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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Unhappy TERREMOTO: il Pakistan è in ginocchio

    TERREMOTO Il movimento tellurico ha avuto una potenza di 7,8 gradi sulla scala Richter
    Si segnalano vittime anche in India e in Afghanistan

    Il Pakistan sconvolto da un violento sisma: migliaia i morti

    Le autorità di Islamabad parlano di "colossale devastazione"
    Le zone più colpite sono quelle del Nord e in particolare il Kashmir

    ISLAMABAD, 8.
    Ha provocato una "colossale devastazione" - secondo quanto riferito dalle autorità di Islamabad - il terremoto di 7,8 gradi sulla scala aperta Richter che poco prima dell'alba di oggi ha investito il Pakistan e le aree settentrionali del subcontinente indiano, in particolare il Kashmir. Proprio il Pakistan sembra attualmente essere il Paese più colpito. Il Ministro dell'interno ha parlato in televisione di interi villaggi "spazzati via", mentre, secondo il portavoce della Presidenza della Repubblica, il sisma potrebbe aver causato "migliaia di morti".
    Nella capitale Islamabad si teme che decine di persone siano morte nel crollo di un intero palazzo, costituito da due blocchi di appartamenti. Al momento non ci sono ancora dati certi, ma le autorità affermano che nella capitale potrebbero essere state uccise o ferite centinaia di persone. Nel complesso residenziale vi erano infatti oltre 75 appartamenti. Secondo il generale Shaukat Sultan, delle forze armate di Islamabad, il sisma ha interamente distrutto almeno un villaggio nel distretto di Bagh, nel Kashmir pakistano. "I danni sono estesi e le squadre di soccorso e i militari stanno accorrendo nella zona", ha detto il generale, precisando che da Rawalpindi e da Islamabad sono partiti elicotteri con unità mediche.
    Nella parte settentrionale del Kashmir indiano sono morti quindici militari di Nuova Delhi che sono rimasti uccisi mentre erano di guardia lungo la cosiddetta "Linea di Controllo", la frontiera di fatto che divide in due il Kashmir dal 1949, anno del primo armistizio indo-pakistano. Le fonti hanno spiegato che alcune delle postazioni di vigilanza sul confine, erette per impedire infiltrazioni dal Pakistan dei ribelli separatisti islamici, sono crollate sotto le onde sismiche; altre sono state distrutte da frane, smottamenti o dalla caduta di alberi. "Possono esservi ulteriori vittime", hanno avvertito. I quindici militari morti vanno ad aggiungersi a un bambino di soli 8 anni, deceduto nella stessa zona, dove si ha anche notizia come minimo di circa cinquanta feriti.
    Le notizie che giungono dal Pakistan sono al momento frammentarie: si ha la certezza di 25 morti ad Azad, nel settore del Kashmir controllato da Islamabad, dove è crollato il Palazzo di giustizia; di dieci vittime a Manshera, nella provincia della frontiera del Nord-Ovest, dove hanno ceduto i muri di un collegio; di due bambini rimasti uccisi in altrettante scuole nella zona di Jalalabad, all'Est. Ma, secondo il Governo, il bilancio, indicato come presumibilmente "molto elevato", alla fine potrebbe, come già detto, quantificarsi nell'ordine delle migliaia di vittime. Più di cento persone potrebbero infatti essere morte in un solo distretto settentrionale del Paese. "La nostra valutazione iniziale è di oltre 100 persone uccise nel distretto della Provincia della frontiera di Nord-Ovest, ma questa cifra potrebbe essere molto, molto più alta", ha detto un funzionario di polizia della Provincia stessa. Le forze armate sono state chiamate a prestare soccorso ai terremotati nel distretto, dove sono segnalate "enormi distruzioni".
    In Afghanistan, dove il sisma ha provocato panico a Kabul e in diverse altre città, ci sono stati almeno due morti - due bambini - in due distretti orientali, secondo quanto ha detto un funzionario a Jalalabad.
    Il movimento tellurico è avvenuto poco prima delle 6 italiane e ha avuto magnitudo tra i 7,6 gradi Richter (secondo i dati del Servizio geologico americano) e i 7,8, (secondo i dati dell'Agenzia meteorologica giapponese). Nell'India del Nord la sua intensità è stata misurata in 6,8 gradi Richter. L'epicentro è stato individuato a circa 95 chilometri a Nord-Est di Islamabad. Non sussiste comunque alcun pericolo che il terremoto di oggi nella regione himalayana scateni un nuovo "tsunami", la gigantesca onda oceanica in grado di provocare ingenti devastazioni su aree molto estese, come quella del 26 dicembre scorso che attraversò l'Oceano Indiano dal Sud-Est asiatico all'Africa orientale. Lo hanno precisato gli esperti dell'Agenzia meteorologica giapponese, gli stessi che hanno rettificato le prime misurazioni.

