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    Post Chi Era Simon Wiesenthal ?

    Gian Franco SPOTTI


    Mentre manca tutt'ora la prova "fisica" del presunto
    sterminio di
    massa commesso dai nazisti, viene dato ampio credito
    ai "sopravissuti dell'Olocausto" in qualità di testimoni
    oculari, un
    credito che tuttavia è malriposto.

    Uno dei più famosi sopravissuti della Shoah è Szymon
    (Simon)
    Wiesenthal, ebreo, nato il 31 Dicembre 1908 a Buczacz (ora
    Buchach,
    in Ucraina) a quel tempo città della provincia
    austro-ungarica della
    Galizia. Il padre era un ricco commerciante all'ingrosso di
    zucchero.

    Wiesenthal dopo essere stato internato nel campo austriaco
    di
    Mauthausen, dedicò la sua vita a dare la caccia agli ex
    nazisti in
    tutto il mondo.

    Da questi prende il nome un'organizzazione internazionale
    (Centro
    Wiesenthal) con sede a Los Angeles, mirante a tutelare e a
    monitorare gli interessi ebraici, nonché a promuovere la
    propaganda
    dello sterminio di massa.



    Su Wiesenthal c'è un episodio poco conosciuto: nel 1946 fu
    pubblicato il suo libro di memorie dal titolo " KZ
    Mauthausen, Bild
    und Wort " (Campo di Concentramento di Mauthausen, foto e
    racconti)
    il quale contiene una delle più clamorose falsificazioni di
    tutti i
    racconti sull'Olocausto.

    Wiesenthal illustrò il suo libro con disegni che si suppone
    lui fece
    quando era a Mauthausen o provenienti da ricordi postumi.
    Uno dei
    disegni più noti del suo libro rappresenta tre ebrei, nel
    loro
    pigiama a strisce, legati ad un palo e fucilati dai
    nazisti. Il
    disegno, in basso a sinistra, porta la sua firma.

    Sebbene Wiesenthal descrivesse l'episodio come avvenuto a
    Mauthausen, in verità non fece altro che scopiazzare una
    serie di
    foto apparse sulla rivista americana LIFE del Giugno 1945.

    Le fotografie illustravano soldati tedeschi catturati
    durante la
    Battaglia delle Ardenne, travestiti da soldati americani e
    fucilati
    da un plotone di esecuzione americano.

    Wiesenthal copiò il suo disegno dei " tre ebrei fucilati "
    da una
    stampa fotografica di LIFE che mostrava invece tre tedeschi
    fucilati
    dagli americani.

    Una vera e propria impostura! Le foto ed il disegno sono
    entrambi
    disponibili sul sito:

    http://www.stormfront.org/whitehistory/wiesenthal.htm



    A parte questo "dettaglio", non è ben chiaro, a tutt'oggi,
    cosa fece
    Wiesenthal durante gli anni dell'occupazione tedesca.

    Ad esempio: egli diede tre versioni diverse in tre
    occasioni
    altrettanto diverse circa la sua professione durante il
    tempo di
    guerra.



    PRIMA VERSIONE

    Interrogazione sotto giuramento il 27 e 28 Maggio 1948,
    durante una
    sessione inquisitoria, condotta da Curt Ponger , ufficiale
    americano
    della Commissione Crimini di Guerra di Norimberga,
    Interrogazione N°
    2820, pratica presso il National Archives di Washington,
    DC, "Atti
    degli Interrogatori nei Processi per Crimi di Guerra di
    Norimberga
    1946-1949", Gruppo Atti 238, microfilm M-1019, rullino 79,
    sequenze
    460-469 e 470-476.

    Wiesenthal dichiarò che fra il 1939 e il 1941 era un
    ingegnere-capo
    sovietico che lavorò a Leopoli e a Odessa.



    SECONDA VERSIONE

    Nel gennaio 1949, nell'ambito di una "richiesta di
    assistenza" del
    Comitato Internazionale dei Rifugiati in Austria, disse che
    dal
    Dicembre 1939 all'Aprile 1940 lavorò come architetto nel
    porto di
    Odessa sul Mar Nero.



    TERZA VERSIONE

    Nella sua autobiografia " The Murderers Among Us " (Gli
    assassini
    fra di noi ), edito da Joseph Wechsberg (New York: McGraw
    Hill,
    1967) a pagina 27 disse che tra la metà del Settembre 1939
    al
    Giugno 1941 lavorò nella città di Leopoli (allora
    sovietica) come
    meccanico in una fabbrica di molle per letti.



