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Discussione: La settimana della....

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    Predefinito La settimana della....

    ....Riforma elettorale

    “Una risposta politica.
    Serve una risposta politica”. Adesso che la riforma elettorale
    della Cdl ha ricevuto l’approvazione della Camera, nell’Unione sembrano tutti d’accordo sulla necessità di non perdere tempo e risolvere la questione della lista in cui candidare Romano Prodi. Una soluzione tecnica da verniciare come altamente strategica. Ma non si sa come. Il fatto è che ogni partito ha la propria idea e l’impressione comune è d’essere precipitati punto e a capo nella confusione dei primi mesi del 2005. Una certezza - come dice un deputato diessino – è che all’indomani delle primarie, lunedì prossimo, Prodi sarà investito di un consenso che renderà poco negoziabili le sue pretese. Insomma c’è da scongiurare l’eventualità (credibile) che il professore bolognese, comunque intenzionato ad avere una settantina di parlamentari fedeli a lui, se non gli concedono un Ulivo-bis decida di presentarsi a capo d’una lista personale che massacrerebbe la Margherita e farebbe male anche alla Quercia.
    Per questo i Ds hanno molta fretta di concludere le trattative prima che la legge elettorale venga approvata anche al Senato. Come uscirne? “Non c’è altra formula che questa –dice un deputato dalemiano – andiamo uniti al Senato, con un listone privo di Rifondazione comunista (perché Fausto Bertinotti ha ribadito il suo no) e alla Camera ognuno per conto suo”.
    Un collega diellino puntualizza: “Per evitare la lista-fai-da-te di Prodi, si potrebbe fare un listone ulivista allargato con chi ci sta, presentarlo in Emilia Romagna e collegarlo con l’Unione”.
    Nel dubbio, storditi e con il pensiero alle primarie, i diessini cominciano a sperare che il successo di Prodi sia meno eclatante del previsto. C’è addirittura chi medita di rilanciargli l’offerta del Quirinale.
    Irritazione dei prodiani: “Ammesso che si vincano le elezioni, con quale coraggio si può promettere la presidenza della Repubblica sapendo che questa legge non ci permetterà di avere più di 30-40 seggi di scarto con l’opposizone?”
    All’ora di pranzo le agenzie hanno battuto la notizia secondo cui Piero Fassino avrebbe assicurato che l’Unione dispone d’una non meglio precisata contromossa per neutralizzare la riforma polista. Nel pomeriggio, ai cronisti che gli domandavano precisazioni, Fassino ha detto “quale contromossa, chi ha parlato di contromossa?”.
    Poi si è attaccato al telefono urlando il nome del suo portavoce.

    “Non riaprite quella porta”. Francesco Rutelli non vuole saperne d’un ripescaggio della lista Uniti nell’Ulivo e ha risposto così alle pressioni dei prodiani che insistono per resuscitare un progetto che il presidente della Margherita considera defunto dal maggio scorso. Tanto più che neanche lo Sdi di Boselli pare recuperabile alla causa. Dunque, per Rutelli, il luogo ideale di Prodi rimane al vertice della Margherita.
    Ne è convinto anche Bertinotti e l’ha ripetuto al professore.
    Rutelli sta cercando di garantirsi un canale di dialogo costante con i Ds, l’unico partito che, sotto la minaccia d’una lista del professore, potrebbe costringerlo ad accettare un salto all’indietro nell’Ulivo. Al momento, i leader di centrosinistra avrebbero raggiunto una mezza intesa solamente sulla necessità di non complicarsi la vita come in passato, con interviste stonate.