    (©L'Osservatore Romano - 9 Ottobre 2005)
    Fraternamente Caterina
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  2. #2
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    Preghiamo per le vittime e i terremotati e inviamo le nostre offerte alle organizzazioni come la Caritas o la Croce Rossa che prestano soccorso.

  3. #3
    torquemada
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    Quei satanisti dei sedevacantisti daranno la colpa del terremoto a Paolo VI.

  4. #4
    Жар._.
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    Povera gente

  5. #5
    Zarskoeselo
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    Roma, 10 ottobre 2005 (ajcom.it) - A seguito del forte sisma che ha colpito tragicamente il Pakistan, l’Associazione Internazionale «Regina Elena» (AIRH) presieduta da S.A.R. il principe Sergio di Jugoslavia e l’Associazione Comunità Pakistana in Italia presieduta da Raja Aftab lanciano un appello ai cittadini affinché aderiscano ad una sottoscrizione internazionale a favore delle vittime del terremoto e dei loro familiari. Raja Aftab, quale presidente della «Pakistan Overseas Foundation Europe», rappresenta oltre 500 mila pakistani residenti nell’Unione Europea e collabora già da tempo con le iniziative culturali e benefiche promosse dall’Associazione Internazionale Regina Elena che in questa occasione esprime sentimenti di rammarico e di solidarietà per lo sconvolgimento atmosferico che ha colpito una parte del Pakistan recando grave sciagura e provocando decine di migliaia di vittime. Il primo intervento concreto ha già avuto luogo a poche ore dalla tragedia con la donazione di medicinali a lunga scadenza da parte dell’Associazione Internazionale Regina Elena per un valore di 18 mila euro. Per contribuire alla raccolta di fondi a favore delle vittime del terremoto e dei loro familiari si può inviare un contributo sul conto corrente postale numero 12071411 intestato a «Delegazione Italiana AIRH», Via Gherarda 9, 41100 Modena, indicando come causale: «Terremoto Pakistan».

  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    PAKISTAN Cinque bambini estratti vivi dalle macerie della loro scuola a Balakot
    - Madre e figlio salvati ad Islamabad sessanta ore dopo la prima scossa

    La devastazione del sisma non soffoca la speranza

    L'Arcivescovo di Lahore invita i cattolici del Paese a donare
    il corrispettivo di una giornata lavorativa in favore delle popolazioni colpite

