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    Predefinito Ucraina (1917-1921; l’idea)

    Ucraina (1917-1921; l’idea)


    Quello della rivoluzione in Ucraina è rimasto un episodio sconosciuto, grazie all’opera di disinformazione che la propaganda sovietica vi ha steso sopra e alla complicità della storiografia ufficiale di scuola occidentale anche di stampo liberale, e tuttora i contorni reali della vicenda sfuggono ad un’analisi storica approfondita. La vastità dell’evento (vi furono coinvolte circa due milioni di persone) e la sua durata nel tempo (con alterne fortune circa 4 anni) ne fanno però un episodio chiave nella storia del comunismo anarchico e la riflessione sul suo svolgimento e sul suo esito è stata foriera di non pochi approfondimenti e messe a punto nella sua teoria complessiva. Rimandando al solito ai testi specializzati per una cronaca puntuale degli accadimenti e per il loro inserimento nel complicato ed immenso panorama della rivoluzione russa del 1917, ci limiteremo, in questa sede, a concentrarci sui suoi riflessi teorici.

    Proprio vastità e durata forniscono un primo spunto di riflessione. Se tutto ciò fu possibile non è solo per l’immensa anima libertaria del popolo ucraino, per la sua insofferenza atavica ai dominatori di qualsiasi sorta già notata da Bakunin, per la sua tradizione contadina ed il forte legame con la terra quale fonte di ogni vita; tutto ciò ovviamente ha avuto la sua influenza, ma sono condizioni che storicamente si sono presentate in altre epoche ed in altre aree geografiche e non hanno prodotto risultati simili. In quella esperienza fu presente un detonatore, un catalizzatore di aspirazioni confuse, un convogliatore di bisogni altrimenti senza una prospettiva: un’organizzazione di compagni già da lungo tempo militanti, con una lunga preparazione pratica nelle lotte e teorica nelle fasi di riflessione e con un punto di riferimento certo nella forte personalità di Néstor Ivánovič Machnò (1889-1934).


    Due, comunque, sono i tratti distintivi dell’esperienza machnovista: uno riguarda il ruolo peculiare che in essa giocò l’avanguardia rivoluzionaria ed il secondo la riflessione seguita alla sconfitta.

    Si è detto che per il comunismo anarchico l’avanguardia non svolge nel processo rivoluzionario un ruolo di direzione, ma solo quello di orientamento dall’interno del processo, prevenendolo dalle deviazioni che esso potrebbe subire, sia per poca chiarezza delle masse coinvolte, sia, e soprattutto, per le ricette errate che, iniettate dall’esterno, potrebbero far cagliare l’intero sviluppo. Nel caso della rivoluzione ucraina l’avanguardia comunista anarchica accentuò in modo particolare il secondo aspetto, fino ad assumersi il compito più ingrato dell’intera storia, ruolo ritenuto a ragione necessario: la formazione di un esercito di difesa. Questa scelta, per altro inevitabile, fece sì che i compagni militanti più esperti, quali Machnò, furono più un punto di riferimento ideale, che un autentico corpo inserito nel pieno dell’evoluzione sociale che aveva luogo: ciò avvalorò da un lato l’idea che lo sviluppo spontaneo delle masse, non deviato da ideologie proponenti modelli che si autoproclamano solutori di ogni problema e quindi sedicenti scientifiche, assumeva naturalmente una tendenza collettivista ed autogestionaria; dall’altro, fungendo proprio da barriera fisica ad ogni intromissione esterna, apparve con tutta chiarezza l’idea che i nemici della rivoluzione erano esterni, sia i controrivoluzionari, che coloro che si proponevano quale unico partito rivoluzionario del proletariato, dando in questo caso una veste visibile, palpabile al ruolo di salvaguardia dell’integrità del processo rivoluzionario rivestito dall’avanguardia comunista anarchica.

