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    Predefinito E questa civiltà la dovremmo difendere?

    Gli Stati Uniti? Un paese di degenescenza, di abbrutimento, un immenso carcere giovanile

    NEW YORK - Troy aveva 15 anni quando uccise il padre che abusava di lui. Adesso e' un ventiquattrenne che sconta l'ergastolo in un carcere dell'Arkansas: ''Sarei pronto - racconta dalla cella - a offrirmi per le missioni piu' rischiose, ad andare a combattere in Afghanistan o a essere spedito su Marte, se mi offrissero la possibilita' di finire la mia vita facendo qualcosa di buono''.
    Come Troy, migliaia di detenuti americani che hanno ricevuto una sentenza a vita per crimini commessi da ragazzini sperano in un'altra possibilita'. Secondo uno studio congiunto di Amnesty International e Human Rights Watch (Hrw), sono 2.225 i baby ergastolani d'America, condannati quando ancora non avevano raggiunto i 18 anni. Il 16% di loro ha ricevuto un ergastolo quando aveva tra i 13 e i 15 anni e circa il 59% del totale sono stati condannati al carcere a vita, senza possibilita' di liberta' condizionale, anche se non avevano precedenti penali.
    Il fenomeno, secondo le 157 pagine del rapporto 'Il resto delle loro vite', e' in crescita. I delitti gravi come gli omicidi stanno diminuendo negli Usa, ma gli stati stanno aumentando gli ergastoli. Nel 1990 erano stati 2.234 i minori condannati per omicidio e il 2,9% di loro aveva ricevuto l' ergastolo. Nel 2000 le condanne sono diminuite del 55%, ma la percentuale di coloro inviati al carcere a vita e' aumentata del 216%. Una tendenza in parte anche legata alla diminuzione delle condanne a morte per i minorenni, che peraltro lo scorso anno sono state definitivamente vietate dalla Corte Suprema.
    Gli Usa sono uno dei pochissimi Paesi a prevedere l'ergastolo per i minorenni. Insieme alla Somalia, gli Stati Uniti sono l' unico Paese a non aver ratificato la Convenzione per i diritti del bambino, che vieta questa pratica. Ci sono altri 13 Paesi che permettono il carcere a vita, ma quasi mai lo applicano: Secondo Amnesty e Hrw, fuori dagli Usa ci sono in tutto il mondo solo 12 adolescenti che scontano l'ergastolo.
    ''I ragazzi che commettono crimini gravi - ha commentato Alison Parker, l'autore del rapporto - non dovrebbero certo essere immuni da condanne. Ma se per gli Usa sono troppo giovani per votare o per comprare le sigarette, sono troppo giovani anche per trascorrere il resto della loro vita dietro le sbarre''.
    In 23 dei 42 stati degli Usa che prevedono il carcere a vita per i minorenni, la condanna all'ergastolo e' obbligatoria per legge per chiunque abbia commesso un omicidio volontario. Ma secondo la ricerca, circa il 26% dei minori in cella per sempre sono stati ritenuti colpevoli solo di 'felony murder': erano cioe' presenti sul luogo del delitto, ma non hanno materialmente ucciso nessuno.
    Per Eilliam Schulz, direttore esecutivo di Amnesty negli Usa, occorre ''slegare le mani di giudici e procuratore statali e federali'', cambiando leggi che hanno trasformato le aule di giustizia in ''catene di montaggio per produrre condanne a vita senza condizionale per dei bambini, ignorando il loro enorme potenziale di un cambiamento e privandoli di ogni speranza di una rinascita''.
    Il rapporto e' integrato dalle testimonianze di molti baby ergastolani che raccontano di una vita dietro le sbarre fatta di violenze, stupri e abusi da parte di gang e detenuti adulti.
    Molti sperano di avere in futuro, in qualche modo, una nuova possibilita'. Qualcuno, come Richard I., entrato in cella a 16 anni in Arkansas, ha invece raccontato di aver provato piu' volte a farla finita tagliandosi le vene con un rasoio: ''Non posso restare qua dentro a vita, e cosi' ho pensato di uccidermi. Ho cosi' tanti tagli su di me''.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    I prodotti della civiltà che dovremmo difendere
    Tre miliardi di poverissimi: ecco come hanno ridisegnato il mondo i “liberatori” del 1945.

