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Discussione: Maroni & Berlusconi

  1. #1
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Maroni & Berlusconi

    ai ferri corti per il TFR...io più di tanto non ci capisco co sti fondi chiusi e fondi aperti...so solo che la lega che conoscevo era contro il sistema dei sindacati...poi non so

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  2. #2
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    Maroni ha ragione in questa legge si vuole porre al centro

    il lavoratore e l'impresa e NON gli interessi dei sindacati e

    delle assicurazioni private.

    Al solito Berlusconi ha straparlato dando una volta di più

    la sua propensione al classismo e facendo perdere even-

    tuali consensi che potevano arrivare alla Lega.

    Ricordati infine che Berlusconi è entrato in politica per

    LIMITARE I CONSENSI ALLA LEGA

  3. #3
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    In effetti è un pò strano; da quel poco che ho capito, sembra che Maroni stia facendo una riforma per cui se il lavoratore decide di destinare il suo tfr ai fondi pensione, una parte del suo tfr andrà sicuramente a fondi gestiti dal sindacato!! anzichè lasciare al lavoratore la libertà di scegliere dove mettere i suoi soldi!!
    Molto meglio che un lavoratore possa scegliere se affidare il suo tfr alle assicurazioni che Maroni vuole escludere dal giro, anzichè a CGIL, CISL E UIL!!
    Se è così, ha cento volte ragione Berlusca !!

  4. #4
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    Inchiesta / 3 Il sistema previdenziale La sfida vincente di José Piñera

    Negli anni Settanta il sistema a ripartizione era sull’orlo della bancarotta, malgrado gli elevatissimi contributi sociali sui salari. Come da noi c’erano vantaggi per i rappresentanti dello Stato, per i politici, per i loro amici tutti mantenuti dai contributi sociali, in nome della solidarietà La concorrenza è un elemento essenziale perché qualsiasi cosa a questo mondo funzioni in modo giusto, efficiente ed onesto. Un principio che vale per tutto, anche per la gestione delle pensioni
    Nell’Unione Europea le certezze sono (1) la morte, (2) le tasse e (3) l’assoluta necessità di una riforma dei sistemi pensionistici. È necessario passare dal sistema a “ripartizione” a quello a “capitalizzazione”. Motivo: le macrotendenze demografiche. La maggiore aspettativa di vita e la riduzione dei tassi di natalità, accelereranno la crisi dei sistemi pensionistici “a ripartizione”, specialmente nelle economie sviluppate. A un certo punto i figli non saranno più in grado di finanziare l’egoismo dei padri. È una questione di matematica, oltre che di politica e di etica. I numeri dicono che nel medio periodo non ci sono alternative. Il costo dell’invecchiamento globale sarà di gran lunga superiore ai mezzi di qualsiasi nazione, anche della più ricca. Se i sistemi delle prestazioni previdenziali non saranno radicalmente riformati si verificheranno crisi economiche e politiche di enormi dimensioni. Ma anche se questo cambiamento è logico, sarà necessario vero coraggio politico, perché con questa riforma i professionisti della politica, i burocrati e i sindacati perderebbero una parte significativa del loro potere. E questi signori sanno come difendere le loro posizioni, anche a costo di far colare a picco interi paesi. Può essere istruttivo vedere cosa è successo in Cile, il primo Paese che ha avuto la lungimiranza di fare questa riforma. Tra pochi giorni gli editori Facco e Rubbettino pubblicheranno un libro intitolato Pensioni. La sfida della responsabilità individuale. L’autore è José Piñera, che è stato il ministro del Lavoro che ha inventato la riforma “a capitalizzazione, privata e concorrenziale” cilena. Ho avuto la fortuna di leggere in anteprima la bozza di quel libro, che è la fonte delle notizie esposte qui di seguito. In Cile la legge di riforma delle pensioni è stata approvata il 4 novembre 1980. In quel Paese era stato creato un sistema pensionistico statale nel 1925. Era un sistema “a ripartizione”, come il nostro. Negli anni Settanta quel sistema era sull’orlo della bancarotta malgrado gli elevatissimi contributi sociali sui salari. Come da noi c’erano tanti vantaggi per i rappresentanti dello Stato, per i politici, per i loro amici e per gli amici degli amici. Tutti mantenuti dai contributi sociali versati dai lavoratori, che erano sfruttati in modo vergognoso in nome della solidarietà. Insomma, proprio come da noi. Pochi giorni prima dell’approvazione della legge il ministro del Lavoro José Piñera era stato invitato a una riunione con una trentina di rappresentanti sindacali, che gli avevano detto: «Noi signor ministro siamo disposti a concederle pubblicamente il nostro appoggio, a patto che lei si mostri ragionevole e sia disposto a modificare un semplice dettaglio della futura riforma». Incuriosito, Piñera ha chiesto quale fosse questo “semplice dettaglio”. La risposta è stata: «Semplicissimo, anziché concedere ai lavoratori il diritto di scegliere a chi affidare la gestione dei loro conti previdenziali, questa decisione dovrebbe essere affidata in esclusiva ai capi dei sindacati ai quali i lavoratori appartengono. I lavoratori, signor ministro, non sanno come prendere una decisione di questo tipo. Alla maggior parte di loro, molto probabilmente, la questione non interessa neppure. D’altro canto, noi siamo nella posizione migliore per stabilire quali istituti finanziari produrranno i maggiori vantaggi per i lavoratori. Se riusciremo a trovare un accordo sotto questo aspetto, saremo estremamente lieti di poterle essere d’aiuto in futuro». Piñera resta allibito non solo dall’impudenza dell’offerta, ma anche e soprattutto dal disprezzo per la libertà e la dignità dei lavoratori. Sceglie la via del sarcasmo e la sua risposta è questa: «Amici miei, mi piacerebbe moltissimo poter contare sul sostegno di dirigenti quali voi siete. Ma, sfortunatamente, non posso accettare l’offerta che avete voluto avanzare. E non posso accettarla… perché voglio salvarvi l’anima».
    «Che vuol dire con questo?», gli chiedono subito i sindacalisti.
    «Avete sentito bene, signori. Non ho il minimo dubbio che, se la scelta della società di gestione dei fondi dovesse spettare ai dirigenti sindacali, anziché ai singoli lavoratori, verreste subissati da un numero tale di pressioni, che per voi non sarebbe facile mantenere la vostra integrità. I direttori di quelle società, ansiosi di gestire i risparmi previdenziali di gruppi numerosi di persone, penserebbero che è molto più facile corrompere i dirigenti sindacali anziché competere sul libero mercato, ottenendo la gestione dei conti grazie a un rendimento migliore o a commissioni più ridotte. Non accetterò la vostra offerta, perché si presta a tentazioni che nessuno di voi dovrebbe affrontare». Dopo quelle parole, si legge nel libro di Piñera, nessuno alza più la voce e la riunione viene discretamente aggiornata. La visita successiva è stata quella dei direttori delle più grandi banche cilene. Questi ultimi accettano l’idea dei conti privati di risparmio previdenziale, ma vogliono che il sistema venga gestito esclusivamente dalle banche. C’è anche un banchiere che improvvisa un’appassionata difesa dell’idea di impedire che istituti finanziari “stranieri” gestiscano i risparmi dei lavoratori cileni. Come nel caso dei dirigenti sindacali, Piñera esamina e discute i loro argomenti, ma alla fine respinge interamente la loro posizione. La concorrenza è un elemento essenziale perché qualsiasi cosa a questo mondo funzioni in modo giusto, efficiente ed onesto. Questo, ci tengo a dirlo, è un principio che secondo me vale per tutto, anche per la vita privata, per il Federalismo, per la politica e naturalmente anche per la gestione delle pensioni. Le alternative sono la cultura degli “amici degli amici”, del “mi manda Picone”, del “Dio voto” e alla fine della inefficienza e delle tangenti. Sono passati 24 anni. Oggi mi dicono che il nuovo sistema in Cile funziona veramente molto bene. Un aneddoto: gli autisti cileni non devono aspettare di smettere di lavorare per cominciare a godere dei vantaggi della loro pensione. Infatti questi vantaggi possono essere apprezzati ogni giorno da migliaia di autisti che hanno bisogno di utilizzare l’autostrada a pagamento “Rutas del Pacifico”, che parte da Santiago. Quell’autostrada è stata inaugurata il 13 aprile 2004 ed è stata costruita emettendo obbligazioni che sono state sottoscritte dai gestori dei fondi pensione cileni. C’è questo cartello: «I tuoi risparmi stanno finanziando questa autostrada, e questa autostrada sta finanziando la tua pensione».
    (3 - Fine)

