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L'America Latina a casa di Zapatero
Politica estera. Il Vertice iberico-americano di Salamanca condanna il ''bloqueo'' degli Stati Uniti contro Cuba e cerca di incentivare nuove forme di cooperazione contro la povertà
Aldo Garzia
E' stato il Vertice iberico-americano numero 15. E passerà alla storia come quello che ha condannato in un documento ad hoc il "blocco economico" degli Stati Uniti contro Cuba, usando per la prima volta una dizione cara a L'Avana: "bloqueo".
Questa soluzione ha fatto innervosire l'ambasciata di Washington a Madrid, che ha chiesto chiarimenti al governo spagnolo (il Vertice dello scorso fine settimana si è infatti svolto a Salamanca). Il premier Zapatero si è limitato a precisare che la dizione scelta per il documento non faceva altro che riprendere quanto dal 1997 si scrive nelle risoluzioni dell'Assemblea delle Nazioni Unite che censurano la politica di Washington nei confronti dell'Avana..
Agli Stati Uniti non è piaciuta neppure la richiesta rivolta alla Casa Bianca di non concedere asilo politico a Luis Posada Carriles, attualmente a Miami, colpevole di aver organizzato nel 1976 l'attentato contro un aereo della Cubana de aviación che causò la morte di 73 persone (lo stesso Posada Carriles è sospettato di essere il mandante degli attentati dinamitardi compiuti a L'Avana nel 1997, in uno dei quali morì l'italiano Fabio Di Celmo). L'ambasciata di Washington, senza entrare nel merito delle due richieste, ha spiegato il proprio rammarico segnalando che quei due punti sollevati dal Vertice suonano come un appoggio implicito al governo di Fidel Castro (il leader cubano non era presente a Salamanca, dove è stato sostituito dal ministro degli esteri Felipe Pérez Roque).
Ma sarebbe un errore parlare solo del "caso Cuba" che pure ha tenuto banco nella riunione di Salamanca e ha conquistato le prime pagine dei giornali spagnoli. Queste riunioni servono soprattutto a fare il punto della realtà socio-economica dell'America Latina e a tastare il polso delle relazioni tra questa parte del continente americano e i governi di Madrid e Lisbona. Il premier Zapatero, che faceva gli onori di casa, nel suo intervento introduttivo ha subito fatto capire che c'è una inversione di tendenza rispetto ai governi isolazionisti del suo predecessore Aznar: la Spagna vuole rilanciare i tradizionali rapporti economici e culturali con il mondo latinoamericano. In particolare, il leader di Madrid ha segnalato la necessità di avere una comune politica nei confronti dell'emergenza migratoria che gli esperti segnalano subirà una impennata anche a causa dei recenti disastri naturali (cicloni e uragani) che hanno colpito di recente l'America Latina. Per Zapatero, non c'è altra soluzione che aggredire il sottosviluppo e concertare politiche di collaborazione tra latinoamerica ed Europa.
Lo stesso ragionamento è stato fatto da Kofi Annan, segretario generale dell'Onu, invitato d'onore al vertice: "Se non costruiamo un sistema globale di commercio veramente libero e giusto, continueremo a lottare contro la povertà come se avessimo una mano legata dietro la spalla". Di qui anche le proposte di maggiore coordinamento tra i singoli paesi dell'area latinoamericana, il cui primo segnale è stato l'annuncio dell'ingresso del Venezuela di Hugo Chávez nel Mercosur, l'organizzazione economica di cui fanno già parte Cile, Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia.
Questi Vertici, come avviene purtroppo in molte sedi della politica internazionale, si limitano a segnalare questioni ma non sono in grado di prendere delle decisioni. Ma la riunione di Salamanca è servita anche ai tanti capi di governo per discutere tra loro su come incentivare forme di collaborazione e di interscambio. L'impressione finale è che il "caso Cuba" sia stato solo il pretesto per confermare l'ansia di autonomia rispetto agli Stati Uniti che percorre molti paesi latinoamericani a guida democratica (Brasile, Argentina, Cile e Uruguay) a cui si aggiunge l'esperienza del populismo di sinistra del Venezuela di Chávez.
Da questo punto di vista ha fatto scalpore la dichiarazione di Alvaro Uribe, presidente della Colombia e ottimo alleato di Washington, che ha spiegato la firma in calce al documento di condanna del "bloqueo" e la richiesta di non concessione di asilo politico a Posada Carriles con la necessità "di condannare il terrorismo in qualsiasi luogo si produca". L'impressione finale del Vertice di Salamanca è dunque quella di una America Latina che cerca di rinnovarsi politicamente lottando contro i suoi tradizionali deficit politici ed economici. Come ha detto alla fine il presidente portoghese Jorge Sampao, sarebbe un errore non notare questa nuova tensione positiva che si aggira in America Latina e ridurre la portata del Vertice a una querelle pro o anti Cuba.
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Rispondi Citando
...ma vai a nanna su!
