I temi cari alla Lega, tanto disprezzati dai “politicamente corretti”, corrispondono, molto più, di quanto i risultati elettorali fanno intendere, alle idee di gran parte degli italiani. A dimostrarlo un sondaggio della Arnaldo Ferrari Nasi & Associati, studio milanese per la consulenza e il marketing politico

Visti gli interessanti e per certi versi inaspettati, risultati ottenuti nella prima sperimentale indagine sui militanti e simpatizzanti del Movimento realizzata nell’ottobre 2004, la Segreteria provinciale della Martesana, nella figura del Segretario Marco Rondini, ha ritenuto opportuno ripetere lo studio anche per l’anno in corso.
Arnaldo Ferrari Nasi & Associati, lo studio milanese per la consulenza e il marketing politico che ha ideato e effettuato la ricerca del 2004 intervistando un campione di intervenuti alla festa della Padania di Lacchiarella, ha ritenuto quest’anno di essere presente in differenti momenti di aggregazione, effettuando l’indagine in tra i convenuti delle tre feste di Peschiera Borromeo, Lacchiarella e Paderno Dugnano.
Anche quest’anno l’idea portante è stata quella di verificare che talune scelte della Direzione politica del Movimento non fossero in aperto contrasto con la base, fatto che invece si è a volte potuto riscontrare nell’ambito di altre forze politiche nazionali - recentemente nello stesso Centro-destra - da cui astensioni, abbandoni, travasi di voti verso altri soggetti, o nei casi più gravi, scissioni e nascita di nuove formazioni.
In particolare si è cercato di capire quali fossero i temi che iscritti e simpatizzanti ritengano che il Governo debba affrontare con più urgenza, con approfondimenti su quello dell’immigrazione, criminalità, Cina e Turchia.
I temi più importanti
Agli intervistati è stata presentata una lista di 14 temi sensibili, chiedendo loro quali fossero i tre che il Governo avrebbe dovuto affrontare con più urgenza nell’ultimo anno di legislatura (vedi domanda 1).
Più di un terzo campione (39%) cita il problema dell’immigrazione.
Notoriamente questo è un argomento “caro” alla Lega; in questo caso anche più dell’occupazione, che a differenza di quanto succede nelle indagini svolte su campione nazionale in cui viene sempre indicato di larga misura al primo posto, ottiene qui solo un 27%.
Tra i motivi di questo risultato c’è sicuramente quello che i leghisti non ritengono assolutamente che il Governo abbia finora fatto una buona politica intorno a questo problema. E ciò nonostante la recente Legge Bossi-Fini, dai più ritenuta ottima, ma allo stesso tempo largamente disattesa e soprattutto senza seguiti operativi.
Alla domanda “questo Governo ha fatto una buona politica, riguardo l’immigrazione” tre persone su quattro dicono di no (vedi domanda 2 .8).
Riportando però a soli quattro principali settori i temi proposti (vedi domanda 1/bis), non sarà difficile verificare che il maggior numero di citazioni vanno, a pari merito, a favore degli argomenti riguardanti il sociale/welfare (la casa, il lavoro, la sanità, le pensioni, la scuola) e l’istituzionale/giuridico (la riforma istituzionale, il rapporto con l’Europa, la giustizia, la riforma elettorale), entrambi al 30% sul totale delle risposte. Seguono poi i temi relativi all’ordine pubblico (la sicurezza, l’immigrazione) al 25% e finalmente all’economico/fiscale (il fisco, le infrastrutture, le grandi opere, il debito pubblico) al 15%.
Sembrerebbe confermato quindi che i veri contenuti che ispirano la Lega Nord sono quelli, spesso ribaditi, di un Movimento che rimane del tutto vicino alla popolazione e che vuole fermamente trovare soluzioni nei rapporti tra la cittadinanza e le istituzioni.