    Purtroppo le difficoltà esterne (guerra civile che vide il fronte principale proprio in Ucraina, il sacrificio della regione operato dal governo bolscevico nella pace di Brest-Litovsk con il conseguente arrivo delle truppe tedesche, l’ostilità dei bolscevichi ad un esperimento che inficiava le loro tesi dello stato operaio e del partito guida) resero precaria ogni realizzazione della rivoluzione, come pure ogni continuità territoriale e cronologica, minando le possibilità di riuscita. Gli accordi tra l’esercito machnovista e l’Armata Rossa di Lev Davidovič Trotskij, per battere i vari generali bianchi che si affacciarono minacciosi sul territorio (Anton Ivanovič Denikin, Pëtr Nikolaevič Vrangel’, etc.), non furono un atto di fiducia nei confronti del governo centrale di Mosca, quanto tentativi di affrontare un nemico alla volta, partendo da quello più minaccioso e prossimo. Lo scontro con i bolscevichi fu rimandato ad un secondo momento, in quanto essi erano più distanti, non ancora insediati socialmente, con pesanti contraddizioni con le masse contadine di tutta la Russia, con divisioni all’interno del partito e una parte della base militante (marinai e operai) potenzialmente più vicina alle tesi degli anarchici; d’altra parte Lenin aveva gestito la rivoluzione di Ottobre con un pesante equivoco, in quanto la parola d’ordine Tutto il potere ai Soviet!, con cui nell’aprile del 1917 aveva scompaginato le idee stantie del partito bolscevico stesso, era di provenienza anarcosindacalista ed era proprio quella che aveva consentito a larghi strati di movimento operaio di aderire alle tesi del partito stesso. Questo fu però lo scontro esiziale per il movimento, e la riflessione sul perché della sconfitta fu oggetto di un’attenta riconsiderazione che portò il gruppo dei fuoriusciti anarchici russi a Parigi a proporre la Plate-forme d’organisation de l'Union Générale des Anarchistes – Projet, di cui già si è detto.



    L’analisi era semplice e profonda. I bolscevichi avevano vinto perché godevano di un’organizzazione compatta, ben orientata e ramificata su tutta l’area investita dalla rivoluzione; gli anarchici divisi in piccoli gruppi, spesso in disaccordo tra di loro, senza un progetto comune non potevano dispiegare lo stesso volume politico e la machnovicina rimase isolata (come già la Comune di Parigi) e fu facile al partito di Lenin stringerle metodicamente il cappio al collo. L’organizzazione dei comunisti anarchici era divenuta ormai un tema ineludibile.

  2. #2
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    Predefinito Re: Ucraina (1917-1921; l’idea)

    In origine postato da alemaggia
    Ucraina (1917-1921; l’idea)


    Quello della rivoluzione in Ucraina è rimasto un episodio sconosciuto, grazie all’opera di disinformazione che la propaganda sovietica vi ha steso sopra e alla complicità della storiografia ufficiale di scuola occidentale anche di stampo liberale, e tuttora i contorni reali della vicenda sfuggono ad un’analisi storica approfondita. La vastità dell’evento (vi furono coinvolte circa due milioni di persone) e la sua durata nel tempo (con alterne fortune circa 4 anni) ne fanno però un episodio chiave nella storia del comunismo anarchico e la riflessione sul suo svolgimento e sul suo esito è stata foriera di non pochi approfondimenti e messe a punto nella sua teoria complessiva. Rimandando al solito ai testi specializzati per una cronaca puntuale degli accadimenti e per il loro inserimento nel complicato ed immenso panorama della rivoluzione russa del 1917, ci limiteremo, in questa sede, a concentrarci sui suoi riflessi teorici.

    Proprio vastità e durata forniscono un primo spunto di riflessione. Se tutto ciò fu possibile non è solo per l’immensa anima libertaria del popolo ucraino, per la sua insofferenza atavica ai dominatori di qualsiasi sorta già notata da Bakunin, per la sua tradizione contadina ed il forte legame con la terra quale fonte di ogni vita; tutto ciò ovviamente ha avuto la sua influenza, ma sono condizioni che storicamente si sono presentate in altre epoche ed in altre aree geografiche e non hanno prodotto risultati simili. In quella esperienza fu presente un detonatore, un catalizzatore di aspirazioni confuse, un convogliatore di bisogni altrimenti senza una prospettiva: un’organizzazione di compagni già da lungo tempo militanti, con una lunga preparazione pratica nelle lotte e teorica nelle fasi di riflessione e con un punto di riferimento certo nella forte personalità di Néstor Ivánovič Machnò (1889-1934).


