPERTO
Jarach: niente illusioni
Da sola non ce la farà
Il docente della Bocconi: importante il rapporto con l’Oriente attraverso Korean
«L’aumento di capitale di Alitalia? Un atto dovuto in seguito agli impegni presi con l’Unione Europea». Per David Jarach, docente di marketing degli aeroporti allo Sda Bocconi, la compagnia italiana entro fine anno visto le casse ormai vuote, non può fare altro che ricapitalizzare e rispondere alla richiesta di Bruxelles che ha condizionato il suo via libera all’ingresso dei privati e alla discesa della quota dello Stato «intorno al 50%. E il decreto legge varato ieri è anche un segnale rivolto alle banche».
Un aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro, una sicura boccata di ossigeno. Ma potrà risolvere tutte le difficoltà di Alitalia?
«In realtà dopo la restituzione di 400 milioni di euro di prestito ponte alla Dresdner la cifra a disposizione si riduce a 800 milioni. Ma gli impegni di Alitalia sono gravosi, primo tra tutti il cambiamento della flotta. Entro il 2006 sono da sostituire gli Md80 perché obsoleti e fuori registro rispetto alle più recenti normative antirumore».
Si riapre quindi la questione alleanze?
«L’unica strada da percorrere per un vettore tradizionale, gravato di sovracapacità produttiva nei confronti di una domanda che va restringendosi. E che per sopravvivere non può competere con le compagnie low cost ma deve essere in grado di coprire network estesi».
Il partner ideale di Alitalia è europeo o internazionale?
«Alitalia in realtà è già inserita in un’alleanza con SkyTeam ma ha bisogno di un partner forte a livello internazionale per presidiare le rotte dove è più debole: il Far East e gli Stati Uniti. Quindi o il matrimonio si rompe oppure si dà una sferzata più forte ai rapporti con Delta e Korean airlines già partner di SkyTeam. Per il bene di Alitalia e degli hub nazionali»
Antonia Jacchia
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Aumento di capitale: nuovo incontro delle banche con il ministero del Tesoro la prossima settimana
Alitalia: arrivano gli aiuti, Cimoli riscrive il piano
I costi salgono a 550 milioni. Bruxelles: il nuovo progetto rispetti le condizioni Ue
ROMA - Alitalia incassa 80 milioni di euro, 35 entro l’anno, grazie al decreto sui «requisiti di sistema» approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Una goccia nel mare. Ieri l’amministratore delegato, Giancarlo Cimoli, ha comunicato ai sindacati che i risparmi necessari sono passati da 400 a 548 milioni. Intanto non si sblocca il fronte della ricapitalizzazione: Banca Intesa attende ancora un piano credibile. Il tempo stringe: l’Ue ieri ha ribadito che l’operazione va fatta entro l’anno.
IL DECRETO - Vale complessivamente 350-400 milioni, il decreto messo a punto dal viceministro dei Trasporti, Mario Tassone, e fortemente voluto dal sottosegretario Gianni Letta. Agli aeroporti il sacrificio maggiore: 200 milioni di euro (solo 40 andranno a Alitalia), due terzi a carico degli aeroporti milanesi e romani in pari misura, un terzo sugli altri. Nel dettaglio, circa 20 derivano dall’abolizione della maggiorazione dei diritti sui voli notturni; 12 milioni dalla ripartizione tra scali e vettori dei corrispettivi della sicurezza aeroportuale; 100 milioni dagli incassi commerciali che gli aeroporti dovranno girare per il 50% ai vettori; circa 35 verranno recuperati tagliando i diritti dei gestori aeroportuali sulle forniture di carburante (gli unici fondi incassabili già dal 2005). Infine altri 35 milioni arriveranno tagliando i cosiddetti diritti di toccata, una cifra che però viene compensata dal taglio del 75% dei canoni concessori a carico degli aeroporti: 39 milioni di euro. La somma è a carico dell’Enac (ente aviazione civile) che così perde 39 dei 55 milioni su cui basa la propria gestione: un buco che lo Stato dovrà ripianare.
11 SETTEMBRE - All’Enav (ente assistenza al volo) il governo ha chiesto circa 30 milioni in minori diritti. A rimetterci alla fine sarà sempre lo Stato che compenserà l’Enav, ad esempio, girandogli una quota sull’addizionale dei diritti d’imbarco. Circa 13 milioni sono stati recuperati sbloccando gli indennizzi dell’11 settembre. Fin qui gli interventi quantificabili con certezza. Altri 150 milioni dovrebbero derivare dall’«efficientamento» del sistema.
I primi a ringraziare sono gli «altri» vettori, le 78 compagnie operanti in Italia rappresentate dall’Ibar: «Il decreto è un passo avanti nel riequilibrio del settore aereo». Saranno loro a avvantaggiarsi di circa 300 milioni: Meridiana già entro l’anno potrà risparmiare 5 milioni di diritti sul carburante. L’associazione degli scali, Assoaeroporti, definisce il decreto «una rapina» e minaccia ricorsi, prevedendo circa 1.500 licenziamenti.
I SINDACATI - Intanto ieri Cimoli, incontrando i sindacati, ha detto che senza il rincaro del petrolio la compagnia avrebbe chiuso in utile operativo già nel primo semestre. I maggiori costi ammontano a 548 milioni: 415 milioni per carburanti, 60 per il cambio euro-dollaro, 23 per spese assicurative e 50 per cause varie. Ipotecando gli aerei se ne ricaverebbero 480, ha detto Cimoli. Al prossimo consiglio di amministrazione, i revisori dei conti vorranno sapere se c’è continuità aziendale, richiesta già avanzata dai sindaci. «In questa situazione - avrebbe detto - dobbiamo dare alle banche, agli investitori, ai fondi e anche alla casalinga di Voghera un piano credibile, dando loro la certezza che se mettono un euro non lo perdono».
L’incontro è aggiornato a stamani ma la risposta dei sindacati è dura: Claudio Claudiani (Fit-Cisl), definendo il decreto «tardivo» e l’atteggiamento del governo «pilatesco» ha respinto interventi sul costo del lavoro. «Chiediamo certezze per i lavoratori - ha detto - che però devono venire dal governo». Insomma i sindacati chiedono prima di tutto che sia l’esecutivo a garantire che la compagnia non verrà smembrata, poi potrà aprirsi una trattativa difficilissima. Una risposta che non è esattamente quella che le banche coinvolte nella ricapitalizzazione, che torneranno al Tesoro la prossima settimana, aspettavano.
Antonella Baccaro




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