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Discussione: La Voce Delle Piante

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    Predefinito La Voce Delle Piante

    LA VOCE DELLE PIANTE
    di Fabrizio Ferretti

    Secondo diverse correnti esoteriche, le piante posseggono un corpo fisico e un corpo eterico, ovvero il veicolo del prana o soffio vitale, mentre sarebbero prive, singolarmente, di corpo astrale, ossia di emozioni che apparterrebbero invece alla specie pianta nella sua complessità. È comunque accettato che la pianta possegga una sorta di emozione complessiva e comprensiva con le altre piante di qualsiasi specie si tratti; la scienza ufficiale, invece, nega loro questa caratteristica. Qualcuno però, anche tra scienziati e ricercatori, armato di fede e di sensibilità, ha voluto provare che anche le piante, facendo parte del microcosmo e sottostando alle nostre stesse leggi universali, sono in grado di provare emozioni.
    I primi esperimenti(1) con carattere di scientificità e riproducibilità sull'attività emotiva delle piante iniziarono nel 1966 a New York ad opera di Cleve Backster, uno dei massimi esperti a livello internazionale sulla tecnica d'utilizzo della macchina della verità, tecnica che lui insegnava alla scuola di poligrafia a poliziotti e agenti di pubblica sicurezza. D'impulso decise di applicare gli elettrodi di uno dei suoi detector ad una foglia di Dracaena massangeana che teneva nel suo ufficio: era curioso di vedere come la pianta avrebbe reagito all'annaffiatura. Una volta assorbita l'acqua, la pianta fece sorprendentemente registrare al galvanometro una discesa della lancetta anziché una salita come Backster avrebbe supposto, a causa della maggiore resistenza elettrica che si veniva a creare in virtù dell'acqua. Incuriosito da questo fenomeno inatteso, Backster decise allora di bruciare la foglia. Nell'istante in cui la semplice immagine della fiamma balenò nella sua mente, si assistette ad un deciso cambiamento del segnale.
    Da quel momento in poi furono testate più di venticinque varietà di piante tra cui lattuga, cipolle, arance e banane in diverse zone del paese, ottenendo analo hi risultati. Le piante non reagivano soltanto a minacce dirette ma anche non formulate, come l'apparizione nella stanza di un cane o di persone non
    desiderate. Backster seppe dimostrare a un gruppo di Yale che il movimento di un ragno nella stessa stanza dove ci fosse una pianta collegata ai suoi macchinari, poteva causare sensibilissimi cambiamenti nelle registrazioni ancor prima che qualcuno facesse uscire il ragno dalla stanza.
    Sembrava, dice Backster, che le decisioni del ragno di scappare fossero captate dalla pianta causando una reazione fogliare. Si dimostrò anche come in normali circostanze le piante possano essere sintonizzate l'una all'altra e lo siano anche con vite animali e umane che stiano loro intorno.
    Questo fenomeno fu dimostrato quando una fisiologa canadese si recò da Backster per constatare di persona e studiare la reazione delle sue piante. Le piante non diedero alcuna risposta. Backster controllò allora il poligrafo che era perfettamente funzionante, e finalmente, dopo ripetuti esperimenti, le piante emisero i segnali sperati. Backster non riusciva a spiegarsi come i tempi di reazione delle piante fossero così lunghi e chiese alla sua ospite se avesse mai utilizzato nel suo lavoro piante malate o in qualche modo danneggiate. La risposta della fisiologa fu affermativa: asserì di distruggere le piante con cui lavorava, arrostendole, per ottenere così una polvere utile alle sue analisi di laboratorio. Quando la fisiologa se ne andò le piante risposero nuovamente agli stimoli: quella donna doveva esser loro oltremodo antipatica!
    Per dimostrare che piante e singole cellule captano segnali attraverso mezzi non chiari di comunicazione, Backster organizzò un test per un giornalista che avrebbe dovuto redigere un articolo su un importante giornale statunitense. Appese un galvanometro al suo Philodendron cordatum e poi si rivolse al giornalista come se fosse lui ad essere sottoposto alla macchina della verità e lo interrogò sul suo anno di nascita. Backster nominava volta per volta un anno compreso tra il 1925 e il 1931 a
