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Discussione: IL GENTIL SEME

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    Predefinito IL GENTIL SEME



    ed.ar



    «Fino ai nostri giorni infatti il cristianesimo, sotto tutte le sue forme, è rimasto giudeo-cristiano nella misura in cui rivendica il patrimonio spirituale di Israele e in particolare la Bibbia giudaica, considerata come Scrittura Sacra» (1).
    A dare al nuovo culto, rimasto per un certo tempo «una tra le tante sette giudaiche», la sua indole devastante è probabilmente il prevalere del paolinismo. Alla controversa figura di Saulo di Tarso, che aveva studiato a Gerusalemme «ai piedi» del rabbi Gamaliele (2) ma che pure aveva proclamato Civis Romanus sum!, si deve la velleità di una rettificazione dottrinale ad uso dei seguaci di Cristo. A questo fine pensatore, deriso dai pagani ellenici sull'Areopago di Atene nel suo unico maldestro conato di farsi dialetticamente strada presso i Gentili (3), è dovuto simile tentativo, che come tale ha dato origine ad un monstrum dottrinario che si sforza di conciliare elementi eterogenei, spurì e a volte contraddittorì, spesso dalla Chiesa cattolica pudicamente celati sotto il velo del dogma.
    Il nome stesso del Dio cristiano genera un equivoco che talvolta ha posto la Chiesa in imbarazzo rispetto a ramificazioni neoprotestanti che cercavano di riabilitare l'originale (ed ebraico] nome divino. E risaputo come la stessa espressione Alleluyah sia una lode a «Yawhé». Che il Dio delle Chiese cristiane sia l'ebreo Yahwé o Jehovà, è indiscutibile, per quanto dolorosa possa essere questa ammissione da parte di molti cristiani, e lo dimostra la rappresentazione del tetragramma ebraico YHWH rinvenibile in molti edifici di culto e testi sacri (f).
    Ma poiché abbiamo accennato alle comunità cristiane delle origini, vi è un'altra credenza che va di molto ridimensionata, ed è quella delle «persecuzioni» nei confronti dei cristiani, su cui la Chiesa ha fatto agio per edificare un gigantesco apparato martirologico. Se l'inglese Henry Dodwell nelle sue Dissertationes Cyprianicae del 1684 avrebbe per primo sollevato dubbi sulla veridicità e consistenza del martirologio cristiano con il De paucitate Martyrum, si deve probabilmente a Gibbon, «armato di dubbio e precauzione», il primo tentativo di «separare, se possibile, i pochi fatti autentici e interessanti da un'indigesta massa di favole e di errori, e di riferire in modo chiaro e ragionevole le cause, l'estensione, la durata e le più importanti circostanze delle persecuzioni, alle quali furono esposti i primi cristiani» (1). Quella dello storico inglese è forse la prima, sistematica demolizione dell'apparato propagandistico martirologico cristiano: «lo storico romano, di più generazioni posteriore, e scrivendo a mezzo secolo di distanza, potè conoscere solo dalla lettura e dalla conversazione la notizia del fatto accaduto durante la sua infanzia» (2). A giudizio di Gibbon, per avere l'unica vera repressione generale bisognerà attendere Diocleziano.
    Del resto, se le fonti cristiane risultano incerte, quando non del tutto esagerate e inattendibili (si leggano Lattanzio, Tertulliano, Eusebio di Cesarea...), le stesse fonti classiche (Tacito, Plinio il giovane) sono sospette di interpolazioni cristiane posteriori: basti pensare che i due codici principali degli Annales risalgono al IX secolo (per i primi sei libri) e all'XI e addirittura al XIV secolo per gli ultimi. L'eventualità di una successiva interpolazione cristiana, magari dovuta ai copisti, appare verosimile (3). La storia stessa dei codici è tutt'altro che sicura:
    essa si caratterizza per una serie di misteri che troppo spesso hanno condotto alla scomparsa degli originali.
    Dopo Gibbon molti altri studiosi hanno demolito a colpi di dati di fatto la traballante credenza delle persecuzioni, che aveva già attirato gli strali velenosi di Voltaire (•*): non è il caso di soffermarci su questa poderosa critica, poco conosciuta in Italia.
    Troppo spesso si dimentica, del resto, che molti provvedimenti furono dettati da motivi di ordine pubblico. Se le prime chiese cristiane attiravano consensi crescenti, soprattutto negli strati più umili, sollevavano pure larghissime avversioni popolari, come già gli Ebrei, per il loro esclusivismo fanatico, aggravato dalla loro contronatura, caratterizzata da avversione per la coesione sociale e ostinata intolleranza verso ogni altro culto, compreso quello dei cugini giudei con cui condividevano le Sacre Scritture. L'animosità fanatizzante di queste irrequiete sacche giudeo-cristiane ingenerava spesso turbolenze e disordini, con denunce vicendevoli tra Ebrei e seguaci di Cristo, esasperati dalla reciproca convinzione di essere in possesso della verità assoluta e dell'unzione divina. A ciò si aggiungevano le aspre lacerazioni che sin dagli inizi si manifestarono all'interno delle stesse comunità cristiane e tra le chiese vescovili (2): contemporaneamente, si portava in giro la predicazione della «fratellanza», dell'amore e degli ideali
    Un argomento complesso, dunque, al cui interno si colloca il delicato problema posto dalla condivisione delle Scritture da parte di giudei e cristiani e quindi dalla filologia biblica. Degli scritti neotestamentari, è risaputo, non esistono originali o prime trascrizioni, ma solo «trascrizioni di trascrizioni di trascrizioni», mentre i manoscritti greci più antichi risalgono al IV secolo (2).
    Non entreremo qui nel merito della filologia biblica, anche questa scarsamente tradotta in Italia, che ha demolito innumerevoli falsificazioni vetero e neo-testamentarie. Essa ha dimostrato come una «religione», che intendeva portare la «verità» alle genti, ha utilizzato menzogne e raggiri in dimensioni senza precedenti. Gli studiosi hanno potuto accertare che quasi un terzo dei testi del Nuovo Testamento costituisce un insieme di falsi, cioè di scritti che usurpano illecitamente il nome degli apostoli quali loro autori. Dopo di che, la catena delle contraffazioni nella letteratura cristiana non conosce interruzione (^).
    Ciò che meraviglia è come da un simile coacervo si sia preteso per secoli di poter trarre i più alti insegnamenti spirituali e addirittura di potervi ritrovare le fantomatiche «radici» europee.
    Del resto la stessa falsificazione della «cristianizzazione» dell'Euro¬pa prende ad incrinarsi di fronte a studi specifici (quali quelli di un Delumeau) che inoppugnabilmente, spesso servendosi di dati statistici, stroncano l'annebbiata visione di una Europa cristianizzata già dopo alcuni secoli di indottrinamento forzato ( ). Non vogliamo qui dilungarci sugli innumerevoli esempi di «sopravvivenze» pagane che spesso coinvolsero le stesse strutture ecclesiastiche e intorno alle quali è fiorita una vasta letteratura. Basterà dire che ampie regioni dell'Europa, soprattutto quelle rurali dei pagi, apparivano tutt'altro che cristianizzate ancora in pieno IX secolo: mentre qualcuno vaneggiava di «Sacro Romano Impero», in alcune zone (come in Grecia) i «gentili» davano vita ad una strenua resistenza, storicamente dimostrata da una serie di focolai che ancora si opponevano alla «conversione». Pare difficile definire «cristiana» larghissima parte d'Europa addirittura fino al XVI secolo (2).

