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  1. #1
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    Predefinito Per Saddam un processo veramente "imparziale"

    10:48 E' un curdo il presidente del tribunale
    E' il magistrato curdo Rizgar Mohammed Amin il giudice che presiede il tribunale davanti al quale si apre il processo a carico di Saddam Hussein. Lo stesso Amin lo aveva anticipato ai giornalisti, e ora la sua nomina è stata confermata da un'informativa statunitense davanti al palazzo di giustizia, poco prima dell'inizio del dibattimento.

  2. #2
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    Predefinito Bravo

    Esteri
    19 ott 12:16
    Iraq: Saddam, "Questo tribunale e' illegale"
    BAGDAD - E' iniziato il processo a carico di Saddam Hussein. L'ex dittatore iracheno si e' rifiutato di fornire le sue generalita' dicendo di non riconoscere i giudici - il presidente e' di nazionalita' curda - e affermando: "Per rispetto del glorioso popolo iracheno, rifiuto di rispondere, perche' questo tribunale e' illegale. Non odio nessuno di voi". (Agr)

  3. #3
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    Predefinito

    Baghdad, 126

    SADDAM: "SONO IL PRESIDENTE", E DISCONOSCE IL TRIBUNALE
    "Chi sei tu? Che vuole questa corte?": cosi' ha risposto Saddam Hussein al presidente del tribunale che oggi ha aperto la prima udienza del primo processo a carico del deposto presidente iracheno, che lo vede imputato per il massacro di 143 uomini del villaggio sciita di Dujail, perpetrato nel 1982. Le parole di Saddam Hussein sono state riferite dall'emittente tv al-Arabiya: l'imputato si e' rifiutato di dichiarare il proprio nome, quando il giudice, il magistrato curdo Rizgar Mohammed Amin, gli ha chiesto di identificarsi. "Io non riconosco ne' te ne' il tribunale che tu presiedi - ha esclamato - E nemmeno riconosco l'aggressione contro l'Iraq. Mantengo il mio diritto costituzionale, come presidente dell'Iraq, di non rispondere alle tue domande, perche' cio' che e' costruito sul nulla rimane nullo". ()

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  4. #4
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    Predefinito Buffoni e guru evangelici

    In Iraq non hanno ancora finito di portare a Bagdad le cassette coi voti presunti del referendum sulla Costituzione. Molte si erano perse nel deserto durante una tempesta di sabbia. Fortuna che gli uomini del governo le hanno ritrovate e stanno contando i voti che in qualche provincia superano, pare, il 100 per cento dei votanti. E così un buon passo è stato fatto, ma non basta. Adesso, visto che questi cocciuri iracheni insistono negli attacchi ai liberatori che muoiono a dozzine per la libertà e la democrazia dell'occidente e del mondo, deve andare in scena il processo allo schifoso capo della fetente tribù degli Iraquis, una delle peggiori della storia del Far West anzi del Far East.
    http://www.corriere.it/
    Adesso avremo modo di vedere tutta la potenza democratica, tutta la civiltà giuridica del paese di Perry Mason e di Topolino. Vedremo quali avanzamenti democratici ha compiuto il diritto globale imperiale. Ad esempio sembra che l'imputato non abbia il diritto di parlare. Basta che parlino Bruno Vespa e Magdi Allam et similia!

    Più che lo svolgimento del processo quello che preoccupa adesso gli uomini che lo sovraintendono cioè la troupe di Hollywood che gira questo grande reality è il finale. Lo dovranno fucilare o impiccare? O farlo gasare? E quale sarà lo scenario? Sempre la stessa piazza vicino all'Hotel Palestine! Eh si stavolta lo sceneggiatore di turno ha un compito arduo.

    Chissà se Bush, prima di decidere come far fuori Saddam, andrà a consigliarsi dai suoi guru Evangelici. Strano vangelo questo loro. Il porgi l'altra guancia è rivolto al nemico dopo averlo schiaffeggiato!

