LA STAMPA PILOTATA AD HOC

Gazprom-Eni e il gioco ostile di "poteri forti" e "authority"


MAURIZIO BLONDET

«Pronti a bocciare Gazprom-Eni, strilla La Stampa, il giornale di Casa Agnelli. «Bocciare, bocciare», intima li Sole 24 Ore, organo, ufficiale della Confìndustria egemonizzata da Casa Agnelli. Sì bocciare, rincara il Corriere Mieli. E tutti intervistano vari capi di quei costosi enti inutili chiamati «authorities», i quali assicurano: bocceremo, bocceremo. Insomma non c'è dubbio: i poteri forti assortiti non amano l'accordo stilato fra la nostra Eni e il monopolista russo Gazprom.

Di che si tratta? Di un contratto con cui l'Eni consente a Gazprom nostra massima fornitrice di gas, di vendere direttamente a clienti italiani il 10% del gas che manda all'Italia; in cambio, Gazprom consente all'Eni di rivendere a paesi terzi il gas russo. Si tratta di quantità non enormi, sui 2 miliardi di metri cubi l'anno (dei sei di gas russo che la Gazprom ci manda attraverso il gasdotto Trans-Austria Gasleiiung e che è l'Eni a vendere al dettaglio).

Per i russi è un affare, perchè vendendo gas «al dettaglio» ad imprese italiane possono guadagnare anche tre volte di più di quello che ricevono nel solito modo: e non è colpa di Gazprom se l'Eni ha il monopolio e dunque fa' prezzi alti. Anzi, potrebbe persino calmierare un po'.
In cambio, l'Eni si è vista garantire le forniture russe fino al 2027. Normale, nella liberalizzazione petrolifera in corso: la Gazprom ha altri accordi uguali in via di completamento con altri Paesi: con la Gran Bretagna, la Francia e i Belgio, nonché per la vendita diretta in Turchia.

Perché dunque tanto scandalo degli (ex) poteri forti? A quanto pare, suscita i loro sospetti il fatto che la ditta che forse venderà gas russo in Italia è una società creata fra la Gazprom e l'imprenditore Bruno Mentasti Granelli, in passato socio d'affari di Berlusca in Telepiù.
Insomma i capitalisti-senza-capitale temono ancora una volta il crearsi in Italia di contro-poteri forti - più ricchi e forti di - loro - e da loro non cooptati.
Hanno appena sventato (con l'aiuto di una magistratura che ha fornito graziosamente alcune intercettazioni) la scalata ai piani alti dei Fiorani e dei Ricucci, colpevoli di avere capitali esteri e di somigliare troppo al Cavaliere.

Ed ora ecco, il piano Eni-Gazprom: frutto dell'amicizia fra Berlusconi e Putin, e con amici di Berlusconi nella posizione chiave.
E così, eccoli imbastire il contrattacco. Contro Fiorani e Ricucci le intercettazioni offerte da giudici amici (o «fratelli») in violazione del segreto istruttorio, tanto da far scoppiare lo scandalo Bankitalia.
Ora, contro Gazprom-Eni, lorsignori mobilitano le «authorities» di riferimento. Antonio Catricalà, presidente dell'Antitrust, minaccia l’Eni per «abuso di posizione dominante» e sul contratto con Gazprom perchè sarebbe un cartello:«E' difficile immaginare che Gazprom, [vendendo il gas in Italia] faccia concorrenza a un soggetto che approvvigiona l’Eni, che acquista il grosso del gas russo]».


Insomma le "autorità antitrust"si sono accorte, di colpo, che l'Eni è un monopolista. E sono disposti a distruggere l'Eni, la nostra unica e ben gestita multinazionale, come un qualunque Fiorani o Ricucci, perché sentono minata la loro, di "posizione dominante".
Una posizione garantita dalla stampa servile più che da vere capacità imprenditoriali. Ma soprattutto, i (fu) poteri forti italiani devono rispondere ai loro referenti esteri, alle varie Lazard e Goldman Sachs, Commissione Trilaterale e Bilderberg.

I quali hanno decretato che la Russia di Putin deve essere "isolata "perché non si adegua alla "democrazia made in Usa "già esportata con successo in Ucraina e Georgia. Il nostro auspicio è esattamente il contrario: che l'accordo con Gazprom sia solo l'inizio di una collaborazione strategica, che farà bene a Mosca e a Roma: l'economia italiana e russa possono integrarsi con vantaggio reciproco, perché l'una ha le materie prime e l'altra know how.

Anziché isolare Mosca, l'Europa dovrebbe abbracciarla. Intanto, sull'accordo Gazprom-Eni, va segnalata la posizione delle sinistre. Pierluigi Bersani, responsabile economia dei Ds, è ovviamente contro:«Spero che l'Antitrust intervenga perché non si pensi che qui siamo in Bielorussia>>.
Strano: il modo di gestire la Russia piaceva ai Ds, quando l'una e gli altri erano comunisti.
Ora non più. Come mai? Soccorre qui l'analisi folgorante di Oswald Spengler: La sinistra fa sempre il gioco del grande capitale, a volte perfino senza saperlo». A volte.


fonte: la Padania Sabato 22 ottobre 2005