ALTRO CHE CELENTANO: GUAI IN VISTA PER NEOCON ITALIOTI
Maurizio Blondet
26/10/2005
WASHINGTON - Nei lunghi giorni in cui la politica italiana ha discusso solo di
Celentano e della libertà di espressione di alcuni comici, gravi nubi si
addensavano da Washington su alcuni attori della politica italiota.
Andiamo per ordine.
Come abbiamo avuto modo di segnalare, il procuratore speciale Patrick Fitzgerald
sta incriminando collaboratori intimi della Casa Bianca, da Karl Rove a
«Scooter» Libby, per aver rivelato alla stampa il nome di un'agente della CIA
che agiva sotto copertura, Valerie Plame; ed ora l'inchiesta punta, come maggior
colpevole, direttamente al vicepresidente Dick Cheney.
Del quale si è saputo che aveva costituito una «camarilla» con suoi fidi per
cercare pretesti per aggredire l'Iraq, portando prove di armi atomiche di Saddam
che la CIA negava (e che infatti non c'erano).
L'inchiesta di Fitzgerald promette di smantellare la fortezza che i neocon
avevano elevato nel mezzo dei poteri pubblici.
Ma ora c'è di peggio.
Il procuratore speciale Fitzgerald sta unendo la sua inchiesta con quelle di
Paul McNulty: il procuratore della Virginia che ha messo in galera Larry
Franklin, il funzionario del Pentagono beccato mentre passava documenti segreti
a due capi dell'AIPAC (American Israeli Political Committee) che li passavano
poi all'ambasciata di Israele.
Spia colta con le mani nel sacco, Larry Franklin ha confessato.
Ora, il congiungimento delle due indagini rischia di scoprire il deretano di
alcuni servi nostrani dei neocon israelo-americani: italioti che si sono messi
nei guai per eccesso di zelo servile.
Infatti in USA si sa che, nel dicembre 2001, a Roma, il capo del SISMI Nicolò
Pollari e il ministro della Difesa Antonio Martino hanno incontrato tre emissari
del gruppo di cospiratori americani.
All'incontro erano presenti Michael Ledeen, noto alle questure italiane come
mestatore politico negli anni '70, oggi riemerso alle cronache più losche come
agente israeliano in USA, e membro delle più potenti lobby neocon americane,
«American Enterprise» e «Jewish Institute for National Security affaire»
(JINSA); Harold Rhodes, vicino a Karl Rove, il consigliere di Cheney oggi a
rischio di denuncia; nonché un certo «colonnello Franklin», che era la spia
Larry Franklin, americano sì, colonnello del Pentagono pure, ma in trasferta in
Italia a favore di Israele.
I tre stavano cercando il modo di fabbricare le «prove» che Saddam aveva cercato
di procurarsi materiale nucleare.
Le ottennero in Italia: un documento che «provava» che Saddam aveva cercato di
comprare minerale di uranio dal Niger.
Un falso clamoroso.
Servito però a Bush per giustificare l'attacco all'Iraq.
Questo documento falso pare proprio uscito dal SISMI.
Fitzgerald ha chiesto alle autorità italiane il testo dell'indagine fatta da una
nostra commissione parlamentare sul falso uranio del Niger.
Non si sa se il procuratore americano abbia ottenuto la copia con tagli e
omissis, oppure l'integrale segretato in Italia, dove è chiarito il ruolo di
Ledeen, di Franklin e dei loro amiconi italioti.
Il congiungimento dei due filoni d'inchiesta in America configura qualcosa di
più grave della pur gravissima «soffiata» del nome dell'agente segreto Valerie
Plame.
Il fatto è che la Plame, moglie dell'ambasciatore Wilson, da 10 anni lavorava
sotto copertura, fingendosi la dirigente di un'azienda, per un gruppo della CIA
che cercava di smantellare il traffico di materiale nucleare in mano alla «mafia
russa» (leggi: ebraico-russa).