    Due, comunque, sono i tratti distintivi dell’esperienza machnovista: uno riguarda il ruolo peculiare che in essa giocò l’avanguardia rivoluzionaria ed il secondo la riflessione seguita alla sconfitta.

    Si è detto che per il comunismo anarchico l’avanguardia non svolge nel processo rivoluzionario un ruolo di direzione, ma solo quello di orientamento dall’interno del processo, prevenendolo dalle deviazioni che esso potrebbe subire, sia per poca chiarezza delle masse coinvolte, sia, e soprattutto, per le ricette errate che, iniettate dall’esterno, potrebbero far cagliare l’intero sviluppo. Nel caso della rivoluzione ucraina l’avanguardia comunista anarchica accentuò in modo particolare il secondo aspetto, fino ad assumersi il compito più ingrato dell’intera storia, ruolo ritenuto a ragione necessario: la formazione di un esercito di difesa. Questa scelta, per altro inevitabile, fece sì che i compagni militanti più esperti, quali Machnò, furono più un punto di riferimento ideale, che un autentico corpo inserito nel pieno dell’evoluzione sociale che aveva luogo: ciò avvalorò da un lato l’idea che lo sviluppo spontaneo delle masse, non deviato da ideologie proponenti modelli che si autoproclamano solutori di ogni problema e quindi sedicenti scientifiche, assumeva naturalmente una tendenza collettivista ed autogestionaria; dall’altro, fungendo proprio da barriera fisica ad ogni intromissione esterna, apparve con tutta chiarezza l’idea che i nemici della rivoluzione erano esterni, sia i controrivoluzionari, che coloro che si proponevano quale unico partito rivoluzionario del proletariato, dando in questo caso una veste visibile, palpabile al ruolo di salvaguardia dell’integrità del processo rivoluzionario rivestito dall’avanguardia comunista anarchica.

    Purtroppo le difficoltà esterne (guerra civile che vide il fronte principale proprio in Ucraina, il sacrificio della regione operato dal governo bolscevico nella pace di Brest-Litovsk con il conseguente arrivo delle truppe tedesche, l’ostilità dei bolscevichi ad un esperimento che inficiava le loro tesi dello stato operaio e del partito guida) resero precaria ogni realizzazione della rivoluzione, come pure ogni continuità territoriale e cronologica, minando le possibilità di riuscita. Gli accordi tra l’esercito machnovista e l’Armata Rossa di Lev Davidovič Trotskij, per battere i vari generali bianchi che si affacciarono minacciosi sul territorio (Anton Ivanovič Denikin, Pëtr Nikolaevič Vrangel’, etc.), non furono un atto di fiducia nei confronti del governo centrale di Mosca, quanto tentativi di affrontare un nemico alla volta, partendo da quello più minaccioso e prossimo. Lo scontro con i bolscevichi fu rimandato ad un secondo momento, in quanto essi erano più distanti, non ancora insediati socialmente, con pesanti contraddizioni con le masse contadine di tutta la Russia, con divisioni all’interno del partito e una parte della base militante (marinai e operai) potenzialmente più vicina alle tesi degli anarchici; d’altra parte Lenin aveva gestito la rivoluzione di Ottobre con un pesante equivoco, in quanto la parola d’ordine Tutto il potere ai Soviet!, con cui nell’aprile del 1917 aveva scompaginato le idee stantie del partito bolscevico stesso, era di provenienza anarcosindacalista ed era proprio quella che aveva consentito a larghi strati di movimento operaio di aderire alle tesi del partito stesso. Questo fu però lo scontro esiziale per il movimento, e la riflessione sul perché della sconfitta fu oggetto di un’attenta riconsiderazione che portò il gruppo dei fuoriusciti anarchici russi a Parigi a proporre la Plate-forme d’organisation de l'Union Générale des Anarchistes – Projet, di cui già si è detto.



