La rabbia di Maroni dopo lo stop alla riforma sul Tfr
"Impossibile convincere i miei colleghi ministri, sono rimasto solo"
"Tutti volevano il rinvio c'erano pressioni fortissime"
"Se la legge non dovesse passare me ne andrò"
di ROBERTO MANIA
ROMA - "Cosa farò se non dovesse passare la riforma? Me ne andrò. Non ci sarebbe alcuna ragione per restare anche un solo minuto in questo ministero. Sarebbe una bocciatura inappellabile del lavoro che ho svolto negli ultimi due anni". Roberto Maroni era già pronto a festeggiare la "sua" riforma del Tfr. E, invece, è costretto a rifugiarsi in uno stentato self-control britannico e parla di un "incidente di percorso, ancorché ingiustificabile". Ammette di essere rimasto solo a difendere la riforma, isolato da chi puntava ad "un business senza regole". Esclude che anche in questa vicenda abbia pesato il conflitto di interessi del premier.
Dice, poi, di essere ancora ottimista e che alla "sua" riforma non c'è tecnicamente e politicamente alternativa, tranne quella di far saltare tutto. Ma allora - avverte - la Lega chiederà di far saltare anche l'altra parte della riforma previdenziale, quella che dal 2008 innalza l'età pensionabile. "Perché - spiega - una riforma azzoppata non può camminare".
repubblica
Signor ministro, si ricordi di acquistare un buon solvente per scollare il culo dalla poltrona!![]()




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