Quel Paese in cui la politica diventa teatro e il teatro diventa politica ..
di Claudia Osmetti

“FOLLIE….FOLLIE! DELIRIO VANO E’ QUESTO”

L’anno scorso Brunetta aveva dichiarato, a sostegno della politica dei tagli al FUS, che “gli enti lirici sono centri di spesa inefficienti e clientelari”, suscitando le più accese rivendicazioni d’orgoglio del mondo dell’Opera. Rivendicazioni bipartisan, tra l’altro, che si scagliavano unicamente in una direzione: giù le mani dalla cultura (e va da sé che – su un’altra rivista libertaria – denunciai tempo addietro il carattere un po’ troppo populista di queste dichiarazioni). Perdonerete l’enfasi con la quale scrivo, ma da fervente melomane praticante quel che sta avvenendo oggi nei nostri teatri mi lascia, oltre all’amaro in bocca, un leggero senso di nausea.

Il Teatro dell’Opera di Roma – faccio un breve sunto per i non addetti ai lavori – aveva in cartellone (dicembre 2009) un titolo di repertorio come “Traviata”. Anzi, meglio, perché a leggere la locandina ti brillavano gli occhi e iniziavi mentalmente il conto alla rovescia : regia di Zeffirelli con Fabio Armiliato e debutto europeo per Daniela Dessì. Infatti i botteghini del Teatro son stati presi d’assalto da orde

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