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    Predefinito Introduzione al simbolismo cristiano

    IL SIMBOLISMO DELL'ALTARE - LA PIETRA ANGOLARE


    Chiostro di Moissac. Capitello - Immagine tratta dal sito http://www.bramarte.it

    Quando, una volta oltrepassata la soglia, si penetra nelle cattedrali o anche nelle chiese più modeste delle grandi epoche, si resta come affascinati e invasi da questa «sobria ebbrezza» di cui ci parlano i mistici cistercensi. Il tempio agisce come un incantesimo, perché vi si sente pulsare un'anima armoniosa il cui ritmo, venendoci incontro, prolunga, oltrepassa e sublima il nostro proprio ritmo di viventi e lo stesso ritmo del mondo ove si immerge. Questa «magia» proviene dall'esistenza di un centro da cui si irradiano delle linee che generano, seguendo la divina proporzione, delle forme, delle superfici, dei volumi in espansione fino a un limite sapientemente calcolato che li arresta, li riflette e li rimanda verso il punto da cui sprigionano; e questa doppia corrente costituisce in qualche modo la «respirazione» sottile di tale organismo di pietra che si dilata verso l' esterno per riempire lo spazio e poi si raccoglie nella sua origine, nel suo cuore, che è interiorità pura.

    Questo centro da cui tutto si sprigiona e verso cui tutto converge è l'Altare. L'altare è l'oggetto più sacro del tempio, la ragione della sua esistenza e la sua stessa essenza, perché in caso di necessità si può celebrare la divina liturgia fuori dalla chiesa, ma è assolutamente impossibile fare questo senza un altare di pietra.

    lntroibo ad altare Dei..., «Verrò all'altare di Dio» 1: il versetto del salmista che apre la messa ci pone, sin dall'inizio della santa funzione, di fronte a questo prestigioso oggetto del culto. L'altare è la tavola, la pietra del sacrificio, quel sacrificio che costituisce - per l'umanità caduta - il solo mezzo di prendere contatto con Dio. L'altare è il luogo di questo contatto: attraverso l'altare Dio viene verso di noi e noi andiamo a Lui. Esso è l'oggetto più santo del tempio, perché lo si riverisce, lo si bacia e lo si incensa. È un centro di raggruppamento, il centro dell'assemblea cristiana; e a questo raggruppamento esteriore corrisponde un raggruppamento interiore delle anime e dell'anima, il cui strumento è il simbolo stesso della pietra 2, uno dei più profondi - come l'albero, l'acqua e il fuoco - che raggiunge e tocca nell'uomo qualcosa di primordiale.


    Duomo di Monreale. Il Cristo Pantocratore - Immagine tratta dal sito http://www.sicilytourist.com

    L'altare cristiano è il successore e la sintesi degli altari ebrei e la sua sublimità deriva dalla sua conformazione al suo archetipo celeste, l' Altare della Gerusalemme celeste in cui giace «fin dalla fondazione del mondo [...] l'Agnello immolato» 3.

    Ad esempio, vi è un rapporto sorprendente fra l'altare di Mosè e il nostro altare. Mosè costruisce un altare ai piedi del Sinai, offre il sacrificio e fa due metà con il sangue: una è data al Signore (più esattamente: è versata sull'altare che Lo rappresenta) e l'altra la asperge sul popolo; così è sigillato il patto fra il Signore e il Suo popolo, la Prima Alleanza (Es 24, 4-8). Nello stesso modo, sull'altare cristiano il sangue della Nuova Alleanza è versato, offerto al Signore e poi distribuito al popolo, sigillando così la riconciliazione del peccatore con Dio.

    Nel Tempio di Gerusalemme vi erano diversi altari. Nello spazio fra il sagrato e il «Santo» si erigeva l'altare propriamente detto, chiamato altare degli olocausti, su cui ogni giorno si offriva il sacrificio dell'agnello. Nel «Santo», con il candelabro a sette braccia, erano installati l'altare dei profumi e la tavola dei «pani della faccia» , cioè dell'offerta ( questi pani, in numero di dodici, erano rinnovati ogni shabbat); infine, nel «Santo dei santi» non c'erano altari nel vero senso della parola, ma una pietra particolarmente sacra - la pietra shethiyah - sulla quale era appoggiata l'arca e di cui riparleremo lungamente 4.

