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Discussione: Carceri italiane

  1. #1
    "la Rivoluzione è come il vento..."
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    Predefinito Carceri italiane

    Ecco alcuni dati, forniti da Antigone sulla situazione delle carceri: per ciò che concerne le celle, l’89,4% dei detenuti non ha doccia; il 69,31% dei detenuti non ha acqua calda; il 60% delle detenute non ha il bidet.


    Il 12,8% dei detenuti vive in carceri dove nelle celle il bagno non è situato in un vano separato ed è invece collocato vicino al letto; l’82,6% dei detenuti vive in carceri dove non vi sono cucine ogni 200 persone ristrette; il 55,6% dei detenuti vive in carceri dove non sono consentiti colloqui in spazi all’aria aperta.
    Ed inoltre: il 29,3% dei detenuti non può direttamente accendere le luci dall’interno della propria cella in quanto vive in camere dove gli interruttori sono situati solo all’esterno; il 7,69% dei detenuti vive in carceri dove nelle celle non c’è sufficiente luce naturale in quanto vi sono schermature alle finestre; il 18,4% vive in celle dove anche durante la notte vi è luce intensa e non c’è luce fioca o attenuata. Infine, il 64,39% dei detenuti vive in carceri dove non c’è neanche un mediatore culturale.
    In generale, in Italia ci sono 207 carceri. Al 31 agosto 2005 erano presenti 59.649 detenuti, di cui 56.806 uomini e 2.843 donne, a fronte di una capienza regolamentare di 42.959 unità. Ci sono quindi 16.690 detenuti in più rispetto ai posti letto regolamentari. Gli immigrati sono 19.071, di cui 3.346 tossicodipendenti. I detenuti tossicodipendenti costituiscono, invece, il 28% circa della popolazione carceraria, di cui il 3% risulta essere in trattamento metadonico. I detenuti alcool-dipendenti sono il 2,4% e quelli affetti da Hiv il 2,6. I poliziotti penitenziari sono 45.126, di questi 36.268 lavorano nelle carceri. 551 sono gli educatori, rispetto ai 1.376 previsti nella pianta organica ministeriale. Il rapporto educatore/detenuto è pari a 1 a 107.




    Di recente sono stati assunti un centinaio di educatori a tempo determinato (per un anno). Gli assistenti sociali in servizio risultano essere 1.223, rispetto ai 1.630 previsti dalla pianta organica. Il rapporto è di 1 assistente sociale ogni 48 detenuti. Gli psicologi risultano essere circa 400, con una media di circa 2 per ogni istituto, ma questi sono impegnati per un numero molto limitato di ore al mese. Il rapporto psicologo/detenuto risulta comunque di 1 a 148.

  2. #2
    "la Rivoluzione è come il vento..."
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    Predefinito

    In questi giorni il governo prepara la finanziaria.
    Sembra che tra le spese tagliate vi sarà quella per le carceri.
    Navigando in internet ho trovato, in un sito un pò sinistro, questi dati comunque preoccupanti.

  3. #3
    Alvise
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    Predefinito

    A parte le cifre davvero inquietanti, questo dato mi ha colpito non poco:

    56.806 uomini e 2.843 donne

  4. #4
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    Predefinito

    CONTRO L'ISTITUZIONE CARCERARIA!
    LIBERTA'!
    MAI PIU' CORPI DENTRO ALLE GABBIE!

    Sieg Heil!
    Riccardo

  5. #5
    Alvise
    Ospite

    Predefinito

    A proposito:

    Siccome, ad esempio, l'89,4% dei detenuti non ha doccia, questo vuole dire che il 10,6% dispone di doccia.

    In base a quale criterio si decide chi ha la doccia e chi no?

  6. #6
    Alvise
    Ospite

    Predefinito

    Testo originale scritto da Outis
    CONTRO L'ISTITUZIONE CARCERARIA!
    LIBERTA'!
    MAI PIU' CORPI DENTRO ALLE GABBIE!