    cui il reporter doveva sempre rispondere negativamente. Alla risposta negativa dell'anno reale di nascita del reporter, la pianta reagì in modo che il pennino della macchina segnò sulla carta un grande ghirigoro. Lo stesso esperimento fu poi riprodotto da un professore in psichiatria, il dottor Aristide H. Esser, direttore del Rockland State Hospital di Orangeburg, New York.
    Molto interessante si rivelò un esperimento effettuato per verificare se le piante posseggano o meno una sorta di memoria. Si procedette a un vero e proprio "riconoscimento all'americana" in cui il testimone fosse una pianta. Uno fra sei volontari allievi di Backster avrebbe dovuto sradicare e distruggere una delle due piante poste in una stanza. Il killer doveva commettere il crimine in segreto così che né Backster né gli altri studenti sapessero gli uni degli altri: solo la seconda pianta doveva essere il testimone del "planticidio". Applicando gli elettrodi alla pianta sopravvissuta e facendo sfilare gli studenti, Backster scoprì il colpevole in quanto la pianta lo "riconobbe". Come gli animali, anche le piante sembrano essere molto legate e in sintonia con il loro padrone. Durante una serie di esperimenti Backster osservò come una speciale comunione o legame di affinità sembrava essersi creato tra la pianta e il suo padrone. Con l'uso di cronometri sincronizzati poté notare che le sue piante continuavano a reagire al suo pensiero e indipendentemente dalla distanza: dalla stanza accanto, dall'ingresso al piano di sotto, persino da edifici parecchio lontano. Tornando dal New Jersey, Backster stabilì che le sue piante avevano mostrato segnali positivi e chiari di risposta nel momento preciso in cui lui aveva deciso di rientrare a New York. Una volta sintonizzate con una persona, le piante sembrano poter mantenere un legame con quella persona anche tra migliaia di altre; nonostante fosse mescolato alla folla durante una festa di Capodanno, Backster notò che le sue piante reagivano alle sue specifiche emozioni.
    Le foglie di Philodendron cordatum furono utilizzate anche per dimostrare che le piante reagiscono indistintamente quando avvertono la presenza di viventi o tessuti viventi che stanno per morire. Il taglio accidentale di un dito di Backster e i gamberi immersi nell'acqua bollente per la cottura provocano una evidente variazione nel poligrafico: la dimostrazione scientifica di un assioma secondo il quale siamo un tutt'uno con l'Universo, minerali, piante, animali e esseri umani.
    A questo punto Backster cercò di capire quale tipo di energia fosse in grado di trasferire i pensieri dell'uomo alla pianta. Provò allora a porre una pianta schermandola in una gabbia elettrostatica di Faraday e in un contenitore di piombo. Non fu rilevato alcun mezzo che impedisse alla pianta di captare il pensiero dell'uomo e quindi Backster concluse che l'onda, di qualunque origine fosse, doveva agire oltre lo spettro elettromagnetico.
    Gli esperimenti di Backster furono ripresi e ampliati verso la fine degli anni Sessanta da Vogel, un chimico ricercatore presso l'IBM. Vogel iniziò gli studi sulle piante utilizzando uno"psicoanalizzatore", nel tentativo di verificare se le piante provano emozioni e soprattutto quanto il pensiero positivo dell'uomo influenzi la vita della pianta che cura.
    Chiese aiuto ad una amica sensitiva, Vivian Wiley, che colse due foglie di Sassifraga e ne dispose una sul comodino vicino al letto e l'altra in salotto con la precisa intenzione di desiderare intensamente che quella sul comodino continuasse a vivere trascurando l'altra. Un mese dopo chiamò Vogel per dirgli di venire a fotografare le foglie. La foglia a cui aveva rivolto pensieri positivi era ancora viva e verde, come quando la colse. Durante una conferenza Vogel, confermando quanto detto
    prima sulla rete di relazioni che esiste tra i regni di natura, disse che "l'uomo comunica con il mondo vegetale e che le piante sono esseri viventi che irradiano energia e forze benefiche per l'uomo [..] alimentano il campo d'energia dell'uomo, che a sua volta rigenera energia alla pianta. Questa sarebbe una Energia Cosmica o Forza tritale che circonda tutte le cose viventi ed è tra queste condivisa'- ".
