Cos’è per lei Piazza Fontana? «Il mio predicato criminale. Farò una ri*chiesta alle autorità per aggiungerlo al mio nom de plume, Luciano Lìcandro. Voi*là: Luciano Lìcandro di Piazza Fontana. Le piace? Suona bene?».
Sempre innocente? «A questa domanda hanno già rispo*sto, autorevolmente, le corti di Catanzaro e Bari. Non si abbia l’insolenza di fingere che questa risposta che dichiara la mia non responsabilità criminale non sia stata data».
Riconosce qualche altra accusa? «Sì, l’attentato che da oltre cinquant’an*ni muovo alla visione del mondo della de*mocrazia».
«Se Freda dicesse la verità», dice il giu*dice Stiz che per primo ha indagato su di lei. «L’unica verità è che sono stati lo*ro: Freda e Ventura». Lo raccontano le sentenze. Cos’è per Freda un giudice, una sentenza? Cos’è la giustizia terrena? «Un giudice è un attaché dell’ordine giudiziario che si sente ministro sacerdo*tale della giustizia. Se la politica è la conti*nuazione della guerra con altri mezzi, la politica giudiziaria, con le sue sentenze, è anch’essa prosecuzione della guerra, gio*cata attraverso la posologia delle sanzioni. Una sentenza è una battaglia. Ma la guerra continua. Non può esaurirsi, impastata com’è di essa la vita.Giustizia è subordinazione dei peggiori ai pochissimi migliori: della massa dei peggiori ai po*chissimi migliori. E’ regime castale. E’ sot*tomissione ai ‘belli-e-buoni’. Non è certo intrisa, la giustizia, di ipocrita bava senti*mentale».
Una strage di Stato. Servizi, copertu*re, depistaggi, strategia della tensione. Cosa ne pensa? «Penso che riesca a darsi da solo la ri*sposta circa l’imbecillità di questo assem*blaggio di elementi, che può giustificarsi solo nel disordine di una rissa politica, cui non è di mio gusto partecipare. Chi ha for*mulato simili ipotesi parla di verità, ma in realtà non la persegue, voglioso di coltiva*re solo il proprio ‘particulare’ interesse. La sua è strategia di astensione dalla veri*tà».
Se qualcuno ha voluto la strategia del*la tensione per creare un nuovo ordine di idee, un cameratismo antisovietico, ha fallito. Non crede? «In qualsiasi comportamento umano c’è tensione. Forse oggi non più, tant’è ve*ro che si ricorre a sostanze psicotrope per eccitarla, oppure ai transessuali. Oggi la tattica è quella dell’entropia, della catato*nia, dell’abbassamento, dell’estenuazione. Io fin dall’adolescenza mi sono riconosciu*to in un sentimento e in una idea del mon*do radicalmente ostili alla democrazia, ov*vero all’egualitarismo, ossia al cristianesi*mo, dunque alla modernità nel suo com*plesso, alla decadenza che la connota. Vi*vendo questa ostilità, ho colto in quei regi*mi castrensi del secolo scorso, meglio no*ti come fascismi, delle forze di reazione, delle insurrezioni contro la decadenza, germinate, tutta*via, dal suolo della moderni*tà. Per impiegare una metafora: nell’autunno della decadenza, i fascismi hanno avuto il significato di una ‘estate di san martino’, che, alla fine, è un preludio alla caduta».
Che sistema ne è uscito secondo lei? « Ma è possibile che lei non avverta quanto la sua domanda sia anacronistica oggi, di fronte al nuovo paesaggio che si disegna, di guerre razziali, di conflitti etnici? Continua a parlare di assetti sociali, di antagonismi ideologici, di istanze distributive di ricchezza, mentre osserviamo le convulsioni, l’agonia in cui si dibatte la nostra razza?
Chi è Franco Freda? «E’ un uomo che ha agito come ha il do*vere di comportarsi un soldato politico, un miliziano, quando combatte dietro le linee nemiche. In questo caso, quelle della democrazia. La sua linea di condotta rima*ne quella cantata da Bertold Brecht, ebreo comunista di rango. Nella mia parafrasi: ‘Chi combatte per il sentimento e l’idea del mondo in cui si riconosce deve conti*nuare la battaglia e interrompere la batta*glia; dichiarare la verità e celare la verità; protendersi e ritirarsi; irrigidirsi e piegar*si da giunco fino a che la corrente non sia passata. Chi combatte per il senso e l’idea del mondo in cui si riconosce ha tra tutte una sola divisa: nulla tralasciare per com*pierli e realizzarli’. La mia vocazione è quella dell’uomo che abbia dignità e ri*spetto di sé».
Ordine Nuovo: un movimento, un’idea, un’illusione o cosa? «Niente. Ma non il niente del nichili*smo. Proprio niente, aria fritta».
Carlo Maria Maggi (il dottore venezia*no di Ordine Nuovo) dice: non c’erano contatti con i padovani, ci si detestava. E’ vero? «L’aria fritta si può detestarla?».
Maggi dice anche che secondo lui la pista più probabile è Valpreda. Come la vede? «Mi scusi, ma l’espressione aria fritta non esaurisce il tutto del niente?».
Secondo l’agente Spiazzi invece, sareb*bero stati gli americani. Tutti dicono la loro. Le viene da ridere? «Ci sarebbe da piangere quando i latrati e i guaiti della canaille raggiungono la lu*na».
Cos’è una strage di gente comune? «Si rivolge a me? Perché non ai dirigen*ti del Pentagono, che hanno pianificato le stragi, l’altro ieri in Serbia, ieri in Iraq, og*gi in Afghanistan? Per non ricordare Hiro*shima, Nagasaki, Dresda, la Palestina… Perché loro non sono testimoni di Evola, ma di Yahvè?…»
Piazza Fontana le ha cambiato la vita? «Non confonda il fatto con la sua proie*zione giudiziaria, processuale. Quest’ulti*ma mi ha imposto quattordici anni di clau*sura, che per me ha significato una guerra di posizione, un radicamento nella mia li*nea di fronte».
Sopporti l’ultima domanda borghese: chi è stato? «E lei sopporti questa massima di Shakespeare: ‘I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua’. E se per assurdo io avessi un segreto, lo affiderei alla sua gaz*zetta cursoria?».
Andrea Pasqualetto