    Dopo che le truppe tedesche presero il controllo della
    Galizia, nel
    Giugno 1941, Wiesenthal fu internato nel campo di Janowska
    (vicino a
    Leopoli), dal quale fu trasferito alcuni mesi dopo per
    andare in un
    campo per addetti ai lavori di riparazione della Ostbahn
    (Ferrovia
    dell'Est) nella Polonia occupata dai tedeschi.

    Nella sua autobiografia Wiesenthal affermò di aver
    lavorato come
    tecnico, che era trattato bene e che il suo superiore, che

    era "segretamente anti-nazista" gli permise perfino di
    possere due
    pistole!

    Wiesenthal aveva il suo ufficio in una "piccola casetta di
    legno",
    godeva di "una relativa libertà e gli era concesso di
    passeggiare in
    tutti i cantieri".



    Il periodo più oscuro di Wiesenthal fu quello dall'Ottobre
    1943 al
    Giugno 1944. Durante l'interrogatorio, sotto giuramento,
    nel 1948,
    egli affermò che si unì ad un gruppo partigiano, dal 6
    Ottobre 1943
    fino al Febbraio del 1944. Egli disse di aver portato i
    gradi di
    tenente e quelli di maggiore e che era responsabile per la
    costruzione di bunker e linee di fortificazione.

    Sebbene non lo abbia esplicitamente confermato, avrebbe
    dato da
    intendere che il (presunto) gruppo partigiano fosse la
    ARMIA LUDOWA
    (Armata Popolare), forza armata comunista polacca, creata e

    controllata dai sovietici.

    Il 13 Giugno 1944 la sua unità viene catturata dalla
    polizia
    militare tedesca (e sebbene i partigiani ebrei trovati
    nascosti
    venivano spesso passati per le armi, egli fu, in qualche
    modo
    risparmiato).

    Disse di essere fuggito dalla prigionia agli inizi di
    Ottobre 1943 e
    che poi " combattè contro i tedeschi come partigiano nella
    foresta "
    per diversi mesi, fino al Marzo 1944, dopodiché si nascose
    a Leopoli
    fino al Giugno del 1944.

    Nella sua autobiografia del 1967 Wiesenthal raccontò tutta
    un'altra
    storia. Afferma che, dopo essere fuggito dal cantiere
    ferroviario
    della Ostbahn il 2 Ottobre 1943, visse nascondendosi in
    varie case
    di amici fino al 13 Giugno 1944, quando fu scoperto dalla
    polizia
    tedesca e polacca e rimandato in un campo di
    concentramento. Non fa
    alcun riferimento alla benché minima appartenenza a gruppi
    partigiani.



    Tuttavia, sia nell'interrogatorio del 1948 che
    nell'autobiografia
    del 1967, una cosa combacia, cioè il suo tentato suicidio
    il 15
    Giugno 1944 tagliandosi i polsi. Incredibilmente fu salvato
    dalla
    morte dai medici delle SS tedesche e ricoverato in un
    ospedale
    delle SS. Rimase al campo di concentramento di Leopoli "con
    doppia
    razione di cibo" per qualche tempo e poi, sempre secondo la
    sua
    autobiografia, fu trasferito in vari campi di lavoro. Fu
    liberato a
    Mauthausen (vicino a Linz in Austria) dalle forze americane
    il 5
    Maggio 1945.



    Insomma, Wiesenthal si è forse inventato un passato da
    eroico
    partigiano? Oppure ha tentato in seguito di eludere il suo
    passato
    da combattente comunista? Oppure la verità è ancora diversa
    e,
    forse, troppo vergognosa da raccontarla?



    Il 10 Novembre 1975, l'allora cancelliere federale
    austriaco, il
    socialista Bruno Kreisky (di lontane origini ebraiche), in
    un
    intervista rilasciata a giornalisti stranieri, pubblicata
    dalla
    rivista PROFIL N° 47 del 18 Novembre 1975 a pag 16, 22 e
    23, accusò
    Wiesenthal di usare "metodi mafiosi", rifiutò la sua
    pretesa "autorità morale" ed asserì che fosse un agente dei
    nazisti.

    Qui di seguito sono riportate alcune sue dichiarazioni:



    " conosco il Sig. Wiesenthal solo dai rapporti segreti e
    non sono
    per niente buoni. Dico questo in qualità di Cancelliere
    Federale. E
    dico anche che Wiesenthal aveva un rapporto con la Gestapo
    diverso
    dal mio. Ciò può essere provato.

    Qualsiasi altra cosa io possa dire in proposito, la dirò
    solo
    davanti ad una corte di tribunale.

    Il mio rapporto con la Gestapo è incontestabile. Fui loro
    prigioniero e da loro fui interrogato.

    I suoi rapporti erano diversi. Questo è quello che dico e
    che un
    giorno si saprà. Ciò che ho detto è già abbastanza
    negativo.

