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  1. #1
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    Predefinito Rutelli: i Ds abbandonino il socialismo europeo

    Rutelli chiede per l'unione con i ds
    una collocazione internazionale non riconducibile alle tradizionali famiglie del Novecento (di fatto abbandonare la tradizione socialista)
    un profilo programmatico chiaramente riconoscibile e innovativo rispetto alla sinistra tradizionale
    un riconoscimento pieno del pluralismo e della pluralità dei gruppi dirigenti
    un equilibrio nei rapporti di forza organizzativi

    Cosa risponde la Quercia? Per ora preferisce non entrare nel merito, limitandosi alle posizioni acquisite. L’ipotesi di un rilancio dell’Ulivo ha ripreso quota nelle ultime ore. E il risultato delle primarie spinge in favore dell’unità. Prodi ha escluso la possibilità di una lista personale e ha rilanciato la lista unitaria. Di conseguenza i Ds accolgono la proposta e fanno quadrato intorno al leader dell'Unione. Dalla consultazione del popolo del centrosinistra - spiega il coordinatore della Quercia Maurizio Migliavacca - giungono all'Unione «tre domande: partecipazione, cambiamento ed unità». E a queste occorre dare «risposte politiche coerenti innanzitutto con il rilancio del progetto dell'Ulivo».

    Si tira fuori dal progetto, invece, lo Sdi: «Non ci convincono frettolose riconversioni di linea che sono affidate a vere e proprie fughe in avanti, accompagnate da tanti se e ma, commenta Roberto Villetti, osservando: «La crisi dell'Ulivo non è stata dovuta a un malessere passeggero ma ha investito la stessa divisione di compiti tra sinistra e centro, e nella temperie che si è creata con il referendum sulla fecondazione assistita, il centro in questione ha assunto una connotazione prevalentemente cattolico-democratica». Dunque no a «progetti per il futuro che contengono più tattica che strategia» e avanti nel progetto di unità con gli altri socialisti e con i Radicali.


    da unita.it

  2. #2
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    I ds diranno di si.ovviemente.

  3. #3
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    In origine postato da danny78
    I ds diranno di si.ovviemente.
    ti stupirò, forse, ma non sono d'accordo

  4. #4
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    In origine postato da willy
    ti stupirò, forse, ma non sono d'accordo
    ma i ds han gia accettato.

  5. #5
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    In origine postato da danny78
    ma i ds han gia accettato.
    lo so. e che potevan fare?

  6. #6
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    In origine postato da willy
    lo so. e che potevan fare?
    nulla è un processo incontrovertibile.

    Marini disse.. non moriremo socialisti.. infatti sarà fassino a morire "democristiano".

  7. #7
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    In origine postato da danny78
    nulla è un processo incontrovertibile.

    Marini disse.. non moriremo socialisti.. infatti sarà fassino a morire "democristiano".
    vedi a che punto ci sta portando berlusconi? ora l'obiettivo è uno solo. batterlo. poi vedremo
    ma non si può annacquare l'identità socialista

  8. #8
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    In origine postato da danny78
    ma i ds han gia accettato.
    Ma quando?

  9. #9
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    non sono così in disaccordo ma non subito blair propose anni fa di cambiare nome all'internaziona socialista in internazionale democratica per allargarla penso che bisognerebbe riprendere quel progetto affossato dal PSF e dai loro sodali crucchi