    Gli studi di Vogel furono proseguiti da due giovani psicologi californiani appassionati studiosi di filosofia indù. Già sul finire dell'Ottocento in India, Sir Jagadis Chandra Bose conduceva esperimenti sulle onde hertziane e sulle proprietà dei metalli e delle piante. Bose ebbe a dire durante una conferenza di "aver compreso per la prima volta ciò che dicevano i suoi antenati in riva al Gange ovvero: «A coloro i quali, in tutte le mutevoli sfaccettature di questo Universo, non ne vedono che uno solo, appartiene la Verità Eterna, e a nessun altro...» "(3).
    I due californiani, allora, già addentro alle teorie induiste sull'universo, non faticarono a lavorare in questo senso sulle piante e arrivarono persino a supporre l'esistenza di un rudimentale sistema nervoso nelle foglie di Philodendron edera a causa delle evidenti variazioni di potenziale elettrico esistente tra le cellule.
    Sauvin, dopo Backster, andò oltre e progettò un complesso sistema attraverso il quale le piante potevano fungere da tramite con il loro padrone che, col solo pensiero, avrebbe trasmesso loro l'impulso affinché, grazie a congegni sensitivi, esse avrebbero potuto aprire le porte del garage di casa o anche mettere in moto l'auto per riscaldare il motore mentre il padrone faceva colazione. Un sistema fonico che collegava Sauvin ad una pianta a diversi chilometri di distanza, faceva registrare un picco nel momento in cui Sauvin si tagliava o si colpiva ledendo tessuti viventi o anche quando raggiungeva l'orgasmo durante un rapporto sessuale.
    Il potere delle piante di captare segnali e onde, sicuramente affascinante per qualunque scienziato o ricercatore, venne studiato con risultati sorprendenti nell'ottobre 1971 da L. George Lawrence. Egli prese in considerazione per il suo studio alcune specie di cactus, iucca selvatici e querce in zone - come parchi naturali o deserti - incontaminate da frequenze elettromagnetiche; non ritenne necessario collegare le piante testate nel deserto, in quanto a suo parere sufficientemente lontane da non essere influenzate le une con le altre. Diresse un tubo senza lenti verso una pianta "bersaglio" e con l'ausilio di tessuto vegetale contenuto in una gabbia
    Su una foglia di Dracaena massangeana (nella foto) Cleve Backster applicò gli elettrodi di uno dei suoi detector per studiarne le reazioni di Faraday, che costituiva una sorta di catalizzatore, riuscì ad ottenere dei segnali sonori che indicavano la presenza di collegamento tra le piante.
    Durante una pausa si fermò e appoggiò inconsciamente il tubo in modo che fosse diretto verso il cielo: si udirono per molto tempo dei segnali a impulsi e capì che questi provenivano dallo spazio cosmico. Mise a punto questo sistema, e nell'aprile del 1972 nel deserto di Mojave, puntò il tubo verso la costellazione dell'Orsa Maggiore e azionò sonoro. Dopo novanta minuti di attività l'apparecchiatura captò un segnale che proveniva da un unico punto del cielo. Lawrence concluse quindi che "si possono
    osservare chiare successioni di segnali di comunicazione interstellari di origine e destinazi ignote. Poiché l'intercettamento è avvenuto mediante sensori biologici, dobbiamo presuporre una trasmissione di segnali di tipo biologico(4). Comunque sia, i segnali si trovavano al di fuori del normale spettro elettromagnetico, confermando così le ipotesi di Backs
    Nel 1970 iniziarono ufficialmente Unione Sovietica esperimenti sulle propri sensitive delle piante. Un giornalista della Pravda, V. Chertkov, affermò di aver assistito ad una sorta di grido di dolore di un seme d'orzo immerso nell'acqua bollente per cottura presso l'Accademia di Scienze Agricole Timiryazev a Mosca. Uno strumento sensibilissimo registrava l'agonia dell'orzo con segni caratteristici. Un altro giornalista, questa volta della Izvestia - intervi Karamanov, un ricercatore, il quale scoprì: che una pianta di fagioli poteva in certi casi diventare "razionale" comunicando, attraverso verso particolari macchinari, i suoi bisogni di luce, acqua e nutrimento. L’acqua che veniva fornita anche in quantità superiore necessario, era sapientemente razionata da pianta stessa.