    Occorre, qui, sgomberare il campo da un altro equivoco, nel quale lo stesso Evola parzialmente incorse. L'«attenuante» invocata da molti è che il Cattolicesimo si distingue dal Cristianesimo in quanto ha mutuato liturgie e riti dalle religiones pagane, corroborando le proprie esili dottrine con elementi tradizionali. Oltre alla constatazione evoliana che tanto varrebbe cercare questi elementi dove essi appaiono più puri, cioè nelle tradizioni pre-cristiane, va innanzitutto precisato che queste «mutuazioni» non hanno costituito dei trapassi indolore, bensì molto spesso si sono configurate come dei furti e delle usurpazioni (a partire dal titolo di pontifex) che si sono consumate ai danni di una classe pagana ormai pressoché impotente. Per raggirare i contadini che ricordavano con nostalgia i festosi tempi del paganesimo, le festività «cristiane» furono poi deliberatamente sovrapposte a quelle pagane nello stes¬so modo in cui le chiese furono edificate (in base ad una strategia di «geografia sacra» la cui storia è ancora tutta da scrivere) sulle fondamenta dei templi pagani accortamente rasi al suolo.
    Nessuno può continuare a ritenere la legittima depositarla dell'an¬tica sapienza un'organizzazione che ha propugnato un vero e proprio «istupidimento» delle masse popolari, che ha distrutto sistematicamente le testimonianze scritte e figurali della cultura classica mediante incendi di intere biblioteche, incarcerazione ed uccisione di filosofi, chiusura di scuole ed accademie, demolizione di insigni monumenti e opere d'arte: se qualcuno può ritenersi il legittimo continuatore di quelle radici, questi non sono certo i cristiani, così come i discendenti di Pizarro e dei conquistadores non possono ritenersi gli eredi delle civiltà precolombiane.





