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    Predefinito "L'influenza aviaria viene dalla globalizzazione" di Maurizio Blondet

    L'influenza aviaria viene dalla globalizzazione
    Maurizio Blondet
    14/10/2005
    Se scoppierà la pandemia temuta, se l'influenza aviaria che ora è arrivata in Turchia e in Romania infetterà l'uomo, dovremo ringraziare il commercio globale.
    Così ha dichiarato un epidemiologo veterinario, sotto condizione di anonimato, all'EIR (1).
    Il virus H5N1 è incubato e si è sviluppato, ha detto l'esperto, in qualcuno dei grandissimi allevamenti industriali di pollame cresciuti come funghi in pochi anni nel sud-est asiatico: la Thailandia, per esempio, è oggi il quarto produttore mondiale di polli.
    Un'azienda aviaria tailandese, che è una sussidiaria di una multinazionale del «cartello del grano», il CP Group, ha allevamenti di questo tipo in tre Paesi, Thailandia, Cina e Vietnam.

    Fin dai primi segni dell'epidemia tutto il pollame avrebbe dovuto essere completamente distrutto; non è stato fatto, per ovvie ragioni economiche.
    Anzi, quasi certamente gli animali uccisi dall'infezione sono stati riciclati come mangime, rendendo esplosiva la pandemia aviaria.
    Da quei grandi allevamenti, il virus è passato al pollame allevato tradizionalmente dai contadini in Vietnam: e il Vietnam manca completamente delle infrastrutture veterinarie per affrontare il problema.
    «Ora la situazione è fuori controllo», ha detto l'epidemiologo, «perché il virus, mutato, ha reinfettato le anatre selvatiche ed altri uccelli migratori, che sono volati dall'Asia fino in Europa».



    Infatti il virus dev'essere comparso prima nei selvatici, ma in forma relativamente benigna.
    Ma nei contatti dei selvatici con la «popolazione» pennuta dei grandi allevamenti industriali il virus è mutato o ha «riassortito» il proprio materiale genetico nelle forme virulente che ora vediamo.
    Il virus passa dal tratto intestinale nelle feci del pollame, dove sopravvive in una concentrazione assai pericolosa per una settimana e più.
    Il guano, appiccicato alle scarpe degli addetti o ai pneumatici degli automezzi, è stato trasportato nei vari allevamenti, probabilmente di quell'unica multinazionale, attraversando le frontiere.
    Ed ora, non c'è che attendere la fatale mutazione del virus che può colpire l'uomo.

    Fino ad oggi, le 126 persone infettate erano operatori a stretto contatto col pollame. Ma ogni nuova infezione di un altro pennuto è una nuova probabilità di mutazione del virus in una forma trasmissibile da uomo a uomo.
    L'influenza del 1918, detta «spagnola», ebbe un percorso simile: fu portata dagli uccelli migratori, e i primi casi di «spagnola» umana si verificarono in guarnigioni di soldati USA in partenza per l'Europa.
    Nel 1920, l'epidemia aveva fatto già oltre 20 milioni di vittime.
    Anche in quel caso, fu il risultato di un conflitto «globale», la Grande Guerra.

    Anche la peste nera, che falciò 30 milioni di europei fra il 1330 e il 1347, fu il risultato di una prima globalizzazione dei commerci: il bacillo sbarcò in Sicilia quasi sicuramente con le navi granarie che portavano il grano dalla Crimea.
    E in quegli anni l'Europa dell'Est era stata sommersa dall'invasione mongola, un vastissimo impero basato non sulla produzione ma sul commercio.
    Furono le immense mandrie dei cavalli mongoli, in cui questi barbari facevano consistere la ricchezza, a smuovere verso Occidente il ratto nero, veicolo del male. Intensi erano allora gli scambi tra la Serenissima e l'impero mongolo.