    ROMA - I livelli di poverta' nel mondo ''sono spaventosi'': quasi la meta' della popolazione mondiale, circa 3 miliardi di persone, vive in condizioni di poverta'. La drammatica denuncia viene dal rapporto sullo stato della popolazione 2005 tracciato dell'agenzia dell'Onu, l'Unfpa, presentato oggi nella sua versione italiana a cura dell'Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo).
    Nel rapporto si stima che la popolazione complessiva del pianeta passera' dagli attuali 6,1 miliardi a 9,1 miliardi nel 2050. L'aumento sara' consistente nei 50 paesi piu' poveri del pianeta (dove ora vive l'85% delle persone tra i 15 e 24 anni) che vedranno addirittura raddoppiare la loro popolazione.
    Record attuale per la generazione under 25 che e' la piu' numerosa della storia: circa 3 miliardi di individui. Oltre 500 milioni di giovani (il 70% in Asia) vivono in poverta' con meno di 2 dollari al giorno. I giovani sono poi la meta' dei disoccupati nel mondo.
    Sulla povertà, l'Unfpa ricorda che appena un mese fa al vertice dell'Onu "i governi del mondo si sono impegnati a 'fare della poverta' solo un ricordò. Questo significa trasformare in un ricordo la discriminazione contro le donne. Migliorare la condizione delle donne significa migliorare la vita per tutti". Ecco alcuni dati: un caso su tre di morte o malattia di una donna è conseguenza di problemi di salute sessuale e riproduttiva. A causa di questi problemi, si perdono ogni anno 250 milioni di anni di vita produttiva.
    L'Unfpa si sofferma sui problemi di salute riproduttiva che dice - sono "il risultato dell'impatto della povertà e della discriminazione di genere sulla vita delle donne" con evidente e concreta ricaduta in tutta la vita collettiva.
    Altri dati: mezzo milione di donne muore ogni anno per cause legate alla gravidanza e al parto; per ogni donna che muore per questi motivi altre 20 soffrono di invalidità o malattie, per una cifra che va dagli 8 ai 20 milioni ogni anno; si contano 76 milioni di gravidanze indesiderate ogni anno nei soli paesi in via di sviluppo; ogni anno circa 14 milioni di adolescenti fra mi 15 e 19 anni diventano madri, con tutti i rischi sanitari e sociali che questo comporta e si stima che nei prossimi 10 anni circa 100 milioni di adolescenti saranno costrette a sposarsi prima dei 18 anni; circa la metà delle persone che vivono con l'Hiv sono donne. (dei 17 milioni di donne, di età fra i 15 e 49 anni, il 98% è nei paesi in via di sviluppo); circa 1 donna su 2 ha accesso alla contraccezione (in Africa appena il 20%); in media le donne più povere hanno una probabilità quattro volte inferiore a quelle delle più ricche di fare uso di contraccezione, alcuni paesi come Ghana, Yemen e India il tasso e ben 12 volte inferiore); il 99% delle morti materne avviene nei paesi in via di sviluppo. La prevenzione di questi problemi "non è difficile: sta nell'empowerment delle donne e nel miglioramento dell accesso ai servizi sanitari che devono raggiungere gli standard che le persone dei paesi ricchi danno per scontati".
    Miglioramenti al tasso di mortalità delle madri sono stati ottenuti in Asia sud-orientale, nel nord-Africa e in Asia orientale. In particolare, ad esempio, in Bangladesh, Bolivia, Cina, Cuba, Egitto, Honduras, Tunisia, Malesia, Sri Lanka. Nessun cambiamento invece in Africa sub-sahariana, dove meno del 40% delle donne partorisce con un'assistenza specializzata.
    Stretto il legame tra salute della madre e del neonato: dei 130 milioni di bambini che nascono ogni anno 4 milioni muoiono nel primo mese di vita. Il 99% delle morti neonatali avvengono nei paesi a reddito basso o medio e quasi la metà avvengono a casa. L'Unfpa ricorda che "la pianificazione familiare è un diritto umano ed è essenziale per l'empowerment delle donne". Essa può evitare dal 20 al 35% di tutte le morti materne.
    L'Unfpa, richiamando i governi a mantenere le promesse, sottolinea quindi che "investire nelle donne, nei giovani e nella salute riproduttiva è necessario per accelerare il processo di riduzione della povertà e di sviluppo. La discriminazione e la violenza contro le donne alimentano, fra l'altro, l'epidemia di Aids". Combattere la discriminazione contro le donne vuol dire investire nella loro istruzione e nella salute riproduttiva. Per ogni anno di istruzione della madre si registra una riduzione del tasso di mortalità infantile del 5-10%. Altra strategia suggerita è l'investimento nei giovani.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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