  10. #10
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    Fassino rassicura il partito: è Rutelli che viene verso di noi «No a forzature, non lascio l’Internazionale socialista». Il presidente ds: temo le tensioni nei Dl
    ROMA - Nessuno in quella stanza, mentre Piero Fassino parlava alla segreteria del suo partito lì riunita, ha avuto il minimo dubbio: nonostante gli alti e i bassi, le scaramucce e gli alterchi, il patto generazionale che lega il leader Ds a Francesco Rutelli regge ancora. È un patto tra due segretari che hanno a cuore le sorti dei rispettivi partiti e che non hanno intenzione di vanificare anni e anni di lavoro. Ma in questi giorni ha retto anche l’altra alleanza generazionale Ds-Margherita, quella tra Massimo D’Alema e Franco Marini che hanno lavorato con (e su) Romano Prodi per evitare che seguisse le sirene parisiane di una lista tutta sua. Comunque, era un Fassino assai calmo (e molto bene informato delle intenzioni di Rutelli) quello che ha invitato i Ds a «non cadere nella polemica», a non buttarsi a capofitto ad attaccare il presidente della Margherita che ha proposto il Partito Democratico e ha ipotizzato la fuoriuscita dei Ds dall’Internazionale socialista. È un rischio che non c’è, ha assicurato il leader, il quale ha poi spiegato che in realtà Rutelli punta alla creazione di gruppi parlamentari separati anche alla Camera. Di più, il segretario della Quercia, con generosità, ha anche giustificato la contromossa del presidente della Margherita: «Era all’angolo - è stato il succo del suo ragionamento - e doveva uscirne». Fassino, perciò, non ha avuto dubbi: «Dobbiamo apprezzare - ha sottolineato - l’evoluzione della proposta della Margherita». Insomma, ben venga Rutelli su una sponda a cui i Ds sono approdati da tempo: «Perché noi - è l’orgogliosa rivendicazione del segretario - siamo stati sempre coerenti sulla lista».
    Quindi il leader della Quercia ha dettato la linea: «Dobbiamo impegnarci - ha affermato - a costruire un ambizioso processo unitario e nessuno deve fare inutili forzature». Niente Partito democratico, perciò, nè richieste di fuoriuscite dall’Internazionale socialista e dal Pse. Ma il monito di Fassino, apparentemente rivolto al solo Rutelli, riguarda anche altri personaggi della Margherita. Le apprensioni dei vertici della Quercia sono state infatti esplicitate da D’Alema: «Sono preoccupato per le grosse tensioni che attraversano la Margherita», ha spiegato il presidente della Quercia. Ed effettivamente la dirigenza diessina guarda con timore al fatto che una parte dei parisiani non sembra ancora disposta a deporre le armi: il rischio è che un incidente possa mandare all’aria tutto. Ma nella segreteria uno "stop" a talune velleità rutelliane, comunque, Fassino ha voluto darlo, per amor di chiarezza: l’orizzonte, ha spiegato il leader della Quercia, è quello di «una forza riformista, non moderata e non centrista».
    Fassino ha poi avuto modo di sottolineare che la Quercia «ha dato un contributo decisivo» sia al risultato delle primarie che alla soluzione dei tormenti del centrosinistra. La Quercia, sì: il numero uno del Botteghino ha rivendicato e rivendica il ruolo del suo partito, e anche Rutelli nella relazione con cui ha aperto l’esecutivo della Margherita ha sottolineato l’importanza che hanno avuto i partiti nelle primarie. Non è un caso: i segretari delle due maggiori forze politiche dell’Unione non hanno intenzione alcuna di chiudere le rispettive ditte e di cedere al plebiscitarismo seppure in versione "democratica". Senza dubbio, come ha avuto modo di ricordare Fassino, bisognerà assecondare «l’ondata» delle primarie, ma sciogliersi e dichiarare fallimento in nome della cosiddetta società civile, no.
    Il leader della Quercia, ovviamente, ha dovuto anche rassicurare tutti quei dirigenti del suo partito, di maggioranza come di minoranza, che guardano con un po’ di timore e qualche sospetto alla lista unitaria. «Se mi chiedono di uscire dall’Internazionale - ha detto il segretario per tranquillizzare tutti - io non esco, se invece mi chiedono una riflessione in chiave europea di quello che si può fare, è un altro discorso». Fassino non ha opposto obiezioni e problemi di fronte alla decisione dello Sdi di andare per la propria strada insieme ai radicali e ai socialisti fuoriusciti dalla Casa delle Libertà. «Se intendono andare avanti, che lo facciano», ha osservato il segretario con la massima tranquillità.
    Il tasso di calma dentro i Ds (ma anche dentro l’intero centrosinistra) scema quando si discute delle difficoltà che la nuova legge elettorale potrebbe comportare all’Unione. «Al Senato - ha spiegato D’Alema durante la riunione di segreteria - più liste ci saranno, meglio è: anzi dovremo inventarci qualcosa, altrimenti perdiamo voti». Forse lì sì che vi potrebbero essere liste del Presidente. Nell’Unione, infatti, circola un inquietante sondaggio secondo il quale anche nel caso di una non eccellente prova elettorale del centrodestra la Cdl potrebbe avere la maggioranza a Palazzo Madama. Ma questa è un’altra storia: una preoccupazione per volta, meglio risolvere prima - e in via definitiva - il tormentone delle liste.
    Maria Teresa Meli
    corriere

 

 
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