    Sieg Heil!
    Riccardo
    Scusa, io però questo non lo capisco molto bene. Ti dichiari contrario al carcere come istituzione? Contrario al principio della carcerazione?

    Ed ai colpevoli di reati cosa si fa? Una multina?

    Non è per fare il questurino, ma vorrei capire meglio.

  7. #7
    "la Rivoluzione è come il vento..."
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    Predefinito amnistia

    posto un comunicato di qualche mese fa che fotografa bene la nostra posizione, tra l'altro almeno da questo forum può rilanciare la proposta di amnistia.



    PER L'AMNISTIA



    Le giornate di commozione seguite alla morte del Santo Padre sono state senza dubbio anche l'occasione per una riflessione sulle parole che Giovanni Paolo II° pronunciò l'11 Novembre del 2002 durante la Sua storica visita a Montecitorio.
    In quell'occasione dinnanzi ai Parlamentari il Papa volle farsi promotore di un atto di clemenza, volle chiedere ai governanti un gesto coraggioso quale la concessione di un'amnistia.Gli applausi che seguirono il suo intervento si rivelarono il consueto esercizio di ipocrisia e gli impegni di chi si dichiarò pronto ad operare in quella direzione rimasero purtroppo lettera morta.
    Oggi il dibattito si riapre.
    Le condizioni sempre più disumane nelle quali sono costretti a vivere i detenuti in carceri sovraffollate, nelle quali è loro negato anche il più elementare diritto ad una esistenza dignitosa, non possono essere tollerate in un Paese che voglia definirsi autenticamente civile.
    Ma è in realtà tutto il “sistema giustizia”in Italia ad apparire al collasso, la funzione riqualificante della pena è venuta totalmente meno e veri meccanismi di sostegno al reinserimento nella società degli ex detenuti sono praticamente inesistenti.
    Anche per questo appare sempre più evidente la necessità di un gesto di clemenza, come soluzione ai problemi concreti della vivibilità dei penitenziari e come segnale della necessità di ripartire davvero da zero.
    Il provvedimento di amnistia, che deve essere approvato da una maggioranza dei due terzi in entrambi i rami del Parlamento, rischia però di venire affossato dalle ottuse posizioni di alcuni partiti. In particolare AN e Lega, in passato indulgenti col Premier e con le sue richieste di leggi ad personam, oggi sembrano decisi ad assumere demagogicamente il ruolo di paladini di una giustizia in realtà soltanto formale e di facciata.
    Inutile dire che questo atteggiamento non solo è deprecabile, ma di fatto ostacola la possibilità di formulare un provvedimento completo e in grado di conciliare le esigenze fin qui evidenziate con la comprensibile domanda di sicurezza che giunge dai cittadini Italiani.
    Il provvedimento di amnistia dovrebbe infatti avere una portata generale per non diventare assolutamente inutile e ininfluente, ma dovrà essere elaborato in maniera da non recare contraccolpi negativi sul tessuto sociale.Le carceri italiane sono oggi popolate da un numero elevatissimo di stranieri, per lo più immigrati extracomunitari: per costoro l'unica soluzione è un immediato rimpatrio.
    Appare inoltre evidente l'opportunità di non spalancare le porte del carcere a chi si è macchiato di reati particolarmente odiosi che testimoniano senza dubbio una elevata pericolosità.
    Niente clemenza quindi per i pedofili, o comunque per i colpevoli di reati a sfondo sessuale per i quali si debbono auspicare anzi pene più severe. Anche quelle forme di criminalità organizzata che costituiscono un vero e proprio cancro sociale vanno escluse dal provvedimento, pensiamo al traffico di droga o all'usura.
    Un capitolo a parte meritano le considerazioni sull'effetto che un'amnistia avrebbe sui “reduci” degli anni di piombo, coloro i quali pagano col carcere le conseguenze di una stagione che oggi senza dubbio possiamo definire di guerra civile.
    I tempi sono maturi per chiudere quella stagione, per consegnarla alla storia.Lo si potrà fare grazie all'amnistia, non certo concedendo la grazia soltanto ad un detenuto eccellente (Sofri), ma restituendo la libertà a tutti, senza distinzioni di colore politico, a chi tra gli anni '70 e '80 fu protagonista in un teatro di guerra i cui veri responsabili, quei poteri occulti che vollero la strategia della tensione e fomentarono lo scontro fra gli opposti estremismi, probabilmente non pagheranno mai.Un atto di coraggio dunque, ma anche e soprattutto di responsabilità è quello cui sono chiamati oggi i rappresentanti istituzionali.Per chi, come noi, si rende perfettamente conto della necessità e dell'urgenza di un'amnistia non resta ora che sperare.Auspicare che quelle parole del Pontefice che oggi riecheggiano non trovino ancora una volta sordi quegli uomini chiamati ad ascoltarle.

