L’Europa si allarga. Anche l’Italia ci sta dentro. Ma soprattutto per l’Italia, l’Europa sta stretta.
Guardando fuori delle frontiere, dove ti volti, vedi qualcosa che gli altri sanno fare e noi no. O meglio, fingiamo di fare la stessa cosa, o proviamo a farla. O diciamo di volerla fare. Ma poi succede che ci fermiamo a metà strada. O che abbiamo un risultato che non é paragonabile a quello ottenuto negli altri Paesi dell’Unione, ma lo é a quello ottenibile in un Paese del Sudamerica.
Solo in Italia non si sa consegnare la posta nel giro di 4 giorni ; In altri Paesi dell’Unione sì. Solo in Italia sono occorsi tra i 30’ e i 60’ per comprare un posto sul vagone letto alla biglietteria della stazione centrale della capitale, per anni. In altri Paesi dell’Unione 10’-15’ sono sufficienti.
Nel tratto Parigi-Roma dormire in cuccetta può portare a strani confronti. Se il vagone cuccette é francese, il condizionamento sarà in funzione. Se la carrozza é italiana, una volta su quattro il viaggio (in inverno) sembra fatto in Siberia. In estate sembra fatto in Africa. La differenza : in Francia una carrozza che ha bisogno, va in manutenzione. In Italia viaggia. C’é da sorprendersi del numero di incidenti ferroviari in Italia ?
Nelle riunioni internazionali ove vengono discussi e definiti gli standards di trasmissione per le telecomunicazioni, o per i viaggi internazionali, o per la costruzione di apparecchi industriali, i rappresentanti degli altri Paesi dell’Unione Europea proteggono gli interessi delle proporie economie. I rappresentanti italiani raramente ci provano, ma in compenso fanno talvolta brutte figure, per la pallida conoscenza degli argomenti.
Le condizioni di costruzione dell’Eurotunnel (Parigi-Londra) e del passante ferroviario Milano-aeroporto sono state elencate da G.Radice sul Corriere della Sera. Eurotunnel, 50 km, il passante milanese 10.5 km. Eurotunnel 380 miliardi/km, il passante 571 miliardi/km. Eurotunnel finito in 7 anni, il passante milanese non finito in 17 anni.
C’é da chiedersi come mai l’Italia sia in Europa, non in Africa
Un cronista attento che segua sia gli avvenimenti italiani che quelli di altri Paesi più a Nord noterà accadimenti molto diversi in Italia e nel resto dell’Europa. In Italia una parte delle attività politiche consiste nelle lotte fra capi-clan o fra clans, con relativi confusione e inconvenienti. Nella U.E. questi fatti sono invece più molto rari e assorbono poche energie e risorse.
In Italia si dedica meno impegno e attenzione (e si é capaci si efficienze molto inferiori), che I Paesi a Nord delle Alpi, alle attività relative alla costruzione di infrastutture, al raggiungimento di obbiettivi sociali, che siano nazionali o locali.
Noi italiani siamo appagati dal fatto di concentrare nelle nostre mani la più alta percentuale del patrimonio artistico mondiale. Non si pensa, o non si sa, che la gestione dello stesso (eccezion fatta per gli aspetti artistici) sarebbe molto più efficace e soddisfacente se tolta dalle nostre mani ed affidata ad altri cittadini europei, provvisti di virtù da noi dimenticate, quali la responsabilità, l’impegno, la determinazione, la correttezza, il senso diffuso della giustizia, la serietà, l’organizzazione, la trasparenza e la coerenza. Se altri europei gestissero il nostro patrimonio artistico, non saprebbero farlo colle nostre competenze artistiche. In compenso saprebbero evitare sprechi, perdite, rovine per mancanza di manutenzione.
Troppo impegnati nelle lotte di clans e nella sopravvivenza in un ambiente sociale da terzo mondo, non ci chiediamo neanche se tali qualità, non più merce comune in Italia, esistono fuori dell’Italia, e se servono a qualcosa. Al cittadino tipo cio’ interessa poco.
Le conseguenze a livello macroscopico: elevata tassazione, bassa qualità e affidabilità dei servizi resi al cittadino. E l’Italiano sogna ancora che l’ economia del Paese sia competitiva !
Ma se facessimo paragoni specifici con altri Paesi U.E. più a Nord, capiremmo meglio in che Paese viviamo ! Un Paese senza merito né Valori. Che non puo' percio', essere competitivo.
