User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 20
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    04 Mar 2002
    Località
    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
    Messaggi
    12,320
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Thumbs down un altro tuttologo che non ha capito un cazzo

    Parole & politica
    «Devolution», parola molesta
    Un termine che mira a sfasciare l'Italia
    di
    Claudio Magris

    STRUMENTI
    VERSIONE STAMPABILE
    I PIU' LETTI
    INVIA QUESTO ARTICOLO
    C’è una sola persona moralmente e culturalmente autorizzata a pronunciare la «devolution» e qualche anno fa avevo anzi proposto che le fosse riconosciuto con una specifica legge il diritto esclusivo di usarla: Alberto Sordi, sovrano interprete della pagliaccesca vocazione italica a «fare l’americano», a darsi l’aria di frequentatore del West pur abitando nel Varesotto o a Porta Portese e ad adoperare senza necessità termini anglosassoni nonostante la propria esilarante pronuncia. Purtroppo Alberto Sordi è morto e i suoi involontari imitatori hanno poco del suo genio e molto della balordaggine dei personaggi da lui creati. Non c’è infatti alcun motivo di dire «devolution» anziché riforma federalista, così come fa ridere i polli chiamare «governatori» i presidenti delle Regioni, quasi essi potessero, come negli Stati Uniti, concedere o negare la grazia al condannato sulla sedia elettrica.
    Il termine «devolution», ripetuto con coatta iattanza, è vacuo come il «cioè» postsessantottino; non è tanto una parola che esprima un concetto, quanto un rumore, come quelli che il corpo talora emette anche involontariamente, magari con effetti socialmente imbarazzanti; un segnale convenuto di riconoscimento fra simili, come il fischio di certi animali o quello irriferibile immortalato da una celebre canzone goliardica.
    Purtroppo, in questo caso, non è in gioco una festa delle matricole o di addio al celibato, bensì il Paese, l’Italia, lo Stato, la Patria o come vogliamo chiamarlo; il suo destino e il suo futuro, la sua dignità, il senso e il peso della sua presenza nel mondo. La ributtante riforma costituzionale in cantiere, che si appresta a cancellare quel poco o tanto di buono che c’è ancora nello Stato italiano e il senso stesso dello Stato e dell’Italia, non nasce dalla doverosa e sacrosanta esigenza di decentramento.
    È ovvio che la democrazia inizia ed esiste concretamente dal basso, nella realtà di istituzioni e autogoverni locali attenti alla peculiarità dei loro compiti ed è ovvio che un centralismo elefantiaco (come quello statale, spesso peraltro imitato da quello regionale, a differenza dalla più viva realtà comunale) è non solo potenzialmente livellante e illiberale, bensì anche anchilosato e inefficiente.
    Ma la devoluzione—okay, devolution—non si ispira a queste esigenze concrete. Essa nasce da una regressiva negazione dell’unità del Paese e dal livoroso desiderio di distruggerla. Non a caso, sino a poco fa, veniva strombazzata — pur senza alcuna intenzione di porla in atto—la parola «secessione », con cui si sciacquavano la bocca macchiette di provincia assai poco simili all’aristocrazia cavalleresca del vecchio Sud di Via col Vento. E secessione significa, appunto, distruggere l’unità del Paese.
    A questa unità — a questo senso di più vasta appartenenza comune, pur nella creativa e amata varietà di città, territori, tradizioni, dialetti e costumi diversi—si vuol contrapporre un ringhioso micronazionalismo locale, spiritualmente strozzato dal proprio cordone ombelicale conservato sott’olio e chiuso a ogni incontro, pronto ad alzare ponti levatoi i quali offendono anzitutto il libero e schietto amore per il luogo natio, che è il piccolo angolo in cui impariamo a conoscere e ad amare il mondo. Vissuto e amato liberamente, il paese natale non è una endogamia asfittica né una sfilata folcloristica; Dante diceva che l’Arno gli aveva insegnato ad amare fortemente Firenze, ma anche a sentire che la nostra Patria è il mondo, come per i pesci il mare.