    Nel tempio cristiano, che sostituisce quello di Gerusalemme, l'altare maggiore è la sintesi di questi differenti altari. Esso è l'altare degli 0locausti dove è sacrificato l'«Agnello di Dio» e nello stesso tempo la tavola dei pani dell'offerta, cioè del pane eucaristico; esso è l'altare dei profumi in cui si brucia l'incenso, come emerge chiaramente dal rituale romano. Infatti, quando un vescovo consacra l'altare, egli accende l'incenso sui cinque solchi incisi al centro e agli angoli della pietra, mentre si canta l'antifona: «Dalla mano dell'Angelo, il fumo dei profumi sale verso il Signore ».


    Cattedrale di Notre Dame de Paris. La Chimera. - Immagine tratta dal sito http://ndparis.free.fr

    Infine, dal momento che sostiene il tabernacolo, l'altare maggiore ricopre il ruolo della pietra shethiyah che sosteneva l' Arca. Il termine «tabernacolo», che significa «la tenda», designava presso gli Ebrei l'insieme composto dal «Santo» e dal «Santo dei santi». L'attuale tabernacolo può essere considerato, da questo punto di vista, come un adattamento del tempio. Ma soprattutto esso ricorda, sia per le sue dimensioni ristrette che per il suo ruolo, l'Arca (arca = cassa). Questa conteneva le Tavole della Legge, la Verga di Aronne e una porzione di manna; là, fra i Cherubini, si manifestava la Shekinah, la «Gloria» o la «Presenza» divina. E nel tabernacolo cristiano è posta l'autentica Manna, il «Pane vivo disceso dal cielo» 5. In certe chiese si vedono delle «glorie»: un triangolo raggiante che al centro porta il Nome divino ; si tratta di una materializzazione simbolica della Shekinah. Infine, le piccole tende che si trovano davanti al tabernacolo ricordano nello stesso tempo la tenda del deserto e il velo che nascondeva il «Santo dei santi».

    Se abbiamo insistito su questo accostamento fra il santuario cristiano e quello degli Ebrei, è anzitutto per rispondere una volta di più a coloro che negano ogni parallelo di tale genere e pretendono di dimostrare l'originalità assoluta del tempio cristiano. D'altra parte non ci sembra inutile, in un'epoca che ha sin troppo dimenticato queste cose in nome della familiarità, oppure del lasciar andare, ricordare il carattere sacro e terribile del santuario e dell'altare in cui realmente, «dietro il velo», troneggia la Divinità.

    (Continua)

    Dal sito http://www.nostreradici.it

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    Nell'oratorio di Germigny-des-Pres (IX secolo) si è incastonato nella volta del santuario un mosaico bizantino raffigurante l'Arca dell'alleanza, gli angeli e la mano di Dio.


    [i]Germigny-des-Pres. Mosaico bizantino - Immagine tratta dal sito http://www.nostreradici.it

    Al disotto corre un'iscrizione latina così concepita: «Guarda il Santo Oracolo e i Cherubini, contempla lo splendore dell'Arca di Dio, e a questa vista sforzati di raggiungere con le tue preghiere il Maestro del tuono».

    Il grande prefazio del Pontificale romano cantato in occasione della consacrazione dell'altare, ricollega ritualmente l'altare cristiano a tutti gli altari ebraici: all'altare di Mosè, a quello di Giacobbe, a quello di Abramo; meglio ancora, lo ricollega a tutti gli altari dell'umanità ab origine mundi, dall'altare di Melchisedek a quello di Abele. Si può così comprendere di quale venerabile tradizione sia erede l'altare cristiano per mezzo di una trasmissione ininterrotta: è tutta la storia religiosa del mondo che, per così dire, si concretizza.