  5. #5
    I amar prestar aen
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    Predefinito c’è un giudice a baghdad

    Tempi ridotti, prove schiaccianti, nessun comizio: le toghe irachene hanno evitato gli errori dell’Aia
    --------------------------------------------------------------------------------
    Baghdad. Nel salone circolare di un suo ex palazzo da nille e una notte, nel cuore di Baghdad, inizia oggi il processo a Saddam Hussein. L’ultimo presidente a finire dietro le sbarre per rispondere delle colpe del suo regime è stato Slobodan Milosevic, che a fronte dei crimini contro l’umanità del rais iracheno sembra quasi un dilettante. I magistrati iracheni che giudicheranno Saddam sono stati ben attenti a non compiere gli stessi errori del Tribunale internazionale sui massacri nell’ex Jugoslavia, che da Slobo, talvolta, si è fatto prendere in giro.
    Il primo capo d’accusa riguarda un crimine relativamente minore, rispetto ai massacri dei curdi con le armi chimiche o alla brutale repressione della rivolta sciita del 1991, nel sud dell’Iraq, ma le prove sembra siano schiaccianti. Nel luglio del 1982 il rais ordinò il massacro di 148 civili nel villaggio di Dujail, 60 chilometri a nord di Baghdad. Assieme a Saddam dovranno comparire in aula sette gerarchi coinvolti nel massacro, fra i quali il fratellastro del rais, Barzan al Tikriti, già capo dell’intelligence militare, e l’ex vice presidente, Taha Yassin Ramadan. Il dittatore deve rispondere di una dozzina di capi d’accusa, dall’invasione del Kuwait ai curdi gasati nel nord del paese. Reati gravissimi che contemplano il genocidio, ma il processo li affronterà uno per volta.
    Il collegio difensivo è guidato da Khalil Duleimi, un principe del foro iracheno che vive ad Amman. L’avvocato ha già fatto sapere che a nome di Saddam non riconoscerà l’autorità della corte, dato che il rais si crede ancora il presidente legittimo dell’Iraq. Inoltre chiederà subito un rinvio considerando troppo pochi i 45 giorni, previsti dalla legge irachena, per studiare le 800 pagine del primo capo d’accusa. L’obiettivo, secondo fonti della difesa, sarebbe far spostare il processo in campo neutro, come la Svezia, dove Saddam punterebbe segretamente ad una sorta di esilio.

    Il sogno segreto dell’esilio svedese
    Secondo Ruth Wedgwood, esperta di diritto internazionale e consulente del Dipartimento della Difesa americana sul caso Saddam, il tribunale speciale iracheno ha colto gli errori del processo a Milosevic per evitare di ripeterli. Innanzi tutto il tribunale dell’ex Jugoslavia ha permesso a Slobo di difendersi da solo permettendo all’imputato non solo di mettere in scacco politico i giudici, ma pure di fare la figura dell’eroe di fronte ai nostalgici del suo regime. A Saddam non sarà permesso e per lui parleranno gli avvocati. Tantomeno potrà controinterrogare i testimoni, come ha fatto con maestria Milosevic. Inoltre è importante per gli iracheni vedere l’ex dittatore giudicato da un tribunale nazionale e non da giudici stranieri, come nel caso di Slobo, che nell’immaginario popolare sono diventati subito parte di un fantomatico complotto internazionale contro il popolo serbo. Oggi la prima udienza, come probabilmente il resto del processo, sarà trasmesso in tv – in differita di qualche ora e sotto la sorveglianza dei giudici – affinché in tutto il paese ci si renda conto che per Saddam è veramente finita.
    Anche il problema di provare la responsabilità di comando, arduo nel caso Milosevic, è stato semplificato. Saddam non dava ordini scritti, ma faceva capire che bisognava eliminare chi gli dava fastidio. “Si può ritenere una persona colpevole se ha dato un ordine criminale o se ha fallito nell’evitare la sua esecuzione. E’ la negligenza nell’onere di controllo. Applicando quella teoria, contro Saddam non ci sarà bisogno di molte prove cartacee” ha spiegato la Wedgwood. Infine il tribunale speciale iracheno punta ad un processo celere, che oggi sarà quasi sicuramente rinviato a dicembre per concedere tempo alla difesa. Le lungaggini del dibattimento con Milosevic hanno aiutato a far dimenticare i crimini compiuti nell’ex Jugoslavia. Per questo motivo il primo capo d’accusa per il rais è minore, ma dotato di prove robuste. Lo stesso Saddam avrebbe ammesso qualcosa grazie al portentoso ego presidenziale che ancora possiede. Se fosse accertata la sua responsabilità Saddam rischia la pena di morte per i “soli” 148 morti di Dujail. In questo caso, secondo la legge irachena, non si procederebbe con gli altri capi d’accusa, più gravi, delle grandi stragi di curdi e sciiti. Una bella differenza con Milosevic, che rischia al massimo l’ergastolo in una comoda prigione di un paese europeo e sogna di continuare il dibattimento fino al termine ultimo del 2010, quando il tribunale internazionale decadrà.
    Non è detto, però, che Saddam finisca impiccato. L’Unione europea ha già riservatamente messo le mani avanti con i suoi ambasciatori a Baghdad, ma lo stesso capo dello Stato, il curdo Jalal Talabani, a cui spetta l’eventuale commutazione della pena, ha un piano diverso. In cambio della vita di Saddam, che passerebbe il resto dei suoi giorni dietro le sbarre, i suoi accoliti, alleati ai terroristi di al Zarqawi, dovrebbero gettare le armi. Se saranno ancora interessati alla sua sorte.

