Quando il piccolo Gian Giacomo Caprotti mise piede per la prima volta nella scuola di Leonardo da Vinci, nessuno poteva immaginare che quell'efebico e riccioluto apprendista sarebbe diventato il compagno inseparabile del maestro per quasi trent'anni. Ecco come lo descrive Vasari: “vaghissimo di grazia e di bellezza, avendo belli capelli ricci e inanellati, de' quali Lionardo si dilettò molto”. faccia d'angelo e anima luciferina, il giovanissimo Gian Giacomo si fece riconoscere subito per ciò che era: 'ladro, bugiardo, ostinato e ingordo' tanto che fu subito ribattezzato Salai, ossia diavolo. e Leonardo, invece di sbatterlo fuori, lo promosse col tempo a uomo di fiducia malgrado non ne meritasse alcuna.
Un atteggiamento a dir poco inspiegabile. in effetti è difficile comprendere la strana alchimia che legava il maestro vinciano e l'allievo, due caratteri apparentemente agli antipodi: metodico, coscienzioso, riflessivo e dedito al lavoro l'uno, strafottente, infido, turbolento e senza scrupoli l'altro. il che non impediva loro di essere insieme, sempre e ovunque, in Italia e all'estero.

Tra quelli che seguirono Leonardo durante l'ultimo viaggio in Francia, tuttavia, Gian Giacomo brillava per la sua assenza. C'erano il fedele servitore de Vilanis e il prediletto Francesco Melzi, aristocratico e talentuoso: dell'adolescente bello e dannato, invece, neanche l'ombra. non c'era quando Leonardo lo nominò erede insieme a Melzi e non era al suo capezzale quando morì.
Scomparso Leonardo (1519), Salai non tardò a mettersi nei guai e chiuse prematuramente la sua breve e agitata esistenza cinque anni dopo, forse per imperizia nel maneggiare un'arma o, secondo alcuni, ucciso in una rissa. Nemmeno allora potè riposare in pace: confusa con quella di un immaginario Andrea Salaino, la sua identità rimase sepolta per secoli e solo agli inizi del '900 fu restituito a Caprotti ciò che era di Caprotti...una cosa è certa, l'irrequieto piccolo satana rinascimentale sarebbe stato inghiottito dall'oblio se il destino non gli avesse fatto incontrare uno dei massimi artisti di tutti i tempi e se, soprattutto, la sua misteriosa fine non si fosse intrecciata col mistero altrettanto irrisolto dell'eredità leonardesca, un vero e proprio giallo dai contorni ancora oscuri.




Leonardo, profilo di giovane: con ogni probabilità Salai in età adulta.


Morto il legittimo titolare, gli eredi si contesero gli averi a suon di liti furibonde. da documenti venuti fortunosamente alla luce si è scoperto che, oltre ad una vigna dove la sua famiglia si era installata da tempo, Leonardo aveva lasciato a Salai varie tele tra cui una Sant’Anna, un San Gerolamo, un San Giovanni Battista, una Leda, una Gioconda. e questo, com'è ovvio, scatena una ridda di interrogativi a cui non è ancora stata data risposta. Che fine hanno fatto, in realtà, gli originali del Maestro?
Difficile dirlo con certezza, come è difficile talora distinguere tra la sua mano e quella degli allievi. molte attribuzioni sono discusse: l'opera più famosa di Salai, la luxuriosa monna Vanna o Gioconda nuda, per esempio, è stata a lungo erroneamente ritenuta di Leonardo, che pare abbia effettivamente dipinto alcuni dettagli sullo sfondo. sicuramente non aiutano a risolvere la complessa vicenda i rapporti non proprio idilliaci corsi tra Leonardo e il suo pupillo negli ultimi tempi, e il fatto che i pezzi più importanti, tra codici e dipinti, fossero toccati a Francesco Melzi. tutto insomma porta a concludere che i dipinti in possesso di Salai -che Leonardo non rinnegò pur non perdonandogli quell'ultimo sgarbo- fossero solo delle copie e non gli originali eseguiti dal maestro. ma è davvero così?





da sinistra, la Gioconda del Prado e Monna Vanna o Gioconda nuda. entrambe attribuite a Gian Giacomo Caprotti detto Salai, il "piccolo diavolo" di Leonardo.