    Le diversità sono il modo in cui si articola l’unità umana — come un albero nella varietà delle sue foglie, diceva Herder, scrittore illuminista e preromantico tedesco, amico e poi avversario di Goethe.
    Anche la cultura esiste nella peculiarità delle sue forme ed è giusto che una Regione possa e debba curare, nell’istruzione e nelle iniziative culturali, la propria specificità,ma sempre nell’ambito di una formazione generale che interessa il Paese. La sicilianità di Verga è inscindibile dalla sua grandezza, ma non interessa un veneto meno di un siciliano; un’esclusiva competenza locale in materia scolastica che inducesse gli scolari piemontesi a ignorare Leopardi per studiare Gianduia sarebbe disastrosa anzitutto per quegli scolari.
    Già oggi dilaga un concetto regressivo della particolarità culturale: ad esempio, per ottenere — nella miseria totale in cui versa l’Università—qualche minimo finanziamento che permetta di comprare qualche libro o qualche rivista indispensabile, dobbiamo inventarci, a Trieste, qualche fasulla ricerca locale. Così il (poco) denaro verrà speso non per studiare Goethe,Manno le conseguenze culturali della divisione della Germania dopo il ’45, bensì per studiare qualche viaggiatore letterato tedesco che, andando a Venezia, abbia passato una notte a Trieste, dicendo magari, il mattino, «che bella città».
    Le peculiarità locali compongono, costituiscono l’unità del Paese; se la distruggono, distruggono se stesse, così come un dialetto, parlato con gioiosa e spontanea naturalezza, viene falsificato in una tonta ideologia se lo si vuol sostituire o contrapporre alla lingua nazionale.
    La «devolution» mira, oggettivamente, a disfare l’Italia, al contrario del federalismo patriottico (e antinazionalista) propugnato già in anni lontani da forze risorgimentali come il Partito Repubblicano — oggi snaturato e autoridicolizzato — che miravano a un Paese unitario e articolato nelle sue preziose varietà e destinato a integrarsi, senza dissolversi, in una unitaria e variegata Europa.
    La «devolution» è propugnata da partiti che costituiscono oggi la maggioranza parlamentare, benché divisi su molti problemi e soprattutto sul senso della Patria, visto che An, che organizza le marce e feste del Tricolore, governa insieme alla Lega, il cui leader ha dichiarato di volersi pulire il sedere col Tricolore. In realtà la «devolution» non si limita a intaccare la Nazione e lo Stato, ma si propone di evirare gli organi dello Stato capaci di impedire l’abuso dei poteri, non solo locali; mina l’armoniosa vita civile di una vasta e pluralistica comunità, retta da quel sistema di separazione, controllo e contrappeso di poteri elaborato dal pensiero liberale per garantire i cittadini e le libertà.
    La riforma costituzionale che la maggioranza vuole varare è un attentato al patriottismo e al buon governo. Ma il Parlamento è composto di eletti che, secondo la Costituzione, sono responsabili verso il Paese, non verso il partito o la circoscrizione in cui sono stati eletti. Si è già visto come, nella maggioranza, a proposito della «devolution » ci siano persone cui sta più a cuore l’Italia che il proprio partito. È da sperare che parecchi avranno la dignità e il fegato di ribellarsi a questa mutilazione, di capire che essa deturpa anche il loro volto.
    18 ottobre 2005