    Maurizio Blondet

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  2. #2
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    Rimane pero' sorprendente, come in quei paesi, la temuta epidemia non si sia ancora sviluppata.
    Wallace_60

  3. #3
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    certo che blondet ne sa una più del diavolo! io pensavo che l'aviaria fosse un agente della cia deviata travestito da virus

  4. #4
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    Predefinito

    Virus aviario o guerra batteriologica?
    Maurizio Blondet
    19/10/2005
    STATI UNITI - Mentre si agita l'allarmismo mondiale sull'imminente pandemia da influenza aviaria, il dottor Johan Hultin di San Francisco è riuscito a far rivivere il virus della «spagnola», che falciò da 20 a 40 milioni di vite nel 1918.
    Uno sforzo che Hultin ha perseguito per dieci anni, e che ha compreso l'esumazione dei resti di alcuni morti di spagnola, ben conservati nel permafrost sub-artico, l'asportazione dei loro polmoni e la coltivazione (con varie manipolazioni genetiche) del virus assassino.
    Un grande successo scientifico, come ha scritto tutta la stampa?
    «Dal punto di vista scientifico, è l'equivalente del cercare il sepolcro di Dracula e strappargli il piuolo che gli attraversa il cuore», è il commento di Jean Shinoda Bolen, medico e ricercatore (1).

    E segnala che Hultin non è un ricercatore solitario: lavora per l'Armed Forces Institute of Pathology di Rockwille (MD), e la ricerca gli è stata finanziata dal Pentagono.
    Lo scopo dichiarato è studiare un vaccino per un agente patogeno che non esisteva più: ora che è stato riportato alla vita, è in qualche modo un'arma batteriologica ideale, perché letale solo per i non vaccinati.
    Perché altrimenti questa ricerca finanziata dalla Difesa?
    Questo particolare rende credibili i peggiori sospetti, dichiarati per iscritto da Leonard Horowitz, esperto internazionale di sanità pubblica e occhiuto sorvegliante delle manipolazioni genetiche a scopo militare.
    Horowitz sostiene che nel 1975 Henry Kissinger affidò alla CIA la preparazione di germi che potessero «ridurre la popolazione mondiale», come risulta dagli atti del Congresso dell'epoca.



    Ed accenna ad un agghiacciante «successo» di alcuni ricercatori (O'Conner, Stewart, Kinard, Rauscher ed altri) dello Special Virus Cancer Program, che sarebbero riusciti, lavorando sui virus ricombinanti, a «combinare» i virus influenzali con un virus che provoca leucemia acuta linfocitica, per produrre una bio - arma capace di trasmettere la leucemia, come l'influenza, attraverso lo starnuto (2).
    E ricorda che l'Institute of Science in Society di Londra, quando esplose l'allarme SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome), si chiese se «l'ingegneria genetica non abbia prodotto per inavvertenza il virus SARS».
    Per inavvertenza?
    Gli studi militari nel settore biologico, spaventosi per le loro possibilità, sono i segreti meglio conservati.
    Ne sappiamo pochissimo.



    Si sa però che fra i teorici della Revolution in Military Affairs (la nuova dottrina preferita da Rumsfeld) si è contemplata la possibilità di «una forma di schiavitù» farmacologica, in cui «la popolazione presa di mira non sa di essere messa in schiavitù» (3).
    E non è detto che simili farmaci - arma vengano riservati al nemico, dice Horowitz: i comandi supremi, disponendo di un così comodo mezzo di «convinzione», possono adottarlo contro la loro popolazione.
    La diffusione di epidemie funzionali al potere fa parte dei tipi di «conflitti meno che bellici» (conflicts short of war) studiati, appunto, nella Revolution in Military Affairs per un utilizzo strategico.

    I motivi possono essere diversi. La manipolazione psicologica delle popolazioni, disposte a cedere le libertà civili e personali di fronte al terrore di un'emergenza; la riduzione pianificata di popolazioni, con mezzi che appariranno «naturali» come un'influenza; e la nozione, ben studiata dalla strategia, che «nessuna grande pandemia si è sviluppata senza paralleli grandi sconvolgimenti socio-politici».
    La stessa «spagnola» ne dà l'esempio, visto che coincide con l'avvento del bolscevismo in Russia e dei fascismi nell'Europa occidentale.



    Horowitz si domanda dunque se l'allarmismo indotto in questi anni - sulla SARS ed ora sull'influenza aviaria - non faccia parte di una preparazione all'uso di malattie per controllo dei propri cittadini.
    Riferiamo i suoi dubbi, lasciandone a lui la responsabilità.
    Per esempio Horowitz si domanda: quanto è letale questa influenza aviaria?
    Secondo i dati ufficiali ha ucciso 65 persone in due anni.
    Abitanti del Sud-Est asiatico, dove vigono servizi sanitari discutibili, ma di cui non si conoscono - per esempio - le condizioni di immunosoppressione.