    (!) M. SIMON, A. BENOIST, Giudaismo e cristianesimo, eh., p. 236. (2) Atti degli.Aspettali, 22: «Io sono un giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma educato in questa città ai piedi di Gamaliele, istruito secondo il rigore della Legge degli antenati, essendo zelante verso Dio come oggi lo siete tutti voi». P) Atti degli Apostoli, 17:16-34. Questo racconto non è affatto un edificante esempio di predicazione missionaria, come si pretenderebbe, bensì la dimostrazione dell'impossibilità di inserire il nuovo «messaggio» in un qualsiasi contesto speculativo serio.

    ( ) Non entreremo nella complessa questione dell'impronunciabilità del nome divino nella tradizione ebraica. L'invito della GEI nel Catechismo degli Adulti è quello di non pronunciare il tetragramma sacro per rispetto ai «fratelli ebrei». Ciò che qui c'interessa è rimarcare che il Dio delle Chiese cristiane è il Yahwé degli Ebrei.


    ( ) E. GlBBON, Decline and Fall of thè Roman Empire, il cui primo volume fu pubblicato nel 1776, tr. it. Decadenza e caduta dell'impero romano (Roma 1973), II, p. 8. «To separate (if it be possible) a few authentic as well as interesting facts from an undigested mass of fiction and error, and to relate, in a clear and rational manner, thè causes, thè extent, thè duration, and thè most important circumstan-ces of thè persecutions to which thè first Christians were exposed».
    .
    (3) S. I. KOVALIOV, Storia di Roma, tr. it. Roma 1953, voi. II, p. 63. Lo storico
    russo faceva notare l'assurdo di una identificazione dei cristiani a Roma appenatrent'anni dopo la morte del loro Messia. Molti hanno attirato l'attenzionesull'inverosimiglianza del comunicato con cui pilato avrebbe avvisato Tiberiomentre Gesù era ancora vivente, il che presupporrebbe un'importanza decisamente esagerata del caso del Nazareno (lo stesso apologista africano Tertulliano immagina un Cristo famoso in Palestina già poco dopo la morte).


    (!) Alla voce Martyrs del suo Dizionario filosofico (Milano 1962) scrive: «Si raccontano a proposito dei martiri cose da morire dal ridere [...] Tito, Traiano, gli Antonini, famosi modelli di virtù, vengono dipinti come mostri di crudeltà». Voltaire riprende così dagli Atti dei martiri storie che si commentano da sole, come quella delle sette vergini settantenni condannate a farsi maneggiare da tutti i giovani di Arcira, e poi annegate: «essi, che punivano a morte le vestali per la mi-nima infrazione in fatto di sesso». La conclusione volteriana è implacabile: «Ma volete vere e autentiche barbarie, ben dimostrate, buoni massacri ben constatati, fiumi di sangue versati sul serio, padri e madri, mogli e mariti, e bambini lattanti, veramente sgozzati e ammucchiati gli uni sugli altri? Mostri persecutori, non cercate queste verità nei martirologi: le potete trovare nella storia delle crociate con-tro gli Albigesi, nei massacri di Merindol e di Cabrières, nella orrenda giornata di san Bartolomeo, nelle stragi d'Irlanda, fra le montagne valdesi. Sta a voi, barbari assassini, imputare al migliore degli imperatori crudeltà immaginarie? Voi che avete inondato l'Europa di sangue e l'avete ricoperta di moribondi, per provare che lo stesso corpo può trovarsi nello stesso istante in cento diversi luoghi, e che il papa ha diritto di vendere indulgenze!? Cessate di calunniare i romani, vostri legislatori, e chiedete perdono a Dio delle infamie dei vostri padri!». (2)

    Lo stesso Aureliano dovette intervenire ad Antiochia per dirimere una contesa tra due vescovi. Cfr. il nostro II Sole invincibile. Aureliano riformatore politico e religioso, Edizioni di Ar, Padova 2002, p. 46 n. 3. Porfìrio (in AUG., Civ. Dei,)