    L’analisi era semplice e profonda. I bolscevichi avevano vinto perché godevano di un’organizzazione compatta, ben orientata e ramificata su tutta l’area investita dalla rivoluzione; gli anarchici divisi in piccoli gruppi, spesso in disaccordo tra di loro, senza un progetto comune non potevano dispiegare lo stesso volume politico e la machnovicina rimase isolata (come già la Comune di Parigi) e fu facile al partito di Lenin stringerle metodicamente il cappio al collo. L’organizzazione dei comunisti anarchici era divenuta ormai un tema ineludibile.
    Questa Rivoluzione è poco conosciuta, io stesso ne avevo sentito solo accennare...purtroppo certi avvenimenti importanti per un futuro progresso del mondo vengono FATTI dimenticare a posta...
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    Karl Marx

  3. #3
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    Le comuni agricole - Nestor Machno

    I mesi di febbraio e marzo [1918] erano il periodo adatto per distribuire il bestiame e gli attrezzi requisiti ai proprietari terrieri nell'autunno del 1917 e per dividere le tenute terriere tra i volontari, i contadini e gli operai organizzati nelle comuni agricole. Che questo fosse il momento decisivo, sia per costruirsi una nuova vita che per difenderla, era chiaro a tutti i lavoratori del distretto. Ex soldati di prima linea, sotto la guida del comitato rivoluzionario, erano occupati a trasferire in un fondo comune tutto l'equipaggiamento e il bestiame delle tenute dei padroni e dei possidenti benestanti, cui erano stati lasciati solo due paia di cavalli, una o due mucche (a seconda delle dimensioni della famiglia), un aratro, una seminatrice, una trebbiatrice e un forcone, mentre i contadini si recano nei campi per portare a termine la ridistribuzione della terra iniziata nello scorso autunno. Nel contempo, alcuni operai e contadini, che in autunno si erano già organizzati in comuni rurali, lasciarono i loro villaggi ed occuparono le terre degli ex proprietari, incuranti del fatto che i distaccamenti della Guardia rossa appartenenti al blocco dei bolscevichi e dei socialisti rivoluzionari dell'ala sinistra, secondo il trattato stipulato con gli imperatori d'Austria e di Germania, avevano già evacuato l'Ucraina, lasciando a combattere con le sue piccole formazioni militari rivoluzionarie una guerra impari contro le unità regolari austriache e tedesche, cui si affiancavano i distaccamenti del Rada centrale ucraino. I contadini si stabilirono ugualmente su quelle terre e non persero tempo ad organizzare le proprie forze: in parte per portare avanti il lavoro primaverile nelle comuni, in parte per formare distaccamenti armati che difendessero la rivoluzione e le sue conquiste, che i lavoratori rivoluzionari, in molti distretti, se non ovunque, avevano ottenuto passo per passo con le proprie forze, costituendo un esempio per tutto il paese.Le comuni agricole erano perlopiù organizzate dai contadini, anche se in certi casi avevano una composizione mista di contadini e operai. La loro organizzazione si basava sull'uguaglianza e sulla solidarietà di tutti i componenti. Tutti i membri della comune - uomini e donne - si dedicavano con buona volontà al loro lavoro, sia nei campi che nelle case. Le cucine e le sale da pranzo erano in comune. Ma chiunque desiderasse cucinare per proprio conto per sé e per i figli, o prendere cibo dalla cucina comune e consumarlo nel proprio alloggio, non incontrava alcuna opposizione da parte degli altri membri della comune.

    Ciascun membro della comune, o anche un gruppo di membri, poteva organizzare come meglio credeva le questioni relative alle cibarie, purché ne informasse anticipatamente la comune, in modo che tutti i componenti ne fossero al corrente e potessero fare le necessarie preparazioni nella cucina e nella dispensa comuni. Per esperienza, tutti i membri della comune sapevano che dovevano alzarsi per tempo al mattino per accudire ai buoi, ai cavalli e agli altri animali e per portare avanti gli altri lavori. Chiunque poteva assentarsi quanto voleva dalla comune, purché ne desse notizia ai compagni con i quali attendeva più frequentemente a lavori in comune, in modo che questi ultimi potessero organizzarsi in sua assenza. Questa era la regola nei periodi di lavoro. Ma durante i periodi di riposo (la domenica era considerata un giorno di riposo) tutti membri della comune si recavano, a turno, in gita.