    Ma egli non può discolparsi accusando me di diffamare il
    suo onore a
    mezzo stampa, come vorrebbe che facessi. Non è così
    semplice in
    quanto ciò comporterebbe un eclatante caso legale.

    Un uomo come quello non ha il diritto di pretendere di
    elevarsi ad
    autorità morale. Questo è quanto sostengo. Affermo che il
    Sig.
    Wiesenthal ha vissuto a quel tempo nella sfera di influenza
    nazista
    senza essere perseguitato. Ci siamo? Ed ha vissuto
    liberamente senza
    problemi. E' chiaro? E voi forse tutti sapete che,
    all'epoca, non si
    potevano correre rischi.

    Non era un "sottomarino" che si immergeva e riemergeva di
    tanto in
    tanto, non ne aveva bisogno.

    Penso di aver detto abbastanza. Non aveva bisogno di essere
    un
    agente diretto della Gestapo. Vi erano molti altri
    incarichi! "



    Wiesenthal fece circolare una delle più truculente storie
    olocaustiche: l'accusa ai tedeschi di aver fabbricato
    sapone con i
    corpi degli ebrei uccisi.

    Egli raccontò che la sigla riportata all'esterno dei pani
    di
    sapone " RIF ", stesse ad indicare "Rein Judisches Fett"
    (vero
    grasso ebraico). In realtà la sigla stava per: Reichsstelle
    fuer
    Industrielle Fettversorgung (Centro Nazionale
    Approvvigionamento
    Grassi Industriali).

    La storia del sapone, così come quella dei paralumi fatti
    con pelle
    di ebrei (in verità era pelle di capra) e delle teste
    mummificate di
    ebrei (in verità provenienti da un museo antropologico
    tedesco in
    Sud America e che portavano ancora il numero di
    inventario), oggi
    non fanno più parte degli strumenti accusatori nei
    confronti del
    nazionalsocialismo. Gli storici ufficiali "di regime" e lo
    stesso
    mondo ebraico hanno da tempo smentito ogni accusa basata su

    queste "prove", ritenendole a tutti gli effetti false.



    La fervida immaginazione di Wiesenthal non si limita solo
    alla
    storia del 20° Secolo. Nel suo libro del 1973 " Sails of
    Hope " (le
    vele della speranza), sostenne che Cristoforo Colombo era
    segretamente un ebreo e che nel suo famoso viaggio verso le
    Indie
    del 1492 era alla ricerca di una nuova patria per gli ebrei
    europei.



    Uno dei casi più eclatanti di Wiesenthal fu quando, in una
    lettera
    del 10 Dicembre 1974, accusò un residente di Chicago, Frank
    Walus,
    di aver consegnato ebrei alla Gestapo durante la guerra.

    Sette anni dopo, Frank Walus, riuscì a dimostrare, dopo
    un'estenuante lotta legale, che colui che fu accusato di
    essere " il
    macellaio di Kielce " non era mai stato in Polonia ma
    trascorse gli
    anni della guerra come tranquillo agricoltore in Germania.

    Fu prosciolto da ogni accusa.

    Il Washington Post del 10 Maggio 1981, a pag. B5 e B8
    scriveva:



    " nel gennaio 1977 il governo americano accusò un cittadino
    di
    Chicago, con il nome di Frank Walus, di aver commesso
    atrocità in
    Polonia durante l'ultima guerra. Negli anni seguenti,
    questo operaio
    in pensione finì nei debiti per un prestito di 60.000
    Dollari
    necessari alla propria difesa.

    Se ne stava seduto in un aula di tribunale mentre 11 ebrei,

    sopravissuti all'occupazione nazista in Polonia,
    testimoniarono di
    averlo visto uccidere un'anziana, una giovane donna, dei
    bambini, un
    gobbo e altre persone. Prove schiaccianti evidenziano che
    Walus non
    era un criminale di guerra nazista e che durante la Seconda
    Guerra
    Mondiale non si trovava nemmeno in Polonia. "



    Qualcosa di preciso tuttavia Wiesenthal lo ha detto.
    Nell'Aprile
    1975 egli affermò a pagina 5 di una lettera inviata al
    periodico
    britannico " Books and Bookmen " che " non c'erano campi di

    sterminio sul suolo tedesco ". Egli ha quindi semplicemente

    affermato che quanto sostenuto dal Tribunale di Norimberga
    circa i
    campi di sterminio di Buchenwald, Dachau ecc., non era
    vero.