    Il coordinatore nazionale di Forza Nuova Paolo Caratossidis

  8. #8
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    Predefinito

    Testo originale scritto da Alvise Nutti
    Scusa, io però questo non lo capisco molto bene. Ti dichiari contrario al carcere come istituzione? Contrario al principio della carcerazione?

    Ed ai colpevoli di reati cosa si fa? Una multina?

    Non è per fare il questurino, ma vorrei capire meglio.
    Riorganizzare tutto l'istituto giudicante.
    Pene "lavorative" = lavoro forzato per il bene pubblico.
    Riabilitazione psicologica del colpevole.
    Pene da "contrappasso" dantesco.
    La carcerazione a vita potrebbe essere usata solo per alcuni casi reticenti.
    La pena di morte non la condivido personalmente, ma in alcuni gravissimi casi potrebbe essere applicata...
    Questo solo in poche parole.
    Di sicuro andrebbe sviluppato meglio, ma ora non ce la faccio.
    Comunque mi riferivo anche alla liberazione animale...per inciso!

  9. #9
    Alvise
    Ospite

    Predefinito

    Testo originale scritto da Outis
    Riorganizzare tutto l'istituto giudicante.
    Pene "lavorative" = lavoro forzato per il bene pubblico.
    Riabilitazione psicologica del colpevole.
    Pene da "contrappasso" dantesco.
    La carcerazione a vita potrebbe essere usata solo per alcuni casi reticenti.
    La pena di morte non la condivido personalmente, ma in alcuni gravissimi casi potrebbe essere applicata...
    Questo solo in poche parole.
    Poche parole, ma chiare.

    Ed ora che lo dici così, non solo lo capisco bene, ma credo anche di essere d'accordo con te.

    Sono sempre stato favorevole a pene lavorative, al lavoro coatto, a trasformare il più possibile i carceri in comunità di lavoro, e questo sia per non rendere improduttiva ed infeconda la vita carceraria, sia per la funzione riabilitativa che ritengo possano avere il lavoro e la vita comunitaria, seppure forzati.

    Beninteso: tutto ciò nell'ambito di un ordinamento giuridico consono ad altri principi rispetto a quelli oggi in auge...

    Solo che, riconoscerai, quando si scrive "abolire l'istituzione carceraria" o roba simile, uno capisce ben altro. Già dire qualcosa del tipo "dignità e lavoro per i carcerati" suonerebbe molto differente, e sarebbe privo di ambiguità.

  10. #10
    TORINO E' GRANATA
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    Predefinito

    Testo originale scritto da Outis
    CONTRO L'ISTITUZIONE CARCERARIA!
    LIBERTA'!
    MAI PIU' CORPI DENTRO ALLE GABBIE!

    Sieg Heil!
    Riccardo
    anche se togliessi il Sieg Heil...forse darebbe più senso alle tue affermazioni...nel Terzo Reich le CARCERI ERANO DURE e funzionavano assai bene....

 

 
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