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    Predefinito Legge elettorale: "e se vincessero gli altri?" L'interesse generale su tutto

    Legge elettorale: "e se vincessero gli altri?" L'interesse generale su tutto.


    Nel dibattito politico fra i poli, accesosi all'indomani della proposta del centro-destra di cambiare la legge elettorale verso il sistema proporzionale, ciò che maggiormente colpisce l'osservatore esterno, lo studioso, è la pressoché totale assenza di una discussione intorno al merito della questione.
    Come per gran parte delle polemiche politiche quotidiane, gli schieramenti si sono immediatamente divaricati: il centrodestra, sostenitore di un ripensamento verso il proporzionale da una parte; gli strenui difensori dell’attuale legge maggioritaria, il centro sinistra, dall’altra. Compreso chi, nel centrosinistra, da sempre sostiene la necessità democratica di un ritorno al proporzionale.

    Sostanzialmente, il tutto si è ridotto ad una serie di affermazioni che riguardano l'attualità politica e, soprattutto, le opportunità politiche del momento:
    "la legge elettorale non può essere cambiata in prossimità delle elezioni";
    "Il centrodestra vuole cambiare la legge per ridurre gli effetti della sconfitta elettorale";
    "Il primo punto all'ordine del giorno è la sconfitta di Berlusconi e, quindi, della legge elettorale ce ne occuperemo nella prossima legislatura".

    Di fatto, una chiusura preconcetta legata alla convinzione che il centrodestra perderà le prossime elezioni e che, proprio grazie all’attuale legge elettorale maggioritaria, nel prossimo Parlamento il centrosinistra potrà godere di una larga maggioranza parlamentare.
    Per quale motivo, quindi, il centrosinistra dovrebbe, oggi, accettare una proposta che in qualche modo potrebbe attenuare gli esiti di una vittoria che si preannunzia quanto mai scontata?
    Per un motivo molto semplice: l'ultima legislatura ha ampiamente dimostrato tutti i guasti del sistema maggioritario e della semplificazione bipolare: da un lato, grazie alle distorsioni introdotte dal maggioritario, la capacità, da parte della maggioranza di governo, di esercitare una sorta di dittatura della maggioranza nei confronti di tutto ciò che era al proprio esterno; dall'altro, una coalizione di governo traballante e rissosa tenuta in piedi a furia di ricatti gli uni contro gli altri.
    Questo è il quadro politico che dovrebbe essere analizzato e discusso. E in tal senso, sarebbe quanto mai curioso sapere come avrebbero reagito i sostenitori del proporzionale, all'interno del centrosinistra, di fronte all'eventualità di una riconferma elettorale dell'attuale maggioranza di governo.
    Ma questa è una curiosità che non potrà mai essere soddisfatta: in caso di preannunziata vittoria del centrodestra, avremmo forse avuto modo di parlare di ritorno al proporzionale?
    E' sin troppo evidente, infatti, che chi ha i numeri per governare, e che pensasse di vincere le elezioni, mai e poi mai potrebbe essere disposto a rinunziare ad un sistema elettorale in grado di assegnare al vincitore una larga maggioranza parlamentare ben oltre l'effettivo peso elettorale. Se non si è minoranza o non si hanno timori di divenire minoranza, poco importa della tutela dei diritti degli "altri".
    Ma proprio per questo, è soltanto da una maggioranza di governo, per di più litigiosa, costretta a dover fare i conti con una possibile sconfitta, che possono provenire stimoli interessanti per modificare leggi lesive dei diritti delle minoranze.
    Per il costituzionalismo democratico queste sono occasioni irripetibili che vanno immediatamente colte, perché è soltanto da queste particolari circostanze che possono determinarsi schieramenti trasversali (chi perché costretto, chi per vocazione democratica) in grado di fare l'interesse generale.


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  2. #2
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    Risposta a Galli Della Loggia

    Le ragioni che hanno impedito l'alternanza nel sistema italiano

    Ernesto Galli della Loggia scrive sul "Corriere della Sera" di ieri del "ricordo degli albori degli anni '90, anni torpidi e insieme convulsi della vita pubblica italiana nei quali l'insoddisfazione accumulatasi nei due decenni precedenti per il cattivo funzionamento delle nostre istituzioni politiche e la mancanza di ricambio al governo trovò alla fine il suo concreto bersaglio polemico precisamente nel proporzionale. Questa fu considerata causa e insieme effetto del dominio delle macchine partititiche, dell'autonomizzarsi di tali interessi nella separatezza della politica e della partitocrazia, genitori inevitabili della corruzione".

    Possiamo dirgli che questa analisi è profondamente ed irrimediabilmente sbagliata e che la ragione di una assenza di ricambio non derivava dal sistema proporzionale, che in Germania ad esempio, non ha mai impedito un ricambio, ma dal fatto tutto politico che le principali forze di opposizione nel nostro Paese fossero legate, la maggiore ad un partito comunista che nella sua ispirazione di fondo guardava all'Unione sovietica, e la minore, ad un movimento di reduci della Repubblica sociale.

    Per cui, per promuovere la tanto sperata alternanza, sarebbe bastata una revisione di fondo della natura di questi due partiti, o altrimenti la creazione di un movimento politico nuovo, capace di organizzare le parti migliori della società italiana, tali da sfidare un ormai consunto sistema di potere.