    Dal foglio di oggi

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  6. #6
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    Predefinito Re: c’è un giudice a baghdad

    La solita cacca che fuoriesce dal tombino del giornalismo italico.
    Originally posted by locke
    Tempi ridotti, prove schiaccianti, nessun comizio: le toghe irachene hanno evitato gli errori dell’Aia
    --------------------------------------------------------------------------------
    Baghdad. Nel salone circolare di un suo ex palazzo da nille e una notte, nel cuore di Baghdad, inizia oggi il processo a Saddam Hussein. L’ultimo presidente a finire dietro le sbarre per rispondere delle colpe del suo regime è stato Slobodan Milosevic, che a fronte dei crimini contro l’umanità del rais iracheno sembra quasi un dilettante. I magistrati iracheni che giudicheranno Saddam sono stati ben attenti a non compiere gli stessi errori del Tribunale internazionale sui massacri nell’ex Jugoslavia, che da Slobo, talvolta, si è fatto prendere in giro.
    Il primo capo d’accusa riguarda un crimine relativamente minore, rispetto ai massacri dei curdi con le armi chimiche o alla brutale repressione della rivolta sciita del 1991, nel sud dell’Iraq, ma le prove sembra siano schiaccianti. Nel luglio del 1982 il rais ordinò il massacro di 148 civili nel villaggio di Dujail, 60 chilometri a nord di Baghdad. Assieme a Saddam dovranno comparire in aula sette gerarchi coinvolti nel massacro, fra i quali il fratellastro del rais, Barzan al Tikriti, già capo dell’intelligence militare, e l’ex vice presidente, Taha Yassin Ramadan. Il dittatore deve rispondere di una dozzina di capi d’accusa, dall’invasione del Kuwait ai curdi gasati nel nord del paese. Reati gravissimi che contemplano il genocidio, ma il processo li affronterà uno per volta.
    Il collegio difensivo è guidato da Khalil Duleimi, un principe del foro iracheno che vive ad Amman. L’avvocato ha già fatto sapere che a nome di Saddam non riconoscerà l’autorità della corte, dato che il rais si crede ancora il presidente legittimo dell’Iraq. Inoltre chiederà subito un rinvio considerando troppo pochi i 45 giorni, previsti dalla legge irachena, per studiare le 800 pagine del primo capo d’accusa. L’obiettivo, secondo fonti della difesa, sarebbe far spostare il processo in campo neutro, come la Svezia, dove Saddam punterebbe segretamente ad una sorta di esilio.

    Il sogno segreto dell’esilio svedese
    Secondo Ruth Wedgwood, esperta di diritto internazionale e consulente del Dipartimento della Difesa americana sul caso Saddam, il tribunale speciale iracheno ha colto gli errori del processo a Milosevic per evitare di ripeterli. Innanzi tutto il tribunale dell’ex Jugoslavia ha permesso a Slobo di difendersi da solo permettendo all’imputato non solo di mettere in scacco politico i giudici, ma pure di fare la figura dell’eroe di fronte ai nostalgici del suo regime. A Saddam non sarà permesso e per lui parleranno gli avvocati. Tantomeno potrà controinterrogare i testimoni, come ha fatto con maestria Milosevic. Inoltre è importante per gli iracheni vedere l’ex dittatore giudicato da un tribunale nazionale e non da giudici stranieri, come nel caso di Slobo, che nell’immaginario popolare sono diventati subito parte di un fantomatico complotto internazionale contro il popolo serbo. Oggi la prima udienza, come probabilmente il resto del processo, sarà trasmesso in tv – in differita di qualche ora e sotto la sorveglianza dei giudici – affinché in tutto il paese ci si renda conto che per Saddam è veramente finita.
    Anche il problema di provare la responsabilità di comando, arduo nel caso Milosevic, è stato semplificato. Saddam non dava ordini scritti, ma faceva capire che bisognava eliminare chi gli dava fastidio. “Si può ritenere una persona colpevole se ha dato un ordine criminale o se ha fallito nell’evitare la sua esecuzione. E’ la negligenza nell’onere di controllo. Applicando quella teoria, contro Saddam non ci sarà bisogno di molte prove cartacee” ha spiegato la Wedgwood. Infine il tribunale speciale iracheno punta ad un processo celere, che oggi sarà quasi sicuramente rinviato a dicembre per concedere tempo alla difesa. Le lungaggini del dibattimento con Milosevic hanno aiutato a far dimenticare i crimini compiuti nell’ex Jugoslavia. Per questo motivo il primo capo d’accusa per il rais è minore, ma dotato di prove robuste. Lo stesso Saddam avrebbe ammesso qualcosa grazie al portentoso ego presidenziale che ancora possiede. Se fosse accertata la sua responsabilità Saddam rischia la pena di morte per i “soli” 148 morti di Dujail. In questo caso, secondo la legge irachena, non si procederebbe con gli altri capi d’accusa, più gravi, delle grandi stragi di curdi e sciiti. Una bella differenza con Milosevic, che rischia al massimo l’ergastolo in una comoda prigione di un paese europeo e sogna di continuare il dibattimento fino al termine ultimo del 2010, quando il tribunale internazionale decadrà.
    Non è detto, però, che Saddam finisca impiccato. L’Unione europea ha già riservatamente messo le mani avanti con i suoi ambasciatori a Baghdad, ma lo stesso capo dello Stato, il curdo Jalal Talabani, a cui spetta l’eventuale commutazione della pena, ha un piano diverso. In cambio della vita di Saddam, che passerebbe il resto dei suoi giorni dietro le sbarre, i suoi accoliti, alleati ai terroristi di al Zarqawi, dovrebbero gettare le armi. Se saranno ancora interessati alla sua sorte.

