Fonte: ML di cattolicesimo.com
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Qual è il Concilio più famoso? Il Vaticano II. Macchè Nicea, Efeso, Costantinopoli, Trento… No, l’unico Concilio senza dogmi è quello che tiene banco da oltre quarant’anni. Finalmente un libro ne ha fatto la storia, salvo poi scoprire che si tratta di un testo notevolmente parziale, tanto che ne è uscito un altro che dice l’esatto contrario.
C’è chi vede quel Concilio come una rivoluzione copernicana: finalmente la Chiesa, dopo ben due millenni, s’è decisa a uscire dalla sua «fase costantiniana» per farsi «profetica» e lasciarsi permeare dallo «Spirito». No -dicono altri- quel Concilio è perfettamente «nel solco della tradizione». Insomma: boh.
Il fatto è che il linguaggio di quel Concilio è «pastorale»; dunque, non c’è la classica scansione «se qualcuno sostiene… sia anatema», che aveva il vantaggio della precisione e della chiarezza. Tonnellate di documenti, citatissimi da tutti, papi, teologi, intellettuali d’ogni tendenza. Solo che un vestito che sta bene a tutti non è un vestito: è un poncho. E’ sempre così quando dalle definizioni si passa ai lunghissimi discorsi. Più parole usi e più risulti ambiguo, è la regola.
Così, non rimane che usare il metodo del Vangelo: giudicare dai frutti. Ebbene, i frutti sono i seguenti (mi si corregga se sbaglio): uno scisma, una crisi di fede da tutti -papi compresi (quattro)- lamentata, preti in borghese, messa-show, musica e arte sacre andate a ramengo, diffusione del cristianesimo fai-da-te, egemonia ideologica del progressismo (inteso come eresia). Infine, i pontefici costretti a un massacrante turismo mediatico per riacquistare l’autorevolezza perduta. Ho dimenticato qualcosa?
Rino Cammilleri




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