    Ma c'è di più. L'altare terrestre deriva la sua sublimità e il suo carattere sacro dalla sua conformità con il proprio archetipo, l'altare celeste. Perché l'altare dei nostri templi non è altro che il simbolo terrestre di questo archetipo celeste, così come la liturgia terrestre «imita» la liturgia celeste descritta nell' Apocalisse. Il Sursum corda è un invito a contemplare l'archetipo eterno della liturgia visibile. Come dice Teodoro di Mopsuestia a proposito del sacrificio eucaristico: «poiché sono i segni delle realtà dei cieli che si compiono in figure, è necessario che questo sacrificio ne sia anche la manifestazione; e il pontefice realizza una sorta di immagine della liturgia che si svolge in cielo». L'officiante riproduce dunque il servizio celebrato dal Cristo Pontefice che penetra - rivestito del Suo proprio Sangue - nel Tabernacolo che non è stato fatto da mano d'uomo. Nel canone romano della messa il sacerdote pronuncia queste parole: «Noi Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa' portare queste offerte dalla mano del Tuo santo Angelo, lassù, sul Tuo altare sublime, alla presenza della Tua divina Maestà». E nell'introito della messa siriaca: «Santissima Trinità, ricevi dalle mie mani peccatrici questo sacrificio che io offro sull'altare celeste del Verbo».

    Ma sino ad ora non abbiamo fatto altro, in un certo senso, che descrivere l'altare dall'esterno. Per comprenderne tutto il significato è necessario spingersi oltre e cercare il suo simbolismo dall'interno.


    Roma. Basilica di San Pietro Immagine tratta dal sito http://www.romecity.it

    L'evento capitale da cui è necessario incominciare è l'unzione fatta da Giacobbe della pietra di Betel ( Gen 28, 11-19). Giacobbe, in marcia verso Carran in Mesopotamia, fa tappa in un luogo e si corica a terra per dormire; una pietra gli serve da guanciale. Durante il sonno egli fa un sogno in cui vede il cielo aperto e una scala poggiata sulla terra, la cui cima raggiunge il cielo e sulla quale gli angeli di Dio salgono e scendono; in alto sta l'Eterno. Al suo risveglio Giacobbe grida: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio [bet'el = Betel] questa è la porta del cielo» 6. E versò dell'olio sulla pietra, facendone così un altare per commemorare la propria visione.

    Nel rituale di consacrazione, il pontefice ripete il gesto del Patriarca versando l'olio santo sulla pietra, mentre si canta l'antifona: «Giacobbe fece della pietra un altare versandovi olio»; poi si dice la preghiera che segue: «Discenda il tuo Santo Spirito, Signore, su questo altare, per santificare le nostre offerte». Dunque la pietra dell'altare è assimilata ritualmente alla pietra di Giacobbe.

    L'importanza data alla pietra di Giacobbe nel cristianesimo, come naturalmente nel giudaismo, non è estranea nemmeno alla tradizione islamica. Quest'ultima afferma che tale pietra fu trasportata nel tempio di Gerusalemme e che la si vede ancora oggi nella moschea di Omar eretta al posto del tempio. La pietra è venerata con il nome di el-sakhra (la roccia) ed è provvista di un foro circolare che si dice dia accesso a una cisterna che i musulmani chiamano bir-el-arwah (il pozzo delle anime), perché secondo loro due volte alla settimana le anime dei credenti si riuniscono per pregarvi Dio. Jamal-ed-Din narra, in un racconto di viaggio, di aver visto dei sacerdoti cristiani portare su questa pietra delle bottiglie di vino. Non si sa bene a cosa alluda questo passo: si tratta del vino destinato al Santo Sacrificio? Dei preti avevano accesso a questo luogo per celebrarvi la messa? ...Comunque sia, il fatto sembra dimostrare che i cristiani veneravano questa roccia come sacra. Si tratterebbe della roccia di Orna ove l'Angelo del Signore apparve a David e che il santo re scelse per installarvi l'altare davanti alla tenda dell'Alleanza. Salomone vi eresse l'altare degli olocausti; in effetti, si pensa che quest'ultimo fosse situato appena al disopra della parte superiore della roccia 7.