La Plame collaborava con individui russi che avevano lo stesso scopo, mettere
fine ai traffici di materiali atomici trafugati dall'ex-URSS; la «soffiata»
avrebbe determinato l'uccisione, in esecuzioni stile gangster, di tali
personaggi, informatori utili e forse agenti del Cremlino, da parte della
«mafia russa» (leggi «ebraica»).
Da qui il sospetto dei procuratori: la camarilla di Cheney non avrebbe
spifferato il nome della Plame solo per vendetta contro il marito ambasciatore,
che era un vocale oppositore della guerra all'Iraq.
Il giro di Cheney avrebbe agito, in combutta con l'AIPAC (la lobby ebraica in
USA) per aiutare la «mafia russa» (ebraica) che trafficava in materiale nucleare
sul mercato clandestino, liberandola dal nucleo della CIA che indagava sui
mafiosi all'atomo e sui loro traffici.
Molto, molto più grave.
La cricca neocon non è sospettata di una leggerezza mediatica, ma di aver
deliberatamente agito per distruggere la grossa operazione segreta della CIA che
cercava di impedire il contrabbando di armi di distruzione di massa.
E allora, anche la posizione dei servi italioti di Ledeen diventa assai più
grave.
A loro Ledeen aveva chiesto un falso rapporto sull'uranio del Niger, e l'aveva
ottenuto.
Fino a che punto i servitorelli italioti erano coscienti che così collaboravano
con un gruppo contiguo alla «mafia russa» con le bombe in tasca?
Erano coscienti che non stavano parlando con delegati legittimi del Pentagono,
ma con un gruppo deviato e di spie israeliane?
Qualcosa ci dice che i neocon avventizi che operano in Italia, e che da anni
difendono tutto quello che fa Bush in Iraq, comincino ad avere un po' paura.
Su «Il Foglio» del neocon dilettante Ferrara (che spesso ospita enormi sproloqui
di Michael Ledeen) è giusto uscito un pezzo in cui si rievoca tutta la faccenda
del falso documento sull'uranio del Niger, confezionato dai nostri servizi per
compiacere i loro padroni a Washington, come una patacca all'italiana, sul
genere di Totò che vende il Colosseo all'ingenuo turista americano, per fare
qualche po' di soldi.
Anche Repubblica sostiene questa versione.
Evidentemente si tratta di pezzi ispirati dai nostri servizi, che cercano di
pararsi il deretano, di colpo scoperto dalle inchieste di Fitzgerald e di
McNulty.
Sono un po' nervosi.
Anche perché McNulty è oggi viceministro della Giustizia, mentre i pezzi grossi
in grado di «coprire» il didietro dei nostri servizi e altri servi italioti, i
Cheney, i Rove, e lo stesso Bush, sono in via di rapida svalutazione.
Non possono più coprire nemmeno il loro, di deretano.
La cosa dovrebbe far piacere alla sinistra prodiana e italiota in genere:
dopotutto, i neocon dilettanti italiani oggi in difficoltà sono «di destra».
Quale migliore occasione per agitare lo scandalo?
Ordinare inchieste ai giornali di riferimento?
Fare interpellanze imbarazzanti in Parlamento?
Invece, silenzio.
Silenzio sul caso vero e grave.
Ma urla e strepiti, per una settimana, su Celentano e sui comici criticati da
Berlusconi.
E' un caso di stupidità?
No, secondo noi è un caso di accorto servilismo: le nostre sinistre hanno
volontariamente parlato d'altro, per non parlare della collaborazione in falso
di Sismi e Ledeen e del ministro Martino (forse solo ingenuo).
Il che ci dice una cosa: la sinistra, se torna al governo, farà gli stessi
servizi ai neocon israeliani che ha fatto loro la destra.
Anzi si candida, con la sua omertà, ad ottenere il gradimento delle centrali
israelo-americane per la prossima salita al potere.
La promessa implicita è: saremo più servi noi, statene certi.
Maurizio Blondet




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