MONUMENTO PER NASSIRIYA: DOPO GLI ANNUNCI NULLA
VELTRONI E GASBARRA INSOLVENTI
Roma – Non sono passati neanche due anni, da quel tragico 12 novembre 2003 in cui persero la vita a Nassiriya 19 italiani, ma qualcuno se ne è già dimenticato. Davanti all’intera Nazione, radunata nei giorni successivi dinanzi all’altare della Patria, anche i massimi dirigenti dell’allora Ulivo non fecero mancare il proprio cordoglio. Il presidente della Provincia “capitale” Gasbarra, in un moto di insolito patriottismo, lanciò persino l’idea di erigere un monumento alla memoria di quei caduti che, anche per lui, erano caduti per la pace. Per una volta, fu Veltroni a doversi accodare a una proposta di altri, sostenuta anche dall’allora presidente della Regione Lazio Francesco Storace e dal sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono.
Dopo lunghe e travagliate riunioni politiche, scartata l’ipotesi di collocare il monumento nell’area lasciata libera dalla Stele di Axum, si arriva alla faticosa intesa. Il 16 febbraio scorso, presenti i quattro enti promotori, si firma il protocollo definitivo, con tanto di foto ufficiali e comunicati stampa. Vincenzo Vita, assessore delegato di Gasbarra, fa sapere al mondo che proprio il consiglio provinciale di Roma, per primo, lanciò l’idea. Stessa enfasi, ovviamente, da parte di Gianni Borgna, in rappresentanza del primo cittadino di Roma. Tutto definito: collocazione, costi, procedure per insediare una commissione tecnica, concorso di idee.
La settimana scorsa, però, lontano dal clamore dei fotografi e dal rilievo delle prime pagine, Bono svela che da quel giorno, cioè da otto mesi, dei sopra citati enti si sono perse le tracce. Cambiata la guida in Regione, infatti, il sottosegretario di An è rimasto solo a credere al dovere di realizzare il monumento. Tre solleciti, altrettanti comunicati, non sono serviti per avere alcuna risposta, neanche di ripensamento, dalla triade Veltroni, Gasbarra, Marrazzo. Ma non erano tutti d’accordo? C’era il posto, il parco Paolino. C’erano per una volta i soldi da elargire in parti uguali.
Strane e sospette omissioni. La campagna per le politiche si avvicina e no-global, girotondini, comunisti rifondaroli e italici potrebbero non gradire. Di monumenti e quant’altro, se ne riparlerà dopo le elezioni.
Il Secolo d’Italia – 19/10




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