    Se la pietra di Giacobbe è circondata da una tale venerazione, «ciò è dovuto al grande mistero che essa cela, e questo mistero consiste nel fatto di essere situata al «centro del mondo». Abbiamo visto che la nozione di «centro del mondo» è alla base del simbolismo architettonico e che domina anche il simbolismo della croce. Tale «centro del mondo» non è un centro geografico nel senso della scienza moderna, ma un centro simbolico (il che non vuole dire immaginario, ben al contrario) basato sul simbolismo geometrico. Essendo l'universo rappresentato da una sfera o da un cerchio di cui il centro è il punto più prezioso, poiché genera tutta la figura, in senso spirituale si situa simbolicamente nel «centro del mondo» e sull' «asse del mondo» ogni oggetto oppure ogni luogo sacro che permetta di entrare in contatto con il Centro spirituale, cioè con Dio stesso che è il centro, l'origine e la fine di tutta la sfera della creazione.


    Narni. Il Duomo - Immagine tratta dal sito http://www.comune.narni.tr.it

    (Continua)

    Tratto dal sito http://www.nostreradici.it

  3. #3
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    L'altare di Giacobbe è situato al «centro del mondo», come ci lascia intendere il testo della Genesi quando parla della «scala degli angeli». Questa scala rappresenta l' «asse del mondo» la cui base è appoggiata sulla terra e il cui vertice costituisce la «porta del cielo»; essa è la via naturale degli angeli in quanto «messaggeri» del Cielo sulla terra ed esecutori della Volontà celeste. L'altare materializza il punto di intersezione dell'asse con la superficie terrestre.

    Così, attraverso il rito di consacrazione l'altare cristiano - come quello di Giacobbe - diventa il «centro del mondo» e si viene a situare sull'asse terra-cielo, ciò che lo rende atto a diventare il luogo di una teofania, di una manifestazione divina, il luogo in cui il mondo celeste entra in contatto con il mondo terrestre. È il luogo che il Figlio di Dio ha scelto al fine di offrirsi per noi, come è scritto nei Salmi: «ha operato la salvezza nella nostra terra» 8. Per mezzo di questo sacrificio egli ristabilisce la comunicazione assiale con Dio, riapre la «porta del cielo» e fa del tempio realmente una bet'el, una «casa di Dio».


    Assisi. Basilica di San Francesco - Immagine tratta dal sito http://www.christusrex.org

    Se la roccia di Orna con il grande altare raffigurava il «centro del mondo», vi era nel tempio di Gerusalemme un'altra pietra che lo rappresentava in una maniera ancora più netta, ed è la pietra shethiyah situata nel Santo dei santi su cui era appoggiata l'Arca. Questa pietra esisteva ancora ai tempi di Erode, ma l' Arca era scomparsa. Il Gran sacerdote poneva su di essa l'incensiere a seconda della cerimonia. Per alcuni questa pietra non sarebbe altro che la pietra di Giacobbe. Ciò non è in contraddizione con l'altra tradizione che assimila la pietra di Giacobbe alla roccia di Orna, se non per coloro i quali affrontano la questione solamente da un punto di vista «storico» ed «esteriore». In realtà, quello che andremo a dire dimostrerà che le due tradizioni esprimono una medesima realtà spirituale.

    La tradizione ebraica dice che, al momento della Creazione, Dio gettò dal Suo Trono una pietra preziosa nell'abisso; un'estremità si conficcò nell'abisso e l'altra emerse dal caos. Questa estremità formò un punto che cominciò ad estendersi, creando così la distesa al disopra di cui fu stabilito il mondo. Ecco perché questa pietra si chiama shethiyah, che vuol dire «pietra fondamentale». Il punto costituito dalla pietra è il centro del grande cerchio cosmico al quale facevamo precedentemente riferimento; è per questo che il Santo dei santi di Gerusalemme, e perciò tutta la città santa, era situata al «centro del mondo».