    Più tardi, in modo menzognero, egli smentì tale
    affermazione in una
    lettera del 12 Maggio 1986 indirizzata a Prod. John Gorge
    della
    Central State University di Edmond in Oklahoma, asserendo:
    " non ho
    mai detto che non c'erano campi di sterminio in territorio
    tedesco.
    Questa notizia è falsa. Non avrei mai potuto dire una cosa
    simile! "



    Del resto, lo stesso Dr. Martin Broszat, il 19 Agosto 1960,
    nel
    settimanale di Amburgo DIE ZEIT, col titolo " keine
    Vergasung in
    Dachau " (nessuna gassazione a Dachau), pubblicato anche
    nella
    versione americana del 26 Agosto 1960 (pag. 14), ebbe a
    dire:



    " né a Dachau, né a Bergen-Belsen, né a Buchenwald furono
    gassati
    ebrei o altri prigionieri. La camera a gas di Dachau non fu
    mai
    completata e nemmeno "attivata". Centinaia di migliaia di
    prigionieri che perirono a Dachau e in altri campi del
    Vecchio Reich
    (cioè nella Germania con i confini del 1937) furono vittime
    di
    catastrofiche condizioni igieniche e mancanza di
    approvvigionamenti,
    secondo le statistiche ufficiali delle SS durante i 12 mesi
    che
    vanno dal Luglio 1942 al Giugno 1943 "



    Il Dr. Martin Broszat scriveva a nome del prestigioso
    Istituto di
    Storia Contemporanea. E' stato anche direttore del Centro
    Ricerche e
    Archivio, con sede a Monaco e finanziato dai contribuenti
    tedeschi.



    Tuttavia Wiesenthal non era il solo "testimone" di
    avvenimenti
    fantasiosi e si trovava in buona compagnia.

    Citandone uno (per mancanza di tempo e spazio), si può
    parlare di
    Rudolf Vrba, "testimone oculare", il quale nel 1985 era
    assistente
    alla Canadian University della British Columbia.

    La sua testimonianza è stata la base di tutte, o quasi, le
    descrizioni delle camere a gas di Auschwitz, essendo egli
    stato
    internato in questo campo.

    Tuttavia, nel 1985, in occasione di un processo al
    revisionista
    tedesco-canadese Ernst Zuendel, a Toronto, Vrba testimoniò
    che il
    suo libro " I CANNOT FORGIVE " (non posso perdonare),
    contenente
    tutti i suoi racconti da testimone oculare, altro non era
    che una "
    descrizione artistica " e che lui stesso non era mai stato
    testimone
    di nessuna gassazione.

    Il quotidiano canadese TORONTO STAR, il 24 Gennaio 1985,
    titolava:



    " il libro era una descrizione artistica. Il sopravissuto
    non vide
    mai morti gassati "



    Incalzato dalle domande, Vrba ammise di non aver visto mai
    nessuno
    venire gassato e che il suo libro su Auschwitz-Birkenau era
    soltanto
    una " descrizione artistica e non un documento per un
    tribunale ".
    Vrba disse al processo che le sue descrizioni e i suoi
    disegni sul
    crematorio di Auschwitz e delle camere a gas erano basate
    su " ciò
    che sentì che sarebbe potuto essere ".

    Disse che i suoi disegni del 1944 sulla configurazione del
    campo di
    Auschwitz erano inesatti.

    Vrba che scappò dal campo in Polonia nel 1944, insisteva
    nell'asserire che fino a quel momento vi sarebbero state ad

    Auschwitz la bellezza di 1.765.000 vittime (con un margine
    di errore
    del 10% !).



    TRATTO DA: IHR – INSTITUTE FOR HISTORICAL REVIEW (USA)



    Questa è solo la punta di un iceberg. I ricercatori e gli
    scrittori
    storici non in sintonia con la storiografia ufficiale
    straripano di
    documentazioni originali dell'epoca e prove che
    letteralmente
    ribaltano la Storia di quel periodo ed i suoi avvenimenti.

    Anziché rimbecillire il popolino dell'italietta serva ed
    intossicata
    da veline, Miss Italia, MTV, Celentano , De Filippi e
    cialtronerie
    che portano al nichilismo, quando avremo il piacere di
    vedere un
    serio dibattito a 360° su media televisivi e della carta
    stampata
    che vede le due tesi confrontarsi a tavolino senza timori e
    senza lo
    spauracchio di leggi liberticide emesse "ad hoc" che
    impediscono di
    dibattere in modo critico, e con prove alla mano, sul Dogma

    olocaustico del XX° Secolo ?



    Quando nei confronti di un imputato, che fino a quel
    momento è
    considerato colpevole, emergono prove che lo scagionano,
    queste
    vengono messe agli atti processuali e inoltrate al giudice
    affinché
    venga dichiarato l'innocenza dell'imputato stesso. Come
    mai, in
    questo caso, non vale la stessa regola ?
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Che fantasia, il Cacciatore...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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