ora dopo il casino della BP hanno tutti paura di due trivellazioni, che stress sti' ecologistidi Roberto Petretto CUGLIERI. E ora bisogna sperare nel blow out preventer. A cosa ci siamo ridotti: tra imprenditori in cerca di fondi europei per le energie rinnovabili e petrolieri in cerca di nuovi giacimenti il futuro del mare oristanese potrebbe essere legato al buon funzionamento di un’apparecchiatura. Perché, quando si scava un pozzo di petrolio, puè capitare che da 2. 500 metri di profondità scappi un po’ di melma e petrolio. Il blow out ci salverà. Il progetto della Puma petroleum srl, denominato “D90ER-PU”, punta a eseguire ricerche nel mare a nord dell’area marina protetta Sinis- Mal di Ventre, un’area di circa 67 mila ettari, a una distanza media di 5-15 chilometri dalla costa. Si comincerà con quello che viene definito «uno studio geologico», ovvero con «una campagna di acquisizione sismica per un totale di 200 chilometri. La sorgente di energia in mare sarà del tipo air gun». In pratica verranno utilizzate esplosioni di aria compressa sottomarine che creano delle «perturbazioni acustiche», in grado di «determinare l’andamento strutturale e stratigrafico di un’intersa serie sedimentaria anche oltre i 10 mila metri di profondità ». Questo per tentare di capire se, sotto il tratto di mare oristanese, ci può essere qualche giacimento di gas o, ancora meglio di petrolio. Le società petrolifere ci credono: sia la Puma petroleum, sia la Saras, che ha presentato un progetto analogo, denominato romanticamente “Eleonora mare” e sul quale ha ottenuto l’autorizzazione ai rilievi e alle prime trivellazioni su una zona di circa 625 chilometri quadrati «comprendente il golfo di Oristano, quasi nella sua interezza, e un tratto di mare aperto ad esso prospicente». Se le compagnie riterranno che ne valga la pena realizzeranno dei pozzi che andranno a cercare il petrolio a 2.500 metri sotto il fondo del mare. Ricerche nel golfo e molto più a nord, dal confine della zona marina protetta sino a Bosa. E se durante le perforazioni le trivelle incontrassero «fluidi a pressione superiore a quella contrastabile dal fango » che accadrebbe? Secondo la Puma entrerebbe in funzione il Blow out preventer, un apparecchio che blocca la dispersione in acqua di fango e idrocarburi. E poi 500 metri di barriere antinquinamento, due recuperatori meccanici, 200 fusti di disperdente chimico e materiale oleo assorbente.Ora siete più tranquilli?
Petrolio vicino all’area protetta - Regione Autonoma della Sardegna




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