    ISLAMABAD, 11.
    Attenti a cogliere anche solo un flebile segno di vita sotto i cumuli di macerie, i soccorritori proseguono senza sosta la loro opera nel Pakistan messo in ginocchio dallo sconvolgente terremoto di sabato scorso. Secondo le nuove stime ufficiali fornite al Governo pakistano, il sisma ha causato 22.000 morti e 50.000 feriti. Ma è difficile trovare la forza d'animo per continuare a scavare dopo che, nel volgere di qualche minuto, migliaia e migliaia di bambini sono stati uccisi dalla inattesa e indifferente violenza del sisma. Eppure, gli sforzi dei soccorritori, spesso profusi senza l'ausilio di adeguati mezzi tecnici, danno i loro frutti. E sono frutti di speranza.
    Cinque piccoli allievi di una scuola sono stati ieri salvati dalle macerie di una scuola a Balakot, una delle città totalmente distrutte dal terremoto. Gli scolari sono stati soccorsi da militari pakistani e da una squadra inviata dal Governo francese nella provincia frontaliera del Nord-Ovest. Una donna e il suo figlioletto di due anni sono stati inoltre estratti vivi dalle macerie di un edificio di Islamabad, sessanta ore dopo il devastante sisma. Il ritrovamento ha "galvanizzato il nostro morale", ha dichiarato il sotto Segretario all'interno Shehsad Waseem. Madre e figlio sono stati estratti dai soccorritori in nottata, a mezz'ora di distanza l'uno dall'altro. Il bambino non presenta lesioni apparenti, mentre la madre, 32 anni, ha una frattura a una gamba. Secondo responsabili della polizia, tra 40 e 50 persone sono ancora intrappolate tra le macerie dello stesso edificio. I soccorritori non disperano di trovare altri superstiti. Un altro bambino è stato salvato nel Kashmir indiano.
    Un appello a tutti i cattolici e a tutti pakistani, affinché donino il corrispettivo di una giornata di lavoro in favore delle vittime del sisma è stato intanto lanciato dall'Arcivescovo di Lahore e Presidente della Conferenza episcopale del Pakistan, Monsignor Lawrence John Saldanha. "Domenica abbiamo pregato per questa sciagura in tutte le nostre chiese - ha dichiarato l'Arcivescovo all'agenzia "Fides"-. Come Conferenza episcopale abbiamo già raccolto oltre 500.000 rupie pakistane, destinate al Comitato per i soccorsi". "Stiamo cercando soprattutto volontari per l'assistenza ai rifugiati e medici per curare i feriti - ha continuato Monsignor Saldanha -. Gli organismi di solidarietà stanno facendo del loro meglio e non si stanno risparmiando, intervenendo in favore delle popolazioni colpite, che sono a larga maggioranza musulmane". La Caritas pakistana, infatti, si sta operando per allestire campi di accoglienza con servizi socio-sanitari attivi 24 ore su 24.
    Nonostante gli innegabili segni di speranza che scaturiscono dai felici episodi in cui i superstiti vengono estratti vivi dalle macerie, la gente del Kashmir colpita dal sisma si sente a volte lasciata al proprio destino. Certo, la particolare conformazione del territorio non aiuta l'arrivo degli aiuti. Ma è innegabile che la macchina dei soccorsi abbia, in taluni casi, rivelato una certa lentezza a mettersi in moto. Per questo in alcune zone le popolazioni terremotate hanno mostrato un violento risentimento, che è ieri sfociato, a Muzaffarabad capitale del Kashmir pakistano, nell'assalto e nel saccheggio degli autocarri militari appena arrivati con gli attesissimi carichi di generi alimentari, di tende, di coperte e di medicinali. Altri disperati, sempre a Muzaffarabad, hanno depredato un distributore di benzina per procurarsi carburante con il quale scaldarsi o cucinare. C'è anche chi si è impossessato di automezzi governativi. "La gente sta morendo di fame", ha detto ad un giornalista straniero un abitante locale. "Tutti hanno perduto familiari, hanno perduto i loro beni. Tutto si è perduto, abbiamo gente seppellita viva, e nessuno che ci aiuti a ritrovarla". Dagli elicotteri che sorvolano le zone colpite si scorgono, nelle vicinanze dei centri abitati devastati, gruppi di persone terrorizzate e accampate alla meglio in aperta campagna, lontano dal pericolo di altri crolli sempre possibili per le continue scosse di assestamento. Fra i problemi che affliggono chi si è salvato, oltre al dolore per la perdita dei familiari e della casa, c'è il freddo pungente della notte in montagna, c'è la pioggia, la fame, il pericolo di frane, la mancanza di un tetto, l'impossibilità di comunicare con il mondo esterno, l'inesistenza di una qualche assistenza sanitaria.