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Padania libera dai padioti
    Data Registrazione
    14 Jun 2002
    Messaggi
    2,329
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Questi italiani a volte sono quasi commoventi

    Il succo del discorso è questo:

    Il federalismo è giusto e sacrosanto però la devolution distrugge il paese.

    Se la devolution distrugge il paese allora cosa succederebbe con il federalismo ?

    Si critica senza proporre niente.Aria fuffa fumo nebbia.

    Quale sarebbe il contributo a una riforma ritenuta sacrosanta se non questo cumulo di cretinate ?

    O poveri noi come siamo messi male.Siamo al degrado morale e materiale.

    Non bastavano le cretinate di Sartori ?

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    9,909
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Magris si e' laureato con una tesi pubblicata dal titolo "Il mito asburgico", che gli ha aperto le porte verso l' essere con$iderato i vate della Mitteleuropa. Poi scrisse (tra l' altro) Danubio, un' opera di grande erudizione, tesa a dimostrare l' indimostrabile: l' unita' dei Popoli Europei dalla Selva Nera alla Romania , dimenticando che ci furono certe bazzecole a fare le differenze, tipo la dominazione turca ed il comunismo. Sulla prima, qualcosa di sensato anche lo dice (pero' sostiene una certa democraticita' dell' impero ottomano, che a me non risulta), mentre il comunismo e' totalmente ignorato.
    Dopo aver scritto Danubio, Magris fu eletto senatore nelle liste del PCI, ora e' iscritto ai DS.

    Personalmente lo stimo come erudito e come storico, capisco molto meno il suo rifiuto per le ragioni economiche di un qualcosa:
    se tra Bucarest e Donaueschingen si trovano tratti simili, e' anche vero che sono esteriorita', tipo campanili e stazioni ferroviarie. Capisco che c'e' un' eredita' culturale in comune, che si affievolisce andando a sudest, ma quella ha sempre riguardato 1l terzo superiore della popolazione, la massa e' rimasta ungherese, serba, transilvana, bulgara, romena.
    In quell' articolo che riporti e che avevo gia' letto, risuona in pieno l' internazionalismo comunista.

  4. #4
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    49,568
    Mentioned
    39 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito

    Non rispetto chi ci odia.
    Un comunista nazionalista. Puah!

  5. #5
    piemonteis downunder
    Data Registrazione
    20 Mar 2002
    Località
    sydney
    Messaggi
    3,615
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Mah, io l'interpretazione che do a sto articolo e' che
    al Magris piacciono i dialetti come fenomeno di costume,
    non come vere lingue. Gli piace la "varieta' creativa"
    o i balli in costume alle feste folkloristiche, ma
    non riconoscere la cultura dietro questo folklore.

    La cultura alta, espressa da intellettuali come lui,
    tende all'unita'...le varieta' locali sono folklore usato
    come condimento o divertimento.

    E' la stessa cosa che succedeva in UK fino a pochi
    anni fa. Gli inglesi amavano "valorizzare" la varieta'
    creativa di culture tipo gli scozzesi in kilt, le cornamuse, ecc,
    ma non riuscivano a capire perche' sti scozzesi,
    nonostante tutta questa "valorizzazione", volessero
    pure avere un parlamento politico.

    D'altro canto, dalla parte opposta rispetto a Magris,
    chi dovrebbe avere idee diverse in realta' si e' messo
    a sostenere che siamo tutti uniti dall'appartenenza
    alla sacra tradizione cattolica, dunque vedi che
    da una parte e dall'altra le cose non cambiano...

  6. #6
    Iscritto
    Data Registrazione
    04 May 2002
    Messaggi
    822
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ma quel minchione non si spaccia per essere aedo della mitteleuropa? Che topo di fogna...

  7. #7
    Padania libera dai padioti
    Data Registrazione
    14 Jun 2002
    Messaggi
    2,329
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da aussiebloke
    Mah, io l'interpretazione che do a sto articolo e' che
    al Magris piacciono i dialetti come fenomeno di costume,
    non come vere lingue. Gli piace la "varieta' creativa"
    o i balli in costume alle feste folkloristiche, ma
    non riconoscere la cultura dietro questo folklore.

    La cultura alta, espressa da intellettuali come lui,
    tende all'unita'...le varieta' locali sono folklore usato
    come condimento o divertimento.

    E' la stessa cosa che succedeva in UK fino a pochi
    anni fa. Gli inglesi amavano "valorizzare" la varieta'
    creativa di culture tipo gli scozzesi in kilt, le cornamuse, ecc,
    ma non riuscivano a capire perche' sti scozzesi,
    nonostante tutta questa "valorizzazione", volessero
    pure avere un parlamento politico.