    La comune era diretta da un'assemblea generale dei suoi componenti. Dopo queste riunioni, ciascun membro, sapendo qual'era il compito assegnatogli, poteva decidere quali cambiamenti doveva o meno apportare al suo lavoro e così via. Solo il problema ella scuola non era perfettamente definito, perché le comuni non volevano rimettere in vigore la scuola di vecchio tipo. Come nuovo metodo scolastico, scelsero quello anarchico di F. Ferrer [1] (gli anarco-comunisti leggevano spesso resoconti e distribuivano opuscoli sulla sua scuola), ma non disponendo di persone sufficientemente esperte di queste questioni, le comuni cercarono di ottenere, attraverso il gruppo degli anarco-comunisti, compagni più istruiti dalle città e solo come ultima risorsa invitarono nelle loro scuole maestri che conoscevano solo i vecchi metodi di insegnamento.

    Per un raggio di tre-quattro miglia intorno a Guljai-Polje c'erano quattro comuni agricole di questo tipo. In tutto il distretto, però, ce n'erano molte. Ma io parlerò di queste quattro, perché ho preso parte diretta alla loro organizzazione. Esse raggiunsero i primi risultati fruttuosi sotto la mia supervisione o, in alcuni casi, dopo essersi consultate con me. In una di esse, forse la più grande, ho lavorato fisicamente per due giorni alla settimana, in primavera nei campi dietro l'aratro o la seminatrice, prima e dopo accudendo a lavori domestici nelle piantagioni o nell'officina delle macchine, e così via. Per i restanti quattro giorni della settimana ho lavorato a Guljai-Polje con il gruppo degli anarco-comunisti nel comitato rivoluzionario del distretto. Me l'avevano chiesto i membri del gruppo e tutte le comuni. La rivoluzione stessa lo richiedeva, poiché era necessario raggruppare e riunire tutte le forze rivoluzionarie per arginare la controrivoluzione che avanzava da occidente ad opera degli eserciti monarchici tedeschi e austro-ungarici e del Rada centrale ucraino.

    In tutte queste comuni c'erano contadini anarchici, ma la maggioranza dei membri non era anarchica. Tuttavia, nella vita comune provavano una solidarietà anarchica quale si manifesta solo nella vita pratica dei lavoratori che non hanno ancora assaggiato il veleno politico delle città, con la loro atmosfera di inganno e di tradimento che prostra anche molti di coloro che si definiscono anarchici. Ogni comune consisteva di dieci famiglie di contadini e di operai, per un totale di cento, duecento o trecento membri. Queste comuni occupavano tanta terra quanta erano in grado di lavorare da sole. Il bestiame e l'equipaggiamento agricolo venivano assegnati dai congressi distrettuali dei comitati terrieri.

    E così i lavoratori liberi delle comuni si mettevano all'opera, al suono di canti liberi e gioiosi, che riflettevano lo spirito della rivoluzione e di quei combattenti che l'avevano profetizzata ed erano morti per essa o che vivevano e restavano fedeli alla lotta per una "giustizia superiore" che deve trionfare sull'ingiustizia, farsi forte e guidare con la sua luce la vita umana. Essi hanno seminato i loro campi e coltivato i loro giardini, fiduciosi nelle proprie forze e fermamente decisi a non consentire il ritorno di chi non aveva lavorato la terra ma ne era stato soltanto padrone grazie alle leggi dello stato, e che ora cercava di riprenderne possesso.

    Gli abitanti dei villaggi e delle baracche adiacenti a questi comuni, meno politicizzati a non ancora liberati dalla servitù dei Kulaks, invidiavano i comunardi e più volte espressero il desiderio di portar loro via il bestiame e gli attrezzi che essi avevano ottenuto dagli ex possidenti, per ridistribuirli tra loro. "Che i comunardi liberi ce li ricomprino", dicevano. Ma questo impulso venne fermamente condannato dalla maggioranza assoluta dei lavoratori nelle assemblee di villaggio e in tutti i congressi. Perché la maggior parte della popolazione lavoratrice vedeva nell'organizzazione delle comuni rurali il germe benefico di una nuova vita sociale che, man mano che la rivoluzione trionfava e si avvicinava al culmine della propria creatività, sarebbe cresciuto e avrebbe rappresentato un modello di vita libera e comune, se non per tutto il paese, almeno per i villaggi e le baracche del nostro distretto.