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A Roma c' é il monte dei cocci. Cocci accumulati dagli antichi Romani. Cocci di costruzioni diroccate, di manufatti invecchiati. Cocci.
Anche nello Stivale c' é una montagna di cocci. Cocci accumulati dagli Italiani, nei decenni, con leggerezza. Una buona parte é stata buttata alla fine del secolo XX. Cocci di tutti i tipi e colori.
Cocci da occasioni perdute, da promesse non mantenute, da fatue illusioni poi smontate, da programmi iniziati ma poi falliti, o dimenticati, da successi mancati. Cocci. Per incapacità, per incoscienza, per insipienza, per incoerenza o leggerezza. Cocci generati da panzane, chiacchiere fatue, vendute al pubblico da pacchiani oratori. E accettate spesso da una cultura mediocre, la quale privilegia il football di serie A e le soubrettes svestite di serie B. E ammanta talvolta la furberia di un aspetto intelligente.
Molti cocci sono dovuti ai cinque spettri che aleggiano sul Bel Paese: superficialità, rassegnazione, irresponsabilità, comparaggio, allegra gestione. Altri cocci dovuti alle distruzioni di un sistema, che non sa sciegliere le persone giuste al posto giusto, ma sceglie invece le persone più spinte al posto più remunerato. In Europa si chiamerebbe la "selezione negativa", in Italia si chiama "il sistema".
Cocci incoscienti, gettati da chi ha creduto, ideologie complici, a programmi politici. I quali si sono poi rivelati mezzucci per andare al potere, poi dimenticati nella confusione creata dal sistema Italia di fine secolo XX. Confusione di proposte non studiate, di problemi non chiariti, di trovate non ragionate.
Ma sempre cocci. Cocci che si son trovati sul percorso del treno Italia. Treno programmato negli anni '60 come treno ad alta velocità. Con gli anni divenuto un accelerato, che si ferma a tutte le stazioni, anche quelle impreviste. I ferrovieri non sono stati formati infatti all' organizzazione, alle segnalazioni ed alla manutenzione. Per cui sono essi stessi sorpresi di tante fermate. E chiedono lumi al capotreno.
Ma che puo' fare un capotreno, che non ha gli strumenti per l' alta velocità ? Che non sa neanche quali leghe, olii e motori sono necessari per permettere al treno gli attesi 300 km/h ?
La quantità di cocci sembra aumentare. Rischia di espandersi in ogni regione, in ogni fabbrica, in ogni impresa. Mentre che associazioni di imprenditori, di lavoratori, di professionisti, di categorie, discutono e si beccano. Senza capirsi talvolta, senza grandi risultati talaltra. Non pensano che forse non li vedranno mai, i risultati. Per mancanza di realismo, di capacità, di metodo, di formazione seria, di apertura, di VALORI. E per la diffusione di due elementi negativi: le CHIACCHIERE VAGHE, le OPINIONI EQUIVOCHE.
Ma restano i cocci. Oltre i cocci, si notano anche i buchi nell' acqua. Soprattutto quelli fatti in Italia da tante persone, dotate di ingegno e capacità. Fra i quali molti sono poi andati in Europa, in USA, in Australia, ove si rivelano spesso più brillanti e capaci dei colleghi locali.
Cocci e cervelli. I primi restano, i secondi se ne vanno. Speranze perdute, futuri negati, in Italia.
E' lo Stivale oggi.
Apriamo gli occhi.....guardiamo la situazione reale: non c' é ne la cultura, ne la stoffa, ne la chiarezza mentale per fare la competizione nel villaggio globale. L' abbiamo persa, con leggerezza, e con un po' di incoscienza.
L' Emigrato
Antonio Greco (disponibile a presentare le CAUSE del degrado socio-economico)
angrema@wanadoo.fr
P.S. Il testo é un tentativo, semplicistico, di risposta alle domande: Quale la Deriva italiana ? Perché il sistema Italia, che raggiunse quaranta anni fa le vette della competitività, vede la sua competitività calare decisamente ? La mia conclusione: finché gli Italiani non fanno una riflessione seria sulle CAUSE DEL CALO DI COMPETITIVITA' , la società italiana continuerà, con ignavia e leggera incoscienza, la sua marcia forzata verso il Terzo Mondo. La riflessione urgente dovrebbe avvenire fuori di ogni contesto politico (il quale imbroglierebbe solo le acque).




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