    Ieri sera la polizia ha sparato in aria per disperdere la moltitudine di saccheggiatori che aveva preso d'assalto ripetutamente un magazzino governativo, sempre a Muzaffarabad, alla ricerca affannosa di generi alimentari Si segnalano anche furti non proprio attribuibili alla disperazione ed alla necessità di sopravvivere ma a vere e proprie azioni di sciacallaggio che sembrano purtroppo inevitabili in situazioni come queste: sono stati rubati telefoni cellulari, automobili, ed altro.
    La situazione, di per sé già drammatica, viene in queste ore aggravate dal concreto rischio di epidemie, un rischio paventato da Medici senza frontiere. Secondo l'organizzazione Premio Nobel per la pace, a Muzaffarabad il pericolo è molto alto a causa delle acque infette. Secondo la responsabile di "Msf" a Islamabad, Isabelle Simpson, le forniture d'acqua possono essere facilmente contaminate a causa dei danni causati dal sisma. "Per questo - ha aggiunto - temiamo l'esplosione di focolai di malattie, specialmente in quelle aree in cui sono in pochi ad avere un riparo e ci sono affollamenti nelle abitazioni, rimaste in piedi e negli accampamenti improvvisati".
    Una coalizione di gruppi separatisti musulmani che combattono contro la sovranità dell'India nella sua porzione del Kashmir ha comunque annunciato ieri una tregua unilaterale, seppur temporanea, nelle zone della regione himalayana devastate dal terremoto di sabato scorso. Il Consiglio unito della jihad (Ujc), che raccoglie una dozzina di gruppi separatisti del Kashmir, ha anche esortato i suoi militanti a prendere parte alle operazioni di soccorso ai terremotati. "Sospendiamo temporaneamente le nostre attività nelle zone colpite dal terremoto", ha detto il portavoce del gruppo. Il Kashmir, come è noto, è in parte diviso fra India e Pakistan, e per il suo controllo le due potenze nucleari sono scese più volte in guerra. Decine di migliaia di persone sono state uccise in 16 anni di guerriglia separatista nello Stato di Jammu e Kashmir, l'unico in India a maggioranza musulmana. Secondo Nuova Delhi, i separatisti sono stati nel corso degli anni appoggiati dal Pakistan, che respinge questa accusa. Le relazioni fra Nuova Delhi e Islamabad sono comunque migliorate da quando, all'inizio del 2004, i due Paesi hanno avviato un processo di pace. Ieri, per la prima volta nella storia delle relazioni bilaterali, Islamabad ha annunciato di aver accettato gli aiuti ai terremotati offerti da Nuova Delhi, escludendo tuttavia che militari indiani possano entrare nel Kashmir pakistano.
    Per quanto riguarda gli altri aiuti internazionali, dopo le iniziative già annunciate dalla maggior parte dei Paesi, si segnala che ieri gli Emirati Arabi Uniti (Eau) hanno annunciato lo stanziamento di 100 milioni di dollari, mentre il Governo giapponese ha reso noto di aver messo a disposizione 20 milioni di dollari e di aver deciso l'invio di elicotteri militari da trasporto per cooperare nelle operazioni di soccorso. Gli aiuti nipponici sono stati annunciati dai Ministri degli esteri, Nobutaka Machimura, e della difesa, Yoshinori Ono, in risposta agli appelli del Presidente pakistano Pervez Musharraf. I soccorsi decisi dal Governo di Tokyo fanno seguito a una serie di primi aiuti umanitari già decisi domenica scorsa, con l'invio di una squadra specializzata di 70 medici e infermieri, tende da campo, coperte, gruppi elettrogeni e depuratori d'acqua per complessivi 25 milioni di yen (circa 180.000 euro). Fonti del Dipartimento di Stato Usa hanno nel frattempo reso noto che il Segretario di Stato, Condoleeza Rice, potrebbe fare una tappa non prevista in Pakistan, nel corso di un viaggio appena intrapreso verso l'Asia Centrale. La Rice ha spiegato di voler portare "la solidarietà" degli americani.

