Maurizio Blondet
24/10/2005

MOSCA - «Sono certo che Boris Berezovsky è in grado di ordinare l'uso di una bomba atomica e di attribuirne l'uso ai ceceni».
Così conclude la sua lettera, ad un giornale della comunità cecena a Mosca, un uomo che si firma come «Zakhar».
E' una storia strana e allarmante, che vale la pena di raccontare.
Boris Berezovsky è un famigerato «oligarca» russo, uno di quelli che ai tempi di Eltsin si accaparrarono gli enti statali (in via di privatizzazione) che disponevano delle materie prime russe.
Se ne impadronirono con pochi milioni di dollari, a loro prestati da banchieri anglo-americani, guadagnandosi beni che valevano miliardi di dollari.

Per esempio Khodorkovsky (ora in galera in Russia) si comprò, con 250 milioni di dollari prestatigli dai Rotschild di Londra, la petrolifera Yukos, che immediatamente dopo fu valutata in borsa almeno 19 miliardi di dollari .
Dalla salita di Putin al potere, che ha messo fine al saccheggio, tutti i notevoli mezzi finanziari degli «oligarchi» sono dedicati a rovesciare il capo del Cremlino.
Il nome di Berezovski, per esempio - che aveva come capo delle sue guardie del corpo il futuro terrorista ceceno Basaiev - è stato associato ad ogni tipo di provocazioni e anche di attentati.
Negli anni in cui l'oligarca abitava a Mosca, decine di attentati di terroristi ceceni hanno colpito la capitale, con molte vittime.
Per poi cessare quando Berezovski ha preso il largo.
Ora vive tra Londra e Israele, di cui è diventato cittadino.

Dall'estero, Boris Berezovsky ha finanziato un libro e un documentario televisivo in cui in cui «dimostra» che la catena di attentati di Mosca era organizzata dal FSB (Ufficio di Sicurezza Federale, nuovo nome del KGB).
Ciò fa parte dell'attiva campagna degli oligarchi per screditare l'attuale governo russo; una campagna ben vista dalle banche di Londra e New York.
Ma nessuno ha dato credito alla versione di Berezovsky: il personaggio, vicino alla criminalità russa, è troppo imbarazzante per essere appoggiato ufficialmente dai poteri forti occidentali.
In Russia è sempre stata voce comune che Berezovsky e gli altri oligarchi abbiano aizzato la dissidenza cecena ad atti di guerra, per provocare difficoltà a Putin.

Per scagionarsi da queste voci, il 24 ottobre 2004 Berezovsky rivelò con una dichiarazione pubblica di avere sventato un gravissimo attentato ceceno.
L'oligarca raccontò alla Associated Press di essere stato contattato da un personaggio che si era presentato come «Zakhar», che gli aveva offerto 3 milioni di dollari se fosse riuscito a procurare alla guerriglia cecena una bomba nucleare portatile (l'URSS ha prodotto di queste bombe, che stanno in una valigia, da affidare a truppe speciali, gli spetznaz, infiltrati oltre le linee in caso di guerra in Europa).
Berezovski raccontò di essersi comportato da «vero patriota» e da agente segreto professionale: aveva mantenuto il contatto, trovato un falso venditore della bomba, e aveva registrato il colloquio che ne era seguito con «Zakhar».
E ne aveva informato, disse, la CIA e il capo del FSB di allora, Nikolay Petrushov.



«Evidentemente [i ceceni], sapendo che ero un fiero avversario di Putin, credettero che fossi interessato a una simile offerta», disse alla AP l'oligarca.
E aggiunse che secondo lui «Zakhar» era un emissario del capo separatista ceceno Aslan Mashkadov.
Secondo l'ex KGB la storia è sostanzialmente vera.
Nel senso che l'incontro ci fu.
A parte un piccolo particolare: fu Berezovsky ad offrire a «Zakhar» una bomba atomica.
Ora questo «Zakhar» - o una persona che si firma con questo nome - ha scritto al giornale ceceno a Mosca, che è pubblicato da un Istituto per lo Sviluppo Pubblico ed è evidentemente controllato dai russi.
«Il miliardario Berezovsky, che vive a Londra, ha lanciato una campagna sui media per dipingermi come un pericoloso terrorista in cerca di un'arma nucleare», scrive questo «Zakhar»; e racconta la sua versione.