    Le ricerche sovietiche ispirarono gli studi di L. George Lawrence sulle potenzialità della biocomunicazione - nonostante questo studio fosse stato rifiutato dagli accademici ufficiali statunitensi - e quelle del professor Otto Rahn, batteriologo alla Corra University. Quest'ultimo scoprì che quando un suo collaboratore addetto alle piante da esame si ammalava, queste reagivano anche a distanza, ma in quale modo reagissero non era chiaro. La soluzione stava nel considerare la presenza di radiazioni emesse dall'organismo dell'addetto che le piante riuscivano a captare. Scrisse queste sue considerazioni nel libro Invisible radiation of organism, che fir completamente ignorato dalla comunità scientifica.
    Questa teoria radionica si pone come prosecuzione degli esperimenti effettuati anni prima dai coniugi De La Warr: George, ingegnere civile e la moglie, entrambi dotati di poteri psichici. Essi potevano influire sullo sviluppo e sulla guarigione delle piante malate o malnutrite, concentrando energia radionica su di esse mediante un sistema di lenti. Ma non solo: la cosa più importante fu la scoperta che la mente umana poteva influire sulla formazione delle cellule, come mostrò un esperimento sui semi di avena. Questi semi farono suddivisi in due gruppi: entrambi i gruppi furono nutriti con concime inerte ovvero non trattato radionicamente; gli assistenti che provvedevano al nutrimento erano però convinti che ad un gruppo fosse somministrato concime "trattato". Il semplice pensiero degli assistenti concentrati sul fatto di dare alle piante concime radionico, fece sì che quel gruppo crescesse più in fretta dell'altro.
    Davvero interessanti sono le considerazioni sui rapporti fra la crescita delle piante e la musica. Suscitarono molto scalpore gli esperimenti della signora Rettallack di Denver e del professor Broman. Le piante, in particolare le calendule, ma anche petunie e melopoponi, alle quali veniva fatta ascoltare musica rock, presentavano una crescita rallentata quando addirittura non morivano (); al contrario, se la musica era classica (Mozart, Haydn, Brahms, Schubert) crescevano meglio, più rapidamente e spesso si orientavano verso l'altoparlante da cui proveniva la musica.
    La signora Rettallack cercò di fornire un supporto filosofico alle scoperte che stava compiendo e trovò qualche risposta sfogliando il famoso Libro dei segreti di Enoch dove si legge che ogni cosa nell'u niverso, in cielo e in terra, ha un suo spirito o angelo individuale. Inoltre scoprì che i faraoni dell'antico Egitto avevano associato ad ognuno dei sette pianeti allora conosciuti uno dei sette suoni sacri, per consentire di trasmettere la loro potenza tramite le divinità planetarie patrone dei pianeti agli uomini che li adoravano.
    Anche Omraam MikhA Aivanhov scrive che "ad ogni pianeta sono collegate entità vive ed intelligenti, per cui ogni ora che passa porta con sé delle creature invisibili che operano sulle piante, sui minerali, sugli animali e sugli esseri umani e, poiché a ogni pianeta è collegato non soltanto un colore ma anche un determinato suono, la sinfonia dei suoni varia a seconda delle ore della giornata a causa della successione delle entità preposte ogni pianeta`.
    È quella che viene denominata musica delle sfere, di cui parla anche Dante Alighieri nella Comrnedia (6). Questo concetto era ben chiaro a musicisti "spirituali" come ad esempio Alexander Scriabin che volle creare una sorta di ponte tra gli uomini e i Deva o entità angeliche attraverso la musica.
    E anche il segreto di come sia nato e si sia sviluppato il villaggio di Findhorn in Scozia. I fondatori del villaggio, i coniugi Caddy, riuscirono infatti a creare un paradiso terrestre in un luogo arido, battuto dal vento e praticamente disabitato, non solo grazie alle cure assidue che dedicarono alle piante e all'orto, ai pregi del concime organico e del letame, ma anche grazie alla loro capacità di comunicare con quelle entità angeliche che controllano gli spiriti di natura, i quali a loro volta presiedono alla crescita delle piante. Queste entità seppero ben consigliare la moglie di Peter Caddy, Eileen (il cui nome spirituale era Elixir), e soprattutto Dorothy McLean (il cui nome spirituale era Divina). D'altro canto sappiamo che Rudolf Steiner, il fondatore dell'Antroposofia, basò le sue considerazioni sulla agricoltura biodinamica proprio su queste conoscenze occulte.
    Le piante, quindi, con il loro mondo proteso verso l'infinito, costituiscono potenzialmente un mezzo potentissimo di relazione con l'uomo e con le entità superiori.
    Loro ci ascoltano, ascoltiamole anche noi.