    D'altro canto, dalla parte opposta rispetto a Magris,
    chi dovrebbe avere idee diverse in realta' si e' messo
    a sostenere che siamo tutti uniti dall'appartenenza
    alla sacra tradizione cattolica, dunque vedi che
    da una parte e dall'altra le cose non cambiano...
    Si va bene ma la sostanza è che quelli come Magris dicono e non fanno , quelli della Lega sparano e fanno anche tante cazzate ma almeno propongono qualche cosa che sia fattibile e che indubbiamente va nella direzione auspicata.

    Ovvero creare una situazione per la quale sia ineludibile per le autonomie locali il ricorso a risorse proprie.

    Visto che è impossibile continuare ad imporre nuove tasse a livello locale, se non si vuole incorrere nell' ira dei cittadini-contribuenti-elettori , allora ci si aspetta da questa riforma un effetto a catena che spinga nella direzione di una fiscalità separata con annessa responsabilità di riscossione e di spesa.

    Invece Magris e gli altri tromboni come Sartori o ridicolizzano la riforma o si improvvisano fini conoscitori dei meccanismi finanziari che regolano il funzionamento di un paese federale, facendo a gara per vedere chi le spara più grosse.

    Almeno questa differenza va riconosciuta.

  8. #8
    PADANIA NEL CUORE
    Data Registrazione
    07 Apr 2003
    Località
    dall'amata Padania
    Messaggi
    1,731
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Più che l'addio al celibato questo figuro dovrebbe dare l'addio al giornalismo visto che non fa che ripetere fesserie già scritte e copiate da altri.
    Non merita neppure un giudizio positivo o negativo.
    Semplicemente è ciarpame.
    TIOCH FAID AR LA'

  9. #9
    Rage against the Empire
    Data Registrazione
    03 Sep 2005
    Messaggi
    110
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il problema non è la "devolution". E' che questa devolution è voluta dalla Lega, e non si accetta che la Lega possa ideare modifiche costituzionali a prescindere. E' sufficiente leggere il testo per capire come sostanzialmente lo Stato abbia recuperato prerogative che, con la frettolosa riforma ulivista, aveva addirittura perso: si pensi ai trasporti, all'energia, ovvero a quelle competenze che, se compartecipate e non monopolizzate, compromettono la capacità dello Stato di dettare le leggi della crescita economica. Questa "devolution" significa anche interesse nazionale, significa abdicazione dell'idea di un autentico senato federale, significa fine del sogno di una polizia locale dignitosa, nemmeno ri-considera il ruolo dei prefetti, e neanche pone in discussione la finanza derivata. Per quanto concerne la scuola, si parla di improbabili materie "integrative". Insomma: Magris ha sfoderato tanta retorica col solo intento di spacciare la Lega, e indirettamente la CdL, per un pericoloso movimento disfattista. Ma così, ahimè e ahinoi, non è.

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    9,909
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da [email protected]
    Questa "devolution" significa anche interesse nazionale, significa abdicazione dell'idea di un autentico senato federale, significa fine del sogno di una polizia locale dignitosa, nemmeno ri-considera il ruolo dei prefetti, e neanche pone in discussione la finanza derivata....
    * Questo per me e' il vero dramma: la "devolution" fatta con questi testi sara' dannosa all' Art. 1 dello Statuto della LN. Questo, perche, come Zena scrive giustamente, i veri punti chiave non ci sono o sono pasticciati e, nell' improbabile caso che questa "devolution" diventi esecutiva, rappresenta il massimo che il Sistema sara' mai disposto a concedere in tema di autonomie locali.

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Ma come Cazzo Funziona all'estero? Forse ho capito...
    Di Mauro 79 nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 11-04-06, 13:57
  2. Un altro che a destra non ha capito la legge elettorale
    Di Malgascio nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 62
    Ultimo Messaggio: 28-03-06, 11:49
  3. Altro che quote rosa, questi hanno capito tutto!
    Di bianconero (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 12-11-05, 13:34
  4. Un Altro Forum Di Questi Cazzo Di Sardi?
    Di STRESSSSSSS_W nel forum Esegesi
    Risposte: 22
    Ultimo Messaggio: 26-02-03, 12:53
  5. Un Altro Forum Di Questi Cazzo Di Sardi?
    Di STRESSSSSSS_W nel forum Fondoscala
    Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 01-01-03, 21:46

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226