L’immigrazione
Come si è sottolineato in precedenza, l’immigrazione, quale fenomeno ampio e scarsamente controllato come lo stiamo vivendo in questi anni, è un tema cui la Lega Nord presta da sempre molta attenzione, tanto è vero che negli anni è spesso stata tacciata di prendere posizioni xenofobe e razziste.
Nel Movimento, per contro, si è sempre ribadito, e anche con un certo orgoglio, che in realtà la vera differenza con gli altri partiti è che i leghisti sono gli unici che hanno il coraggio di parlare apertamente di una questione scomoda ma che è sotto gli occhi di tutti.
I fatti sembrano dar loro ragione.
Se alla festa della Padania risulta che per il 60% “gli immigrati sono la causa principale della delinquenza” (vedi domanda 2), un sondaggio del prestigioso istituto Swg effettuato nel giugno 2005 per L’Espresso tra un campione rappresentativo di italiani adulti (http://brunik.altervista.org/20050708195112.html), ci dice che il 53% di essi pensa che l’aumento del numero di immigrati abbia fatto diminuire la sicurezza dei cittadini.
E ancora, per un terzo dello stesso campione (31%) “gli immigrati finora hanno portato solo criminalità!”.
Allora non stupisca che alla festa solo una persona su tre ritenga che gli immigrati servano perché fanno quei lavori ormai rifiutati dagli italiani, perché lo stesso sondaggio Swg ci ricorda che quasi la metà degli italiani (44%) ritiene che “gli immigrati finiranno per portare via lavoro e opportunità ai lavoratori italiani”.
È interessante notare che tra tutti gli item proposti, quello che ottiene la percentuale più alta di consensi sia quello in fondo che comunica il maggior senso civico e pragmatico: l’86% degli intervistati ritiene che prima di essere regolarizzati gli stranieri debbano fare un breve corso di lingua italiana e di educazione civica.
L’argomento calza perfettamente con un classico slogan della Sinistra: “Se conosci non hai più paura degli altri, del diverso”, con cui concordo pienamente. Di sicuro la conoscenza della nostra lingua, dei nostri costumi e delle nostre tradizioni, aiuterebbe queste persone, che spesso hanno dovuto malvolentieri lasciare la propria terra per semplici motivi di povertà, a meglio integrarsi nel tessuto del Paese.
La criminalità
È nel pensiero di tutti gli elettori della Casa delle Libertà.
L’attuale Governo di centro-destra, un Governo composto anche da partiti che della lotta ai malviventi hanno fatto la loro bandiera, pare proprio aver fatto poco nel cercar di trovare soluzioni alla questione. Pur avendone i poteri e soprattutto il mandato della maggioranza dei cittadini.
Infatti due intervistati su tre valutano negativamente l’esecutivo in relazione al proprio operato verso la criminalità (vedi domanda 5). Neanche un terzo del campione giudica “abbastanza positivamente”, nessuno “molto positivamente”.
Per di più il 59% del campione dice che la criminalità è aumentata, rispetto ai due anni precedenti, nella zona in cui vive, e la metà di questi segnala che è addirittura “molto aumentata” (vedi domanda 3).
Quando si tratta di suggerire quale tra una serie di possibili metodi possano essere utilizzati per combattere il crimine in maniera efficace, ancora una volta i leghisti rispondono in modo inaspettato, per chi li vorrebbe inclini a gratuite posizioni dure.
La maggioranza degli interpellati (57% - vedi domanda 4) suggerisce un concreto “essere sicuri che un condannato sconti la pena” e il 42% chiede di poter sveltire i processi in modo da arrivare al più presto a chiudere le singole vicende.
Come nel caso precedente, almeno su determinati argomenti, le opinioni della base leghista paiono non discostarsi molto da quelle degli italiani.
Controllando tra gli archivi, ho ritrovato i risultati alla stessa identica domanda in un sondaggio realizzato al tempo della mia collaborazione con Renato Mannheimer su un campione di 5.000 italiani adulti. I dati sono quindi di qualche anno fa (settembre 1999), ma come è noto le opinioni, su temi non relativi alla stretta attualità, non mutano mai di molto e possono fornire una seria indicazione.