    1 Tompkins P, Iiird C., La gita segreta delle piante. Ed. Net, Milano 2002.
    2 Id., p. 47-48.
    3 Id, p95.
    4 Id, p60.

    AivanhoV O. M., I_o zodiaco, chiave della vita e dell'universo. Ed.
    Prosvcra, 1991.
    " Dante Alighieri, COMMEDIA, (Par. I, 76-81).


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  2. #2
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    Predefinito Re: La Voce Delle Piante

    In Origine Postato da Yggdrasill


    Davvero interessanti sono le considerazioni sui rapporti fra la crescita delle piante e la musica. Suscitarono molto scalpore gli esperimenti della signora Rettallack di Denver e del professor Broman. Le piante, in particolare le calendule, ma anche petunie e melopoponi, alle quali veniva fatta ascoltare musica rock, presentavano una crescita rallentata quando addirittura non morivano ()...
    ( )

    Non solo sembra che le piante siano sensibili alla musica, ma pare che addirittura producano esse stesse suoni e armonie. Almeno secondo l’associazione new age "Damanhur", che da anni studia la sensibilità vegetale. Fra i vari esperimenti, la realizzazione della musica delle piante.

    Le variazioni di conduttività della pianta, dovute a stati fisiologici ed "emozionali", vengono registrate tramite sensori posti sulle foglie, poi elaborate e convertite in note musicali secondo lo standard MIDI. Protagoniste le piante ad alto fusto, che realizzano veri e propri concerti.

    Clicca
    (occorre Real Player)

    ... per saperne di più...


  3. #3
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    Stupefacente.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  4. #4
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    Ma le piante parlano?


    Quella notte del 1966 Clee Backster, il più noto esperto di macchine della verità, aveva addestrato alcuni agenti di sicurezza al rilevamento delle menzogne. Ora se ne stava lì stanco e pensieroso nel suo appartamento in Times Square a New York. Spinto da un irrefrenabile impulso, decise a un tratto di applicare alcuni elettrodi della sua macchina della verità a una foglia di dracaena tropicale. In realtà voleva solo vedere se essa avrebbe reagito all'acqua versata sulle radici. Non appena la pianta ebbe assorbito il liquido, il galvanometro mostrò una reazione simile a quella di un uomo sottoposto a un piccolo stimolo emotivo. Stranissimo, si disse Backster ormai incuriosito. Sapeva anche che l'uomo lascia nella macchina tracce molto più evidenti delle proprie emozioni se in pericolo di vita. Decise perciò di immergere nel suo caffè bollente una qualsiasi foglia della dracaena. Questa volta nulla si mosse. Allora pensò di peggio: avrebbe bruciato la foglia dove stavano appesi gli elettrodi della macchina. E a quel punto successe l'inimmaginabile: non appena ebbe formulato nella sua testa questa intenzione e prima di muoversi per prendere il fiammifero, il disegno sul grafico ebbe un'impennata pazzesca.

    Era possibile che la pianta gli avesse letto nel pensiero?



