Riforma Zapatero di Tve
Sedici mesi dopo l’elezione a premier, Zapatero sta per varare una delle riforme più attese del suo programma di governo: il riassetto del sistema radiotelevisivo e informativo pubblico (i canali della Rtve).
Zapatero aveva affidato a un “comitato di saggi” (intellettuali ed esperti di indubbio prestigio e al di sopra delle parti politiche) il compito di avanzare una proposta di riforma che ora, dopo nove mesi di lavoro presieduti dal filosofo Emilio Lledó, è stata finalmente resa pubblica.
Riassumerla è utile anche per il centrosinistra di casa nostra che in caso di auspicabile vittoria nelle elezioni del 2006 non dovrebbe assolutamente ripetere l’errore del 1996 (il rinvio della soluzione del “conflitto di interessi” e la non riforma del sistema radiotelevisivo pubblico e privato).
Primo punto. La Radiotelevisione spagnola (due canali tv e due canali radio) manterrà un sistema misto di finanziamento: sovvenzioni statali non superiori al 50 per cento e pubblicità non superiore al 40 per cento (non si prevede di ristabilire il pagamento del canone che in Spagna è stato abolito da tempo). La Rtve assumerà le direttive europee in materia di rapporto tra gli spot pubblicitari e il loro inserimento nelle trasmissioni. Il 10 per cento dei costi rimanenti verrà colmato dalla vendita di programmi all’estero e dall’immissione sl mercato dei diritti sui materiali di archivio. L’obiettivo di fondo è riequilibrare l’indebitamento del servizio pubblico che nel corso del 2005, secondo le stime di previsione, finirà per toccare 7.500 milioni di euro (lo Stato interverrà una tantum quest’anno per coprire il disavanzo di bilancio).
Secondo punto. La riforma afferma l’indipendenza della Rtve dal governo. Il direttore generale verrà infatti eletto dal Consiglio di amministrazione e non più dal governo. Il Consiglio di amministrazione risulterà così formato (con un mandato di 6 anni per sfasarlo dalle legislature parlamentari e renderlo più autonomo politicamente): 2 membri eletti dalla Camera dei deputati e 2 membri eletti dal Senato (servono i 2/3 dei voti e il consenso di almeno la metà dei gruppi politici presenti in parlamento); 2 membri designati dai sindacati e altri 2 dal Consiglio audiovisivo (questo organismo, eletto dal Parlamento con un mandato di 6 anni, regolerà le frequenze e i costi della Rtve oltre a regolare i flussi pubblicitari e la qualità dei programmi).
Terzo punto. Il metodo di elezione del direttore generale della Rtve: servono i 2/3 dei voti del Consiglio di amministrazione dopo una concorso pubblico dove gli aspiranti devono consegnare in modo trasparente i propri curriculum professionali (vi immaginate concorsi pubblici in Italia per dirigere la Rai?).
Quarto punto. Per accentuare le garanzie di democrazia e pluralismo del sistema informativo pubblico, si prevede la formazione di un “Consiglio d’informazione” formato da rappresentanze dei comitati di redazione dei canali informativi pubblici e da associazioni della società civile.
Quinto punto. Il ridisegno della holding Rtve che risulterà formata da quattro società: Tve (produzione e gestione dei programmi generalisti della Tv); Rne (produzione e diffusione dei programmi radiofonici), Rtve digitale e multimedia (gestione dei canali tematici digitali e di Internet); Rtve (commercializzazione e pubblicità).
Quando il centrosinistra italiano tornerà al governo, avrà qualcosa da imparare dalla Spagna di Zapatero.
http://www.aprileperlasinistra.it/a...=1311&n=129




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