DAL SITO FORZA NUOVA FIRENZE...
11\10\05 Un regalo al Vativano dello stato clericale :
Il Senato ha approvato una norma che estende alcune agevolazioni alla Chiesa cattolica, in particolare l’esenzione dall’Ici, dai luoghi di culto propriamente tali (chiese, conventi, monasteri) a tutti gli immobili dove si svolgono attività «connesse a finalità di culto anche in forme commerciali». E quindi strutture alberghiere per pellegrini, negozi dove si vendono oggetti di culto se tenuti da frati, monaci o preti, ristoranti, foresterie, scuole private, case di cura appartenenti a istituzioni cattoliche.Questa norma (oltre a provocare un grave danno finanziario ai comuni, valutato intorno ai 300 milioni di euro, cose di cui non si sente proprio il bisogno in un momento di crisi economica come questo in cui lo Stato cerca di ramazzare in tutti i modi, sia pur indiretti e subdoli, quattrini dalle tasche dei cittadini) crea una doppia disparità. Una, di secondo grado, fra la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose che di questa esenzione non godono. L’altra, prmaria, fra i cittadini. Non si vede perché un negozio, poniamo, di Assisi se tenuto da un frate non debba pagare l’Ici e quello del suo vicino laico invece sì.E’ un regalo che il governo ha fatto al Vaticano e alla Cei, magari in cambio di qualche surrettizia indicazione di voto come quella dell’arcivescovo William Joseph Levada, sostituto di Papa Ratzinger nel ruolo di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il quale ha dichiarato che «è peccato votare i candidati politici che approvano leggi e favore dell’aborto». Un’intromissione clamorosa negli affari interni dello Stato italiano. Ma a parte questi scambi di favori, la questione è più ampia e investe il complesso dei rapporti fra Stato e Chiesa. Il nostro è uno Stato che si sta sempre più clericalizzando. L’inizio del fenomeno può essere fatto risalire al pontificato di Papa Wojtyla, il cui culto della personalità è stato coltivato con cura dalle tv di Stato fno all’apoteosi della sua esibita agonia e dei suoi funerali. E’ dai tempi di Wojtyla che non si contano le intrusioni che il Papa, a discendere, cardinali e arcivescovi, si sono permessi nella politica italiana (ma non in quella francese o belga o olandese), impensabili ai tempi in cui governava la Democrazia cristiana.Semplificando molto, ciò è dovuto a due fattori fra loro concatenati. L’inadeguatezza dell’attuale classe dirigente e la sua convinzione che sviolinando la Chiesa e i suoi rappresentanti si ottengano vantaggi elettorali. E’ un calcolo completamente sbagliato. La Chiesa non ha più alcuna presa reale su un mondo completamente desacralizzato come quello moderno e occidentale. E proprio Wojtyla ha pesanti responsabilità in questa caduta del messaggio spirituale della Chiesa. Ne citerò solo una. Col suo uso a tappeto e narcisistico dei mezzi della modernità (Tv, jet, viaggi spettacolari, creazione di ‘eventi’, gesti pubblicitari, lquote papamobile’, papaboys, e addirittura partecipazione alle trasmissioni di Bruno Vespa) ha finito per confondersi con essa e col mondo. Per cui ha goduto di una enorme popolarità mediatica, ma è stato popolare come può esserlo una grande pop-star, un Elton John un Bruce Springteen, ma dal punto di vista spirituale la sua parola ha il peso di quella di una pop-star o poco più.Lo si è visto, in modo clamoroso, nella vicenda irachena, quando Wojtyla tuonò più volte contro quella guerra ma ciò non impedì al cattolicissimo Aznar di parteciparvi (è toccato al socialista Zapatero rimediare). Ai suoi funerali c’era una folla immensa, soprattutto giovani, ma se si entra un pomeriggio in una chiesa italiana si trovano solo quattro vecchiette, terrorizzate dalla morte, ma di quei giovani non c’è traccia. Per cui corteggiare la Chiesa a danno dello Stato, oltre che un delitto contro la sua costituzionale laicità è un errore di calcolo. Infine trovo curiosoche noi ci si stia teocratizzando proprio nel momento in cui a suon di bombe, muoviamo guerra alle teocrazie islamiche colpevoli di non essere democrazie.


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