Ebbene, come la Lega, anche il campione nazionale pone al primo posto, tra i medesimi item suggeriti, quello della sicurezza dell’applicazione della pena, anche se “solo” con il 37%; e ancora, ciò che da molti può essere definito un luogo comune: “Infliggere pene più dure”, viene citato dai leghisti il 36% delle volte e dagli italiani tutti il 33%.
Cina
Come ormai succede da tempo, anche in questi giorni la Cina, o qualche questione con essa direttamente connessa, occupa spazi importanti nelle notizie.
Oggi si tratta del rischio di pandemia per l’influenza aviaria, originatasi appunto in Cina, ieri si trattava della scoperta da parte delle Forze dell’Ordine di intere manifatture gestite da cinesi in Italia, in cui intere famiglie di lavoratori-schiavi vivevano segregate nei laboratori e producevano nella più totale illegalità cloni di note marche italiane o straniere.
A fronte di qualche milione di nuovi ricchi (ricchissimi) personaggi, comunque strettamente legati alla nomenklatura comunista del regime, ricordiamoci che vi sono più di un miliardo di cinesi che vivono in condizioni - sociali, civili, sanitarie - che potremmo raffrontare al nostro Ottocento.
L’interazione con le società post-industriali dell’Occidente, avvenuta peraltro in pochissimi anni, non può che provocare tensioni fra i due gruppi per quella che potrebbe essere definita una disnomia, cioè una differenza nelle regole applicate.
Molti degli elettori della Lega Nord appartengono a quelle categorie economiche che in Italia si trovano in maggiore difficoltà a fronte della concorrenza “a criterio difforme” dei Paesi emergenti, prima di tutti la Cina. E anche questo è un tema per essa rilevante.
Gli intervistati infatti ribadiscono con forza che il Governo non dovrebbe commerciare con la Cina fintanto che i lavoratori cinesi e più in generale la popolazione, non avranno diritti simili ai nostri (72% e 64% - vedi domanda 6).
Inoltre sono convinti che i soldi guadagnati in Italia dai cinesi non producano benessere alla nostra comunità, poiché non rientrano nel circolo economico (77%) e addirittura ritengono che neanche le generazioni successive, che saranno nate e avranno studiato in Italia, si vorranno integrare nel nostro tessuto sociale (69%).
Per il 77% il Governo dovrebbe agire con maggiore decisione contro gli ambulanti abusivi cinesi, correttamente mi è stato più volte ribadito - ho svolto personalmente molte delle interviste - “contro tutti gli abusivi!”.
La quasi totalità del campione (86%) è convinta che il Governo di Pechino sia a conoscenza, nella maggior parte dei casi, del fatto che le aziende cinesi copino illegalmente le idee occidentali per poi avvalersene nella produzione.
L’affermazione è abbastanza grave, ma a questo proposito occorre dire che secondo un sondaggio realizzato nel mese di luglio da Arnaldo Ferrari Nasi & Associati per la pubblicazione on-line AnalisiPolitica (www.analisipolitica.it) e che verrà diffuso per intero solo nei prossimi giorni, la quota degli italiani che rispondono nel medesimo modo alla stessa identica domanda è del 73%.
Allo stesso modo per il 68% dei Leghisti “la Cina è un concreto pericolo militare cui fare attenzione” e nell’indagine di AnalisiPolitica il dato, su campione rappresentativo nazionale, risulta del 62%.
Nonostante ormai si parli della Cina praticamente solo in termini economici, quindi, in pratica due italiani su tre ritengono che essa possa diventare un concreto pericolo militare sul piano internazionale.
I fatti sembrerebbero dare a questi intervistati almeno parziale ragione.
Oltre la non celata volontà di riproporsi come potenza egemone di quella parte di pianeta, rimane il problema irrisolto di Taiwan, che viene considerata da Pechino semplicemente una provincia “ribelle” e che prima o poi dovrà tornare in seno alla madrepatria.