    XK, 23) affermò che i cristiani erano stati definiti dagli oracoli divini «corrotti, depravati, avviluppati nell'errore» e oltraggiantisi a vicenda (Christianos nero pollutos [...] et contaminato! et errore implicatos esse dicunt [dii] et multis talibus ttduersus eos blasphemiis utuntur).
    (!) Quanto all'«amore» cristiano, già Maimonide aveva confutato l'impossibile prescrizione di porgere l'altra guancia, in quanto impraticata da Gesù stesso pri¬gioniero, che percosso chiede: «perché mi percuoti?» (Giovanni, 18:22) o da Paolo, che percosso maledice: «Dio percuoterà te, muraglia imbiancata!» (Atti degli
    Apostoli, 23).
    (2) K. H. DESCHNER, La Chiesa Antica (Falsificazione, istupidimento, sfruttamento, sterminio), Milano 2002, p. 126. Si tratta del terzo volume della monumentale opera in 10 tomi dello storico tedesco Karlheinz Deschner, Kriminal Geschichte des Christentums, la cui pubblicazione ha avuto inizio nel 1986. In Italia i primi cinque volumi di questa Storia criminale del cristianesimo sono stati tradotti a partire dal 2000. (3) Cfr. G. WYNEKEN, Abschied vom Christentum, Monaco 1963.


    ) J. DELUMEAU, Cristianità e cristianizzazione, Casale Monferrato 1984, pp. 160-161. Quanto alle presunte radici che sarebbero nel Medioevo (l'epoca della «Cristianità»), i sostenitori del cristianesimo citano spesso figure come quelle di Dante Alighieri, o di Michelangelo Buonarroti, individuandoli come campioni del cristianesimo. La loro opera tuttavia presenta dei tratti enigmatici e inconfondibilmente pagani. In merito poi alla professione di fede degli Autori, ciò non coinvolge affatto il reale contenuto dell'opera: è poco noto che lo stesso Tolkien si professava profondamente cristiano e tale riteneva la sua saga del Signore degli Anelli. Questa spaccatura tra l'opera e la professione di fede esteriore è resa possibile proprio dall'avvento del credo cristiano, come da noi evidenziato in B. M. DI DArio O, «La cultura etc.», cit., pp. 44-49. Simile cesura (probabilmente già propria dello spirito ebraico) è affermata programmaticamente nei Vangeli, ove si narra la parabola del Padre che invita i due figli ad andare nella vigna: si salverà il Figlio che ha detto No poi recandosi nella vi¬gna, anziché quello che ha detto Sì non recandovisi (Matteo, 21:28-31). In nessuno dei due casi vi è la continuità tra parola/pensiero e i propri atti, come ci si aspetterebbe presso gli uomini «integrali» allevati nellapdideia pagana.
    C2) J. DELUMEAU, Cristianità, cit., scrive (pp. 160-161): «È probabile che la stragrande maggioranza degli europei avesse, all'alba del secolo XVI, un'idea confusa del cristianesimo, in cui frammenti di dogmi si mescolavano a superstizioni nate nella notte dei tempi e a un politeismo mal camuffato. Le due riforme, apparentemente antagoniste ma di fatto solidali, costituirono un'ondata di cristianesimo sicuramente paragonabile a quella dei primi tempi della chiesa. Ci si sforzò di insegnare il catechismo alle masse, soprattutto alle masse rurali fino a quel momento gravemente trascurate. Non c'è dubbio che questi sforzi diedero un risultato importante. Ma, da una parte, si scontrarono con l'analfabetismo di almeno il 50% della popolazione e con le resistenze di una mentalità che rimase a lungo animista». Va ricordato che in Islanda la conversione al cristianesimo si è avuta solo nell'anno 1000 e più viva che altrove lì si è mantenuta la memoria della tradizione nordico-pagana (tanto che il politeismo autoctono è tra i culti in Islanda ufficialmente riconosciuti, riconoscimento di recente intervenuto anche in Danimarca). I Prutheni, furono «convcrtiti» (con un processo lento e sanguinoso che si protrasse fino alla fine del XV secolo) dall'Ordine Teutonico solo nel 1283. Per quel che riguarda invece la Lituania, anche dopo la conversione attraverso il cattolicesimo polacco, in alcune regioni essa resistette strenuamen¬te all'indottrinamento, tanto che ancora nel 1560 la sua religione appariva «presso¬ché immune dall'influenza cristiana» (H. CH. PUECH (a cura di) Storia delle religioni, voi. 5, Slavi, Ealti, Germani e Celti, Roma-Bari 1977, pp. 38, 59-60). L'avvicinamento all'Europa della Lituania, dove certe situazioni paiono tuttora in fermento, t probabilmente uno degli eventi che hanno messo in allarme la Chiesa cristiana spingendola a reiterare più volte la richiesta della menzione delle «radici». (*) Si veda, limitatamente al significativo quanto poco noto caso greco, V. RAS-SIAS, Es édafosférejn..., Athinai 1994. Il volume è stato ripubblicato nel 2000.

    di Nello Gatta
    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 14-12-09 alle 18:44
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

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    Fondamentale.
    "Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo."

