Il ministro Carlo Giovanardi, aveva espresso riserve sul percorrere la via del dialogo nei confronti del cartello
anti-proibizionista di area catto-comunista "Non incarcerate il nostro crescere". Infatti, il 28 settembre, aveva lasciata aperta la
possibilità di una partecipazione di questi alla Conferenza nazionale sulle droghe, prevista a Palermo
dal 5 al 7 dicembre, con la frase "il dibattito sarà ampio ed aperto a tutti i diversi orientamenti esistenti in materia".
Dopo una più attenta verifica sulla natura ideologica di tale cartello, il ministro con delega sulle politiche
antidroga ha evidentemente riscontrato l'inutilità di ascoltare chi sostiene posizioni pregiudiziali e non fa
nulla per fermare il dilagare del flagello droga: il cartello aveva infatti posto come condizione per la propria partecipazione alla Conferenza la rinuncia del governo a presentare una "qualsiasi proposta legislativa".
Coraggiosamente, il 7 ottobre, Giovanardi ha annunciato in conferenza stampa, l'intenzione di voler approvare
almeno una parte della contestatissima legge Fini sulle droghe, ferma da due anni in Parlamento.
E ha accompagnato l'annuncio con i risultati di un sondaggio secondo cui il 77% degli italiani sarebbe favorevole al proibizionismo e il 68% non vedrebbe
differenza tra droghe pesanti e droghe leggere.
Lo stralcio al ddl Fini, che prevede carcere per chi assume droghe falsamente definite leggere, parificazione
degli operatori privati (per gran parte cattolici, discriminati dalla precedente legislazione di ispirazione socialistica e permissiva) a quelli pubblici, estensione dei benefici ai tossicodipendenti
che chiedono pene alternative, sarà presentato al Senato per ricevere l'approvazione di almeno una delle
Camere prima della fine della Legislatura (in assenza dei tempi tecnici per approvare la proposta di legge
nella sua interezza).
La risposta degli operatori del "cartello" è stata - ancora una volta - improntata al pregiudizio e all'ideologia: l'annuncio di Giovanardi - ha affermato "Non incarcerate il nostro crescere" - ci toglie ogni possibilità di lobbying "nell'appuntamento di Palermo,
la sede istituzionale in cui quei temi avrebbero dovuto essere discussi prima di procedere a una revisione legislativa".
Di conseguenza, il cartello promuoverà un presidio (nella migliore tradizione dei "picchetti" anticapitalisti) davanti alla sede dell'evento il 5 dicembre la Conferenza governativa.
Inoltre organizzerà una Conferenza nazionale degli operatori e delle autonomie locali (statali e parastatali,
ovviamente) sulle droghe il 7 dicembre a Roma, che naturalmente attirerà l'attenzione delle reti Rai e dei
numerosi e sinistri giornalisti Fininvest.
D'accordo con l'idea di una contro-conferenza anche l'abortista don Andrea Gallo di Genova: come si può
trattare – ha dichiarato al Manifesto del 9 ottobre – di fronte a questa crociata? Non si può ragionare davanti a dati scientifici, ad un'assenza di coscienza
di classe, allo svilimento del servizio pubblico e ai pregiudizi culturali basati su una concezione di
Stato sussidiario, che incarcera i criminali e non si prende cura di loro".
Dura anche l'opposizione: dalla Quercia, ha dichiarato Vaccari dei Ds, non giungerà "nessuna collaborazione,
nessun appoggio, nessuna presenza a una conferenza farsa".
Una "farsa" che presenta però un aspetto paradossale: il governo ha pesantemente coinvolto tutti gli operatori in buona fede e non ideologizzati nell'organizzazione
della Conferenza.
Il fatto è confermato - involontariamente - dal cartello
di cui sopra in un comunicato stampa: il Dipartimento nazionale Politiche Antidroghe ha contattato diverse
associazioni "per garantirsi, attraverso la promessa di una completa copertura delle spese, la presenza degli operatori alla Conferenza".
Uno scandalo, secondo il cartello, il fatto di sostenere le spese spese di trasferta a 1.200 operatori di volontariato (per gran parte cattolici e di norma abituati
a far da soli e a risparmiare l'euro), proprio "in un momento in cui il sistema statale per le tossicodipendenze rischia il collasso a causa dell'azzeramento dei fondi disponibili deciso proprio
da questo esecutivo".
Che tale azzeramento sia dovuto alla cronica inefficenza statalistica di chi propina la cultura della "riduzione
del danno"? Che finalmente si voglia promuovere il ben più
efficiente volontariato cattolico?
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Su questo e altri argomenti, si ricorda di aderira alla campagna promossa da http://www.fattisentire.net/
da un'agenzia di stampa di area catto-comunista,
[prossimo numero del 22-10-2005]
con rettifiche redazionali




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