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RU486/TOSCANA - Rassegna stampa del 08 ottobre
Articoli da:
- Il TIRRENO (nazionale)
- CORRIERE DI FIRENZE
- METROPOLI DAY
(per l'articolo uscito su Repubblica vedi notizia successiva)
IL TIRRENO (dalla prima pag. dell’edizione nazionale)
Pillola per abortire, la prima ad averla sarà Pontedera
Ru 486: il primario dell’ospedale l’ha chiesta, la Regione dà disco verde
L’assessore Rossi rompe gli indugi, sollecitato da socialisti e radicali
PONTEDERA. Viene da Pontedera la prima richiesta toscana di utilizzare la pillola abortiva, la Ru 486 (non ha niente a che vedere, è bene ricordarlo, con la pillola del giorno dopo) già al centro delle polemiche per la sperimentazione a Torino contestata dal ministro Storace.
Anche in Toscana c’è già stato un abbozzo di polemica, ma di segno contrario: Radicali e Sdi hanno infatti criticato l’assessore regionale Rossi per aver assunto, nelle scorse settimane, un atteggiamento giudicato troppo attendista e prudente, e hanno presentato un’interrogazione urgente in Consiglio Regionale.
Adesso, comunque, l’incertezza sembra diradata. La Regione Toscana non trova nessuna ragione per dire di no al medico che vuole adoperare la Ru 486, che è Massimo Srebot, primario di ginecologia all’ospedale Lotti. Il farmaco, che in Italia non è ancora registrato e quindi non è in vendita, viene infatti già utilizzato in molti Paesi europei, anche da parecchi anni. ''Non c’è perciò alcun bisogno di sperimentazioni, tipo quella avviata in Piemonte'', spiega l’assessore Rossi. Nel 2004 la Regione Toscana ha approvato una delibera che non riguardava specificamente questa pillola ma tutti i medicinali: si è riconosciuto il diritto dei medici a prescrivere e usare farmaci registrati altrove quando c’è una motivazione seria per adoperarli. In quei casi la Asl deve procurarsi le medicine e poi fornirle gratuitamente ai pazienti, se si tratta di prestazioni essenziali. La delibera che consente di acquistare all’estero i farmaci può quindi essere estesa anche alla Ru 486. ''Tanto più che nel 2003 - spiega ancora Rossi - avevamo già affrontato il tema della pillola abortiva arrivando alla conclusione che la legge 194 non indica il tipo d’intervento a cui ricorrere per interrompere la gravidanza: è il medico a decidere''.
Del resto neppure la Commissione nazionale di bioetica ha mai bloccato la Ru 486. Poi nel 2004, dopo un intervento dell’allora ministro Sirchia, è stato chiamato in causa il Consiglio superiore della Sanità. Questo ha stabilito che la pillola abortiva si può utilizzare ma solo durante un ricovero ospedaliero. ''Se tutto avviene all’interno della legge 194, e se c’è il consenso informato, nessuno può impedire niente: un politico non può ordinare né proibire una modalità terapeutica, o indicare un intervento chirurgico piuttosto che farmacologico. Altrimenti si fanno solo dichiarazioni ideologiche e discussioni di principio''.
Se dunque Srebot vuole usare la pillola a Pontedera, la Regione gli darà l’ok, ''perché questo rientra nella nostra potestà''. E senza fare sperimentazioni. ''Bisogna lavorare per diminuire gli aborti - nota Rossi - ma quando poi una donna sceglie di abortire è giusto contenere il più possibile la sua sofferenza e il suo disagio''. (g.v.)




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