    (©L'Osservatore Romano - 12 Ottobre 2005)
    Fraternamente Caterina
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  7. #7
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    Caritas in prima fila nel soccorrere le vittime del terremoto in India e Pakistan


    CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 10 ottobre 2005 (ZENIT.org).- Questo lunedì mattina si è svolta una conferenza telefonica dei membri di “Caritas Internationalis” per sostenere il progetto che Caritas India e Caritas Pakistan stanno elaborando da sabato scorso per soccorrere le vittime del terremoto che ha sconvolto la regione del Kashmir.

    La squadra d’emergenza dei “Catholic Relief Services” (CRS), tra le prime a rispondere dopo il sisma di magnitudo 7,5, ha stanziato una somma iniziale di 50.000 dollari per gli aiuti in Pakistan e sta svolgendo una serie di valutazioni nelle aree più colpite sia in Pakistan che in India.

    Poche ore dopo il terremoto, lo staff di CRS ha raggiunto Muzzarafad, località pakistana vicina all’epicentro, e ha analizzato le condizioni dell’ospedale di Mensera, dove centinaia di pazienti erano seduti fuori dalla struttura dopo essere stati evacuati per sicurezza. CRS ha anche incontrato i funzionari militari e governativi locali per collaborare alle operazioni di soccorso, ed ora sta lavorando a stretto contatto con l’“Islamic Relief” ed “Oxfam UK”.

    “L’accesso nella regione è difficile, visto che l’area dell’epicentro è montuosa e le strade sono strette e spesso bloccate dalle frane”, ha affermato il rappresentante per il Pakistan di CRS, Jack Norman.

    “Le zone del Kashmir controllate dal Pakistan sono state colpite gravemente e, considerando la nostra esperienza passata nel far fronte alle tempeste invernali e alle inondazioni nella regione, prevediamo grandi difficoltà nel portare gli aiuti in quest’area”.

    Nei prossimi giorni partirà per la zona colpita un’équipe tecnica di risposta rapida alle emergenze (ERST). Con l’obiettivo di identificare sul terreno le zone prioritarie di intervento di questo gruppo, si è recato nella zona il responsabile delle emergenze di “Caritas Internationalis”, Karl Amman, che dovrebbe arrivare a destinazione entro oggi.

    Sia Caritas India che Caritas Pakistan hanno inviato nelle zone più colpite dal sisma varie squadre di soccorso, che stanno lavorando in coordinamento con i comitati governativi della protezione civile.

    Le priorità sono ora costituite dal ritrovamento di eventuali superstiti tra le rovine degli edifici crollati e dalla distribuzione di beni di prima necessità alle popolazioni colpite.

    Caritas India, in un comunicato diffuso questo lunedì e relativo al suo dispositivo di emergenza per far fronte alla calamità, ha affermato che le sue aree di intervento principale sono l’assistenza sanitaria ai feriti e la distribuzione a circa 1.500 famiglie di alimenti, coperte ed utensili di base.

