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Cagliari: in un giorno oltre 4.500 firme di Claudio Giorgi Cronaca di una giornata particolare
di Claudio Giorgi*
Cagliari 25 ototbre 2005
Impegno particolare dei compagni che hanno allestito, presso le sedi di votazione delle primarie del 16 ottobre, i banchetti per la raccolta delle firme indetta dal Partito dei Comunisti Italiani contro la legge 53, cosiddetta Moratti, la legge 30 chiamata inopinatamente Biagi, che ha riservato ai lavoratori ed ai giovani da immettere nel lavoro oltre quaranta specie diverse di contratti precari, senza assistenza, senza garanzie di un lavoro sicuro, esposti alla velleità di datori di lavoro pubblici e privati che stanno operando uno sfruttamento indegno soprattutto dei neolaureati e neodiplomati, perché è su queste categorie che si appuntano le richieste, mentre tutta l’isola registra una disoccupazione pari al quarto della pure invecchiata popolazione sarda.
Particolare attenzione ha ricevuto anche quella riguardante l’introduzione di un adeguamento di salari stipendi e pensioni all’insopportabile crescita del costo della vita.
4609 firme sono un bel numero su 14.000 votanti della città e sui 40.000 e passa della provincia i cui moduli non sono ancora parte di questo resoconto. Forte l’adesione decisa dei cittadini che già avevano firmato anche nei giorni precedenti (questa è solo la cronaca di una giornata particolare) e che porterà al Pdci la forza della gente di Sardegna ormai stufa di promesse inutili, del denaro riscosso dallo Stato e che non si vuole qui trasferire attivando traccheggiamenti infiniti. Le promesse fatte ai siciliani, in cambio di un voto per la devolution – perché di sole promesse elettorali si tratta -, qui non sono nemmeno state ventilate. Si è detto un no perché i sardi hanno mandato a casa la giunta del presidente Pili (quello che aveva copiato il programma Formigoni senza neanche cambiare i nomi dei comuni lombardi che vi comparivano), e le altre giunte di centro destra che a quella avevano fatto da corona e corollario. Cittadini di ogni ceto, dalla vecchina casalinga al docente universitario si informavano: ma riguarda anche le pensioni nostre? Naturalmente. E ci si batte anche contro l’Università? Si, si si. Sarà una campagna che darà forza a tutti e contro tutte le leggi inique, quelle contro il lavoro in testa.
E’ accaduto, di bello, che si svolgeva una kermesse: giorno di voto e di festa, come da anni non accadeva, con la gente ad aspettare prima che i gazebo fossero approntati. E’ accaduto, di brutto, che altri compagni della sinistra abbiano tentato di impedire la raccolta delle firme. Non facinorosi fascisti col fez; no. Compagni in giacca e cravatta che obiettavano e contavano i passi dal seggio al banchetto, che guardavano – istupiditi – i permessi di sindaco e questore. Eppure, nelle zone a rischio si è dovuti andar via. Per non dare lo spettacolo, in quel giorno unitario, di compagni che se la davano “a botte”. Di bello c’è stato che alcuni presidenti Ds e del Prc hanno, non solo permesso, ma anche firmato le petizioni. Accanto al giallo prodiano e dell’Unione, garrivano ancora una volta le bandiere rosse.
Crisi di civiltà, bisogno di comunismo e forma partito ** scrive il filosofo Giuseppe Prestipino ed il 16 di ottobre del 2005, nel terzo millennio, la “gente” gli ha dato ragione. Ad un filosofo, come nell’antica Atene agli albori della democrazia.
*segretario Pdci Sardegna
**http://www.criticamarxista.net/artic...prestipino.pdf




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