    Giancarlo Pagliarini


    IL FEDERALISMO - 19/10/2005 Sole delle Alpi



    Chissà che ne pensa Pagliarini della riforma che sta facendo Maroni...rolleyes:

  5. #5
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    Una cosa è certa.

    Se devo scegliere un fondo pensione gestito da banche e assicurazioni e uno dai sindacati propenderei per il secondo.

    Ma ancora meglio mi terrei stretto il mio Tfr in azienda e me ne fotterei degli uni e degli altri.

  6. #6
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    In teoria, questi fondi andrebbero gestiti con accordi tra sindacati e imprese.
    Secondo Maroni, le compagnie fanno pressioni perché hanno paura di essere sottoposte al controllo del Covip e temono, quindi, di dover rinunciare all'attuale regime di monopolio di fatto.

    Per caso Berlusconi possiede qualche compagnia di assicurazione?

  7. #7
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    Los: la tua è una scelta legittima. Il problema è che, se passasse la linea Maroni, quelli come me che non hanno nei sindacati alcuna fiducia sarebbero comunque costretti a mettere nelle loro mani una parte almeno del TFR.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  8. #8
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    In origine postato da Stonewall
    Los: la tua è una scelta legittima. Il problema è che, se passasse la linea Maroni, quelli come me che non hanno nei sindacati alcuna fiducia sarebbero comunque costretti a mettere nelle loro mani una parte almeno del TFR.

  9. #9
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    In origine postato da Wened
    In teoria, questi fondi andrebbero gestiti con accordi tra sindacati e imprese.
    Secondo Maroni, le compagnie fanno pressioni perché hanno paura di essere sottoposte al controllo del Covip e temono, quindi, di dover rinunciare all'attuale regime di monopolio di fatto.

    E quindi Maroni risolve il problema escludendo le assicurazioni e conferendo un monopolio ai sindacati, ah beh non fa una grinza!

  10. #10
    libero veneto
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    Il lavoratore può utilizzare il suo TFR anche stipulando polizze assicurative. E' chiaro, però, che queste costeranno di più e perciò saranno favoriti i fondi pensione aziendali, di categoria, ecc.

 

 
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