Roma e Giovanni Paolo II, un legame che durerà per sempre

Inaugurata ieri alla presenza di Ruini, Dziwisz e Veltroni la mostra che narra attraverso immagini e video il rapporto tra Wojtyla e la città

Laura Badaracchi


Roma. Studente, cardinale e Papa. A Karol Wojtyla e all’intreccio della sua vicenda umana e spirituale con la capitale, dal secondo dopoguerra all’alba del terzo millennio, è dedicata la mostra inaugurata ieri sera al Complesso del Vittoriano. «Giovanni Paolo II e Roma» è il tema dell’esposizione, nata sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, voluta dal Vicariato di Roma e dall’Amministrazione capitolina per evidenziare il forte legame tra il Pontificato di Giovanni Paolo II e la città. Attraverso 400 immagini fotografiche spesso inedite e oltre 4 ore di contributi filmati provenienti dal Centro Televisivo Vaticano, vengono evocate le visite alle parrocchie, alle carceri, alle università, al Campidoglio nel ’98, le udienze generali del mercoledì a cui hanno partecipato più di 17 milioni di pellegrini, gli eventi significativi per la diocesi negli ultimi vent’anni: dal Sinodo alla Missione cittadina, fino al Giubileo del 2000. Aperto fino all’8 gennaio 2006, il percorso storico e al tempo stesso documentario, si articola in tre sezioni: «La Roma di Karol Wojtyla» (1946-1947), dedicata agli anni della formazione del giovane studente polacco; «La Roma del cardinale Wojtyla» (1963-1965), sugli anni del soggiorno relativo al Concilio; infine, «La Roma di Giovanni Paolo II», in cui si snodano alcune immagini dei 26 anni, 5 mesi e 17 giorni di Pontificato. Ad inaugurare la mostra, il cardinale vicario Camillo Ruini e il sindaco Walter Veltroni, alla presenza, tra gli altri, dell’arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz, già segretario del Papa, e del Nunzio in Italia monsignor Paolo Romeo. «Il legame tra Giovanni Paolo II e Roma durerà, e già scolpito nei nostri cuori e nella coscienza di questa città» – ha detto il cardinale Ruini, ribadendo «l’intreccio profondo tra la capitale e il Papa, in quanto vescovo di Roma». Ruini ha ricordato le visite del Pontefice alle parrocchie: «attraversava le chiese lentamente perché voleva dare la mano a tutti. Quando le visite gli costavano più fatica, a motivo della sua salute, ho visto tante persone commosse che piangevano al vederlo affaticato. Inoltre, era costante la sua preghiera per la città: in occasione della visita in Campidoglio, esortò Roma a restare fedele alla sua radice cristiana». Ruini ha anche ricordato il giorno dell’attentato in piazza San Pietro sottolineando come «il legame del sangue versato sia il più forte. Niente può distruggerlo». Qual è il segreto che Wojtyla regala a Roma – è stato chiesto all’arcivescovo Dziwisz? «Il grande amore per la città – ha risposto il segretario del Papa –. Quando è venuto come studente non cercava soprattutto di imparare la teologia o la dottrina, perché poteva farlo anche a Cracovia, ma voleva imparare da Roma, innamorarsi di questa città». Anche il sindaco Walter Veltroni ha ribadito il legame profondo di Wojtyla con i romani: «Meravigliava l’attenzione che il Papa aveva quando gli si parlava delle persone in condizioni di disagio. Roma ha palpitato con lui fino alla fine. Questa mostra è un atto di gratitudine vera, profonda, autentica per Giovanni Paolo II che accettò con grande allegria e soddisfazione la cittadinanza romana».

fonte: Avvenire