    E per quello che noi potevamo fare, nel nostro piccolo, cercammo di mettere in moto un processo alternativo tale da porre in crisi il pentapartito. E va dato atto, e al Partito comunista dell'onorevole Occhetto, e al Movimento sociale dell'onorevole Fini, di aver promosso una revisione ideale delle loro rispettive forze. Le indagini giudiziarie e la riforma elettorale in senso maggioritario mutarono il corso di questi tentativi e cercarono una scorciatoia che, come lo stesso Galli della Loggia ha l'onestà intellettuale di riconoscere, è fallita. "La frammentazione dei partiti si è accentuata, il potere di ricatto delle piccole formazioni è anch'esso aumentato e così il potere dei vertici nella scelta delle candidature". Non sapremmo dire se anche la corruzione della cosa pubblica si è incrementata. Ma sinceramente non è questo il problema.

    Il sistema elettorale maggioritario in Italia si vide già ai tempi di Giolitti e non diede buoni risultati, anzi. Poi lo si è riscoperto. Allora, si poteva anche insistere nel tentativo di irreggimentare il sistema fino ad arrivare ai cosiddetti partiti unitari, costruiti su formazioni che di unitario non hanno niente, o tornare alla politica, che deve fare i conti con le tante diversità esistenti nel nostro Paese. E' una strada, quella del ritorno al proporzionale, molto difficile, che richiede una certa capacità politica, ma siamo lieti che sia stata imboccata, tanto più lieti che a farlo sia stato l'attuale presidente del Consiglio, che pure sul maggioritario ha elevato le sue principali fortune politiche. Evidentemente il premier è stato capace di una riflessione accorta, tale che forse può dargli un qualche vantaggio elettorale nell'immediato, ma anche essere capace di ridefinire l'intero sistema politico italiano fino a costringerlo a mettersi da parte. Questo dipenderà sostanzialmente dalle sue capacità. Lo stesso vale per noi, che attualmente non appariamo oggettivamente in grado di raggiungere quel 2 per cento sufficiente ad una rappresentanza parlamentare. La cosa ci turba, ovviamente, ma non ci preoccupa più di tanto.

    Perché l'assurdità vera, durata per questi dieci anni, era l'idea che i diversi fossero costretti ad omologarsi. Questo era davvero impossibile ed improponibile, con costi altissimi per la stabilità del Paese e le soluzioni cercate a tal fine. Con il sistema proporzionale si ritorna alla politica e se ne accettano tutti i costi, senza finzioni. E da questo passa la possibilità autentica di riscatto dei partiti dagli errori commessi in passato. Perché la nostra idea è che prima devono cambiare i partiti, poi le regole, mentre cambiando le regole, ai partiti basta un piccolo maquillage per non fare cambiare niente. Per questo noi vediamo il proporzionale come un'assunzione di responsabilità, e responsabilmente siamo pronti ad assumerci la nostra parte di rischi.

    Roma, 6 ottobre 2005

  3. #3
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    Le domande di Barenghi

    Al proporzionale maggiori consensi di quanto si credesse

    Mentre il professor Prodi assicura che, se mai cambiasse la legge elettorale, nella prossima legislatura con la sua leadership reintrodurrà il maggioritario, l'onorevole Bertinotti ha fatto sapere che questa prospettiva non gli interessa affatto. Se il centrosinistra vincerà la elezioni, è stato chiesto al segretario di Rifondazione, lavorerete per il ritorno al maggioritario? Risposta incontrovertibile: "No, assolutamente".

    E questo si capisce, anche perché di proporzionalisti nel centrosinistra ce ne sono ben oltre Bertinotti, e farà bene il professor Prodi a prenderne atto.

    Allora perché mai Bertinotti non si assume lui, ora, il coraggio di andare a discutere con la maggioranza la legge elettorale, dimostrando come, ben oltre le primarie, si può essere il leader vero dell'opposizione? Perché, nonostante tutto, l'onorevole Bertinotti resta convinto che la proposta del governo non è un sistema proporzionale, ma il tentativo sostanziale di impedire con un colpo di mano elettorale una sconfitta annunciata.

    Alla fine l'opposizione è d'accordo solo su una cosa: Berlusconi va sconfitto con la stessa evidenza con cui ha vinto nel 2001, e teme di non vedere mai realizzato questo suo desiderio.

    Ovviamente possiamo anche capire le ragioni di questa aspirazione, ma essa davvero può poco per contrastare la legittima istanza di mutamento della legge elettorale da parte della maggioranza. Soprattutto quando è evidente che fuori dalle voglie di rivalsa, tale proposta potrebbe trovare consensi oltre i confini dell'area politica che la promuove. Per questo non sottovalutiamo l'articolo con cui Riccardo Barenghi, sulla "Stampa", incomincia a porre delle domande. Ad esempio, se la legge della Cdl "non sia più democratica di quella attuale" ed anche che "non sia in grado di assicurare una certa governabilità del sistema", soprattutto considerando i precedenti, non edificanti, proprio nella legislatura in cui maggioranza era il centrosinistra. Barenghi, come si sa, non è certo un osservatore vicino alla Casa delle Libertà, e forse da domani ci sarà chi nel centrosinistra ha già pronto un cappello d'asino della misura della sua testa. Ma quando le proposte capaci di generare innovazione in un sistema circolano, non bastano i cappelli d'asino per fermarle, come non furono sufficienti, nei secoli passati, nemmeno le prigioni.

    Roma, 7 ottobre 2005

 

 

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