Dalla scorsa settimana la Slovenia ha tre nuove festività una delle quali è uno sputo in faccia alla minoranza italiana. In concomitanza con quanto succedeva nell’aula del Parlamento, dove i due deputati delle minoranze, italiana e ungherese, si sforzavano a dimostrare l’anacronismo e l’antistoricità della festività, i consiglieri del comune di Pirano davano luce verde ad un progetto di rivitalizzazione del centro storico trascurando completamente la componente italiana della cittadina. Come se non esistesse. Come se non fosse mai esistita. Come se da mille anni Pirano fosse una città slovena senz’ombra d’italiani. “Italiani chi?” è stata più o meno la risposta dei promotori del progetto, “ah si, verranno ascoltati pure loro, come tutti gli altri gruppi d’interesse della città!”. Lo stesso giorno si inaugurava a Roma la mostra itinerante Artisti delle due minoranze, quella italiana e quella slovena. Un avvenimento forse dalla valenza più politica che artistica (e non è una critica). Ma se non è una critica è amaro constatare che la politica cavalchi le minoranze e l’arte per promuovere se stessa. Qualche anno fa ebbi modo di seguire una rappresentazione teatrale bilingue, italiana e slovena, in uno dei teatri del Litorale. L’unico effetto di operazioni del genere, a mio modesto parere, è che volendo politicamente accontetare tutti, artisticamente si scade nel patetico e non si accontenta nessuno.
La retorica del multiculturalismo e dell’apertura culturale rischia, a lungo termine, di cancellare dalla faccia della terra la minoranza italiana in Istria, Fiume e Dalmazia. Soprattutto perché viene presa sul serio solamente dalla minoranza. La domanda è: ne vale la pena? Vale la pena scaramellarsi per qualcosa che ti fa diventare saliva buona solo per uno sputo?
Trovatevela da soli la risposta.
Mai come durante il dibattito in occasione del varo delle nuove festività i deputati delle due minoranze autoctone in Slovenia sono rimasti così isolati in Parlamento, a dimostrazione del fatto che il clima nel paese non è fra i più digeribili per le minoranze e che, per quanto riguarda gli interessi nazionali e i giochi di prestigio con la storia, la destra e la sinistra fanno quadrato con l’ultranazionalista Jelinčič.
Battelli ha proposto di non esibire la bandiera italiana in occasione della festività che celebra l’assegnazione del Litorale alla Slovenia. È stata una proposta coraggiosa, naturalmente bocciata con astio da tutti gli altri deputati presenti in aula. Io proporrei ai consiglieri comunali italiani di Capodistria, Isola e Pirano di dimettersi in segno di protesta, tanto mica campano con gli spiccioli delle sedute.
In Slovenia gli italiani e gli ungheresi hanno ampi diritti garantiti sulla carta, a partire dalla costituzione fino agli statuti comunali. Su questo non ci piove e Lubiana ne va fiera non dimenticando mai di autocelebrarsi quando si parla di tutela delle minoranze autoctone. È un po’ più sfuggente e un po’ meno autocelebrativa quando le si chiede dove, di anno in anno, vanno a finire gli italiani che spariscono dalle scuole, dagli elenchi dei censimenti, dai centri storici dei tre comuni costieri.
Come vi potrà confermare ogni buon mago che si rispetti, il trucco si nasconde nelle carte e nella retorica del gesto. Lo spettacolo non è per il povero coniglio che viene tirato fuori dal cilindro ma per il pubblico. Il coniglio non esiste e se esiste è sempre quello, spalpazzato fino all’osso, ammaestrato e spaesato.
Da queste parti si usa dire: ”Naši italijani-i nostri italiani”. Sono i coniglietti che ogni tanto sbucano fuori da qualche cilindro, oppure sventolano come nastrini dal tricolore delle festività. Spalpazzati e sputacchiati ma buoni per venire esibiti.
In questi giorni in Croazia assistiamo all’euforia europeista per l’inizio delle trattative con l’Unione europea. È un umore che condividiamo pienamente. Non vorrei rovinare la festa, però devo amaramente constatare che l’Europa non si sta dimostrando una garanzia assoluta per le minoranze, soprattutto in quei paesi che per contorte vicissitudini storiche e per carenza di tradizioni democratiche sono maggiormente esposti all’ipertrofia nazionalista. Un’ ipertrofia che si manifesta in tutta la sua virulenza una volta superati tutti gli ostacoli sulla strada verso la piena integrazione europea. Per cui per le minoranze è importante stare attenti a tutte le fasi dello screening, delle trattative e dell’adeguamento normativo all’acquis comunitaire per garantirsi quelle valvole di sicurezza che arginano, almeno in parte, le pressioni nazionaliste e per tentare di non fare la fine del coniglio.
Aljoša Curavić




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