I SONDAGGISTI: CHE AUTOGOL PER L'ULIVO
Tutti concordi, lo show di Celentano compatterà l'elettorato della Cdl
Secondo il massmediologo Klaus Davi l'attacco televisivo a Berlusconi si è trasformato in un lungo spot a tutto vantaggio del premier
E una costante storica: il Cavaliere vince le elezioni solo quando la televisione pubblica propaganda le idee dei suoi avversari politici
ROMA Un favore a Silvio Berlusconi. Ecco il risultato raggiunto da Adriano Celentano coni la prima puntata del suo "Rockpolitik". La requisitoria contro il premier censore e i dirigenti Rai, dicono in coro esperti di comunicazione e sondaggisti, è un assist al Cavaliere, che adesso avrà vita facile nel dimostrare che il regimellesiste solo nella fantasia del centrosinistrìa.
«Attacchi così diretti in un contesto di varietà fanno il gioco dell'attaccato», spiega il massmediologo Klaus Davi, «per questo "Rockpolitik" è stato uno spot per Berliusconi. Celentano ha illuminato il Cavaliere». Per la Rai, osserva, «si tratta di un successo commerciale straordinario. Quanto al resto, è innegabile che sia iniziata la campagna elettorale». Il fatto che a veicolare il messaggio antiberlusconiano sia stato un personaggio come Celentano, al contrario di Michele Santoro non etichettabile politicamente, non cambia il quadro. Innanzitutto perché dietro al "molleggiato" opera «la solita cricca di autori», ad esempio Carlo Freccero, già ideatore di quel "Satyricon" che diede voce alla coppia Daniele Luttazzi-Marco Travaglio nel 2001. «E poi perché solo gli intellettuali di sinistra possono credere che la gente sia stupida», aggiunge Davi, «gli elettori decidono con la loro testa, non si fanno imbeccare dagli showman. John Kerry insegna: per le elezioni presidenziali americane ha ingaggiato personaggi del calibro di Bruce Springsteen e poi ha perso»-:.Proprio come è accaduto al centrosinistra italiano nel 2001: «Cinque anni fa i messaggi estremi come quelli lanciati da Celentano furono infiniti, ma poi chi ha vinto?». La conclusione, paradossale, è che il conduttore di "Rockpolitik" ha finito per «offuscare il messaggio lanciato dal centrosinistra con le Primarie». E questo perché Celentano «ha appiattito l'opposizione sugli estremi, sugli attacchi unilaterali. Per fare audience ha puntato sui toni alti. Ha cercato di esacerbare gli animi». Con una caduta di stile: «Attaccare il suo direttore di rete è stato di cattivo gusto. Non si sputa nel piatto dove si mangia». lnsomma. tira le somme Davi, «non credo che Prodi sia contento del polverone sollevato dallo show. Non ne aveva bisogno» - Tutto il contrario di Berlusconi, «che adesso può dimostrare che il regime non esiste» .
Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos, concorda: «Gli incerti non decidono certo in relazione a quello che dice Celentano. Anzi, maggiori sono gli attacchi, più le posizioni si radicano». In questo contesto è facile prevedere che le bordate del "'molleggiato" ottengano lo stesso risultato di quelle del 2001: «Compattare i due elettorati, non certo favorire un travaso di voti. Non vedo proprio come una trasmissione televisiva possa spostare una fetta consistente di elettori». E poi, osserva Pagnoncelli, a favore di Berlusconi gioca anche il fattore tempo: «Tra sei mesi quanti si ricorderanno delle battute di Celentano ? ».
Per Nicola Piepoli, presidente dell'omonimo istituto di ricerca, il conduttore di "Rockpolitik" ha centrato due obiettivi: «Ha alzato gli ascolti della Rai e ha lavorato per il Presidente del consiglio: inconsciamente il telespettatore prende le difese dell'attaccato». Una lezione che all'estero hanno imparato in fretta: «In Germania e Francia, è vietato parlare male dell'avversario. E stato testato che questo aiuta sistematicamente la concorrenza».
E dire, ricorda Alessandra Ghisleri, direttore di Euromedia research, che la storia parla chiaro: «Nel 1994 Berlusconi vinse le elezioni senza controllare la Rai. Viceversa nel 1996, quando ai vertici della tv pubblica c'era Letizia Moratti, le Politiche le ha vinte Romano Prodi. E così nel 2001: nonostante la presidenza. di Roberto Zaccaria a vincere le elezioni fu la Casa delle Libertà». Conclusione: «Un certo tipo di televisione aiuta chi è preso di mira: l'opinione pubblica è ben disposta verso chi è attaccato e l'accanimento favorisce la vittima». Non è detto, poi, che gli italiani seduti davanti alla tv siano tutti orientati politicamente: «A livello rnrdiatico il prodotto "Rockpolitik" è' stato costruito ad arte. È quindi probabile che la maggioranza dei telespettatori giovedì sera si sia sintonizzata su Raiuno solo perché spinti dalla curiosità generata dall'attesa mediatica». Sull'efficacia temporale del messaggio di Celentano, Ghisleri concorda con Pagnoneelli: «Alle elezioni mancano sei mesi e gli elettori ricorderanno di più la canzone di Maurizio Crozza "Zapatero Zapatera" che le battute satiriche di Celentano».
Tommaso Montesano
Libero, 21.10.2005
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be' e' piu' o meno quello che dicevo...




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