Carceri cubane, la censura corre sul web
di Stefano Magni
Guantanamo è conosciuta solo come Camp X-Ray. Basta sfogliare le pagine elettroniche di Google per rendersene conto. Ebbene: a parte qualche sito ufficiale della base militare statunitense e qualche sito turistico cubano, le pagine elettroniche sono dominate da siti e notizie riguardanti il campo di detenzione statunitense.
Camp X-Ray è stato definito “Il gulag dei nostri giorni” da Irene Kahn, presidente di Amnesty International, la più prestigiosa e influente associazione di difesa dei diritti umani.
Eppure, attorno a Camp X-Ray, il gulag, quello vero, senza virgolette, c’è ancora. Adesso nel carcere cubano di Guantanamo, a pochi chilometri da Camp X-Ray, un giornalista indipendente, arrestato solo per aver espresso le sue è entrato nella quarta settimana di sciopero della fame.
L’analista Victor Rolando Arroyo, membro dell’Unione dei Giornalisti e degli Scrittori Cubani, è stato arrestato più di due anni fa, nell’estate del 2003, nel corso della “Ola Repressiva”, la grande campagna di repressione del dissenso che scandalizzò il mondo. Ha subito abusi di tutti i tipi, a partire dal suo trasferimento nel carcere di Guantanamo, a 1100 chilometri da casa sua (cosa che, di fatto, rende impossibili le visite dei parenti, considerando che a Cuba occorre il permesso anche per uscire dalla propria città), fino alle continue torture psicologiche e fisiche subite: privazione di medicinali, reclusione in cella di isolamento. Oltre al fatto di essere stato incarcerato senza regolare processo, accusato per reati di mera opinione, cosa che a Cuba non è un’eccezione, ma la regola.
Eppure, se si cerca qualcosa su “Guantanamo” nel sito di Amnesty International, per l’anno 2005 si trovano 33 documenti sulla Guantanamo americana, mentre troviamo solo 8 documenti sulle carceri cubane in generale.
“Vi prego di non prestarci soccorso medico che non sia accompagnato da una risposta alle nostre richieste” hanno scritto ai familiari Arroyo e un altro prigioniero politico, Felix Navarro, che lo ha raggiunto nella protesta per dieci giorni. Il giornalista indipendente è molto debole e pesa poco più di 50 chili.
Però, se andiamo su Google, e digitiamo le parole “Guantanamo Hunger Strike” (sciopero della fame Guantanamo), non troviamo nulla sul loro caso, almeno sfogliando fino a pagina 28.
Per il mondo, l’altra Guantanamo, il gulag vero, quello cubano, semplicemente non esiste.
Così come non esistono i suoi prigionieri con le loro sofferenze, le loro proteste e la loro resistenza al potere di Castro.




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