    Superga. Real Basilica - Immagine tratta dal sito http://www.parrocchie.it

    Non sarà inutile, per il seguito della nostra esposizione, precisare in questo momento il significato esatto che conviene attribuire alle denominazioni abituali della pietra di fondazione e della pietra angolare di cui abbiamo già parlato (cap. VII), perché le idee corrispondenti a queste espressioni non sono sempre così chiare. Le pietre di fondazione sono le pietre cubiche poste ai quattro angoli dell'edificio; si chiama generalmente pietra di fondazione o «prima pietra» quella che viene situata sull'angolo Nord-Est. La pietra fondamentale, o pietra shethiyah, è quella che si trova al centro della base dell'edificio. Infine, la pietra angolare - o «pietra d'apice», o «vertice dell'angolo» - è propriamente quella che, all'estremità opposta della pietra shethiyah sullo stesso asse verticale, costituisce la chiave di volta. Ma alcune confusioni che derivano da molto lontano hanno sminuito queste diverse denominazioni. Così si confondono la pietra di fondazione e la pietra fondamentale - o centrale -, e molto spesso si dà il nome di pietra angolare alla prima pietra, o pietra di fondazione dell'angolo Nord-Est, e persino alla pietra shethiyah. Queste confusioni possono essere spiegate, e anche giustificate, per via del fatto che tutte le pietre in questione si ricollegano in realtà alla pietra angolare che ne è come l' essenza, e che in ogni caso è il «principio» dell'edificio, principio «logico» e non «cronologico» evidentemente, perché da un punto di vista cronologico, al contrario, la pietra del vertice è l'«ultima pietra». La pietra shethiyah è come la proiezione orizzontale della pietra angolare sul piano della base e anche le pietre dei quattro angoli la riflettono, benché in una maniera meno diretta, e d'altra parte queste quattro pietre possono con ogni evidenza essere dette angolari perché costituiscono precisamente gli angoli del quadrato di base e a questo titolo svolgono lo stesso ruolo della pietra di vertice, ruolo che consiste nel riunire e saldare due muri o due portanti d'arco. Solamente queste pietre, come la pietra shethiyah, sono cubiche, mentre la pietra angolare o di apice ha una forma speciale e unica, tale che non può trovare posto nel corso della costruzione, al punto che «i costruttori la rigettano»; ne comprendono la destinazione solo i Costruttori che sono passati «dalla squadra al compasso», cioè dal quadrato al cerchio, ovvero ancora dalla terra al cielo, gli «spirituali».

    (Continua)

    Tratto dal sito http://www.nostreradici.it

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    La posizione della pietra shethiyah corrisponde a quella dell'altare. Nelle chiese circolari, come Santo Stefano Rotondo a Roma o Neuvy-Saint-Sepulcre in Francia, ciò è rigorosamente esatto.


    Roma, Santo Stefano Rotondo - Immagine tratta dal sito http://www.archeoroma.com

    Ma in definitiva, lo stesso vale per le chiese a pianta basilicale o cruciforme. Il posto dell'altare è all'incrocio del transetto o al centro del semicerchio del santuario. Nel primo caso l'altare occupa il centro del grande cerchio direttore dell'edificio; nel secondo, il centro di un cerchio direttore secondario che è un «riflesso» del primo. Tale centro, determinato dall'altare, è il vero centro dell'edificio e l'altare è proprio al posto della pietra shethiyah, punto centrale, omphalos (ombelico) del mondo.

    Lo schema di base dell'edificio costituito dalle quattro pietre d'angolo e dalla pietra centrale, è richiamato sulla pietra d'altare dalle cinque croci che vi vengono incise, una in ogni angolo e una al centro. Dice Durando di Mende: «Le quattro croci significano che il Cristo ha riscattato le quattro parti del mondo [...] La croce che si trova al centro dell'altare significa che il Salvatore ha compiuto la nostra redenzione al centro del mondo, cioè a Gerusalemme».

    Il simbolismo di questa pietra si completa attraverso quello della volta, della cupola, che «ricopre» in alto il santuario; la volta - rotonda - è simbolo del cielo, mentre la pietra d'altare - quadrata - è simbolo - della terra. Alla pietra shethiyah (altare) in basso corrisponde nella volta la pietra angolare, o chiave di volta, «vertice dell'angolo». Le due pietre sono situate, come abbiamo detto, su una medesima linea verticale che è la «colonna assiale»; questa colonna è «virtuale», nel senso che non è materializzata (salvo nel caso delle chiavi di volta a peduccio che costituiscono un abbozzo di materializzazione), ciò che non le impedisce di giocare un ruolo primordiale, poiché è attorno di essa che si ordina tutto l'edificio. Essa rappresenta l'asse del mondo.