    Immagine tratta dal sito http://utenti.lycos.it/mikaju

    Altri dopo di lui raccolsero nuovi dati per dimostrare questa intuizione. Pierre Paul Sauvin, un tecnico elettronico del New Jersey, scoprì che le piante reagiscono molto vivacemente alla morte di cellule viventi nell'ambiente in cui si trovano, in primis se cellule umane. Grandi contributi giunsero da Marcel Vogel, un chimico della California. Un giorno chiese a un amico scienziato di pensare con intensità al philodendron poco distante. La pianta di colpo diventò 'come morta'. Quando Vogel chiese a cosa l'amico avesse pensato, l'uomo gli rispose che aveva mentalmente paragonato la pianta al philodendron di casa sua, giudicando quest'ultimo molto più bello. La pianta di Vogel reagì 'dimostrandosi offesa' e rifiutandosi per tutto il giorno di dare segni di vita alle macchine. Poi 'tenne il broncio' per oltre quindici giorni.

    Altri studi ed esperimenti si aggiunsero dimostrando lo stesso: le piante sono sensibili ai pensieri e alle emozioni umane. Si deprimono vicino ad atteggiamenti violenti e cattivi, reagiscono positivamente ai sentimenti gioiosi. Quanto ci circonda è dunque ricco di vita e di personalità, per cui nulla di quel che facciamo o pensiamo può restare senza conseguenze. Non siamo soli e piccoli in questo Pianeta.
    Basta aprire gli occhi.

    Paola Fantin

    Dal sito http://www.sottocoperta.net/intro/video.asp - Pagina Web http://www.sottocoperta.net/itinerar...beri_nord2.htm - Copyright 2005

  5. #5
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    Predefinito Re: La Voce Delle Piante

    Carissima Ygg, per ragioni di uniformità grafica mi sono permesso di "centrare" il titolo e l'immagine del tuo intervento di apertura...

  6. #6
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    Predefinito

    ANCHE GLI ALBERI HANNO UN CERVELLO
    di Damiano Fedeli


    Le piante hanno una «testa pensante» con la quale comunicano, prendono decisioni, ricordano perfino. Alcuni ricercatori italiani sono stati tra i primi a scoprirlo.
    La prossima volta che vi capiterà di osservare un albero, o anche solo un cactus della terrazza, certo li guarderete con occhio diverso. Perché le piante, dalla quercia più imponente al fiore più esile, hanno una «testa pensante»: riflettono, si scambiano informazioni o avvertimenti, prendono decisioni. E il loro cervello segreto è nelle radici.
    Una verità che Charles Darwin aveva già sospettato e che viene confermata dalla scienza. Su ogni singola punta delle radici (il nome è apice radicale) c'è un gruppo di cellule che comunica usando neurotrasmettitori, proprio come i nostri neuroni; e queste cellule elaborano e rispondono alle informazioni che arrivano qui da tutta la pianta.
    Ciascun apice è autonomo, ma può anche coordinarsi con gli altri. Un vero e proprio cervello diffuso il cui funzionamento a rete ricorda quello di internet, e che permette agli alberi non solo di comunicare, ma persino di avere una memoria e una sorta di autocoscienza.
    La scoperta è di un gruppo di ricercatori delle Università di Firenze e di Bonn e rappresenta una svolta in ciò che finora si sapeva sui vegetali. È nata persino una nuova scienza, la neurobiologia vegetale, di cui si è tenuto di recente a Firenze il primo congresso internazionale.


    «Le ricerche degli ultimi quattro anni hanno portato prove che le piante si comportano come esseri intelligenti. Il rischio per noi è stato che si equivocasse una ricerca scientifica solida con credenze popolari che hanno diffuso una serie incredibile di sciocchezze» avverte Stefano Mancuso, del dipartimento di ortoflorofrutticoltura dell'Università di Firenze.
    «La neurobiologia vegetale è nata qui e all'Università di Bonn, con il team di Frantisek Baluska, dell'Istituto di botanica molecolare e cellulare. Abbiamo scoperto che in ciascun apice radicale c'è una zona, detta di transizione, le cui cellule hanno caratteristiche neuronali. Mettono cioè in atto una trasmissione sinaptica identica a quella dei tessuti neurali animali».
    L'impulso scorre nel cervello della pianta attraverso molecole, i neurotrasmettitori, molti dei quali sono gli stessi con cui comunicano i neuroni animali. «In questi apici troviamo glutammato, glicina, sinaptotagmina, gaba, acetilcolina. Ci siamo chiesti: che cosa ci stanno a fare, se le piante non hanno una trasmissione sinaptica?» racconta il ricercatore. Se era noto che i vegetali producono sostanze attive neurologicamente, come caffeina, teina o cannabina, la scoperta di neurotrasmettitori ha evidenziato l'attività neurale.