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Stella Maris Visualizza Messaggio
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    Letto e riletto decine di volte e più lo rileggo più mi piace.

    Uno dei migliori testi di Ar.

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    Letto e riletto decine di volte e più lo rileggo più mi piace.

    Uno dei migliori testi di Ar.
    Pure secondo S. Vaj

    Quale è stato il contributo che avete trovato più interessante?

    Il migliore,a mio parere ( e pure secondo Vaj, caro Arthur ),è il contributo di Damiano, con "Nella morsa?Appunti sula questione Europa" in cui, in sette paragrafi, esamina le cause dello stato attuale dell'Europa e propone nuove modalità di lotta per l'indipendenza dell'Europa e per la sua successiva rinascita.
    Ultima modifica di Stella Maris; 14-12-09 alle 20:30
    "Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo."

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Stella Maris Visualizza Messaggio
    Pure secondo S. Vaj

    Quale è stato il contributo che avete trovato più interessante?

    Il migliore,a mio parere ( e pure secondo Vaj, caro Arthur ),è il contributo di Damiano, con "Nella morsa?Appunti sula questione Europa" in cui, in sette paragrafi, esamina le cause dello stato attuale dell'Europa e propone nuove modalità di lotta per l'indipendenza dell'Europa e per la sua successiva rinascita.
    Be L'equazione Vaj=God vale anche per me

    Io ho gradito tutti gli interventi ma ad essere sincero quello del Beniamino di Dario (le radici,gli innesti,la cangerogenesi) e quello del Rimbotti (le radici pagane dell'Europa,una lotta per l'identità) li ho trovati freddi,incisivi e molto combattivi,oltre che incredibilmente eruditi.

    p.s.
    Sto leggendo "Biopolitica":gluglu:

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Machen Visualizza Messaggio
    p.s.
    Sto leggendo "Biopolitica":gluglu:
    Ehm io non ancora.
    MA...

    ma dovrebbe arrivarmi a giorni, me l'ha spedito come regalo per il solstizio d'inverno hefico:
    Ultima modifica di Stella Maris; 14-12-09 alle 20:52
    "Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo."

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Stella Maris Visualizza Messaggio
    Ehm io non ancora.
    MA...

    ma dovrebbe arrivarmi a giorni, me l'ha spedito come regalo per il solstizio d'inverno hefico:
    Incozzato o come dite in padania accozzato!!

    E' un pò tosto come terminologie,almeno in certi tratti,però è un testo scientifico,altrimenti continuiamo con le pippe indoeuropee di Romualdi,Gunther e altri..:giagia:

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    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Machen Visualizza Messaggio
    E' un pò tosto come terminologie,almeno in certi tratti,però è un testo scientifico,altrimenti continuiamo con le pippe indoeuropee di Romualdi,Gunther e altri..:giagia:
    ncav:
    "Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo."

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Stella Maris Visualizza Messaggio
    Pure secondo S. Vaj

    Quale è stato il contributo che avete trovato più interessante?

    Il migliore,a mio parere ( e pure secondo Vaj, caro Arthur ),è il contributo di Damiano, con "Nella morsa?Appunti sula questione Europa" in cui, in sette paragrafi, esamina le cause dello stato attuale dell'Europa e propone nuove modalità di lotta per l'indipendenza dell'Europa e per la sua successiva rinascita.
    tra tutte le grandi firme del testo in questione , il professor Consolato
    è veramente "oltre" possiede un qualcosa di imprescindibile
    la voglia continua di apprendimento e di superamento, una pacatezza di animo superiore l'umiltà del vero nobile in senso augurale
    una sapienza che trae scaturigine da "corde speciali"
    è sempre uno dei miei preferiti
    gli dei lo hanno in simpatia "cosmica"
    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 14-12-09 alle 21:11
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da acchiappaignoranti Visualizza Messaggio
    tra tutte le grandi firme del testo in questione , il professor Consolato
    è veramente "oltre" possiede un qualcosa di imprescindibile
    la voglia continua di apprendimento e di superamento, una pacatezza di animo superiore l'umiltà del vero nobile in senso augurale
    una sapienza che trae scaturigine da "corde speciali"
    è sempre uno dei miei preferiti
    gli dei lo hanno in simpatia "cosmica"
    Ma lui era sottointeso,il professor Consolato è la punta di diamante del paganesimo in Italia,è il nostro Virgilio,e noi (almeno io) siamo nanetti sulle spalle di questi giganti.

 

 
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