    Infine il ciborio, o baldacchino, ripete e precisa tutto questo simbolismo. Il ciborio è una parte costituita da una cupola sorretta da quattro colonne e deve, di principio, ricoprire l'altare maggiore (molte chiese sono ancora fedeli a questa regola del baldacchino). Lo schema del ciborio è un cubo (le quattro colonne) sormontato da una semisfera, cioè lo stesso schema del santuario, di tutti i templi e dell'universo (il cielo al disopra della terra). Non è possibile suggerire meglio di così che l' altare è il centro del mondo.


    Basilique de Neuvy Saint Sépulchre - Immagine tratta dal sito http://www.jedecouvrelafrance.com

    Questo simbolismo architettonico dell'altare e del santuario serve da rivestimento e da espressione a una dottrina teologica. Abbiamo visto che san Massimo il Confessore sviluppa l'idea che il tempio è l'immagine dell'universo, dell'uomo e di Dio; il «santo dei santi» ne è la parte più nobile e il tutto è riassunto nel mistero dell'altare. Esso è veramente il centro e il «cuore» dell'edificio. Ora, questo mistero dell'altare consiste nel fatto che l'altare è il Cristo.

    Su questo punto vi è l'accordo di tutti i Padri. Scrive sant'Ignazio di Antiochia: «Accorrete tutti a riunirvi nello stesso tempio di Dio, ai piedi dello stesso altare, cioè in Gesù Cristo». San Cirillo di Alessandria insegna che l'altare di pietra di cui ci parla l'Esodo (Es 20,24) è Cristo. Per sant'Ambrogio di Milano l'altare è «l'immagine del Corpo di Cristo». Per Esichio di Gerusalemme esso è «il Colpo del Figlio Unigenito, perché questo Colpo è davvero chiamato un altare» 9.

    L'identificazione di Cristo all'altare sembra davvero fondarsi su un passaggio della Scrittura che, parlando di Gesù, dice: «Noi abbiamo un altare» (Eb 23, 10) 10; il versetto deve essere associato alle celebri parole della prima Epistola ai Corinzi (1 Cor 10, 1-4): «Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo» (petra erat Christus). L'affermazione di san Paolo si situa nella più autentica tradizione ebraica. li Signore era da tempi lontani assimilato alla pietra e alla roccia, ed è da essa che gli Israeliti dicono di essere stati tratti: «La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato; hai dimenticato il Dio che ti ha procreato!» (Dt 32, 18). «Guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti» (15 51, 1). Tale simbolismo della pietra si ricollega ugualmente al Messia. Vediamo il testo di Isaia: «Ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà» (15 28, 16); le stesse parole sono applicate da san Pietro al Messia (1 Pt 2, 6), e così anche da san Paolo (Rm 9, 33), conformemente all'interpretazione dei rabbini, ad esempio quella di Rabbi Salomon Yarhi. La «roccia spirituale» del deserto è la stessa pietra, quindi il Messia, come d'altro canto viene provato dalla testimonianza di Filone d' Alessandria: «Mosè designa con questa pietra la Saggezza di Dio, che nutre, ha cura e alleva teneramente coloro i quali aspirano alla vita incorruttibile. Questa pietra, divenuta quasi la madre di tutti gli uomini del mondo, offre ai suoi bambini un nutrimento che trae dalla propria sostanza». Altrove Filone precisa che «questa pietra è la manna, cioè il Verbo, il Logos, più antico di tutti gli esseri».


    Napoli, Basilica di San Lorenzo Maggiore, Altare Maggiore e sepolcro di Caterina d'Austria - Immagine tratta dal sito http://www.sanlorenzomaggiorenapoli.it

    (Continua)

    Tratto dal sito http://www.nostreradici.it

 

 

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