    Le squadre di Caritas India hanno installato la loro base operativa nel collegio diocesano di San Giuseppe a Baramulha, dove la Chiesa cattolica gestisce anche un ospedale, le cui infrastrutture sono state messe completamente a disposizione per soccorrere le vittime della catastrofe.
    Fraternamente Caterina
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  8. #8
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    Guatemala: terminate
    le ricerche di 1.400 dispersi
    sepolti dal fango a Panabaj


    CITTÀ DEL GUATEMALA, 11.
    Le squadre di soccorso che da cinque giorni scavavano per recuperare i corpi delle circa 1.400 persone sepolte sotto una valanga di fango a Panabaj, in Guatemala, hanno oggi rinunciato alle ricerche per via dei rischi sanitari. Lo ha detto il capo dei pompieri inviati nel villaggio di indiani Maya. "Non torneremo domani, qui è troppo contaminato", ha detto alla "Reuters" Mario Ramirez.
    La zona di Panabaj è stata dichiarata ad "alto rischio sanitario", ha confermato all'agenzia "France Presse" un responsabile della Croce Rossa. "La zona del disastro è stata dichiarata "zona a alto rischio", gli abitanti non potranno più entrarvi e quelli che vivono nelle vicinanze dovranno essere fatti sfollare", ha detto il coordinatore della Croce Rossa, Estuardo Carrera. lo sgombero riguarderà circa 300 persone.
    Il sindaco di Santiago Atitlan, che comprende Panabaj, aveva chiesto che per ragioni sanitarie la zona sia dichiarata "cimitero nazionale". A causa delle piogge che hanno accompagnato il passaggio del devastante uragano "Stan", mercoledì scorso una enorme massa di fango, rocce e detriti si è staccata dalle pendici del vulcano che sovrasta Panabaj, sommergendo il villaggio.
    Intanto altre drammatiche notizie giungono dal Guatemala: due chiese, dove avevano sperato di trovare protezione dalla furia dell'uragano "Stan", si sono rivelate invece trappole mortali per decine di abitanti di un villaggio ai piedi del vulcano Tacana, nella zona occidentale del Paese. Una colata di fango le ha sommerse, uccidendo 80 persone.
    La tragedia è venuta alla luce una settimana dopo il passaggio dell'uragano, che ha lasciato una scia di morte e distruzione in America Centrale, soprattutto in Guatemala e nel Chapas messicano. Il sindaco di Tacana, una cittadina al confine con il Messico, ha detto che le piogge portate dall'uragano hanno creato un fiume di fango che, giovedì scorso, in un rione povero hanno travolto e sommerso le due chiese, una protestante e l'altra cattolica, dove decine di persone avevano cercato rifugio.
    Notizie allarmanti sulla situazione a Tucana erano circolate fin da subito, ma le squadre di soccorso, spronate dalle prime notizie che ipotizzavano addirittura migliaia di morti, sono riuscite a raggiungere Tucana solo ieri. La città, ai piedi dell'omonimo vulcano alto 4.093 metri, era completamente isolata a causa delle strade bloccate dal fango e dalle nubi che impedivano il volo degli elicotteri. La valanga di fango ha distrutto 30 case. I soccorritori temono altre vittime nei villaggi della zona che ancora non sono riusciti a raggiungere. Inondazioni, frane e colate di fango hanno accompagnato il tragico passaggio dell'uragano "Stan" che ha causato migliaia di morti in America Centrale. Il Guatemala è stato il Paese più colpito.
    Il Presidente del Guatemala, Oscar Berger, ha proclamato tre giorni di lutto nazionale per le vittime delle frane e inondazioni provocate dal passaggio della tempesta tropicale "Stan". Il bilancio è ancora incerto: le ultime cifre ufficiali parlano di non meno di 652 morti, 133.912 sinistrati e oltre 93.000 sfollati. Ma in uno dei due villaggi maya travolti da una gigantesca frana, Panabaj e Tzanchaj, fonti delle squadre di soccorso e autorità locali parlano di 1.400 dispersi. A cinque giorni dalla tragedia che ha colto nel sonno gli abitanti delle due comunità indigene sulle rive del Lago Atitlan, solo 76 corpi, in maggioranza bambini, sono stati estratti dal fango.

