Ratzinger firma la condanna al parroco di Pinerolo - Non potrà più portare la tonaca
Wojtyla licenzia don Barbero, il prete che "sposava" i gay
L'accusa: celebra liturgie irregolari
di MARCO POLITI
ROMA - Il fulmine del Papa sul prete che benediva le nozze gay. Alle sette del mattino, l'ora delle retate, il vescovo di Pinerolo consegna a don Franco Barbero, della comunità di base "Viottoli", il decreto del Sommo Pontefice che lo spoglia della tonaca e lo caccia dal sacerdozio. Aveva detto: "Diventiamo etero e omo in mille modi diversi. Dio non fa un pezzo sbagliato, Dio non è la Fiat". Dimissione dallo stato clericale e dispensa dagli obblighi, è la sentenza della gerarchia ecclesiastica.
È successo giovedì scorso. Da quel momento Don Barbero diventa il "Signor Franco Barbero", come recita gelido il documento redatto dall'ex Sant'Uffizio e firmato dal cardinale Joseph Ratzinger in data 25 gennaio 2002. La condanna, proclama il decreto, è una "suprema e inappellabile decisione senza alcuna facoltà di ricorso". Eterna, immodificabile. Più della scomunica di Enrico IV. La lettera di accompagnamento del vescovo mons. Debernardi elenca i capi d'accusa: contestazione dei "misteri della Trinità, Incarnazione e presenza reale di Cristo nell'eucaristia" e del sacerdozio così com'è stabilito dalla Chiesa. E ancora, il prete è accusato di aver celebrato liturgie irregolari e di non accettare l'integrità dei sette sacramenti né l'insegnamento del magistero ecclesiale.
Ieri mattina, imperturbabile, don Franco ha celebrato tra i suoi fedelissimi a Pinerolo il matrimonio (clandestino) di un sacerdote con una donna della sua comunità. Due altri preti hanno concelebrato con lui. "Mia cara Chiesa - ha scritto in un'invocazione, appena ricevuta la notizia della sospensione a divinis e riduzione allo stato laicale - voglio dirti che ti amo tanto. Vattene dall'illusione di essere centro del mondo. Vattene dalle menzogne che continui a raccontare secondo cui Gesù avrebbe vietato il ministero sacerdotale alle donne. Vattene dalle tue sessuofobie, per cui continui a temere il piacere. Vattene dalla moda delle confessioni spettacolari di alcuni peccati del passato. Prendi la strada di Abramo e Dio camminerà dinanzi a te".
Sessantaquattrenne, da quaranta sacerdote, don Franco anima dal 1973 una comunità di base a Pinerolo. E' una persona mite, amante della preghiera, molto vicino ai bisognosi, convinto come tutti i teologi critici che bisogna reinventare il linguaggio per spiegare agli uomini d'oggi i principi dottrinali cristiani. I grandi veti di Wojtyla su divorzio, contraccezione, omosessuali, celibato e donne prete non li ha mai condivisi. Per gay e lesbiche ha inventato il rito della benedizione del "patto d'amore". Figlio di un carabiniere, Barbero è diventato nella Chiesa un fautore appassionato della libertà di parola e di scelta.
Il 15 febbraio l'Osservatore Romano lo aveva definito "fuori della comunità ecclesiale". Ma il fatto clamoroso, che risulta dai documenti originali che l'agenzia d'informazione Adista sta per pubblicare, è che la Congregazione vaticana per la dottrina della Fede non gli ha mai fatto quel giusto processo, che pure è garantito dalle norme ecclesiastiche. Non gli mai mandato la lista delle accuse, non gli ha mai permesso di discolparsi. Il cardinale Ratzinger non ha risposto nemmeno ad una domanda di colloquio.
Più mite l'atteggiamento del vescovo locale. Che si firma "tuo Piergiorgio", gli promette intatto affetto e spera che don Franco torni in "piena comunione di fede" con la Chiesa. Ma per Barbero, proprio perché non c'è stato processo, il decreto di condanna papale è invalido. "Non ne terrò conto alcuno".
(da Repubblica - 15/3/2003)





