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    Forza e onore
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    Predefinito Il Mattino e la storia del Sud-una vittoria neoborbonica

    IL MATTINO e i libri sul Sud: una vittoria neoborbonica
    Alcune osservazioni sull'iniziativa editoriale del Mattino (Storie dal Sud,
    in edicola dal 21 ottobre)

    Qualche giorno fa una pubblicità a tutta pagina riportata sul Mattino
    preannunciava l'uscita settimanale di alcune pubblicazioni relative alla
    storia del Sud.
    La prima considerazione necessaria riguarda proprio la scelta "commerciale"
    dell'argomento e le "forme" utilizzate" per pubblicizzarlo.
    1) Senza le "provocazioni" culturali del Movimento Neoborbonico e senza la
    ricostruzione della memoria storica e dell'orgoglio meridionale attuata in
    questi 15 anni con ricerche, convegni, libri, seminari, mostre,
    manifestazioni o comunicati-stampa e con tutti i mezzi a nostra disposizione
    (pochi, in verità, non essendo mai stati politicamente corretti o
    schierati), non sarebbe mai nata l'iniziativa del Mattino: hanno capito che
    la cosa poteva funzionare dal punto di vista commerciale e l'hanno promossa,
    forti del successo di iniziative editoriali simili (decine di ristampe per
    libri come quelli di Jaeger o di Alianello, per esempio) o delle nostre
    stesse iniziative.
    2)Uno stemma a colori sul Mattino, il ritratto di Ferdinando II o lo slogan:
    "solo conoscendo il passato si può comprendere il presente", sono "nostri" e
    rappresentano, da soli, una nostra vittoria culturale.

    Qualche altra considerazione, invece, è necessaria per quanto riguarda la
    scelta dei titoli in questione.
    Manhès, Mc Farlan e Marco Monnier sul brigantaggio; il generale Church sui
    briganti "debellati" dopo il 1848; Abele De Blasio con un saggio di
    antropologia criminale; l'autobiografia e la contro-biografia di Crocco; la
    fine del Regno di Raffaele De Cesare. all'interno di questi libri, poi,
    qualche memoria di Borjes, la relazione della Commissione-Massari.

    La prima osservazione riguarda le date originarie di pubblicazione di questi
    testi: dal 1862 al 1895 e la scelta non è casuale: si tratta di fonti
    comunque autorevoli in quanto testimonianza di quell'epoca ma
    inevitabilmente parziali.
    Un dato su tutti: i libri che affrontano il tema del brigantaggio si fermano
    al 1863 (relazione del deputato Massari per la Commissione sul
    brigantaggio): nessun riferimento ai massacri che, in gran parte, si
    realizzarono e, in piccola parte, si conobbero, proprio dal 1863. Lo stesso
    Massari, con la sua tesi ("meridionali poveri per colpa dei
    Borbone-ribellione alle ingiustizie secolari-necessità della repressione")
    fece nascere quella famigerata legge Pica (agosto 1863) che diede il via
    alle carneficine più dure ai danni del popolo meridionale. Quando Manhès, Mc
    Farlan, Monnier o Church scrivono i loro libri, ad esempio, non erano stati
    ancora saccheggiati e distrutti paesi come Pontelandolfo o Casalduni (agosto
    1862).
    Quale attendibilità storica può attribuirsi, poi, al Monnier che "dedica"
    nell'introduzione il suo libro al generale Cialdini, uno dei più spietati
    esecutori di quelle stragi? O che chiude lo stesso libro con la frase: "Dio
    lo vuole, l'Italia ha la sua stella e il brigantaggio ormai è finito".
    Si tratta, evidentemente, di autori in piena epoca "risorgimentale" che,
    anche se avessero voluto, non avrebbero in alcun modo potuto parlare del
    fenomeno in maniera oggettiva ed esauriente.
    Un esempio su tutti: ancora nel 1898 (!), per una semplice "macchietta" che
    ricordava con nostalgia i Borbone, il poeta Ferdinando Russo fu processato
    per "borbonismo" (tutte le carte del suo studio furono sequestrate e le
    lettere della sua poesia pubblicata proprio sul Mattino furono "scomposte").
    Grande spazio viene dato, poi (3 titoli su 4 di quelli dedicati
    all'argomento), ai briganti pre-unitari, partendo addirittura (Manhès) dai
    casi già registrati in epoca aragonese o, a proposito dell'attendibilità
    delle fonti già contestata da qualche storico dell'epoca, trovando
    riferimenti nei peggiori romanzi del vecchio Dumas o nelle orgogliose
    relazioni degli ufficiali francesi "sterminatori" dei crudeli briganti
    calabresi dopo l'invasione del 1806.
    Molto spazio anche ai briganti del 1799 e del cardinale Ruffo, alle
    connivenze con i regnanti o perfino con le società segrete del tempo.
    Spazi enormi anche per i briganti del resto dell'Italia (Passator Cortese in
    testa).
    Un viaggio nel tempo e nello spazio e anche questo non è casuale: si pérdono
    così di vista le dimensioni reali del problema-brigantaggio nell'Italia
    meridionale sia nello spazio che nel tempo.
    Nell'introduzione alle opere, il curatore, Gianni Custodero, inizia con
    riferimenti ai Normanni (1100 circa) e arriva a citare anche i casi attuali
    di Iraq, Palestina o Chapas, passando per il sentimentalismo infantile che
    fa risvegliare in noi "Robin Hood o Sandokan". L'effetto voluto e, forse,
    ottenuto è la confusione: si parla dell'argomento dalle origini a. domani
    ma, alla fine, non si capiscono le motivazioni: "un tritume di episodi e
    aneddoti. sappiamo il come ma non il perché. e lo scopo principale della
    storia è mancato" (usando le parole di Benedetto Croce riferite proprio alla
    "Fine del Regno" di De Cesare).
    Un'ultima osservazione sul libro di Abele De Blasio: antropologo criminale,
    fu autore di diverse pubblicazioni lombrosiane (!) e tra esse "I crani dei
    lucani" (Torino, 1895), "L'orecchio dei napoletani normali e criminali" e lo
    stesso "Storie di briganti" (la criminosità era nel DNA della gente del Sud,
    come diceva il suo maestro, Lombroso, inventore, in pratica, di quel
    razzismo anti-meridionale che ancora oggi resiste).