    (©L'Osservatore Romano - 12 Ottobre 2005)
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  9. #9
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    Per offrire aiuto alla popolazione colpita dal terremoto in Pakistan potete fare le vostre offerte a:

    UNICEF Italia

    cc postale 745.000, intestato a UNICEF Italia, causale “Emergenza terremoto Pakistan”.
    cc bancario 000 000 510051, intestato UNICEF Italia presso Banca Popolare Etica, CIN R, ABI 05018, CAB 03200, causale “Emergenza terremoto Pakistan”.
    Per donazioni con carta di credito, numero verde 800.745.000 oppure sul sito www.unicef.it


    CROCE ROSSA ITALIANA

    - Donazioni con conto corrente postale -
    Conto Corrente Postale
    n. 300004
    intestato a Croce Rossa Italiana
    Via Toscana, 12
    00187 Roma
    Causale Pro Terremoto Pakistan

    - Donazioni con bonifico bancario -
    Croce Rossa Italiana
    Banca Nazionale del Lavoro
    Tesoreria Roma Centro
    N. 218020
    ABI: 01005
    CAB: 03382
    Causale Pro Terremoto Pakistan


    CARITAS ITALIANA

    Per sostenere gli interventi in corso
    (causale "Terremoto Pakistan 2005" o "Uragano Guatemala 2005")
    si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite:

    c/c postale n. 347013

    c/c bancario 11113 - Banca Popolare Etica, Piazzetta Forzaté 2, Padova
    CIN: S - ABI: 05018 - CAB: 12100
    Iban: IT23 S050 1812 1000 0000 0011 113 - Bic: CCRTIT2T84A
    c/c bancario 10080707 - Banca Intesa, P.le Gregorio VII, Roma
    CIN: D - ABI: 03069 - CAB: 05032
    Iban: IT20 D030 6905 0320 0001 0080 707 - Bic: BCITITMM700
    Cartasì e Diners, telefonando al n. 06 541921, orario d'ufficio

  10. #10
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    PAKISTAN E AMERICA CENTRALE: CARITAS, TRA MALTEMPO E RISCHIO EPIDEMIE SI MOLTIPLICANO GLI SFORZI

    In Pakistan, India, Guatemala e Salvador si intensifica l’impegno della rete internazionale Caritas. Già sabato scorso Caritas italiana - subito dopo il violentissimo terremoto che ha sconvolto il Kashmir - ha espresso vicinanza ed ha avviato una raccolta fondi. Si tratta di zone in cui si era già mobilitata la rete Caritas, in seguito alle inondazioni del luglio scorso. La direttrice di Caritas Pakistan, Anila Gil, ha confermato di aver già ricevuto 700 tende, 4.200 coperte e aiuti economici per acquistare e distribuire generi di prima necessità. Intanto le unità diocesane proseguono nell'aiuto d'urgenza e stanno cercando di raggiungere i villaggi rimasti isolati. Un team internazionale è in arrivo nel Paese per sostenere la Caritas nell'organizzazione del piano di emergenza. Purtroppo le frane e la neve che è caduta nella regione del Kashmir rendono i soccorsi più difficili. In India gli sforzi si concentrano nella distribuzione di vestiti, cibo, acqua, cure sanitarie e prevenzione di epidemie, sostegno socio-psicologico ai traumatizzati. Operatori Caritas si sono subito recati nei villaggi di Uri e Baramulla, dove la Caritas sta fornendo assistenza sanitaria ai feriti più gravi. In Centro America Caritas Guatemala, Salvador e Messico si sono subito attivate e stanno fornendo aiuti d'urgenza alle vittime dell’uragano "Stan" attraverso Caritas diocesane e parrocchie. In Salvador 22.000 persone sono ospitate presso parrocchie, scuole ed edifici comunali di diverse diocesi. In Guatemala sono centinaia le comunità di sfollati. La Caritas ha attivato tutte le sue strutture e coordinamenti di emergenza.


    Agenzia Sir

 

 
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