    Dal foglio di oggi

    Cordiali Saluti

  7. #7
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    Predefinito non ci sono i testimoni...

    Baghdad, 16:00

    SADDAM: PROCESSO AGGIORNATO CAUSA ASSENZA DEI TESTI
    La motivazione principale che ha indotto il presidente del tribunale Rizgar Mohammed Amin ad aggiornare il processo contro Saddam Hussein e' stata l'assenza dei testimoni, molti dei quali erano troppo spaventati per presentarsi: lo ha rivelato all'agenzia Reuters lo stesso giudice Amin. Fra i 30 ed i 40 testi convocati al processo non sono nemmeno arrivati a Baghdad. "Lavoreremo per risolvere questa situazione per le prossime udienze", la prima delle quali sara' il 28 novembre, ha detto il giudice, di etnia curda.

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  8. #8
    Guido Keller
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    Saddam contesta le autorità imposte dagli invasori. E fa a botte con gli agenti che lo portano via.

    Chi sei tu? Che vuole questa corte?": cosi' ha risposto Saddam Hussein al presidente del tribunale che oggi ha aperto la prima udienza del primo processo a carico del deposto presidente iracheno. Le parole di Saddam Hussein sono state riferite dall'emittente tv al-Arabiya: l'imputato si e' rifiutato di dichiarare il proprio nome, quando il giudice, il magistrato curdo Rizgar Mohammed Amin, gli ha chiesto di identificarsi. "Io non riconosco ne' te ne' il tribunale che tu presiedi - ha esclamato - E nemmeno riconosco l'aggressione contro l'Iraq. Mantengo il mio diritto costituzionale, come presidente dell'Iraq, di non rispondere alle tue domande, perche' cio' che e' costruito sul nulla rimane nullo". Saddam indossava un'abito scuro, con la camicia sbottonata sul collo. L'ex rais e' entrato in aula con una copia consunta del Corano, ed ha fatto cenno con la mano alle guardie di rallentare. Hussein e gli altri sette imputati si sono dichiarati innocenti. "Ho detto quello che ho detto, non sono colpevole, sono innocente", ha detto Saddam Hussein dopo la lettura dei capi d'accusa da parte della corte. Anche tutti gli altri sette imputati si sono dichiarati "innocenti", alla domanda della corte. Saddam Hussein infine e' venuto alle mani con le guardie che lo portavano fuori dell'aula, in chiusura della prima udienza. Il processo e' aggiornato al 28 novembre

    www.noreporter.org

  9. #9
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Sarà un processo come quello a Milosevic: un mese di clamore mediatico e poi il silenzio totale.

  10. #10
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    Predefinito

    Originally posted by Totila
    Sarà un processo come quello a Milosevic: un mese di clamore mediatico e poi il silenzio totale.
    A proposito...la sporca democrazia a conduzione sionista,tiene prigioniero milosevic,il processo dura da anni e ancora non si e' arrivati alla condanna..
    Le associaSIONi dei diritti umani non protestano?

 

 
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