una domanda sulla questione femminile, vista l'attualità di questi giorni: cosa ne pensate delle cosiddette quote rosa, la possibilità cioè di assicurare una quota di donne nelle liste elettorali?
una domanda sulla questione femminile, vista l'attualità di questi giorni: cosa ne pensate delle cosiddette quote rosa, la possibilità cioè di assicurare una quota di donne nelle liste elettorali?


Un modo per dare l'illusione alle donne di contare nella politica.
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OGGETTO: l'istituzione di un sistema di società basato sulla proprietà comune e il controllo democratico dei mezzi e degli strumenti per la produzione e la distribuzione delle ricchezze nell'interesse di tutta la società. Il Movimento Socialista Mondiale (http://www.worldsocialism.org) sostiene solamente l'immediata sostituzione del capitale e dei salari/stipendi con la produzione universale per l'uso; esso è organizzato in partiti compagni in Africa, Australia, Canada, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, USA e altrove (http://worldsocialism.blog.excite.it).


Contrario, ovviamente, a una quota prcisa di uomini e donne,
le donne in teoria dovrebbero essere il 50%,
sono però favorevole a una quota MINIMA, intorno al 10%, al disotto della quale non sarebbe decente scendere.
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


La quota dovrebbe rispettare la realta' e cioe' il 50%!In origine postato da agaragar
Contrario, ovviamente, a una quota prcisa di uomini e donne,
le donne in teoria dovrebbero essere il 50%,
sono però favorevole a una quota MINIMA, intorno al 10%, al disotto della quale non sarebbe decente scendere.
Una quota inferiore e' gia' discriminante tenuto conto anche che con la muova legge tutto e' in mano ai Partiti .
Favorevole, le donne dovrebbero essere in grado di fare meno danni. Ritengo inoltre che sia necessario "educarle" alla politica, favorendone l'ingresso e la partecipazione.
io sono molto indecisa in merito. credo che la questione di genere sia fondamentale da affrontare e mi spiace sinceramente che questa discussione latiti di interventi. è fondamentale da affrontare perché penso sia necessaria per la rivoluzione (che, parlando del momento in cui viviamo, la intendo come una società diversa, più giusta).
sulle quote rosa sono indecisa, dicevo. da una parte credo che sia fortemente ingiusto e degno di un paese arretrato civilmente che le decisioni riguardanti strettamente le donne (penso, ad esempio, alla recente legge 40) vengano prese da un parlamento composto da larghissima maggioranza dagli uomini. in questo senso le quote sono una sorta di "protezione" e posso essere l'incipit, come diceva lo scacchista, per la partecipazione delle donne alla politica.
dall'altra mi lascia perplessa la parola stessa, "quote". neanche fossimo dei panda. e allora penso che una persona, donna o uomo che sia, abbia lo stesso diritto di partecipare attivamente... diritto che deve essere riconosciuto in base ai suoi meriti e alle sue capacità e non tanto al suo essere.
purtroppo, e non credo sia un discorso "vetero", credo che viviamo ancora in una società fortemente maschilista. e la politica stessa rappresenta questa società: a una donna è spesso impossibile partecipare attivamente alla politica, per questioni di opportunità ma anche (sembra scontato ma non lo è) di tempo. allora credo che si dovrebbe ripensare al modo di vivere la politica e di farla. e non intendo per "politica" qualcosa di altisonante, ma semplicemente la partecipazione delle donne alle scelte che riguardano la società. sia fatte in un palazzo così come in una piazza.
La presenza delle quote serve per indurre la correzione ad un comportamento anomalo, normalizzandola e teoricamente favorendo la diffusione di un comportamento corretto. Un po' come le quote di assunzione dei diversamente abili. Poco dignitoso per loro? Non direi, la cosa poco dignitosa è la necessità di ricorrere a questi meccanismi, non la condizione di chi ne trae beneficio.In origine postato da remedios
io sono molto indecisa in merito. credo che la questione di genere sia fondamentale da affrontare e mi spiace sinceramente che questa discussione latiti di interventi. è fondamentale da affrontare perché penso sia necessaria per la rivoluzione (che, parlando del momento in cui viviamo, la intendo come una società diversa, più giusta).
sulle quote rosa sono indecisa, dicevo. da una parte credo che sia fortemente ingiusto e degno di un paese arretrato civilmente che le decisioni riguardanti strettamente le donne (penso, ad esempio, alla recente legge 40) vengano prese da un parlamento composto da larghissima maggioranza dagli uomini. in questo senso le quote sono una sorta di "protezione" e posso essere l'incipit, come diceva lo scacchista, per la partecipazione delle donne alla politica.
dall'altra mi lascia perplessa la parola stessa, "quote". neanche fossimo dei panda. e allora penso che una persona, donna o uomo che sia, abbia lo stesso diritto di partecipare attivamente... diritto che deve essere riconosciuto in base ai suoi meriti e alle sue capacità e non tanto al suo essere.
purtroppo, e non credo sia un discorso "vetero", credo che viviamo ancora in una società fortemente maschilista. e la politica stessa rappresenta questa società: a una donna è spesso impossibile partecipare attivamente alla politica, per questioni di opportunità ma anche (sembra scontato ma non lo è) di tempo. allora credo che si dovrebbe ripensare al modo di vivere la politica e di farla. e non intendo per "politica" qualcosa di altisonante, ma semplicemente la partecipazione delle donne alle scelte che riguardano la società. sia fatte in un palazzo così come in una piazza.
hai colto il punto: se per garantire agibilità politica alle donne è necessario ricorrere alle quote significa che viviamo in un paese civilmente arretrato.In origine postato da Lo scacchista
La presenza delle quote serve per indurre la correzione ad un comportamento anomalo, normalizzandola e teoricamente favorendo la diffusione di un comportamento corretto. Un po' come le quote di assunzione dei diversamente abili. Poco dignitoso per loro? Non direi, la cosa poco dignitosa è la necessità di ricorrere a questi meccanismi, non la condizione di chi ne trae beneficio.
Pensavo fosse un dato di fatto.In origine postato da remedios
hai colto il punto: se per garantire agibilità politica alle donne è necessario ricorrere alle quote significa che viviamo in un paese civilmente arretrato.


Mah, a me questa storia delle quote non convince, non sono sicuro infatti che sia un metodo valido per avvicinare le donne alla politica. La percentuale degli uomini interessati alla politica e' molto maggiore rispetto a quello delle donne gia' a scuola, dove il tempo libero abbonda per tutti.
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