Ricordiamo che gli Stati Uniti proteggono l’indipendenza dell’isola con accordi bilaterali di cooperazione militare e che prima dell’11 settembre gli analisti americani vedevano come principale scenario di guerra un conflitto Usa-Cina per le questioni, appunto, di Taiwan.
Gianandrea Gaiani, direttore della rivista AnalisiDifesa (www.analisidifesa.it) e docente presso l’Istituto superiore degli Stati Maggiori Interforze di Roma, segnalava, su uno degli ultimi numeri di Panorama, come la Cina avesse da poco acquistato dalla Russia una portaerei quasi completata, tramite una società di comodo, ufficialmente per trasformarla in un casinò galleggiante da ormeggiare nel porto di Macao. Solo che il porto dell’ex colonia portoghese non è in grado di accogliere una nave di tali dimensioni, né è stata fatta richiesta di licenza per la costruzione di un nuovo casinò galleggiante...
La Turchia in Europa
Se ne parla meno in questo periodo, come se fosse un problema ormai superato, una questione in fondo risolta: la dirigenza del Paese dà per scontato che la Turchia farà presto o tardi il suo ingresso nell’Unione europea.
La Lega tiene alta l’attenzione sul tema; e come lo scorso anno, nella rilevazione effettuata proprio nelle stesse feste della Padania, quando l’argomento era di strettissima attualità e la quota di chi non vedeva favorevolmente l’ingresso di Istanbul in Europa era del 92%, oggi è del 93% (vedi domanda 7). Identica.
Da considerare comunque che se in pochissimi, nella Lega, vedono con favore l’ingresso della Turchia in Europa, da un sondaggio pubblicato da AnalisiPolitica nelle scorse settimane, risulta che abbondantemente meno della metà del campione di italiani (42%) è di questa opinione.
Il Paese è quindi diviso sull’argomento.
I leghisti a tal proposito ritengono nel 78% dei casi che la questione dovrebbe essere oggetto di una consultazione pubblica (vedi domanda 8), similmente l’indagine nazionale, sopra citata, ci dice che per la maggioranza degli italiani, il 53%, “le questioni importanti, come per esempio l’ingresso della Turchia in Europa, devono essere sottoposte a referendum popolare”.
Conclusioni
Non è difficile notare quanto le opinioni rilevate sui simpatizzanti e militanti intervistati nell’ambito di alcune feste in Lombardia siano del tutto in linea con quelle che quotidianamente si possono attribuire ai dirigenti della Lega Nord tramite i diversi organi d’informazione.
In relazione agli scopi primari della ricerca si può affermare che nella Provincia lombarda della Martesana la Lega Nord risulta essere un partito coeso, nella base e tra la base e la dirigenza.
Nel corso dell’indagine, comunque è emerso un altro fatto importante.
Si sa, di sovente quando si trattano certi argomenti delicati come l’immigrazione o la criminalità, tutti sono pronti a spendere una parola buona... o buonista. In fondo, italiani brava gente.
Per fortuna esistono i sondaggi, che garantiscono l’anonimato e rilevano le opinioni secondo criteri di scientificità. I risultati espressi da un’indagine ben condotta assicurano in massima parte quali possano essere i reali pareri delle persone sulle questioni esaminate.
In questo lavoro appare chiaro, al di là delle considerazioni che si vogliano dare sulle valutazioni espresse, quanto taluni temi, indicati dalla Lega Nord come prioritari, vengano in buona parte ritenuti tali anche da molti altri italiani; e quanto spesso i giudizi su tali temi, che nella Lega sono solitamente “molto decisi”, siano in realtà condivisi, silenziosamente, dalla maggior parte della Nazione.
Per informazioni le sezioni interessate a sondaggi sulle proprie basi di iscritti possono rivolgersi a: Arnaldo Ferrari Nasi, [email protected]