    «È tempo di dare il benvenuto alle piante nel novero degli organismi intelligenti» afferma Peter Barlow, della School of biological science dell'Università di Bonn. Una prova di “intelligenza vegetale”, del resto, è il comportamento in caso di difficoltà. Le piante agiscono infatti con lo stesso sistema prova-errore degli animali: davanti a un problema procedono per tentativi fino a trovare la soluzione ottimale di cui, poi, si ricordano quando si presenta una situazione simile.
    Se per esempio manca acqua, aumentano lo spessore dell'epidermide, ne chiudono le aperture, gli stomi, evitando la traspirazione. Riducono poi il numero di foglie aumentando quello delle radici per esplorare zone vicine.
    Viene da chiedersi, però, se non si tratti di stimoli puramente meccanici. «No, si tratta di un comportamento intelligente» sostiene Mancuso. «Se le radici dovessero solo trovare acqua, potrebbe essere automatico. Ma devono anche cercare ossigeno, nutrienti minerali, crescere secondo il senso della gravità, evitare attacchi.
    E valutare quindi contemporaneamente le comunicazioni chimiche che le piante si scambiano attraverso l'aria e la terra: messaggi sullo stato di salute o sui parassiti. Se sono attaccate da patogeni, comunicano alle simili della stessa specie con gas e sostanze volatili che c'è un pericolo, invitandole ad aumentare le difese immunitarie. I vegetali, così, dimostrano di essere anche sociali».

    Sociali ma non necessariamente socievoli. Essendo esseri territoriali, le piante si mandano segnali del tipo «qui ci sono io», emettendo sostanze disciolte nel terreno. Le radici intercettano le comunicazioni, capiscono se hanno vicino una pianta della stessa specie, e in tal caso la reazione è blanda, oppure se è un'avversaria, e allora diventano aggressive fino a lanciare sostanze velenose.

    Da www.panorama.it (30.09.05)


  7. #7
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    Predefinito Re: Re: La Voce Delle Piante

    In Origine Postato da Tomás de Torquemada
    Carissima Ygg, per ragioni di uniformità grafica mi sono permesso di "centrare" il titolo e l'immagine del tuo intervento di apertura...

    Ti ringrazio carissimo Tomàs, sei stato molto cortese

  8. #8
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    Predefinito

    In Origine Postato da Silvia


    Sociali ma non necessariamente socievoli. Essendo esseri territoriali, le piante si mandano segnali del tipo «qui ci sono io», emettendo sostanze disciolte nel terreno. Le radici intercettano le comunicazioni, capiscono se hanno vicino una pianta della stessa specie, e in tal caso la reazione è blanda, oppure se è un'avversaria, e allora diventano aggressive fino a lanciare sostanze velenose.

    Oibò, ma qui si parla di me.

    http://www.icnovellara.it/alberi/frassino.htm

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    Non solo sembra che le piante siano sensibili alla musica, ma pare che addirittura producano esse stesse suoni e armonie.
    Le piante "suonano" le loro melodie in relazione a ciò che captano dall'ambiente, anche se noi non siamo in grado di percepirlo. E ogni albero ha la propria "voce" che cambia con il variare delle stagioni, dell'ora, della giornata, dell'età e della specie: per esempio il tiglio produce un'armonia calmante, la voce del pioppo è stata definita guizzante, mentre quella delle piante ultra secolari è caratterizzata da suoni grevi.

    Per tentare un'analisi musicologica di queste melodie, occorre risalire a un sistema di scale arcaiche, organizzate secondo le modalità della musica greca antica, formato da una successione di quattro suoni discendenti (tetracordi), che per i teorici greci avevano una particolare influenza sullo stato emozionale dell'uomo. Dall'unione di più tetracordi, nascono le armonie composte dalle piante.


    [dd]www.silviadue.net/audio/musicapiante-1.wma[/dd]

  10. #10
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