    Il libero ordine comunitario venne accettato dagli abitanti del nostro distretto come la più alta forma di giustizia sociale. per il momento, però, la massa del popolo non vi si associò, adducendo come ragione l'avanzata delle truppe tedesche e austriache, la loro mancanza di organizzazione e la loro incapacità a difendere questo ordine dalle nuove autorità 'rivoluzionarie' e controrivoluzionarie. Per questo motivo la popolazione del distretto limitò la sua effettiva attività rivoluzionaria ad appoggiare in ogni modo quelli tra loro dotati di spirito audace, che si erano stabiliti nelle vecchie tenute e avevano organizzato la loro vita privata ed economica su basi comunitarie libere.

    N. Machno, Sel'sko-khoziaistvenny kommuny, nel suo Russkaia revoliutsiia na Ukraine, Parigi 1929, p

  4. #4
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    i machnovisti, gli anarchici spagnoli.... sempre lo stesso schema: i bolscevichi (trotckji in primissima fila, stavolta) si alleano con loro per sfruttarne la forza e quando il nemico comune è battuto li eliminano SEMPRE coll'inganno.

    e la cosa peggiore è che li accusano di tradimento del popolo. che schifo.

  5. #5
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    Lo sapete che Nestor Machno era ferocemente anti-ebreo?
    Le Rivolte socialiste e libertarie dei Machno e degli Antonov erano dirette contro la borghesia ebraica.

  6. #6
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    Leggete l'articolo del Corriere della Sera di oggi, pagina 37 :

    Jones, inviato speciale nel genocidio ucraino
    Raccontò il massacro di un popolo, Stalin lo fece uccidere ...

    Evviva il comunismo, viva la libertà !

    .. andate a morire di stenti, assassini comunisti.
    FARINACCI

  7. #7
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    In origine postato da Meridius
    Lo sapete che Nestor Machno era ferocemente anti-ebreo?
    Le Rivolte socialiste e libertarie dei Machno e degli Antonov erano dirette contro la borghesia ebraica.
    CREDO CHE L'80% DEGLI UCRAINI AL TEMPO FOSSE ANTI EBREO...

    LO SPORT NAZIONALE ERA IL POGROM (DI SABATO, CHE LI TROVAVAN TUTTI)

  8. #8
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    In origine postato da durrutibus
    CREDO CHE L'80% DEGLI UCRAINI AL TEMPO FOSSE ANTI EBREO...

    LO SPORT NAZIONALE ERA IL POGROM (DI SABATO, CHE LI TROVAVAN TUTTI)
    Penso che la presenza di tanti ebrei con Lenin fosse proprio una
    conseguenza di quei progrom. Gli ebrei NON potevano NON avversare la societa' czarista.

    Lo strano e' che in Italia gli ebrei invece erano con Mussolini.

    Va a capire...........................

  9. #9
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    In origine postato da Farinacci
    Leggete l'articolo del Corriere della Sera di oggi, pagina 37 :

    Jones, inviato speciale nel genocidio ucraino
    Raccontò il massacro di un popolo, Stalin lo fece uccidere ...

    Evviva il comunismo, viva la libertà !

    .. andate a morire di stenti, assassini comunisti.
    La differenza che esiste tra Stalin e quelli come te è davvero a parole. Per il resto siete uguali. Soprattutto come mentalità chiusa; comunismo non è stalinismo.
    "Gli idoli di legno possono vincere, le vittime umane venir sacrificate."
    Karl Marx

  10. #10
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    Predefinito

    In origine postato da durrutibus
    i machnovisti, gli anarchici spagnoli.... sempre lo stesso schema: i bolscevichi (trotckji in primissima fila, stavolta) si alleano con loro per sfruttarne la forza e quando il nemico comune è battuto li eliminano SEMPRE coll'inganno.

    e la cosa peggiore è che li accusano di tradimento del popolo. che schifo.
    Sono d' accordo.
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    Karl Marx

 

 
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