Dice che Berezovsky lo fece contattare da un suo uomo a Parigi nel 2000, e gli propose di «intraprendere certe azioni» (ossia attentati) contro varie personalità, fra cui il miliardario Roman Abramovich, un oligarca che, contrariamente agli altri, è rimasto favorevole a Putin.
Berezovsky insomma contattò la guerriglia cecena per farne i suoi sicari.
«Mi disse che se avessimo sistemato le cose con quella gente [i bersagli degli attentati] ne sarebbe risultato un gran bene per il popolo ceceno».
Disse anche che Roman Abramovich «finanziava la guerriglia cecena».
«Zakhar» oggi scrive: «mi resi conto che si stava giocando un gioco pericoloso e io accettai l'offerta temendo che, se no, loro avrebbero trovato qualcun altro per fare il lavoro sporco, per poi denunciare i terroristi ceceni e consegnarli al nemico».

In ogni caso, la vendita della bomba atomica ai ceceni (e a quanto pare si trattò anche di «armi batteriologiche») non andò a conclusione.
Però la notizia delle trattative trapelò, o almeno alcuni servizi segreti europei e americani ne ebbero conoscenza.
Sentendosi l'occhio dei servizi europei sulla schiena Berezovsky, che ormai abitava in Europa, pare abbia fatto la sua dichiarazione alla Associated Press e forse consegnato la registrazione del suo colloquio con «Zakhar», facendosi passare per un «buon patriota» e un collaboratore anti-terrorismo.
La storia non è chiara.
Anche la Pravda che la riporta, non la riporta chiaramente.
Aggiunge però un particolare, anzi due (1).

Un «vecchio amico» di Berezovsky che aveva subodorato il gioco sporco, ha registrato «tutti i particolari» di questa faccenda: ossia anche quelli che non farebbero piacere a Berezovsky se venissero resi pubblici.
Questo «vecchio amico» attualmente vive in Europa e «non vuole avere guai con le polizie» europee, «che già dimostrano un molesto interesse per lui».
Insomma l' «amico» (probabilmente un mafioso russo) non vuole divulgare le registrazioni.
Ma «in conseguenza di ciò», il sunnominato «Zakhar» si è rivolto alla Corte dei Diritti Umani a Strasburgo, fornendo «documentazione», l'8 settembre 2005, allo scopo di riuscire a provocare un processo contro Berezovsky davanti alla giustizia di Londra.

L'accusa è evidente: Berezovsky dispone o può disporre di bombe atomiche contrabbandate dal mal sorvegliato arsenale sovietico, ed è pronto a fornirle alla guerriglia cecena.
E la sua criminale attività è tutta registrata dal misterioso «amico», che ha le prove.
I giudici europei potrebbero costringerlo a testimoniare.
Il non chiaro articolo della Pravda è dunque un avvertimento all'oligarca.
Non a caso viene dopo l'assalto «terrorista ceceno» a Nalchik in Kabardino-Balkaria.
Putin sta dicendo ai suoi nemici, i mafiosi ebrei, che «sa» che sono loro a pagare e scatenare i terroristi.
E può incastrarli.
E tutta la faccenda ha lati agghiaccianti, per via di quella valigia nucleare che a quanto pare è sul mercato.
O è stata davvero consegnata?
La Pravda lo lascia intendere.

Maurizio Blondet



Note
1) Rostislav Granin, «Chechen terrorists rumored to possess nuclear weapons provided by disgraced russian oligarch», 18 ottobre 2005.




Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.