    Possibile che non si potesse dare spazio ai massacri operati dalle truppe
    piemontesi-italiane e da quei 120.000 soldati inviati da Torino per
    "salvare" il "risorgimento" (ma in quale altra epoca storica dai Normanni in
    poi ci fu bisogno di tante forze in campo?).
    Possibile che non si potesse pensare alla ristampa se non di un de' Sivo o
    dei numeri di Civiltà Cattolica, di un Buttà o di un Michele Topa o dello
    stesso Alianello? Possibile che ancora non si avverta per quei nostri
    compatrioti di un secolo e mezzo fa un senso di rispetto dopo averli
    decapitati ed esposti nelle piazze (come risulta dai documenti dell'Archivio
    di Stato Maggiore dell'Esercito solo recentemente e parzialmente
    catalogati)?

    Manca un'analisi complessiva del Regno (ardua ottenerla con i mille aneddoti
    del buon De Cesare, amico, tra l'altro, dei vari ministri dell'interno del
    tempo).
    Mancano le cause vere del brigantaggio (la colonizzazione e la conquista del
    Sud ormai riconosciuta anche da storici certo non borbonici come il De Rosa,
    ad esempio). Mancano le conseguenze e i danni (centinaia di migliaia di
    morti, milioni di emigranti partiti non a caso subito dopo la fine del
    brigantaggio).
    In conclusione, come ci riferisce lo stesso curatore dell'iniziativa, "sono
    caduti molti tabù e ha fatto il suo tempo la storia dei vincitori" ma, se
    veramente amiamo il Sud e vogliamo davvero il suo riscatto, non possiamo
    accettare che la "chiusura" di questo cerchio la compiano in maniera
    parziale e superficiale i responsabili della cosiddetta cultura ufficiale di
    cui il Mattino è sicuramente un esempio importante.
    Diranno che non ci accontentiamo mai ed è perfettamente vero: parliamo della
    nostra terra e della nostra gente e non ci stancheremo mai di lottare per la
    verità storica, senza dubbi e senza mistificazioni.

    Se siete neoborbonici, allora, potete essere fieri del lavoro fatto in
    questi anni e che continueremo a fare insieme tra i nostri libri e i nostri
    documenti.
    Se sapete ancora poco delle storie del Sud, invece, partiamo anche da questi
    libri ma leggiamo tutto quello che si può leggere su questi argomenti così
    attuali e importanti ancora oggi. Chiedeteci un consiglio e ve lo daremo,
    consultate il nostro sito e il nostro centro-studi gratuitamente, vi
    accompagneremo in giro per biblioteche e archivi e ricostruiremo insieme
    quella verità storica, le nostre radici e un orgoglio meridionale di cui
    (visti i tempi e viste le nostre classi dirigenti) abbiamo sempre più
    bisogno.

    Gennaro De Crescenzo

  2. #2
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    Complimenti ai neoborbonici.
    La mia stima per loro cresce giorno dopo giorno.
    **********************
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  3. #3
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    Predefinito per deChristen

    Come siete messi con quelli di "Terra e Libertà"?
    Che rapporti ci sono?
    **********************
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  4. #4
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    Predefinito

    Conosciamo tutte le realta' piccole o grandi che sia che si aggirano nel firmamento duosiciliano,da Movimento Sudista a Terra Nostra da Uniti Per il Sud a Per Il SUD da Terra e Liberta' che tu chiedi a Nuova Sicilia,ed altri ancora.
    Non so darti notizie specifiche ma in generale ti dico che quelli che abbiamo conosciuto sono tutte persone in buona fede,qualcuno con una visione periferica della politica altri che portano il pensiero oltre la realta',ma fondamentalmente brave persone.
    Per quanto riguarda seria sinergia ti comunico che con l'associazione Terra Nostra ultimamente ci siamo piu' volte incontrati e scambiato "effusioni",tanto che si sta decidendo di federarci per azioni piu' concrete,con loro ci sono gli amici di Uniti per il Sud che stanno provando la via "politica" in simbiosi con Noi Meridionali piu' che dialogare stiamo progettando qualcosa di diverso di quello che fino ad ora cioe' da 13 anni abbiamo fatto.
    per altro ti comunichero' in privato.
    Forza e Onore deChristen

 

 

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