    Una lista unitaria della Cdl al Senato. “Va a finire che l’Unione vera la fa Berlusconi e noi faremo la figura di quelli che vanno a rimorchio”, brontola un dirigente della Margherita.
    Ma nella Cdl considerano la cosa più che altro come un elemento di disturbo per confondere Prodi. E’ vero però che i tecnici della maggioranza stanno studiando ogni soluzione possibile per non disperdere nemmeno un voto. Lungo questa via è probabile che la Dc di Gianfranco Rotondi trovi asilo nella Cdl: attraverso l’ingresso principale di un possibile raggruppamento con FI-Udc, oppure rientrando nel partito di Marco Follini.
    Raccontano però che il segretario udc sia pronto “a scatenarsi contro questa ipotesi”.
    Per quanto sia difficile da immaginarselo scatenato, è verosimile che Follini opporrà resistenza minacciando dimissioni.
    Sta intanto alimentando una certa suspence in attesa della direzione nazionale dell’Udc prevista per domani.
    Pier Ferdinando Casini insiste per scongiurare rotture pre-elettorali. Se “l’amico Marco” – ieri alla Camera muto e pensoso – non alzerà le sue pretese fino a contestare devolution e leadership del Cav., il vertice potrebbe concludersi senza vittime, con un proclama di scetticismo sulla ex-Cirielli e con la richiesta di rinviarne a gennaio ogni discussione sulla riforma della par condicio.

    Su il Foglio del 14 ottobre

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Le donne, i cavalieri, l'armi....

    ....gli amori

    Desolante spettacolo quello di una Camera maschia che esclude le femmine da una rappresentanza seria. E non si dica che sono gli elettori a scegliere, perché nella legislazione francese, quando fu introdotta la regola dell’alternanza uomo-donna nelle liste delle amministrative, la quota femminile passò automaticamente dal 12 al 42 per cento, segno che il posto in lista conta. Figuriamoci con le liste bloccate previste da questa legge elettorale.
    Ancora più desolante il gioco a rimpiattino destra-sinistra sulle responsabilità: io propongo il 50 per cento, tu il 25, e tutti e due alla fine bocciamo sia l’una sia l’altra quota al riparo del voto segreto, salvo picchiarci fintamente fuori dell’aula e rinfacciarci una reciproca, squisita insensibilità per la questione femminile.
    Ma che grande buffonata.
    E che insulto alla cavalleria, che per i masculi veri dovrebbe essere legge.
    Certo, l’attaccamento al seggio in sé, e soprattutto per sé, è un’antica consuetudine italiana che fa tenerezza.
    L’onorevole ama moltiplicarsi, consolidarsi, rinsaldarsi, durare, durare, durare, e se potesse escluderebbe ogni possibile ricambio come esclude una diminuzione del proprio numero pletorico, che ne fa un’autorità priva di autorità, talvolta una macchietta paesana come nei film di Mattoli interpretati da Totò, l’on. salutato dalla banda alla stazione.
    Non solo le femmine risultano escluse, dunque, ma tutti i potenziali concorrenti: onorevoli come notai, di padre in figlio, a timbrare il cartellino.

    Dato al maschiaccio il suo, veniamo alle signore.
    Margaret Thatcher, Golda Meir, Indira Ghandi, Benazir Bhutto, Sirimavo Bandaranaike, Madeleine Albright, Condoleezza Rice, Angela Merkel sono donne che hanno contato parecchio e contano in politica. Nessuna di loro è mai stata parte di una cordata femminile, avevano idee, si sono procurate i mezzi per realizzarle, difendevano interessi importanti, hanno saputo distribuire amicizia e inimicizia nel mondo politico da sempre maschile per diritto di primogenitura.
    Lo hanno fatto con scaltrezza e talvolta con furore, con quel fuoco nella pancia senza il quale la politica è flatus vocis, procedura noiosa e irrilevante.
    Non sarebbe ora che donne italiane in politica mostrassero una volontà di prevalere legata a qualcos’altro che non la pari opportunità? Non dovrebbero farsi più opportuniste, opportuniste dispari, più astute e pertinenti nel loro linguaggio, nel loro rapporto con il popolo elettore e con l’élite oligarchica della politica maschia?
    Guardate la cara Stefania Prestigiacomo, con quella bellezza acqua e sapone, con quella voce lamentosa, corta, e quella infinita monotonia culturale, un baedecker vivente della brava donna di sinistra collocata a destra, una condottiera di destra che conduce la sinistra alla sconfitta nel referendum. Vi pare simbolica di una lotta, sacrosanta lotta, per il potere femminile nelle istituzioni?
    Quando avremo una donna economista che vuole andare al Tesoro, una donna ricca e connessa con il potere finanziario che intimidisce la truppa maschile o una donna di popolo che sappia che cosa pensano le altre donne e di che cosa hanno bisogno?

    Ferrara su il Foglio del 14 ottobre

    saluti

 

 

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