Isola in vendita? No, solo una parte
Diritto di prelazione dello Stato: ridimensionata l’idea del ministro
Norme e misure di tutela rendono difficile l’acquisto
Una decina di anni fa avevano tentato di “lottizzare” l’isola di Budelli, 170 ettari di granito e macchia mediterranea incastonati come un diamante, con la sua spiaggia rosa, nel cuore dello splendido arcipaleago maddalenino, proponendo una sorta di multiproprietà “all nature” a miliardari amanti della spartana vita alla Robinson Crusoe. L’invitante pubblicità sui due più autorevoli quotidiani nazionali non aveva dato i risultati sperati. Nessuno degli aspiranti naufraghi sull’isola più bella e famosa del Mediterraneo aveva risposto a quell’appello. Nel gennaio scorso la società di Lugano “Nuova Gallura” ha alzato il tiro. L’amministratore delegato, l’avvocato di Lugano Vittorio Peer, 39 anni, ha sottoscritto un atto pubblico di compravendita con una società romana che si occupa di “acquisizioni per conto terzi”, condizionando la stipula del contratto davanti ad un notaio al diritto di prelazione che poteva essere esercitato dall’Ente Parco e dal ministero dell’Ambiente. Il 28 maggio scorso il ministro Altero Matteoli ha sciolto ogni dubbio: lo Stato acquisterà l’isola, così come ha gia fatto per i 40 ettari dell’isola di Santa Maria, che una società sardo-toscana si era aggiudicata ad un’asta giudiziaria. Tutto bene? Non proprio, anche perchè l’inghippo di queste vendite forzate è stato messo a nudo dal presidente dell’Ente Parco, l’avvocato Gianfranco Cualbu, il quale ha fatto sapere al suo datore di lavoro (lo Stato) che la vendita non ancora formalizzata di quall’isola era possibile soltanto per i 170 ettari di terreno inclusi nel mappale 25, fogli 1 e 2 del catasto terreni della (ex) provincia di Sassari. Ma da questo terreno doveva essere escluso l’approdo di Cala Cavi e la casermetta di vigilanza, già di proprietà demaniale. Approdo e casermetta costruiti dal genio militare durante la seconda guerra mondiale proprio sulla spiaggia più bella e famosa del mondo, la spiaggia rosa celebrata universalmente dal film di Michelangelo Antonioni. Un angolo di paradiso che l’Unesco ha messo sotto protezione universale dichiarandola patrimonio mondiale. Casa e approdo che invece la società “Nuova Gallura” aveva incluso nella promessa di vendita. Una compravendita che stava per essere perfezionata con il pagamento di 3 milioni e mezzo di euro (sette miliardi di vecchie lire) di soldi dello Stato. «Il titolo di proprietà della casa e dell’approdo, già inclusi tra i beni indisponibii del demanio, non sono in discussione - dice l’avvocato Gianfranco Cualbu - anche perchè gli stessi proprietari dell’isola, negli ultimi trent’anni, hanni invano cercato di ottenerne la concessione con richieste mai accordate».
Perchè allora tentare la vendita di un terreno che (pur essendo tra i più appettibili al mondo) è tra i più vincolati del pianeta grazie a decreti di tutela paeaggistica integrale regionali, nazionali e internazionali? Semplice, per fare cassa su un bene incedibile a chiunque, facendo leva sul diritto di prelazione che lo Stato deve (non) necessariamente esercitare. Un diritto di prelazione che sarà reso operativo dopo che gli ispettori del genio civile avranno effettuato la nuova perizia. I valori catastali di quell’isola famosa sono bassi, terribilmente bassi. Il valore aggiunto era dato dalla casa e dall’approdo.




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