venerdì 21 ottobre 2005 cronaca pag. 13
GIORNALE DI VICENZA

Lunga discussione a palazzo Nievo sullo stato dei controlli ambientali dopo il clamoroso arresto in luglio


Rifiuti e mazzette, la Provincia si discolpa
e la Casa delle libertà “assolve” i politici


Duri attacchi del centrosinistra che però alla fine si spacca sulla richiesta di “tutti a casa”


di Antonio Trentin



Che qualcosa in Provincia non abbia funzionato nel caso clamoroso delle mazzette incassate da Sergio Fanton - il controllore che non controllava le ditte di smaltimento-rifiuti - è evidente e innegabile. Che ci sia da sistemare più di qualcosa nei meccanismi della burocrazia di palazzo Nievo è altrettanto evidente. Che le colpe siano dei politici, questo no: almeno stando al parere votato dalla Casa delle libertà al termine di un lungo confronto con l’opposizione targata Unione.
«Gli indirizzi amministrativi erano stati dati» è tornata a dire ieri pomeriggio Manuela Dal Lago, sicura al microfono nonostante tutto, in quella che potrebbe essere stata una delle sue ultime performance da presidente (per futuro fatto elettorale, s’intende, non per guai giudiziari...). Certe maglie larghe della gestione ambientale, non ben tirate come quegli "indirizzi" chiedevano, hanno fatto passare gli abusi.
Il centrodestra le ha dato ragione, chiudendo cinque ore di discussione con il voto compatto a un documento firmato dai capigruppo di FI-Lega-An-Udc. Vi si legge dentro il riassunto delle valutazioni politiche e dei dati tecnici che sono stati portati al confronto - un mese dopo la richiesta fatta dalle minoranze consiliari - dalla Dal Lago e dal suo direttore generale Pio Porelli, incaricato ancora a metà estate di vederci ben dentro al "caso".
Il contenuto della perizia-Porelli e del documento del centrodestra dicono pressapoco così: le autorizzazioni alle ditte che smaltiscono i rifiuti, diventati occasione di concussione, le dà la Provincia, ma i controlli spettano all’Arpav, l’agenzia della Regione per l’ambiente; le possibilità di ispezione sono ridotte, rispetto alle quasi trecento ditte che operano nel settore e al loro movimento d’affari; delle segnalazioni che la Provincia riceve, parecchie vengono archiviate senza sanzioni, più che a Padova o Verona, ma niente finisce in prescrizione; a Vicenza va così, ma la situazione non è molto diversa nelle due Province confinanti per tutto il resto della gestione dei controlli; con le varie amministrazione pubbliche competenti sulla materia c’è poca concertazione e ce ne vorrà di più; serve l’identificazione precisa di un gestore delle verifiche ambientali. E la raccomandazione impartita, intanto, è di «seguire una linea interpretativa più rigorosa» delle norme, vista la diffusa illegalità che l’inchiesta della Procura e della Polstrada andata avanti per mesi ha messo in luce.
Più in specifico, ha completato la Dal Lago, l’Amministrazione sta intervenendo sul caso-rifiuti con quattro strumenti: la richiesta di approfondimento dei controlli fatta all’Arpav, un piano per l’esame di tutte le procedure arretrate, un verifica particolare su tutti i dossier seguiti dal Fanton, una verifica delle autocertificazioni degli operatori del settore che sono state il varco d’ingresso dell’illegalità.
Sull’eccessiva ampiezza dei margini di discrezionalità burocratica - identificati come la causa diretta degli abusi con mazzetta - ha insistito il centrosinistra. Ma per attribuirne la causa, se non certo alla connivenza esplicita degli amministratori, almeno alla scarsa attenzione della giunta-Dal Lago in materia di tutela ambientale. Insomma: controllori poco controllanti perché sopra di loro nessuno controllava politicamente.
C’è stata poca sintonia, però, tra i partiti d’opposizione. Come già era successo il mese scorso durante le fasi di avvicinamento al dibattito di ieri, l’area riformista (Margherita, Ds e l’ex-dipietrista Trevisan) ha puntato sulla critica alla gestione tecnico-politica dell’Amministrazione Dal Lago - perché non si intravvedono fatti giudiziari che coinvolgano la presidente, l’assessore all’ambiente Walter Formenton e il resto della giunta - mentre i Verdi e il Pdci sono andati diritti alla richiesta di dimissioni.
Alla fine c’è stata spaccatura. Mentre il centrodestra votava la "fiducia" alla Dal Lago, la richiesta di dimissioni con firma verde-rossa non è stata appoggiata dal resto del centrosinistra, che ha lasciato a verbale un proprio documento di dura critica alla gestione-ambiente e al resto dell’attività della giunta.
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CHISSA' SE QUALCHE IMPRENDITORE CHE HA PAGATO LE MAZZETTE HA CONTRIUTO ANCHE A PAGARE LE CAMPAGNE ELETTORALI DI DAL LAGO, STEFANI, CIAMBETTI E QUALCHE ALTRO LEGHISTA????????????
SENCONDO VOI E' POSSIBILE CHE NESSUNO SI SIA ACCORTO DI NIENTE E POI PERCHE' LA DAL LAGO HA MESSO LA MUSERUOLA ALL'ASSESSORE ALL'AMBIENTE IL LEGHISTA FORMENTON???????