    Per mettere le cose in prospettiva, è bene sapere che l'influenza comune uccide ogni inverno 40 mila nord-americani, per lo più anziani col sistema immunitario compromesso.
    Anche in Italia, l'influenza falcia migliaia di persone di questa categoria (è un bel risparmio per l'INPS).
    Quanto è trasmissibile l'influenza aviaria?
    Come si sa ufficialmente, il virus H5N1 fino ad oggi non è mutato sì da trasmettersi da persona a persona.
    Ma allora perché, si chiede Horowitz, l'amministrazione USA ha approvato lo stanziamento di 3,9 miliardi di dollari, e si prepara a stanziare altri 10 miliardi, per «vaccini e farmaci antivirali» per un agente patogeno che ancora non esiste?



    A meno che…
    A meno che il vaccino sia in corso di preparazione.
    Il che implica che il virus mutante che agisce (o agirà) sull'uomo può essere già stato creato in laboratorio per avere il vaccino.
    Incredibile?
    Resta il fatto che il virus H5N1 non ha finora operato con contagio da uomo a uomo, e molto debolmente dal contatto diretto di uomini con volatili.
    Può tramutarsi però, ci dicono, in un virus che colpisce l'uomo ricombinandosi con il comune virus influenzale.
    Ma come?
    Horowitz dice: io posso farlo in laboratorio.

    Bisogna coltivare il virus dei polli su tessuti umani per un periodo piuttosto lungo, poi iniettarlo nella scimmia e infine nell'uomo per vedere se ha l'effetto devastante che ha sui polli.
    Ma questo non è un processo spontaneo.
    Non sarà che il virus per l'uomo esiste già, pronto per una diffusione «accidentale» come alcuni credono sia avvenuto per la SARS?
    Un'altra domanda: come mai non si fa che parlare del vaccino prossimo venturo per questo virus non ancora esistente, come se fosse la soluzione?
    I vaccini, per essere efficaci, devono essere specifici.
    Ora, poiché i virus «nuovi» sono i più velocemente mutanti (i virus «storici», proprio perché sono antichi, sono più stabili) nessuno può garantire che un vaccino non venga sul mercato quando il virus è mutato tanto, da rendere quel vaccino inefficace.

    I vaccini richiedono anni, o almeno mesi di prove sperimentali sulla popolazione. Perché i media, imbeccati dal governo e dalle farmaceutiche, ci assicurano che «quel vaccino (non esistente) per un virus che non è ancora nato, sarà efficace?».
    Horowitz si domanda se, tra i risultati collaterali auspicati dall'allarme influenza aviaria, non ci siano gli interessi delle industrie farmaceutiche.
    Business Week (4) ha parlato dei ricchi profitti che la Roche sta facendo con il suo Tamiflu, il «solo farmaco considerato efficace contro l'influenza aviaria».
    Al punto che il governo USA ne ha acquistato abbastanza per 4,3 milioni di pazienti, e ne ha ordinato dell'altro.

    Ma l'efficacia del Tamiflu non è affatto garantita, specie sulle categorie a rischio, gli anziani con altre affezioni croniche.
    Mentre sono accertati parecchi effetti collaterali, dal vomito alla diarrea e alla bronchite.
    Dopo il caso del farmaco Vioxx ritirato dalla Merck perché ha ammazzato decine di migliaia di pazienti, ci si può davvero fidare della coscienza degli industriali del farmaco?
    In USA, le malattie iatrogene (provocate dai farmaci, dagli ospedali, o dai medici) sono la prima causa di morte.
    Davvero dobbiamo temere soltanto l'ancora inesistente influenza dei polli «umana»?
    Domande.
    Ci limitiamo a riferirle.

    Maurizio Blondet



    Note
    1) Jean Shinoda Bolen, «1918 flu virus, Dracula, A-Bomb», Commondreams, 16 ottobre 2005
    2) L.G. Horowitz, «Emerging viruses: AIDS and Ebola, nature, accidente or intentional?», Tetrahedron Publishing Gropu, 2001.
    3) Si veda il mio «La strage dei genetisti», Effedieffe, 2004
    4) Wang P. «Avian Flu, inoculate your portfolio», 1 ottobre 2005.
    ----

 

 

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